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venerdì 8 febbraio 2008
giovedì 7 febbraio 2008
Vorrei averne qualcuno tra le mani, ora ..
Oggi voglio affrontare una tematica sociale che mi sta molto a cuore, considerato che si tratta dell'ennesimo vigliacco atto di crudeltà ed efferatezza gratuita che l'uomo compie contro creature innocenti di cui già è stata gravemente compromessa l'esitenza, le balene, questi splendidi cetacei, che un volta riempivano della loro mole gli immensi oceani ed oggi ormai ridotti a poche decine di esemplari. Le modalità ed le barbare tecniche con cui vengono cacciati questi innocui giganti sono ignobili, ed i fini sono veramente di poca sostanza, si parla di cibo, o di ricerca. Questo è vergognoso. Propongo condanne severe per tutti i responsabili, vorrei averne qualcuno tra le mani, ora ..
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mercoledì 6 febbraio 2008
Play of the day

Good morning brothers & sisters, musicians and writers, and every kind of worker .. Yesterday evening my friend Oz told me about a new interesting england artist and so this morning i'd like to tell with you in English Language, speaking about your moods and sensations about life, about future and what you prefere as speaking.
This is the Play of the day .. Have a nice job ..
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martedì 5 febbraio 2008
Saluto in Incognito
Ciao a tutti, ringrazio Angelo e Roberto per i bei Post. Saluto Oz, Andrew, Big Max, Matero, Benag, Miasma, Max&Paola, Gioggio, AleSanta Roby e tutti gli altri amici, e naturalmente la mia instacabile metà ( più che metà ehm .. 1/3 anche se sto dimagrendo a vista d'occhio ), la Paoletta telefonica. Prima o poi te li metto nel frullatore i telefoni .. Ma parliamo di sound. Giovedi 7 febbraio atteso live per una delle band più esplosive degli ultimi 25 anni, gli Incognito Ogni loro concerto è una miscela pirotecnica di ritmi funky, jazz, blues e groove capace di contagiare ogni genere di pubblico. Gli Incognito sono tra i precursori dell’acid jazz, come testimonia il loro album "Jazz Funk", datato 1981. Ma il vero successo giunge nel 1992, con l'album "Tribes Vibes and Scribes", a cui segue "Positivity”. Negli anni successivi la band, che vive del confronto tra il chitarrista Jean-Paul Maunick e la voce di Maysa Leak, si è avvicinata ad un genere un po’ più dance, senza però rinunciare ai ritmi anni settanta che l’hanno resa celebre. Ho avuto la fortuna di assistere ad un loro concerto, anni fà, a Pescara, col Duiliuz, eravamo poche centinaia di persone. La location era il retro della discoteca La Fabbrica, il cielo era limpido e le stelle sembravano danzare al ritmo delle loro calde sonorità.. una bellissima esperienza, quasi quasi faccio il bis .. intanto come aperitivo, dedicato agli amici " veri "
L'appuntamento è presso l'Auditorium Parco della Musica, nella sala Sinopoli, alle ore 21. Il costo del biglietto è di 20.00 euro. Per chi fosse interessato il numero da chiamare è il seguente: 199109783 __Buon proseguimento a tutti.
L'appuntamento è presso l'Auditorium Parco della Musica, nella sala Sinopoli, alle ore 21. Il costo del biglietto è di 20.00 euro. Per chi fosse interessato il numero da chiamare è il seguente: 199109783 __Buon proseguimento a tutti.
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lunedì 4 febbraio 2008
The world's biggest selling album of all time
A mio parere uno dei dischi più belli della storia della musica, pagherei oro per riuscire ad avere lo stesso suono che il sig QUINCY JONES aveva già all'epoca. Il resto lo dicono loro nel filmato.
Gèrard Depardiue: oui, je suis l'Europe
Dal Secolo d'Italia, edizione domenicale del 3 febbraio 2008
Non c’è due senza tre. Ed ecco che venerdì 8 febbraio Obelix, tenero personaggio senza età capace di infiammare la fantasia dei bambini quanto degli adulti, torna nelle sale ita
liane per la terza volta in poco meno di dieci anni. E a indossarne i caratteristici pantaloni ascellari a grandi righe bianche e celesti che hanno fatto del celebre gallo un beniamino anche del cinema popolare non poteva essere che Gèrard Depardieu. Dopo Asterix e Obelix contro Cesare (1999, con Roberto Benigni e Laetitia Casta) e Asterix e Obelix: missione Cleopatra (2002, con Christian Claivier e Monica Bellucci), i registi di Asterix alle Olimpiadi, Frèdèric Forestier e Thomas Langmann, come i loro predecessori, si affidano ancora una volta alla travolgente comicità del grande attore francese. Affiancato da un altro monumento del cinema transalpino: un autoironico Alain Delon nei panni di Giulio Cesare. Si parla di doping e corruzione (e giudici corrotti saranno le “nostre” Iene Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu con Enrico Brignano commentatore sportivo) ma il film non ha la pretesa di affrontare l’attualità.
Piuttosto di far divertire. Non (solo e tanto) grazie agli 80 milioni di effetti speciali spesi dalla Warner (e che lo rendono indubbiamente spettacolare), ma anche per la presenza di un cast arricchito per l’occasione da famosi uomini di sport che si prestano al gioco. O meglio: ai giochi olimpici di Roma. C’è, per citarne uno, Michael Schumacher impegnato in una corsa delle bighe – che richiama Ben Hur – con l’inseparabile Jean Tods intento ad annusare la terra prima della sfida a mo’ di Russel Crowe nel Gladiatore.
liane per la terza volta in poco meno di dieci anni. E a indossarne i caratteristici pantaloni ascellari a grandi righe bianche e celesti che hanno fatto del celebre gallo un beniamino anche del cinema popolare non poteva essere che Gèrard Depardieu. Dopo Asterix e Obelix contro Cesare (1999, con Roberto Benigni e Laetitia Casta) e Asterix e Obelix: missione Cleopatra (2002, con Christian Claivier e Monica Bellucci), i registi di Asterix alle Olimpiadi, Frèdèric Forestier e Thomas Langmann, come i loro predecessori, si affidano ancora una volta alla travolgente comicità del grande attore francese. Affiancato da un altro monumento del cinema transalpino: un autoironico Alain Delon nei panni di Giulio Cesare. Si parla di doping e corruzione (e giudici corrotti saranno le “nostre” Iene Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu con Enrico Brignano commentatore sportivo) ma il film non ha la pretesa di affrontare l’attualità.
Piuttosto di far divertire. Non (solo e tanto) grazie agli 80 milioni di effetti speciali spesi dalla Warner (e che lo rendono indubbiamente spettacolare), ma anche per la presenza di un cast arricchito per l’occasione da famosi uomini di sport che si prestano al gioco. O meglio: ai giochi olimpici di Roma. C’è, per citarne uno, Michael Schumacher impegnato in una corsa delle bighe – che richiama Ben Hur – con l’inseparabile Jean Tods intento ad annusare la terra prima della sfida a mo’ di Russel Crowe nel Gladiatore.Citazioni su citazioni, rese in perfetto “humor gallico”. Della celeberrima serie di avventure – trecento milioni di albi venduti in tutto il mondo – Asterix alle Olimpiadi è senz’altro l’episodio «più vicino allo spirito europeo del fumetto». Non lo diciamo noi. L’interpretazione autentica è di Albert Uderzo, papà, con Renè Goscinny, della saga. Parere condiviso dai registi: «E’ l’unica serie di storie che, in E
uropa, può fare concorrenza a Harry Potter e a Spiderman senza perdere la sua identità europea». E da un entusiasta Depardieu, perfettamente a suo agio nello strabordante ruolo di Obelix: «Adoro questo personaggio, mi piace e mi ci riconosco».
uropa, può fare concorrenza a Harry Potter e a Spiderman senza perdere la sua identità europea». E da un entusiasta Depardieu, perfettamente a suo agio nello strabordante ruolo di Obelix: «Adoro questo personaggio, mi piace e mi ci riconosco». Un eroe senza stelle e strisce per l’attore meno hollywoodiano e allineato di chiunque altro: «Non voglio essere troppo magro, altrimenti sembro un attore americano di quelli tutti tirati a lucido, meglio essere grasso». Nessuna missione impossibile da compiere. Niente a che vedere con quei bravi ragazzi perfettini di Batman e Spiderman, pronti a mettere la sorte del mondo al primo posto, facendo infuriare fidanzate e amici. «Quelli sono sempre impegnati a salvare l’America – ha detto un vulcanico Depardieu nella presentazione italiana del film lo scorso lunedì a Roma – a Obelix non gliene frega niente di salvare la Gallia, non ha alcuna ambizione se non fare felice chi ama. E’ come un bambino, si sorprende davanti alla vita, al cibo e all’amore. Non devo recitare, visto che gli assom
iglio sempre più».
iglio sempre più». Vero soprattutto il contrario: è Obelix che finisce per “somigliare” a Depardieu, ad assumerne irreversibilmente i tratti. L’attore francese marchia a fuoco i personaggi, plasmandoli definitivamente a propria immagine, scoraggiandone ogni emulazione futura. Il suo Jean Valjean ne I miserabili (2000) cancella le pur apprezzabili precedenti interpretazioni di Lino Ventura, Jean Paul Belmondo e Liam Neeson, così come il carisma del suo Conte di Montecristo (1998) rende sbiadito il ricordo di quello di Andrea Giordana (datato 1966).
E cosa dire del suo magnifico Cyrano de Bergerac (1990)? L’interpretazione, straordinaria, gli valse la Palma d’Oro a Cannes, il premio César (l’Oscar francese) come miglior attore e il trionfo mondiale. Persino una nomination all’Oscar, riconoscimento sfumato dopo un malinteso con la stampa statunitense: Depardieu raccontò di aver assistito da rag
azzino a uno stupro e qualcuno capì (e scrisse) che vi aveva partecipato. Da allora Cyrano ha, in ogni caso, il volto da simpatica canaglia di Depardieu. E un destino, per certi versi, analogo: come il poeta spadaccino, ispirato alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, ha nel suo spropositato naso il principale ostacolo per la realizzazione dei suoi sogni (conquistare il cuore della bella cugina Rossana), Depardieu dispone di una fisicità talmente “ingombrante” che avrebbe potuto relegarlo in ruoli minori, da caratterista. Pericolo scongiurato da un talento smisurato che somma una prepotente presenza scenica con l’appeal del sex symbol e la raffinatezza e naturalezza dell’attore teatrale capace di misurarsi – come in Cyrano – con testi ottocenteschi.
E cosa dire del suo magnifico Cyrano de Bergerac (1990)? L’interpretazione, straordinaria, gli valse la Palma d’Oro a Cannes, il premio César (l’Oscar francese) come miglior attore e il trionfo mondiale. Persino una nomination all’Oscar, riconoscimento sfumato dopo un malinteso con la stampa statunitense: Depardieu raccontò di aver assistito da rag
azzino a uno stupro e qualcuno capì (e scrisse) che vi aveva partecipato. Da allora Cyrano ha, in ogni caso, il volto da simpatica canaglia di Depardieu. E un destino, per certi versi, analogo: come il poeta spadaccino, ispirato alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, ha nel suo spropositato naso il principale ostacolo per la realizzazione dei suoi sogni (conquistare il cuore della bella cugina Rossana), Depardieu dispone di una fisicità talmente “ingombrante” che avrebbe potuto relegarlo in ruoli minori, da caratterista. Pericolo scongiurato da un talento smisurato che somma una prepotente presenza scenica con l’appeal del sex symbol e la raffinatezza e naturalezza dell’attore teatrale capace di misurarsi – come in Cyrano – con testi ottocenteschi. Versatilità talmente accentuata da farlo passare con disinvoltura da ruoli epico-storici (dalle gesta di Cristoforo Colombo ne 1492: La conquista del Paradiso di Ridley Scott
a quelle del corpulento Porthos nella Maschera di ferro di Randall Fallace al fianco di moschettieri del calibro di John Malkovich, Jeremy Irons e Gabriel Byrne, con Leonardo Di Caprio nel ruolo del re) a comici, da film romantici a drammatici, dal cinema d’autore a quello di pura evasione. Salutato sin da subito come «il nuovo Gabin» (riconosciuto come erede dallo stesso Gabin) e «il De Niro europeo», ha al suo attivo più di 150 film, tra cui vere e proprie pietre miliari dell’immaginario del cinema europeo, tanto da diventare – secondo la classifica stilata qualche anno fa dal settimanale Le Point – l’attore francese più pagato. Senza, però, darsi arie da attore “arrivato”. Sempre alla ricerca di nuove esperienze, convinto com’è che «sia meglio fare delle stupidaggini che vivere in economia ed economizzare se stessi». Se – come ha detto in un’intervista – «un buon attore è quello che ha molto vissuto», lui, non fosse altro che per questo, lo è. Anche se la definizione di attore gli sta stretta: «Non sono i copioni a int
eressarmi, ma la vita. Io non mi reputo un attore, sono uno che ama la gente. Se la gente mi vede come Obelix, allora io sono Obelix. Io ammiro gli attori, loro lavorano tanto, io no. Il mio lavoro consiste nell'osservare la gente e nel sopravvivere». Non a caso, l’attività dichiarata è sì quella di attore, regista e produttore cinematografico, ma anche di “viticoltore”. Passione antica quanto irresistibile, quella per il buon vino. Tanto fa farsi ristoratore – si dice che il suo “La Fontaine Gaillon” sia l’unico locale parigino dove si possa gustare il culatello di Parma – e produttore di vini con «tanti piccoli appezzamenti: in Borgogna, Bergerac, Anjou, Languedoc, Marocco, Algeria, Spagna, Portogallo, Argentina...».
a quelle del corpulento Porthos nella Maschera di ferro di Randall Fallace al fianco di moschettieri del calibro di John Malkovich, Jeremy Irons e Gabriel Byrne, con Leonardo Di Caprio nel ruolo del re) a comici, da film romantici a drammatici, dal cinema d’autore a quello di pura evasione. Salutato sin da subito come «il nuovo Gabin» (riconosciuto come erede dallo stesso Gabin) e «il De Niro europeo», ha al suo attivo più di 150 film, tra cui vere e proprie pietre miliari dell’immaginario del cinema europeo, tanto da diventare – secondo la classifica stilata qualche anno fa dal settimanale Le Point – l’attore francese più pagato. Senza, però, darsi arie da attore “arrivato”. Sempre alla ricerca di nuove esperienze, convinto com’è che «sia meglio fare delle stupidaggini che vivere in economia ed economizzare se stessi». Se – come ha detto in un’intervista – «un buon attore è quello che ha molto vissuto», lui, non fosse altro che per questo, lo è. Anche se la definizione di attore gli sta stretta: «Non sono i copioni a int
eressarmi, ma la vita. Io non mi reputo un attore, sono uno che ama la gente. Se la gente mi vede come Obelix, allora io sono Obelix. Io ammiro gli attori, loro lavorano tanto, io no. Il mio lavoro consiste nell'osservare la gente e nel sopravvivere». Non a caso, l’attività dichiarata è sì quella di attore, regista e produttore cinematografico, ma anche di “viticoltore”. Passione antica quanto irresistibile, quella per il buon vino. Tanto fa farsi ristoratore – si dice che il suo “La Fontaine Gaillon” sia l’unico locale parigino dove si possa gustare il culatello di Parma – e produttore di vini con «tanti piccoli appezzamenti: in Borgogna, Bergerac, Anjou, Languedoc, Marocco, Algeria, Spagna, Portogallo, Argentina...». Vino, b
uona tavola e cinema: passioni che si rincorrono e si intrecciano. Tanto da inscenare ne L’abbuffata, film di Mimmo Calopresti del 2007, la propria morte per indigestione. Con tanto di necrologio immaginario, dal sapore di una firma: «Gérard Depardieu, un cuoco prestato al cinema». Passioni, gli auguriamo, non così fatali, come anche quella per le moto di grande cilindrata. Quest’ultima, sinora, gli è costata un paio di brutti incidenti e qualche mese lontano dal set. Ma ci vuole altro per fermarlo. Non c’è riuscito neanche un infarto. Né l’intervento al cuore nel 2000. E porta i suoi sessant’anni (e i cinque bypass) con la vitale noncuranza di chi è sopra le righe per naturale propensione, pronto ad accendere una gitanes dietro l’altra, senza risparmiarsi: cinque sono i progetti in uscita e almeno tre quelli in preparazione, tra cui Bellamy di Claude Chabrol in cui reciterà ancora con Clovis Cornillac (il nuovo Asterix). Trattando tutti con simpatia contagiosa. Lo hanno confermato i registi dell’ultimo film. «Gèrard ride, scherza e mette tutti a proprio agio – ha raccontato Forestier – mentre Delon ti mette in soggezione, quando c'era lui stavamo sull'attenti».
uona tavola e cinema: passioni che si rincorrono e si intrecciano. Tanto da inscenare ne L’abbuffata, film di Mimmo Calopresti del 2007, la propria morte per indigestione. Con tanto di necrologio immaginario, dal sapore di una firma: «Gérard Depardieu, un cuoco prestato al cinema». Passioni, gli auguriamo, non così fatali, come anche quella per le moto di grande cilindrata. Quest’ultima, sinora, gli è costata un paio di brutti incidenti e qualche mese lontano dal set. Ma ci vuole altro per fermarlo. Non c’è riuscito neanche un infarto. Né l’intervento al cuore nel 2000. E porta i suoi sessant’anni (e i cinque bypass) con la vitale noncuranza di chi è sopra le righe per naturale propensione, pronto ad accendere una gitanes dietro l’altra, senza risparmiarsi: cinque sono i progetti in uscita e almeno tre quelli in preparazione, tra cui Bellamy di Claude Chabrol in cui reciterà ancora con Clovis Cornillac (il nuovo Asterix). Trattando tutti con simpatia contagiosa. Lo hanno confermato i registi dell’ultimo film. «Gèrard ride, scherza e mette tutti a proprio agio – ha raccontato Forestier – mentre Delon ti mette in soggezione, quando c'era lui stavamo sull'attenti».
Depardieu non nasconde la sua ammirazione per il collega, lo giustifica: «Delon in gioventù è stato un militare e questo gli ha dato una certa tempra, un’immagine di duro che ha sempre conservato. E’ una leggenda vivente, ma se scavi in profondità ti conquista». Non è la sola cosa in comune che hanno. Entrambi, alle ultime elezioni, hanno sostenuto Sarkozy. «Il solo uomo politico che lavori realmente per cambiare le cose. Gli altri – ha dichiarato Depardieu a Paris Match in piena campagna elettorale – non si sa da che parte stanno e cosa vogliono fare». Passione per Sarkozy condivisa anche dal collega Jean Reno, insieme al quale ha girato nel 2003 Sta zitto… non rompere, un film con ruoli di criminali dal cuore tenero cuciti letteralmente su misura per i due mattatori del cinema francese.Ruoli che
richiamano gli esordi negli anni Settanta, quando a Depardieu venivano affidate parti di uomini duri, solitari e vagamente sciovinisti (interpretate con la naturalezza di chi veniva da un’adolescenza che definire turbolenta sarebbe un eufemismo) come il teppista de I santissimi (1973), il ladro di Maîtresse (1975) e il seduttore impenitente de L’ultima donna (1976). Fu Novecento, il film di Bernardo Bertolucci (1976), a dargli la notorietà internazionale.Un rapporto, quello con il nostro paese e con i registi italiani, che si è consolidato con il tempo. «Senza aver paura a generalizzare, posso dire che noi francesi, soprattutto chi lavora nel cinema, consideriamo l'Italia come la nostra seconda patria. La commedia dell'arte è nata qui e Molière l'ha portata in Francia». Ha lavorato con Marco Ferreri, Comencini, Calopresti, Scola, Rubini, Veronesi, Ponti e Tornatore nel bellissimo film Una pura formalità (1994). Forse il più bello del regista siciliano: un noir claustrofobico s
pezzato da continui flashback, ambientato in una spoglia caserma di polizia eppure ricco di colpi di scena, con un disorientato Depardieu accusato di omicidio da un altrettanto straordinario Roman Polanski.
Tra i suoi attori preferiti c’è Roberto Benigni, con il quale ha lavorato nel primo film della serie di Asterix e Obelix: «Un vero comico ma che all’occorrenza riesce a leggere Dante e soprattutto a farlo capire». Nella presentazione romana del film ha confessato un desiderio analogo: «Mi piacerebbe fare come lui, che va negli stadi a recitare. Io avevo pensato di proporre gli scritti di Sant’Agostino, che è parte della nostra cultura». Una scoperta che risale al 2003, quando si lasciò affascinare da alcune pagine delle Confessioni dando vita a una serie di letture per un pubblico sempre più numeroso. In attesa di vederlo anche qui all’opera con la quiete spirituale di Sant’Agostino, non rimane che apprestarsi a godere il suo ultimo Obelix: un successo an
nunciato, al quale potrebbero aggiungersi altri capitoli. «Mi piacerebbe molto realizzare Asterix gladiatore – ha dichiarato l’altro regista, Langmann – e se così fosse un sogno sarebbe poter riunire la coppia Boldi De Sica, di cui sono un grande fan». Pensare che per la nostra altezzosa critica militante si tratta di pellicole trash, la cui semplice visione è perversione inconfessabile… Mentre già si vocifera di nuovi ambiziosi progetti che Peter Jackson – il regista de Il signore degli anelli – e Steven Spielberg avrebbero per realizzare una versione cinematografica di Tintin, il giovane reporter dai capelli rossi creato dal “fascista” Georges Remi (in arte Hergé) nel 1929. Per una curiosa combinazione al Giornale di Tintin collaborava anche un giovane autore, René Goscinny, che in seguito, insieme ad Albert Uderzo, darà vita proprio ad Asterix il gallico. Perché l’Europa, al di là dell’eterna disputa tra galli sempliciotti e romani sbruffoni, tra finali di calcio e testate extraregolamentari, passa anche per i fumetti e il cinema.
pezzato da continui flashback, ambientato in una spoglia caserma di polizia eppure ricco di colpi di scena, con un disorientato Depardieu accusato di omicidio da un altrettanto straordinario Roman Polanski.Tra i suoi attori preferiti c’è Roberto Benigni, con il quale ha lavorato nel primo film della serie di Asterix e Obelix: «Un vero comico ma che all’occorrenza riesce a leggere Dante e soprattutto a farlo capire». Nella presentazione romana del film ha confessato un desiderio analogo: «Mi piacerebbe fare come lui, che va negli stadi a recitare. Io avevo pensato di proporre gli scritti di Sant’Agostino, che è parte della nostra cultura». Una scoperta che risale al 2003, quando si lasciò affascinare da alcune pagine delle Confessioni dando vita a una serie di letture per un pubblico sempre più numeroso. In attesa di vederlo anche qui all’opera con la quiete spirituale di Sant’Agostino, non rimane che apprestarsi a godere il suo ultimo Obelix: un successo an
nunciato, al quale potrebbero aggiungersi altri capitoli. «Mi piacerebbe molto realizzare Asterix gladiatore – ha dichiarato l’altro regista, Langmann – e se così fosse un sogno sarebbe poter riunire la coppia Boldi De Sica, di cui sono un grande fan». Pensare che per la nostra altezzosa critica militante si tratta di pellicole trash, la cui semplice visione è perversione inconfessabile… Mentre già si vocifera di nuovi ambiziosi progetti che Peter Jackson – il regista de Il signore degli anelli – e Steven Spielberg avrebbero per realizzare una versione cinematografica di Tintin, il giovane reporter dai capelli rossi creato dal “fascista” Georges Remi (in arte Hergé) nel 1929. Per una curiosa combinazione al Giornale di Tintin collaborava anche un giovane autore, René Goscinny, che in seguito, insieme ad Albert Uderzo, darà vita proprio ad Asterix il gallico. Perché l’Europa, al di là dell’eterna disputa tra galli sempliciotti e romani sbruffoni, tra finali di calcio e testate extraregolamentari, passa anche per i fumetti e il cinema.domenica 3 febbraio 2008
http://www.librinprestito.splinder.com/

Buongiorno amici, oggi inconsueta sveglia alle ore 8:00, sto peggiorando drasticamente col ritorno ai ritmi " normali " di vita, meglio cosi'. Spero tutti possiate trascorrere una serena Domenica con i vostri cari, il vostro partner, o la squadra del cuore, senza soccombere all'interminabile giornata festiva, in genere devastante. Io vi propongo questa simpatica iniziativa che, chiaramente contro i miei interessi, si rivela molto interessante e palesemente non profit. Tale Franca B., ha pensato bene di mettere la sua biblioteca personale a disposizione di tutti. Ho sfogliato il catalogo pdf sul sito ed ho trovato una graziosa collezione, non voluminosa, comunque di discreta qualità.. oh!, poi del resto è gratis, che volete di più! Il prestito, infatti è gratuito e aperto a tutti. Le condizioni sono solo due: 1- impegnarsi a restituire il libro entro un mese e mezzo 2- fare in modo che il libro, tornando nelle mani di Franca, sappia raccontare del vostro passato, attraverso poche righe. Cliccando sul titolo del Post si accede al suo sito, buona lettura a tutti. A presto.
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sabato 2 febbraio 2008
Non dormo, riposo gli occhi ..

Sabato pomeriggio, ore 17:00. Apro la posta e trovo un allegato di un caro amico giratomi da Paola. Lo difondo perché vale la pena. Con tutte ste tristezze in giro, un pò di allegria non guasta, con lui poi .. Colgo l'occasione per salutare tutti coloro che da tempo non sento qui, Benag, Roby B., Miasma, Gioggio, Roby A., Max, Forrest, Fabio Tyson, AleSanta, RobyFanny69 e tutto il resto della ciurma.

La MastelCard é un prodotto innovativo, giovane e dinamico, che permetterà a coloro che la richiederanno di usufruire di tutti, ma proprio tutti i privilegi del Ministro, gratis e senza spese di spedizione! Verrà distribuita in tre versioni: Basic, Gold e Platinum.
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Buon week end a tutti
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venerdì 1 febbraio 2008
giovedì 31 gennaio 2008
Si mormora che ..
.. un nostro caro amico comune si stia ricogiungendo con la sua compagna dopo un periodo i crisi. Evviva! Massimo segreto sulla loro identità ..
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THE FUTURE OF SOUND
---NI REAKTOR 5---

La fusione fra sintesi, campionamento, effetti e sequencing
REAKTOR 5 fonde tutte le applicazioni audio all'interno di un solo strumento, estremamente versatile e potente. La varietà e quantità di strumenti e suoni già inclusi con la nuova versione di Reaktor è impressionante e, in virtù dell'architettura aperta del suo motore audio, le possibilità per costruire propri strumenti personalizzati sono praticamente senza limiti. Sia che stiate utilizzando uno strumento della libreria fornita, sia ne stiate creando uno personalizzato, il solo limite con il quale dovrete confrontarvi è la vostra immaginazione.
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Artisti di fama internazionale e progettisti di indiscussa capacità e talento hanno contribuito alla nascita di questa enorme libreria di preset e strumenti. La sua flessibilità unica fa di REAKTOR lo strumento completo per musicisti e produttori. Le sue capacità di controllo sul suono particolarmente rapide e immediate, garantiscono ai musicisti esecuzioni particolarmente "ispirate" anche in performance live. Il suo suono inarrivabile è reso possibile grazie alla REAKTOR Core Technology e alla presenza di nuovi algoritmi altamente avanzati.
REAKTOR Core Technology
La quinta generazione di questo incredibile studio modulare offre una dimensione completamente nuova per la progettazione e realizzazione di nuovi strumenti virtuali personalizzati. REAKTOR Core Technology è in grado di scavare in profondità nella tecnica di costruzione modulare come mai è avvenuto in passato. Sviluppate i vostri moduli singoli; costruite i vostri filtri, oscillatori e personalizzate completamente la vostra libreria. REAKTOR Core Technology è un ambiente di sviluppo audio con integrata la tecnologia di compilazione run-time, che, grazie al suo linguaggio di programmazione molto profondo, consente la creazione di strumenti virtuali di qualità elevatissima.
Un futuro sempre più innovativo
REAKTOR è anche uno straordinario laboratorio sonoro, la sua progettazione in stile modulare è in grado di liberarvi dalla costrizione dovuta all'utilizzo dei soliti setup convenzionali. L'estesa libreria di macro e di moduli combinata con la chiara e pulita interfaccia di REAKTOR, fa si che il processo di costruzione dei moduli sonori diventi un processo estremamente intuitivo. Gli strumenti sono ora completamente personalizzabili con l'uso di "skin" e tutti gli elementi grafici possono essere completamente personalizzati. La libreria online dedicata agli utenti di REAKTOR offre una imponente piattaforma sulla quale la comunità globale di utenti può condividere un vasto numero di strumenti e idee.
Uno strumento ingegnoso
REAKTOR 5 viene fornito di una vasta libreria di strumenti dalla sonorità spettacolare. I potenti campionatori sono in grado di spingersi in profondità sino alla resintesi granulare, mentre i suoi effetti innovativi vi spianeranno la strada che conduce alle più estreme manipolazioni del suono. La sbalorditiva quantità di sintetizzatori presenti sono in grado di fornire qualsiasi sonorità, dai bassi più cupi e profondi sino alle sonorità stellari dell'assolo più penetrante. L'organizzazione in sequenza degli strumenti e la relativa selezione è stata pensata per agevolare anche le esecuzioni live, grazie alla capacità di creare ritmi dinamici, melodie, successioni accordali e molto altro. Con REAKTOR potrete spaziare dall'autentica emulazione di classiche apparecchiature vintage alla creazione bizzarra di suoni di altri mondi; dalle sonorità convenzionali a quelle più controverse e di avanguardia.
Good Morning Italiy
Ciao amici, freddo e grigio appare oggi il cielo capitolino, ma io mi appresto ad uscire, con tuta e scarpette, per un sana oretta d'aria, che ci sta proprio tutta. Stanotte ho rivisto un film che avevo quasi dimeticato, e colgo l'occasione offertami dal brò Urbano per proporre questa metafora cinematografica. Già perchè anche noi siamo in guerra, una guerra fatta di soprusi ed ingiustizie, di uomini di potere che fanno leggi a proprio piacimento, di processi farsa trasformati in eventi mediatici, di pazzia, isterismi, ministri, mafiosi speculazioni, inciuci, tumori, spazzatura. Beh..! Se questo non é Vietnam, ci manca poco ..
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SME: FALSO IN BILANCIO; BERLUSCONI ASSOLTO, NON PIU' REATO
mercoledì 30 gennaio 2008
Guarda cosa ti ho trovato
Dedicato al mio amico Angelo B ..
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Original Soundtrack of Caruscino
.. Gooood afternooon tired bloggers, ho ascoltato questa notiza in radio, ieri pomeriggio, durante il mio jogging quotidiano, e devo dire che per quanto strana non mi stupisce più di tanto, visti i soggetti in questione. Vi saluto e vi abbraccio tutti e comunico al Maestro che i primi brani composti dalla coppia Panella Billy come colonna sonora alla Fiction sono stati molto graditi dai tecnici di montaggio, nonostante il poco tempo impiegato, e l'improvvisazione totale della realizzazione. Purtroppo non possiamo metterla qui per ovvi motivi di diritti da parte dell'ente che ci ha commissionato il lavoro, pertanto propongo un omaggio al Maestro, quello vero, e alla sua Dulce metà. Brividi, veri.
Dulce Pontes _ & E. Morricone _ Ballad of Sacco & Vanzetti _
Dulce Pontes _ & E. Morricone _ Ballad of Sacco & Vanzetti _
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martedì 29 gennaio 2008
Wandering Stars

Cool morning brothers, sono reduce da cena-relax con Andrew ed Oz, con il quale ieri sera si discuteva a proposito dell'opportunità di fare una scappata a Firenze per un evento che sarà circoscritto a solo due date in Italia, qui il 31 Marzo, e a Milano, il 30. Ricordo di aver ascoltato un loro disco, Dummy, per settimane. Ce l'avevo in auto, quel sound ipnotico e sperimentale ti entra dentro e crea un vero e proprio trip psichedelico, e la voce di Beth Gibbons è una come una dolce lama .. Do you wanna come with us?
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lunedì 28 gennaio 2008
Erba Cattiva

Torno ora dall'allenamento, aria tersa nella capitale, dopo il blocco totale del traffico nella giornata di ieri. Ho appena sentito la mia Paola che si trova a Como, impegnata nella difficile impresa di riuscire a comunicare con i vicini di casa dei più cruenti coniugi della Penisola, gli ormai celebri Olindo Romano e Rosa Bazzi. Per momento Paola è parcheggiata fuori il carcere, a fare la muffa, vista la scarsissima disponibilità dei cittadini, delle forze dell'ordine, e del potere politico. La Corte d'assise di Como ha fissato 16 udienze, da domani a metà marzo, due ogni settimana, nella speranza di arrivare in tempi record a una sentenza. Il Tribunale ha organizzato gli ingressi: 40posti in aula per i giornalisti, 30 per il pubblico, uno stanzone poco distante adibito a sala stampa con annesso maxischermo per seguire la diretta del dibattimento. Arrestati l'8 gennaio del 2007, quasi un mese dopo la strage, i coniugi Romano hanno confessato poche ore dopo aver conosciuto le mura del carcere Bassone. Ricostruzioni minuziose, con il passare dei giorni, anche univoche, poi è cambiato improvvisamente qualcosa. Rosa e Olindo hanno deciso di abbandonare questa linea. Non siamo stati noi. Tesi incredibile per la mole di prove raccolte in quel mese successivo alla strage. Soprattutto una macchia di sangue sul lato passeggero della Seat Arosa del netturbino di Erba. Nel frattempo erano arrivate le intercettazioni ambientali in carcere, i "pizzini" scovati tra i libri sfogliati da Olindo: "Siamo stati noi". Bah! Comunque quel che certo è che il processo sarà un imponente evento mediatico, al punto che sono già esauriti i biglietti per assistere in aula, al modico presto di 200 euro. Meglio la fiction Paoletta mia, e, soprattutto, meglio le sale operatorie, delle manzoniane rive ..
Buonaserata a tutti
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sabato 26 gennaio 2008
La stanza degli specchi
Jimi Hendrix (Seattle 1942-Londra 1970) è apparso come una meteora ma, pur essendo scomparso da tempo, la sua musica e il suo spirito sono ancora ben vivi nei fan di tutto il mondo. Charles R. Cross in questo libro ne racconta la storia, dalla difficile infanzia e adolescenza a Seattle all'incredibile ascesa alla celebrità nella swinging London degli anni Sessanta, fino a Woodstock e agli ultimi giorni. È la storia di una parabola breve quanto significativa, che ha lasciato un segno indelebile nella storia del rock e della chitarra elettrica, la storia di una vita leggendaria, ricca di eccessi, ma anche la storia di una resistenza ad accettare il proprio ruolo di idolo, nella nostalgia di un'esistenza normale. Cross parla della vita privata e di quella pubblica, della famiglia, degli amori, degli amici, della musica e dei concerti. Ricostruendo il percorso artistico del chitarrista mancino mette in evidenza anche gli aspetti complessi e contraddittori del divo. Basandosi su documenti spesso inediti, su lettere private e sulle interviste a quanti lo conobbero bene, scrive una biografia su una delle più longeve leggende musicali. In appendice le foto dell'archivio privato della famiglia Hendrix.

La stanza degli specchi. Jimi Hendrix: la vita, i sogni, gli incubi
Cross Charles R.
€ 13,50
"Jimi, come nessun altro, sapeva aprire, anzi spalancare, le porte della percezione, aveva la capacità di sgranare, un accordo dopo l'altro, la sua smisurata preghiera di rock, di blues, di psichedelia: ogni volta un viaggio fuori dal mondo, un cocktail paralizzante, o euforizzante, per chiunque ne venisse a contatto. La chitarra, la sua fedele Fender Stratocaster, come specchio dell'anima, l'appuntamento con il dio della musica, confronto a quattrocchi, rinnovato ogni sera che saliva su un palco." (dalla prefazione di Enzo Gentile)

La stanza degli specchi. Jimi Hendrix: la vita, i sogni, gli incubi
Cross Charles R.
€ 13,50
"Jimi, come nessun altro, sapeva aprire, anzi spalancare, le porte della percezione, aveva la capacità di sgranare, un accordo dopo l'altro, la sua smisurata preghiera di rock, di blues, di psichedelia: ogni volta un viaggio fuori dal mondo, un cocktail paralizzante, o euforizzante, per chiunque ne venisse a contatto. La chitarra, la sua fedele Fender Stratocaster, come specchio dell'anima, l'appuntamento con il dio della musica, confronto a quattrocchi, rinnovato ogni sera che saliva su un palco." (dalla prefazione di Enzo Gentile)
venerdì 25 gennaio 2008
Listening to .. Logic
Post notturno per chiudere questa giornata frenetica ma produttiva

in compagnia del Maestro

e di Logic Pro Tools ..

B U O N A S E R A T A A T U T T I

in compagnia del Maestro

e di Logic Pro Tools ..

B U O N A S E R A T A A T U T T I
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Comincia un nuovo giorno
Buongiorno amici. Ovunque voi siate, qualunque cosa facciate, vi auguro una splendida giornata. Questa mattina la sveglia è suonata all'alba. Direzione Fiumicino, poi rientro a casa. Anche questo di' si prospetta limpido e radioso nella capitale, ed io che sono metereopatico ho il sorriso stampato in volto dal primo minuto in cui ho aperto gli occhi. Oggi è VenerDio, come direbbe qualcuno, quindi si prospetta una due giorni di sound per molti di noi. Che ne dite allora di iniziare con Trentemøller ? Vibesss ..
Moan
Trentemøller: Moan
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Moan
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Rruzzz
giovedì 24 gennaio 2008
Gustavo Rol
«Vive a Torino il dott. Gustavo Adolfo Rol, un sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare. È in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l'oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse, passò da un caminetto al centro di un desco». Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol.
Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all'epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente:
«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».
In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrive:
«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l'hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».
Così risponde Rol al giornalista Remo Lugli:
«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».
Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del '900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d'Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:
«Non sono un mago. Non credo nella magia... Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio... E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio... ».
Così Buzzati descrive Rol:
«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l'allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all'autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l'ha definita da 'bon vivant'. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano. Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».
Anche il dott. Massimo Inardi, studioso di parapsicologia, sul quotidiano di Bologna Il Resto del Carlino del 10 giugno 1975, dà una interessante descrizione:
«Stando vicino a Rol... si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un essere che di umano ha solo l'aspetto fisico e il comportamento, nonché il cuore: tutto il resto pare andare al di là di ogni concezione terrena delle possibilità umane».
Federico Fellini, noto regista italiano vincitore di cinque premi oscar (autore de La Dolce Vita) è stato un grande amico di Rol. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:
«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c'è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama 'giochi', nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com'è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po' arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l'eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento (...) sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno 'giochi' come i suoi, la tentazione dell'orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico».
Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande "sensitivo" del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell'epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi "esemplari" che abbia messo piede sul pianeta terra...
Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D'Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l'esistenza di "possibilità" (come lui chiamava questi "poteri" - che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l'uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le "serate" di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l'ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei "semplici" esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.
In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all'esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell'aura energetica che circonda il corpo umano, utile all'identificazione di malattie) all'endoscopia (la visione dell'interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol "spirito intelligente", ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell'uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) - dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevola fattura con l'aiuto dello "spirito intelligente" di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un'epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall'uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell'Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:
«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini...».
Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all'epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente:
«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».
In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrive:
«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l'hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».
Così risponde Rol al giornalista Remo Lugli:
«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».
Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del '900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d'Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:
«Non sono un mago. Non credo nella magia... Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio... E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio... ».
Così Buzzati descrive Rol:
«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l'allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all'autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l'ha definita da 'bon vivant'. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano. Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».
Anche il dott. Massimo Inardi, studioso di parapsicologia, sul quotidiano di Bologna Il Resto del Carlino del 10 giugno 1975, dà una interessante descrizione:
«Stando vicino a Rol... si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un essere che di umano ha solo l'aspetto fisico e il comportamento, nonché il cuore: tutto il resto pare andare al di là di ogni concezione terrena delle possibilità umane».
Federico Fellini, noto regista italiano vincitore di cinque premi oscar (autore de La Dolce Vita) è stato un grande amico di Rol. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:
«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c'è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama 'giochi', nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com'è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po' arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l'eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento (...) sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno 'giochi' come i suoi, la tentazione dell'orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico».
Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande "sensitivo" del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell'epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi "esemplari" che abbia messo piede sul pianeta terra...
Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D'Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l'esistenza di "possibilità" (come lui chiamava questi "poteri" - che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l'uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le "serate" di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l'ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei "semplici" esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.
In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all'esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell'aura energetica che circonda il corpo umano, utile all'identificazione di malattie) all'endoscopia (la visione dell'interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol "spirito intelligente", ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell'uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) - dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevola fattura con l'aiuto dello "spirito intelligente" di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un'epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall'uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell'Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:
«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini...».
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Disastro a Villa Ada

Un sole radioso e splendente sulla cornice incantata di uno dei più bei parchi romani, tuta, playlist accuratamente selezionata, e via, col jogging pomeridiano. Scorgo un gruppo di donne intente a praticare in gruppo una qualche disciplina di combattimento, e uomini soli con cane al seguito. Il mondo continua a sembrarmi sempre più strano. Continuo per circa un ora, poi mi fermo.

Piegamenti, trazioni, addominali, poi mi appoggio ad uno dei splendidi abeti che riempiono la villa, per cominciare lo stretching. Forse ho spinto un pò troppo ..

In realtà quest'albero ( non quello della prima foto) era già li, abbattutto da una recente tempesta capitolina, e la mia mente deviata, seppur impegnata in altre attività, ha covato inconsciamente la realizzazione di un articolo da pubblicare. E' per questo che ho fatto le foto. Vorrei strapparvi un sorriso, perchè in questo mondo si ride troppo poco, soprattutto negli ambienti di lavoro, ma in particolare vorrei dedicare questo post ad una coppia di amici a cui sono molto legato, che in questo momento è in crisi, con la speranza di poterli rivedere presto fianco a fianco. La colonna sonora è ancora dei Cure che saranno in concerto al Palalottomatica il 29 Febbraio. Aho! .. sto Blog sta cominciando ad assomigliare a Radio Monte Velino ..
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Good Morning World
Buongiorno amici, oggi è una splendida giornata, anche se la temperatura nella capitale è molto vicina a quella della nostra conca genitrice. Ho voluto iniziare questa mia prima uscita con un video molto forte, considerato che si parla di crack, che la protagonista è una ventiquattrenne di fama internazionale, e che questo mondo, se continua cosi', sarà un mondo di vecchi. Solo nell'ultima settimana infatti decine di govani, più o meno famosi, ci hano lasciato perché succubi di un destino che non gli apparteneva, ed intelligenze e carriere sono state stroncate da bustine vuote, da fumi illegali, da pastiglie multicolore, da aghi fatali. Vite stroncate da oggetti quindi, non da eventi o da malattie, ma da oggetti che contengono il segreto di quel mondo parallelo a cui, evidentemente, sempre più spesso non si riesce a rinunciare. Decine di giovani a Roma e in provincia sono stati sterminati da dosi di eroina letale, e un uomo di quarantadue anni è morto dopo l'assunzione di una pastiglia di estasi. Cosimo Lotta, trentatreenne pugliese, è stato lasciato cadavere di fronte all'ospedale civile di Lecce. Overdose di eroina. Si potrerbbe star qui ad elencare questo necrologio per giorni, forse mesi. Brad Renfro, attore americano, già a 12 anni a fianco di Tommy Lee Jones e Susan Sarandon nel film "Il Cliente", oggi è sepolto nel cimitero di Los Angeles. Aveva 25 anni. Ike Turner, cantante e produttore degli anni 70, e’ morto di infarto a causa di una overdose di cocaina. Eath Ledger, uno dei belli di Brockback Mountain, bello e promettente, di anni ne aveva ventotto. Siamo arrivati al punto in cui si fa causa allo spacciatore chiedendo i danni per l'acquisto inconsapevole di metanfetamina. La storia, che ha dell'incredibile, giunge da una cittadina della provincia centrale del Canada, il Saskatchewan, protagonista una giovane donna, Sandra Bergen. Cose dell'altro mondo ..
Lou Reed - Vicious - live in Paris, 1974
Lou Reed - Vicious - live in Paris, 1974
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Amy Crackhouse
Avete ascoltato questo bel brano? .. è geniale secondo me, ritmica accattivante e musicalità d gran livello. Originale l'ambientazione, i costumi, e l'impatto del video. Amy Winehouse, londinese, classe 1984, cresciuta dal padre jazzita a Carole King e James Taylor, è una delle artiste di maggior rilievo nel panorama mondiale. Ha ricevuto due nominations ai Brit Awards nel 2004 e quest'anno avrà l'onore di ritirare il Grammy Awards 2008 al Kodak Theatre di Los Angeles. Questa donna bambina, fenomeno musicale, è un disastro nella sua vita de-privata, questa volta rubata da qualche suo\a pseudoamico\a e diffusa a livello planetario. Si, è la solita storia, sex drugs and rock and roll, però cazzo un pò di attenzione, qua si parla di crack ..
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mercoledì 23 gennaio 2008
IL RITORNO DELLO STRANIERO.
Assente dal Blog da più di due mesi, per mancanza di tempo, sono di ritono da un periodo di meritata vacanza in Egitto.
Mare e terra, e un vento della Madonna. posto sconsigliatissimo per chi cerca il vero caldo.
C' erano circa 26 gradi, con il vento arrivavi a 18-20. Acqua da veri coraggiosi, mare grosso 4 giorni su 7.
I Templi degli antichi Faraoni sono un miracolo della scienza, e le Tombe sono allucinanti, il modo in cui hanno resistito negli anni (3000-5000), un vero ritorno al passato se non per la grande marmaglia di turisti che affollavamo il luogo.
Il mare stupendo con i suo fondali ricchi di coralli e pesci multicolori e multiformi, ed il deserto...ovunque...




Un saluto a tutti.
Mare e terra, e un vento della Madonna. posto sconsigliatissimo per chi cerca il vero caldo.
C' erano circa 26 gradi, con il vento arrivavi a 18-20. Acqua da veri coraggiosi, mare grosso 4 giorni su 7.
I Templi degli antichi Faraoni sono un miracolo della scienza, e le Tombe sono allucinanti, il modo in cui hanno resistito negli anni (3000-5000), un vero ritorno al passato se non per la grande marmaglia di turisti che affollavamo il luogo.
Il mare stupendo con i suo fondali ricchi di coralli e pesci multicolori e multiformi, ed il deserto...ovunque...




Un saluto a tutti.
Bastards Inside

Stamattina col Maestro si discuteva per telefono di un simpatico quanto catastrofico aneddoto accadutomi lo scorso anno mentro ero in vacanza in Sardegna. Ieri il mio amico Angelo in compagnia di Giampa, che in quell' occasione era presente, sono stati tutta la sera a ridere rievocando il fattaccio. Vorrei vedere voi al mio posto.
Provate a ingurgitare una boccetta sana di lassativo prima di uscire per una gita in barca con altre venti persone, poi me lo raccontate. Auguro una splendida serata a tutti con un bel brano di Big Bruce. Boss is back ..
Radio Nowhere
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Un uomo, un mito, nel Grande Bordello
21 Gennaio 2008. Comincia il Grande Fratello 8.
Alessia Marcuzzi in miniabito firmato Cavalli presenta coloro che accompagneranno gli ingressi. Tutte ex glorie del Grande Fratello: Ascanio Pacelli e sua moglie Katia Pedrotti. Poi subito i primi concorrenti. Roberto, 26 anni, imprenditore milanese, Carmela Carcuro, detta Lina, medico napoletana. Sono loro due i primi ad entrare nella casa del Grande Fratello. Poi è la volta della famiglia siciliana, ed il catalogo sconfina in transessuali, volti televisi, modelli, per non parlare del gentil sesso poi, rappresentato da supermaggiorate e da rampanti sexclimbers, le cui foto possono essere facilmente visionate sul web ( Christine Del Rio, Raffaella Fico). Un polpettone ben congeniato dunque, come al solito.

L'inizio non è stato dei migliori. Una bolla trasparente, di alcuni metri di altezza, destinata ad accogliere tre dei partecipanti nella prima serata, era stata collocata in uno dei punti cardine della capitale. Mi sono trovato a Ponte Milvio fortuitamente, mentre ero in direzione Viale Mazzini per prelevare la mia instancabile regista. C'erano grandi riflettori che illuminavano a giorno queste decine di individui nella nebbia ed il marchio del Grande Fratello dappertutto. Mi sono fermato qualche minuto, era tardi, le 23:30 circa, ed il misfatto era già avvenuto. Alcuni esponenti di Fiamma Tricolore avevano premeditatamente attaccato in diretta la struttura mandando in tilt anche i collegamenti audiovideo. Un ulteriore strategia di marketing mediatico, ho pensato. Oppure una insensata e scellerata azione di pochi mitomani, più desiderosi di far notizie dei loro celebri inquilini.
Il punto forte della prima serata è stato lui, il " Cummenda "

Roberto Mercandelli, ventiseienne milanese, titolare di un azienda che porta le iniziali del suo nome, la RMC(contract). Un soggetto vero, da collezione. Non so se questo personaggio ci è o ci fa, comunque è una figura esilerante per i modi, per la dialettica, nel modo di vestire, per i suoi ragionamenti da profeta in terra. Sono anni che non guardo questo programma, stavolta, grazie a lui, sbircerò in attesa delle sue gag, un buon antidepressivo, sicuramente, guardare per credere. Baci e abbracci a tutti.
Alessia Marcuzzi in miniabito firmato Cavalli presenta coloro che accompagneranno gli ingressi. Tutte ex glorie del Grande Fratello: Ascanio Pacelli e sua moglie Katia Pedrotti. Poi subito i primi concorrenti. Roberto, 26 anni, imprenditore milanese, Carmela Carcuro, detta Lina, medico napoletana. Sono loro due i primi ad entrare nella casa del Grande Fratello. Poi è la volta della famiglia siciliana, ed il catalogo sconfina in transessuali, volti televisi, modelli, per non parlare del gentil sesso poi, rappresentato da supermaggiorate e da rampanti sexclimbers, le cui foto possono essere facilmente visionate sul web ( Christine Del Rio, Raffaella Fico). Un polpettone ben congeniato dunque, come al solito.

L'inizio non è stato dei migliori. Una bolla trasparente, di alcuni metri di altezza, destinata ad accogliere tre dei partecipanti nella prima serata, era stata collocata in uno dei punti cardine della capitale. Mi sono trovato a Ponte Milvio fortuitamente, mentre ero in direzione Viale Mazzini per prelevare la mia instancabile regista. C'erano grandi riflettori che illuminavano a giorno queste decine di individui nella nebbia ed il marchio del Grande Fratello dappertutto. Mi sono fermato qualche minuto, era tardi, le 23:30 circa, ed il misfatto era già avvenuto. Alcuni esponenti di Fiamma Tricolore avevano premeditatamente attaccato in diretta la struttura mandando in tilt anche i collegamenti audiovideo. Un ulteriore strategia di marketing mediatico, ho pensato. Oppure una insensata e scellerata azione di pochi mitomani, più desiderosi di far notizie dei loro celebri inquilini.
Il punto forte della prima serata è stato lui, il " Cummenda "

Roberto Mercandelli, ventiseienne milanese, titolare di un azienda che porta le iniziali del suo nome, la RMC(contract). Un soggetto vero, da collezione. Non so se questo personaggio ci è o ci fa, comunque è una figura esilerante per i modi, per la dialettica, nel modo di vestire, per i suoi ragionamenti da profeta in terra. Sono anni che non guardo questo programma, stavolta, grazie a lui, sbircerò in attesa delle sue gag, un buon antidepressivo, sicuramente, guardare per credere. Baci e abbracci a tutti.
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martedì 22 gennaio 2008
Ascoltando l' Arcobaleno

Questo disco è notevole. Ringrazio di nuovo Oz per il graditissimo regalo di compleanno. Con questo tempo poi viaggia alla grande.
La mia preferita, buon ascolto.
Radiohead - In Rainbows - Weird Fishes_Arpeggi
In the deepest ocean
The bottom of the sea
Your eyes
They turn me
Why should I stay here?
Why should I stay?
I'd be crazy not to follow
Follow where you lead
Your eyes
They turn me
Turn me on to phantoms
I follow to the edge of the earth
And fall off
Everybody leaves
If they get the chance
And this is my chance
I get eaten by the worms
Weird fishes
Get towed by the worms
Weird fishes
Weird fishes
Weird fishes
I'll hit the bottom
Hit the bottom and escape
Escape
I'll hit the bottom
Hit the bottom and escape
Escape
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Iene per Mastelli
Welcome Bloggers, oggi diluvio sulla Capitale, traffico, e molta, troppa tensione nell'aria. Vorrei fare i complimenti al mio amico Forrest Angelo Tin Billy per la sua crescente e meritata popolarità ( ho finalmente visto il video ), vorrei salutare e ringraziare l'ottimo giornalista Roby A.A., nostro illustre Guest, e cominciare il mio primo Post della giornata con la notizia che fa più rumore in questo periodo nel web, la Mastelliade. Stavolta la satira ha colpito se stessa ..
Anche se a replicare al giovane Mastella è stato il mio amico Davide Parenti, capo-autore delle Iene di Italia 1, affermando che Alessandro ha costruito la sua carriera passo dopo passo, questo non giustifica la palese incongruenza di ruolo e, soprattutto, il suo stipendio, che oscilla intorno ai 150.000 lordi l'anno .. e noi lavoriamo. Baci e abbracci a Max Paoletta Matero Oz Andrew Benag AleSanta Miasma Roby B. FabioTyson Gioggio Nadia e tutti gli altri .. Alla mia Paola bella. Torno tra poco ..
Anche se a replicare al giovane Mastella è stato il mio amico Davide Parenti, capo-autore delle Iene di Italia 1, affermando che Alessandro ha costruito la sua carriera passo dopo passo, questo non giustifica la palese incongruenza di ruolo e, soprattutto, il suo stipendio, che oscilla intorno ai 150.000 lordi l'anno .. e noi lavoriamo. Baci e abbracci a Max Paoletta Matero Oz Andrew Benag AleSanta Miasma Roby B. FabioTyson Gioggio Nadia e tutti gli altri .. Alla mia Paola bella. Torno tra poco ..
lunedì 21 gennaio 2008
.. gente dell'altro mondo ..
21 GEN - Londra - Orgia di compleanno per Kate Moss
La modella britannica ha affittato due piani dell'esclusivo Dorcherster Hotel a Londra per festeggiare i suoi 34 anni. Il party, con fidanzato (Jamie Hince) , amici, vip e miliardari, è iniziato alle due di pomeriggio di mercoledì ed è durato tutta la notte. Gli ospiti hanno lasciato il priveè solo verso le 20, quando hanno abbandonato bottiglie di champagne e liquori per cenare al ristorante cinese che si trova al piano terra dell'albergo. Secondo quanto riportato in escusiva e con dovizia di particolari dal pettegolo tabloid domenicale 'News of the World', la modella Kate Moss avrebbe partecipato ad una ''sordida orgia'' avvenuta dopo le tre di notte, in una suite che costa piu' di tremilacinquecento euro a notte. Su un grande letto matrimoniale la famosa supermodella si sarebbe scambiata carezze intime con tre invitati (due donne e un ''fortunato maschio'') mentre una folla di ospiti sniffava cocaina e ''occhieggiava la performance''. Kate si sarebbe scatenata mentre il suo nuovo fidanzato - Jamie Hince della band The Kills - si trovava in un'altra stanza. Un testimone oculare ha detto al 'News of the World' che ''l'orgia era gia' in corso quando alle 3 di notte Kate Moss e' arrivata dal night Punk'' ed e' allora successo di tutto in quanto a baci, abbracci e carezze anche se non c'e' stato ad ogni modo sesso completo
Oltre alla cocaina, i selezionatissimi invitati di Kate Moss hanno in apparenza bevuto a piu' non posso se e' vero che il conto del Dorchester per gli alcolici e' stato alla fine di quasi cinquantamila euro. Kate Moss avrebbe voluto celebrare i 34 anni con una festa mobile di 34 ore che pero' a conti fatti e' durata in tutto, a detta del 'News of the World', soltanto 18 ore.
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Buongiorno amici, sono in centro, zona Prati esattamente, ed ho appena lasciato la mia donzella nella redazione del Brunetto nazionale.

Il traffico oggi non è insostenibile, e mi permette di scrivere sul Tablet nella pausa semafori, in attesa del percorso che mi porta verso casa. Bello scrivere con la propria calligrafia e veder comparire tradotti in word i caratteri sul PC.
Un paio di foto col telefono poi, bluetooth, e via, con internet veloce sempre in tasca, il gioco fatto. Amo la tecnologia, sono arrivato ..

Ringrazio Francesco Scipioni per avermi dato ancora una volta l'opportunità di inserire come testata del blog uno dei suoi capolavori, consiglio e tutti di dare un occhiata al suo sito, linkato qui in basso a destra. Il mio buongiorno inizia cosi, waiting for Robert Smith
The Cure-Friday I'm in love

Il traffico oggi non è insostenibile, e mi permette di scrivere sul Tablet nella pausa semafori, in attesa del percorso che mi porta verso casa. Bello scrivere con la propria calligrafia e veder comparire tradotti in word i caratteri sul PC.
Un paio di foto col telefono poi, bluetooth, e via, con internet veloce sempre in tasca, il gioco fatto. Amo la tecnologia, sono arrivato ..

Ringrazio Francesco Scipioni per avermi dato ancora una volta l'opportunità di inserire come testata del blog uno dei suoi capolavori, consiglio e tutti di dare un occhiata al suo sito, linkato qui in basso a destra. Il mio buongiorno inizia cosi, waiting for Robert Smith
The Cure-Friday I'm in love
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mercoledì 16 gennaio 2008
martedì 15 gennaio 2008
Emergenza sicurezza? C'è il modello Nathan Never
Dal Secolo d'Italia di martedì 15 gennaio 2008
Qualche settimana fa, lo sciopero degli autotrasportatori. Blocchi stradali: scorte alimentari che spariscono dagli scaffali, prezzi impazziti, benzina esaurita. A “secco” anche le gazzelle. Semaforo verde per la criminalità. Napoli 2008. Popolazione esasperata per l’emergenza rifiuti. Sacchi dell’immondizia ovunque. Roghi, scontri, scuole chiuse. Fuori dal confine campano, si “armano” le barricate: la spazzatura non passerà. Notiziari sempre più simili a bollettini di guerra. Tanto da costringere un governo tutt’altro che decisionista a mandare l’esercito e a richiamare in servizio il superpoliziotto Gianni De Gennaro. 
Sembra di leggere una sceneggiatura di Nathan Never, l’appassionante e (non a caso) longeva serie bonelliana di fantascienza – presente ininterrottamente in edicola dal giugno ’91 – che il prossimo 17 gennaio festeggerà il numero 200 con un albo (L’ultimo anello, 96 pp. euro 2,70) rigorosamente a colori, come vuole – nei “compleanni centenari” – la tradizione della casa editrice milanese. E a colori è anche Tex 200 (nuova ristampa), in edicola da oggi. L’Aquila della Notte compie sessant’anni di vita (editoriale) ed è ancora e più che mai per il western ciò che Dylan Dog – l’indagatore dell’incubo, altro campione d’incassi – è per l’orrore e Nathan Never è per la fantascienza: insostituibili punti di riferimento per le centinaia di migliaia di lettori che “resistono” al bombardamento della tecnologia. Ancora per poco, verrebbe da dire sfogliando gli albi di Nathan Never,
perché nel suo tempo – il XXII secolo – i fumetti, come del resto i libri e i dischi, rappresentano vecchi cimeli da collezionisti, soppiantati da supporti elettronici d’ogni specie. Parliamo di fantascienza, naturalmente, ma niente a che vedere con i rassicuranti “giornalini” degli anni Trenta e Quaranta (alla Flash Gordon, per intenderci). Non mancano ricorrenti quanto esplicite citazioni tratte dal cinema d’avventura e dalla letteratura fantastica, ma l’ambientazione e le trame che si sviluppano in una continuity coerente – pur nel suo zigzagare tra fantascienza pura, thriller futuristici, saghe epico-spaziali e atmosfere cyberpunk – sono sapientemente arricchite da una forte dose di realismo, capace di rappresentare le laceranti contraddizioni di una civiltà evoluta al punto da aver sconfitto l’invecchiamento con clonazione e rigenerazione dei tessuti umani ma alle prese con allarmanti emergenze sociali che non ci sono estranee: la minaccia del terrorismo, una delinquenza sempre più organizzata e minacciosa di contro a forze dell’ordine mal retribuite e con scarsi mezzi a disposizione. Per
affrontare tali emergenze, il governo globale ha deciso di affidare la lotta al crimine e le indagini più complesse ad Agenzie Private di Sicurezza e Sorveglianza, istituzionalizzate (con il Callaghan Act del 2084) e finanziate con fondi pubblici. Tra queste, l’Agenzia Alfa è la più importante e Nathan Never ne è il suo agente migliore. Come a dire: quando il gioco si fa duro… i duri iniziano a giocare. E c’è bisogno della razza degli eroi di ogni tempo e luogo. Scriveva Berto Ricci nel ’31: «Viene dopo le finte battaglie il giorno che c’è da fare sul serio e si ristabilisce di colpo la gerarchia naturale. Essi ebbero la fortuna di conoscere lunghi silenzi, sacrifici ostinati e senza lacrime, solitudini di pietra. Viene il momento che la storia, il destino, o chiamiamolo come vogliamo, ha bisogno di loro: e li trova». E’ Edward Raiser, capo dell’Age
nzia Alfa, a trovare Nathan presso il tempio di monaci dove – dopo l’assassinio della moglie da parte di un pericoloso criminale psicopatico – si è ritirato per coltivare l’arte marziale Jeet Kune Doo. La figlia Ann, diventata autistica per lo choc, ha bisogno di cure costose. E lui, in passato fante dello spazio e poliziotto metropolitano, accetta di entrare nell’Agenzia per sostenere tali spese, non per venalità. Combatte piuttosto per rispondere a un personale quanto irrinunciabile senso dell’onore, senza concedere nulla al fanatismo, consapevole di quanto sia labile il confine tra bene e male. «Non esistono buoni e cattivi ma azioni buone e cattive» è la sua filosofia. La perdita della moglie l’ha segnato profondamente, oltre che per i capelli improvvisamente diventati bianchi, anche nel carattere, rendendolo più cupo e solitario. Quando è in missione indossa abiti in fibra, diversamente non rinuncia a giacca e cravatta e soprattutto a un impermeabile che
ricorda quelli degli investigatori degli anni Cinquanta, alla Philip Marlowe. Il mondo in cui si muove non è (più) quello che conosciamo. Di fronte a una crisi energetica senza precedenti, l’ultima speranza per restituire vigore al magma terrestre – lanciare una testata missilistica al centro della terra – si è dimostrata un fallimento disastroso: nubi radioattive e desertificazioni hanno reso inaccessibili vaste aree del pianeta, costringendo gli uomini a cercare il proprio “spazio vitale” nell’universo. Le nazioni, compresi gli Stati Uniti, sono scomparse, e le popolazioni sono state assorbite dalla Città Est e dalla Città Ovest, al di fuori delle quali il paesaggio offre solo lande arse dal sole e dalla radioattività che fanno pensare all’Australia di Mad Max. Nathan vive nella Città Est, una sterminata megalopoli di 200 milioni di abitanti – ispirata alla Los Angeles di Blade Runner ma anche alla Gotham City de Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller – che si sviluppa in verticale
su otto livelli di urbanizzazione sfrenata, enormi edifici e rampe autostradali. I piani alti sono riservati a quella che oggi definiremmo l’alta borghesia, mentre più si scende verso i piedi della città e maggiori sono il caos e l’insicurezza. Fantascienza, d’accordo. Ma se sostituiamo i livelli verticali con gli anelli concentrici che si sviluppano attorno al centro delle nostre città di oggi… la situazione degradata delle periferie, dalle baraccopoli veltroniane alle banlieue parigine, non è poi molto diversa.
«Sì, perché come la Città si estende su livelli verticali, Nathan Never offre diversi “livelli” di lettura a seconda di quello che cerca il lettore. Sono convinto che la fantascienza possa raccontare meglio l’attualità e i problemi sociali rispetto alla narrativa “politica” proprio perché è libera da quei filtri ideologici a volte rabbiosi e supponenti che possono infastidire il lettore. Può essere interpretata come meta
fora della realtà, ma senza imbrigliare l’avventura a fini pedagogici».
A parlarci di Nathan è il curatore della serie, Antonio Serra, classe ’63, sardo “trapiantato” a Milano e pezzo da novanta della “scuderia” Bonelli (Serra è stato anche il creatore della prima miniserie bonelliana di successo, Gregory Hunter). Famiglia allargata, quella di Nathan. Perché conta ben tre autori e quindi papà: Serra, Michele Messa e Bepi Vigna (che firma il numero 200), la cosiddetta “banda dei sardi”. Cinque, se aggiungiamo il papà grafico, il disegnatore romano Claudio Castellini e Roberto De Angelis, dal numero 60 anche copertinista, che ha dato progressivamente a Nathan un taglio più dark. Probabilmente per questo, il personaggio può sembrare «schizofrenico». Stabilite le caratteristiche generali del personaggio, infatti, ogni autore ha sviluppato autonomamente storie con ambientazioni e tematiche differenti e, probabilmente, proprio nell’offerta di spunti narrativi sempre originali, “spaziando” da viaggi nel tempo e esplorazioni interplanetarie a temi di maggiore attualità (nello Speciale in edicola Nathan indaga su una megatruffa delle multinazionali del farmaco), sta la ca
pacità di continuare a sorprendere e appassionare il lettore.
Così da resistere brillantemente in edicola e vantare un cospicuo circuito di serie “satellite” (fuori mensilità) a lui dedicate da Bonelli: Speciale, Almanacco della Fantascienza, Gigante, Maxi, Agenzia Alfa, Asteroide Argo e, dal novembre 2007, anche il semestrale Universo Alfa. «Questo mondo, proprio perchè risponde al mondo reale, è vastissimo – ci spiega Serra – e un solo eroe non basta. Da qui l’esigenza di dare vita a una “sezione eurasiatica” e a personaggi nuovi o precedentemente accantonati». Il riferimento è a Rebecca Weaver, modellata sulla figura dell’attrice statunitense Sigourney Weaver (da cui prende il cognome) nel ruolo del tenente Ellen Ripley in Alien (prima donna protagonista di un film di fantascienza). Soprannominata “Legs” per la bellezza delle sue gambe, Rebecca aveva esordito come spalla di Nathan già nel ’91 e nel ’95 gli autori e l’editore ne avevano realizzato una testata ad hoc, ma l’esperienza si chiuse nel 2005 con il pur lusinghiero risultato di 119 numeri all’attivo. Personaggio
di rottura rispetto allo stereotipo classico di bellezza da fumetto, Legs – esperta di armi pesanti, tecniche di difesa ed esplosivi di ogni genere – è dura e violenta. Recentemente è stata “reintegrata” nelle storie di Nathan e sarà tra le protagoniste del nuovo contenitore bonelliano. Dichiaratamente omosessuale, il manifesto la salutò con entusiasmo: «Una cattivissima guerriera che farebbe a fettine qualsiasi playboy della Costa Adriatica». Ma nel n.100 baciò Nathan. Non si resiste al fascino dell’eroe e all’amore, qualunque esso sia. Se ne prenda atto una volta per tutte. Non a caso nel numero 9 (Gli occhi di uno sconosciuto, ’92), Nathan, durante un sopralluogo a casa della vittima di un omicidio, nota sugli scaffali della libreria una copia del Silmarillion di Tolkien, presente anche nella biblioteca paterna andata perduta. La prende e la apre alla pagina indicata dal segnalibro: la storia d’amore tra Beren e Lúthien. Chissà quanti hanno sognato leggendo questo libro immortale, pensa Nathan…

Sembra di leggere una sceneggiatura di Nathan Never, l’appassionante e (non a caso) longeva serie bonelliana di fantascienza – presente ininterrottamente in edicola dal giugno ’91 – che il prossimo 17 gennaio festeggerà il numero 200 con un albo (L’ultimo anello, 96 pp. euro 2,70) rigorosamente a colori, come vuole – nei “compleanni centenari” – la tradizione della casa editrice milanese. E a colori è anche Tex 200 (nuova ristampa), in edicola da oggi. L’Aquila della Notte compie sessant’anni di vita (editoriale) ed è ancora e più che mai per il western ciò che Dylan Dog – l’indagatore dell’incubo, altro campione d’incassi – è per l’orrore e Nathan Never è per la fantascienza: insostituibili punti di riferimento per le centinaia di migliaia di lettori che “resistono” al bombardamento della tecnologia. Ancora per poco, verrebbe da dire sfogliando gli albi di Nathan Never,
perché nel suo tempo – il XXII secolo – i fumetti, come del resto i libri e i dischi, rappresentano vecchi cimeli da collezionisti, soppiantati da supporti elettronici d’ogni specie. Parliamo di fantascienza, naturalmente, ma niente a che vedere con i rassicuranti “giornalini” degli anni Trenta e Quaranta (alla Flash Gordon, per intenderci). Non mancano ricorrenti quanto esplicite citazioni tratte dal cinema d’avventura e dalla letteratura fantastica, ma l’ambientazione e le trame che si sviluppano in una continuity coerente – pur nel suo zigzagare tra fantascienza pura, thriller futuristici, saghe epico-spaziali e atmosfere cyberpunk – sono sapientemente arricchite da una forte dose di realismo, capace di rappresentare le laceranti contraddizioni di una civiltà evoluta al punto da aver sconfitto l’invecchiamento con clonazione e rigenerazione dei tessuti umani ma alle prese con allarmanti emergenze sociali che non ci sono estranee: la minaccia del terrorismo, una delinquenza sempre più organizzata e minacciosa di contro a forze dell’ordine mal retribuite e con scarsi mezzi a disposizione. Per
affrontare tali emergenze, il governo globale ha deciso di affidare la lotta al crimine e le indagini più complesse ad Agenzie Private di Sicurezza e Sorveglianza, istituzionalizzate (con il Callaghan Act del 2084) e finanziate con fondi pubblici. Tra queste, l’Agenzia Alfa è la più importante e Nathan Never ne è il suo agente migliore. Come a dire: quando il gioco si fa duro… i duri iniziano a giocare. E c’è bisogno della razza degli eroi di ogni tempo e luogo. Scriveva Berto Ricci nel ’31: «Viene dopo le finte battaglie il giorno che c’è da fare sul serio e si ristabilisce di colpo la gerarchia naturale. Essi ebbero la fortuna di conoscere lunghi silenzi, sacrifici ostinati e senza lacrime, solitudini di pietra. Viene il momento che la storia, il destino, o chiamiamolo come vogliamo, ha bisogno di loro: e li trova». E’ Edward Raiser, capo dell’Age
nzia Alfa, a trovare Nathan presso il tempio di monaci dove – dopo l’assassinio della moglie da parte di un pericoloso criminale psicopatico – si è ritirato per coltivare l’arte marziale Jeet Kune Doo. La figlia Ann, diventata autistica per lo choc, ha bisogno di cure costose. E lui, in passato fante dello spazio e poliziotto metropolitano, accetta di entrare nell’Agenzia per sostenere tali spese, non per venalità. Combatte piuttosto per rispondere a un personale quanto irrinunciabile senso dell’onore, senza concedere nulla al fanatismo, consapevole di quanto sia labile il confine tra bene e male. «Non esistono buoni e cattivi ma azioni buone e cattive» è la sua filosofia. La perdita della moglie l’ha segnato profondamente, oltre che per i capelli improvvisamente diventati bianchi, anche nel carattere, rendendolo più cupo e solitario. Quando è in missione indossa abiti in fibra, diversamente non rinuncia a giacca e cravatta e soprattutto a un impermeabile che
ricorda quelli degli investigatori degli anni Cinquanta, alla Philip Marlowe. Il mondo in cui si muove non è (più) quello che conosciamo. Di fronte a una crisi energetica senza precedenti, l’ultima speranza per restituire vigore al magma terrestre – lanciare una testata missilistica al centro della terra – si è dimostrata un fallimento disastroso: nubi radioattive e desertificazioni hanno reso inaccessibili vaste aree del pianeta, costringendo gli uomini a cercare il proprio “spazio vitale” nell’universo. Le nazioni, compresi gli Stati Uniti, sono scomparse, e le popolazioni sono state assorbite dalla Città Est e dalla Città Ovest, al di fuori delle quali il paesaggio offre solo lande arse dal sole e dalla radioattività che fanno pensare all’Australia di Mad Max. Nathan vive nella Città Est, una sterminata megalopoli di 200 milioni di abitanti – ispirata alla Los Angeles di Blade Runner ma anche alla Gotham City de Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller – che si sviluppa in verticale
su otto livelli di urbanizzazione sfrenata, enormi edifici e rampe autostradali. I piani alti sono riservati a quella che oggi definiremmo l’alta borghesia, mentre più si scende verso i piedi della città e maggiori sono il caos e l’insicurezza. Fantascienza, d’accordo. Ma se sostituiamo i livelli verticali con gli anelli concentrici che si sviluppano attorno al centro delle nostre città di oggi… la situazione degradata delle periferie, dalle baraccopoli veltroniane alle banlieue parigine, non è poi molto diversa.«Sì, perché come la Città si estende su livelli verticali, Nathan Never offre diversi “livelli” di lettura a seconda di quello che cerca il lettore. Sono convinto che la fantascienza possa raccontare meglio l’attualità e i problemi sociali rispetto alla narrativa “politica” proprio perché è libera da quei filtri ideologici a volte rabbiosi e supponenti che possono infastidire il lettore. Può essere interpretata come meta
fora della realtà, ma senza imbrigliare l’avventura a fini pedagogici».A parlarci di Nathan è il curatore della serie, Antonio Serra, classe ’63, sardo “trapiantato” a Milano e pezzo da novanta della “scuderia” Bonelli (Serra è stato anche il creatore della prima miniserie bonelliana di successo, Gregory Hunter). Famiglia allargata, quella di Nathan. Perché conta ben tre autori e quindi papà: Serra, Michele Messa e Bepi Vigna (che firma il numero 200), la cosiddetta “banda dei sardi”. Cinque, se aggiungiamo il papà grafico, il disegnatore romano Claudio Castellini e Roberto De Angelis, dal numero 60 anche copertinista, che ha dato progressivamente a Nathan un taglio più dark. Probabilmente per questo, il personaggio può sembrare «schizofrenico». Stabilite le caratteristiche generali del personaggio, infatti, ogni autore ha sviluppato autonomamente storie con ambientazioni e tematiche differenti e, probabilmente, proprio nell’offerta di spunti narrativi sempre originali, “spaziando” da viaggi nel tempo e esplorazioni interplanetarie a temi di maggiore attualità (nello Speciale in edicola Nathan indaga su una megatruffa delle multinazionali del farmaco), sta la ca
pacità di continuare a sorprendere e appassionare il lettore.Così da resistere brillantemente in edicola e vantare un cospicuo circuito di serie “satellite” (fuori mensilità) a lui dedicate da Bonelli: Speciale, Almanacco della Fantascienza, Gigante, Maxi, Agenzia Alfa, Asteroide Argo e, dal novembre 2007, anche il semestrale Universo Alfa. «Questo mondo, proprio perchè risponde al mondo reale, è vastissimo – ci spiega Serra – e un solo eroe non basta. Da qui l’esigenza di dare vita a una “sezione eurasiatica” e a personaggi nuovi o precedentemente accantonati». Il riferimento è a Rebecca Weaver, modellata sulla figura dell’attrice statunitense Sigourney Weaver (da cui prende il cognome) nel ruolo del tenente Ellen Ripley in Alien (prima donna protagonista di un film di fantascienza). Soprannominata “Legs” per la bellezza delle sue gambe, Rebecca aveva esordito come spalla di Nathan già nel ’91 e nel ’95 gli autori e l’editore ne avevano realizzato una testata ad hoc, ma l’esperienza si chiuse nel 2005 con il pur lusinghiero risultato di 119 numeri all’attivo. Personaggio
di rottura rispetto allo stereotipo classico di bellezza da fumetto, Legs – esperta di armi pesanti, tecniche di difesa ed esplosivi di ogni genere – è dura e violenta. Recentemente è stata “reintegrata” nelle storie di Nathan e sarà tra le protagoniste del nuovo contenitore bonelliano. Dichiaratamente omosessuale, il manifesto la salutò con entusiasmo: «Una cattivissima guerriera che farebbe a fettine qualsiasi playboy della Costa Adriatica». Ma nel n.100 baciò Nathan. Non si resiste al fascino dell’eroe e all’amore, qualunque esso sia. Se ne prenda atto una volta per tutte. Non a caso nel numero 9 (Gli occhi di uno sconosciuto, ’92), Nathan, durante un sopralluogo a casa della vittima di un omicidio, nota sugli scaffali della libreria una copia del Silmarillion di Tolkien, presente anche nella biblioteca paterna andata perduta. La prende e la apre alla pagina indicata dal segnalibro: la storia d’amore tra Beren e Lúthien. Chissà quanti hanno sognato leggendo questo libro immortale, pensa Nathan…
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