mercoledì 19 dicembre 2007

In bocca al lupo Oz ..

Mi ero appena seduto qui nella solita postazione internet quando mi arriva un messaggio video. Oz, che appena uscito da lavoro, tra un imprecazione e l'altra, mi dice che ritaderà al nostro appuntamento a causa di un improvviso problema al suo scooter. In sintesi è rimasto a piedi. Spero non al punto da esser costretto a rinviare il nostro incontro. La serata infatti era stata organizzata per trascorrere assieme a lui, Andrew, e forse big Max, una cenetta intima a casa loro, dopo una giornata trascorsa tra mille impegni nella bolgia infernale del traffico romano. Già, una vera piaga il traffico, che " diffama la città agli occhi del mondo" ..

venerdì 14 dicembre 2007

Aho!! Ma sto mortorio ?



Ciao fratelli e sorelle, lo sò la foto fa schifo, me la potevo risparmiare. Del resto la webcam de stò posto, gestito da indiani, risale al mio primo rapporto sessuale .. Vorrei sapere se siete ancora nelle vostre postazioni di comando oppure se avete optato per un suicidio di gruppo alla Charles Manson. Comunque vi abbraccio tutti, che voi vi troviate nell aldilà o nell aldiquà. Il mio soggiorno in capitale procede alla grande. Sto terminando il libro e mi sto rigenerando mentalmente e fisicamente. Purtroppo ho dei problemi di connessione a casa di Paoletta quindi sono obbligato a raggiungere il punto internet piu vicino per salutarvi. Inoltre per gentile concessione della nostra amica Nadia ho gia preso un contatto per fare qualche serata. Angelo come va la vendita delle tue tracce ? Ieri ho fatto un giro sul tuo Myspace .. tante belle presenze vedo .. Ma di Aphex Twin si sa qualcosa ? e di Nico Africa ? Bahh! .. intanto per voi e per tutti in memoria di me Aphex e Iurs ma anche di Oz e di Pirulo, chissà magari nelle mie serate romane riesco a tirà fuori sto pezzone ..

Whilst we slept

martedì 11 dicembre 2007

Cosa resterà degli anni Ottanta?

Charta Minuta, la rivista mensile della Fondazione Farefuturo, per il numero di dicembre si è trasformata in «una sorta di megafono delle emozioni»: un'antologia di racconti inediti. Come ha scritto Filippo Rossi ne l'editoriale, è «tre cose in una: un esperimento culturale, una sfida intellettuale e la posa in opera di un'immaginaria ma concretissima pietra emozionale. Abbiamo chiesto a una manciata di scrittori, giornalisti o operatori culturali di mandarci un racconto. Richiesta a banda larga, senza vincoli e paletti: solo che la narrazione fosse genericamente "politica" nel senso più generico del termine». Quello che segue è il mio racconto. L'antologia contiene contributi di Giuliano Compagno, Umberto Croppi, Italo Cucci, Luigi De Anna, Domenico De Tullio, Aldo Di Lello, Pierluigi Felli, Ippolito Edmondo Ferrario, Nico Forletta,Ugo Franzolin, Augusto Grandi, Alfio Krancic, Maurizio Macovek, Alessandro Manzo, Gabriele Marconi, Ferdinando Menconi, Errico Passaro, Miro Renzaglia, Filippo Rossi, Annalisa Terranova, Federico Zamboni ed è impreziosita dalle interviste a Giuseppe Culicchia, Federico Moccia e Antonio Pennacchi. La rivista è in distribuzione nelle migliori edicole e librerie italiane. Nei prossimi giorni sarà disponibile integralmente in pdf sul sito della Fondazione.

Cosa resterà degli anni Ottanta?
di Roberto Alfatti Appetiti

Di questi anni maledetti dentro gli occhi tuoi
anni bucati e distratti noi vittime di noi
ora però ci costa il non amarsi più
è un dolore nascosto giù nell’anima
Raf, 1989


Nel 1986 avevo venticinque anni, ero magro come un chiodo e i miei ormoni andavano a mille. Con i coetanei non avevo un gran feeling. Ho sempre disprezzato quel linguaggio intollerabilmente volgare che anima le discussioni tra ragazzi quando si parla di donne: un torbido miscuglio di luoghi comuni, vanterie e ricordi inventati. Sfiga densa come un mattone che non promette nulla di buono. Forse ero semplicemente impreparato a navigare nel mare magnum della mediocrità. E’ un’arte che si impara con il tempo e devo dire che ce l’ho messa tutta. Non masticavo di calcio, che in quegli anni era un po’ come oggi non parlare l’inglese: essere out. Mai imparato la formazione di una squadra di uomini in calzoncini corti. Mai andato allo stadio. E poi non ho fatto il militare. Sarei morto se m’avessero spedito in una camerata, svegliato all’alba e costretto a fare la barba tutti i giorni. Aggiungeteci che ho sempre detestato frequentare discoteche e palestre e che sono allergico a ogni sport. Allora come adesso mi piace starmene per conto mio o con pochi amici selezionati. Non per scomodare Goethe, ma avevamo la pretesa che a tenerci insieme fossero “affinità elettive” prima che elettorali. Sì, eravamo un clan autoreferenziale, una piccola massoneria di iniziati. C’eravamo anche fregiati di nomi altisonanti, presi in prestito dall’opera di Tolkien. Gorlim, Beren e io, Grampasso, nome “mimetico” di Aragorn, capitano dei Dúnedain del nord ed erede al trono di Gondor, mica cazzi. Non sto a spiegarvi cosa rappresentassero questi personaggi letterari, e poi la saga tolkieniana è ormai patrimonio dell’immaginario collettivo più di quanto avremmo mai ritenuto possibile. Dicevamo delle affinità: politicamente eravamo vicini al Msi-dn, anche se – fosse dipeso da noi – del trattino e di quel che seguiva ne avremmo fatto volentieri a meno. Ci appassionavano allo stesso modo i Joy Division e Julius Evola. Vasco Rossi e Drieu La Rochelle. Lucio Battisti e «un paio di tedeschi dall’animo amaro che mi tennero allegro per un po’». Così Charles Bukowski, un altro irregolare che ci piaceva assai, aveva definito Schopenhauer e Nietzsche. Per dirla con quel ragazzaccio di John Fante, «ci fortificavamo con dosi massicce di Nietzsche». Già, trascorrevamo le serate a fare l’esegesi dei nostri scrittori preferiti, anche se il più delle volte finivamo per ubriacarci e ruzzolare sino a un pub di San Lorenzo, quartiere ad alta densità di “rossi” nel quale ci divertivamo a sentirci clandestini.
Ma arrivò presto il momento che tutto questo passò in secondo piano, anzi sparì, si dissolse in un attimo e io mi ritrovai a volteggiare sull’orlo di un precipizio. Conobbi Francesca. Mancavano pochi giorni al mio compleanno, il 25 dicembre. Che da bambino significava ricevere un regalo solo a Natale.
Location: il mio quartier generale, inteso come residenza, era in una traversa di Via dei Durantini, non lontano dalla Sapienza. Cinquanta metri quadrati al sesto piano di un palazzo anonimo. Un regalo di mio padre per i miei diciotto anni. Lui abitava dall’altra parte del Tevere, nella Roma bene, quella su a Nord, dove la borghesia vive senza troppi problemi. Non sopportavo le sue donne, probabilmente ricambiato. Così arrivammo a un accordo: feci la valigia e ci salutammo. Ma torniamo al dicembre del 1986. Una giornata fredda. Ma esistono giornate davvero fredde a Roma? Adesso mi sembra di non ricordarne, ma sono molte le cose che ho dimenticato. E le persone. Prima di uscire mi impomatai di gelatina i capelli, biondi e cortissimi. L’equipaggiamento era il solito: giaccone di pelle nera, jeans Wrangler e Clarks ai piedi. Destinazione università. Non per raggiungere le aule, sorde e grigie, come disse Mussolini riferendosi a ben altre stanze, ma i giardini, pieni di alberi e – soprattutto – ragazze. Avrei speso parte della mattinata per smaltire l’ennesima sbronza. Verso ora di pranzo ritenni di poter tornare a casa. Qualche centinaio di metri saltellando insieme all’autobus sui ciottoli di piazzale del Verano, dondolando a ogni brusca frenata, fermata dopo fermata, come palline di un albero di Natale. Sarà l’incoscienza sbruffona dell’età, ma coltivavo la piacevole sensazione che – come quell’autobus – avrei goduto di una corsia preferenziale. La mia ambizione era rimanere fuori dal traffico. Per essere felici – diceva Albert Camus – non ci si deve occupare troppo del prossimo.
Libero i ricordi, sgualciti e imbrigliati, si prendono giusto il tempo di guardarsi intorno e sgranchirsi le gambe e mi accompagnano sornioni nel tragitto che feci quel giorno. Scesi dal bus, i soliti quattro passi per lasciarmi la Tiburtina alle spalle. Aprii il cancello, entrai in ascensore. La vidi per la prima volta, Francesca. I capelli lunghi e mossi, neri come la pece, un sorriso luminoso quanto disarmante. Sorrideva, sì, proprio a me, mentre quei suoi grandi occhi verdi mi scrutavano divertiti. Improvvisamente allungò una mano e mi sfiorò i capelli dritti sulla fronte, un gesto spontaneo che mi sorprese. Scoppiammo a ridere. Due giorni dopo già dormivamo insieme, diventammo inseparabili. Aveva diciotto anni. Eravamo due bambini ma non lo sapevamo. Studiava Scultura all’Accademia delle Belle Arti, abruzzese, il padre emigrato in Svizzera. Il destino me l’aveva mandata tra le braccia, visto che abitava nel mio stesso pianerottolo. Divideva l’appartamento con altre studentesse. Furono giorni strepitosi, il classico grande amore. Tutto il resto del mondo divenne insignificante. Passavamo le nostre giornate a sfiorarci in silenzio o passeggiando per Villa Borghese. Fu un inverno insolitamente dolce. Ma non ci fu il lieto fine.

Cominciammo ad avere meno tempo per stare insieme. Mentre io continuavo la mia vita inconcludente, che a me sembrava romantica, lei si era messa a studiare. Non aveva le spalle coperte da un padre danaroso, l’Accademia doveva finirla in fretta per poi cercarsi un lavoro. Preoccupazioni che non mi sfioravano. Ci vedevamo la sera tardi. Al mattino, quando lei andava a lezione, rimanevo a letto. A volte mi alzavo e bevevo succo di frutta mescolato al Cointreau, una micidiale porcheria dolciastra che mi intontiva sino a pranzo. Cominciai a essere geloso dei suoi colleghi di studi. Divenni sempre più irrequieto, scostante. Lei se ne accorse, ne era dispiaciuta. Ma le cose non migliorarono. Rimanevamo senza parlare, come estranei. Ci amavamo? Contro questa certezza, come verso le tante altre di cui disponevo, il tempo si accanisce meticoloso, disseminando sulla mia strada dubbi consistenti come sassi. Poi accadde quello che non doveva accadere.

Potrei dire a mia difesa che l’altra mi incoraggiò a prendere un’iniziativa, ma la direzione della storia non cambierebbe di una virgola. Acquieterebbe i miei sensi di colpa, se non li avessi seppelliti da un pezzo. Una sera che Francesca sembrava non tornare mai, accettai di prendere un aperitivo da una delle sue coinquiline. Sapete come sono gli appartamenti abitati da studenti: non ci sono salotti, ogni spazio è sfruttato all’inverosimile dai proprietari per lucrare su ogni singolo metro quadrato. Quindi non sarebbe stato così stravagante sedersi sul letto per chiacchierare e ascoltare musica. Se solo non ci avesse trovato sotto le coperte. Non si mostrò comprensiva. A nulla valsero le mie scuse. Non voleva più vedermi. Stavo male ma finalmente avevo un motivo per ubriacarmi. Il ronzio della Tiburtina si mischiava a quello dei sentimenti infranti, dei cocci che mi giravano in testa, urtando tra loro e facendo fracasso.

Non mi arresi, naturalmente, e misi in atto una strategia scellerata che non fece altro che peggiorare la mia situazione. Era passato un mese da quando mi aveva lasciato. L’estate si avvicinava e con essa la certezza di una separazione irrimediabile. Le undici di sera o giù di lì. Me ne stavo a casa, smanioso e depresso, a sorseggiare l’ennesima birra. Quando a un certo punto sentii un rumore familiare: le portiere dell’ascensore che si spalancavano. La bloccai per un braccio. «Lasciami», sibilò. Esitai, dandole il tempo di sgusciare dietro l’uscio prima che potessi afferrarla di nuovo. Risi, una risata tetra. «Vieni fuori, devo parlarti, apri questa cazzo di porta o la sfondo», gridai. Il pianerottolo si affollò. Un happening di condomini. «Ma cosa fa, la smetta!» mi fece un tizio alto e grasso, mentre la moglie gli si stringeva al braccio. L’amministratore mi si avvicinò con fare ammiccante, bisbigliandomi all’orecchio: «Dai, sono stato giovane anch’io… ma adesso basta». Macchè. Finisco al commissariato di zona. Mio padre non mi rivolgerà la parola per mesi e Francesca cambierà casa, nascondendomi il nuovo recapito.

Luglio 1987. Provai ad intercettarla all’Accademia. Un’imboscata sulla via di Ripetta, a due passi da piazza del Popolo, in un mattino livido. Mi vide, mi venne incontro sarcastica: «Pensi di picchiarmi o posso passare?». Cos’altro aggiungere? Non rimaneva che ritirarsi. Partii, andai a Vienna, da lì a Budapest, dove rimasi tutta l’estate.

Fine settembre. Fu Akar, un comune amico curdo, a confidarmi il suo nuovo indirizzo, non prima di farsi promettere mille volte che non avrei fatto cazzate. Roma è bellissima in autunno, lo è sempre. Buttai giù un cicchetto, non per ubriacarmi, per farmi coraggio. Trovai la casa, una palazzina a tre piani, individuai il citofono, suonai. Rispose una voce di ragazza, scocciata. Lo divenne ancor di più quando le dissi il mio nome. «Ah, sei tu», commentò e non potei fare a meno di notare una punta di disprezzo. Salii le scale a piedi, secondo piano. Me la trovai davanti, Francesca. Non mi sorrise, non mi accarezzò i capelli, mi fece sedere, ironica: «Vuoi un bicchiere di vino?». «No, grazie». Mi vergognavo, le dissi che le volevo bene. Tutto davanti a quella specie di grigia sentinella della fermezza, lo stereotipo dell’amica cozza la cui presenza avrebbe impedito ogni cedimento emotivo. Scese presto il silenzio. «Adesso devo uscire», mi liquidò. «Va bene, mi è piaciuto rivederti», risposi e rimasi lì a seguire la mia frase volteggiare sgraziata nella stanza, rimbalzare sulle pareti della cucina fino a sgonfiarsi come un palloncino bucato. Me lo sarei rimesso in tasca, se avessi potuto, ostentando disinvoltura, magari fischiettando. C’è modo e modo di uscire di scena. Notai la cartolina che le avevo spedito dall’Ungheria appesa nell’atrio, affidata alla buona volontà di una puntina da disegno. C’era un’immagine della fortezza di Buda che si affacciava nell’appartamento. Dietro c’era scritto “ti amo”. Frase che solo il muro poteva leggere. Uscii in strada. Sapevo dove andare. La rosticceria sotto casa. Il fiasco di Chianti mi avrebbe fatto compagnia. Non c’era più rabbia dentro di me, solo dolore. E volevo berne fino all’ultima goccia. Stavolta è finita, pensai, e non avevo torto.

L’inverno porta con sé un set diverso di colori e odori. La sezione, che giammai avremmo chiamato circolo, l’odore inebriante della colla, polvere ovunque. Altri attori, pochi di talento e qualche mestierante di troppo, stuntman, duri-e-puri, millantatori di professione e centinaia di comparse più o meno inconsapevoli, turn over continuo di giovanissimi. Riunioni, manifestazioni, cortei, volantinaggi all’università, comizi improvvisati e, più raramente, scontri. La militanza politica come visione del mondo e prassi quotidiana, impegno e via di fuga. Una routine che mi assorbiva sempre di più, comprimeva vita familiare e affetti, fino a prendersi tutto il tempo, intervallato solo da esami universitari allungati come un elastico che per fortuna non finirà con lo spezzarsi.
Gorlim tra noi è il più schivo. Tanto da scegliersi per nom de plume un personaggio che ha una “parte” piccolissima e tragica nel Silmarillion: Gorlim “l’infelice” è colui che, ingannato da Sauron, per amore della moglie tradisce il suo signore e viene ucciso senza pietà.
Il “mio” Gorlim è un tignoso, uno che c’è sempre e sa cosa dire, senza esagerare. Mica lo so dove trova l’energia per fare quello che fa, è una macchina. Aveva fatto “carriera”, sino a diventare un leaderino del Fronte, stimato da chi conta. Non volle sentire ragioni: «Sarai il nostro candidato al municipio, ti appoggeremo tutti e sarai eletto».

Era passato più di un anno dall’ultima volta che l’avevo vista, mancavano pochi giorni a Natale. Ero in Toscana, dai cugini, ad aspettare l’anno nuovo. Attesa ingannata bevendo birra in quantità industriale. Quando abbassiamo la guardia, i pensieri che pensavamo di aver schiacciato si rialzano baldanzosi, come a volerci sfidare malgrado siano pesti. E se fosse a casa dalla madre per le feste? mi domandai. Feci il suo numero di telefono “abruzzese”. Rispose. La testa mi girava. Non parlavo. Lei ripeté “pronto” una volta, due. «Leonardo, sei tu?». Rimasi in silenzio, smascherato, poi dissi sì. «Come stai?» mi chiese, affettuosa. Sentii che ricominciavo a respirare, lentamente. «Bene, adesso». Parlammo qualche minuto. Si accorse che ero ubriaco e ci scherzò su, indulgente. «E’ stato bello sentirti», mi disse.

«Cosa resterà di quegli anni rampanti dai miti sorridenti, allegri e depressi di follia e lucidità?». Non bisognerebbe ascoltare lo stereo, in macchina. Certe vecchie canzoni accendono la miccia corta dei ricordi. Si fanno beffe della nostra maturità, ci strattonano per il bavero, ci tolgono il fiato, aprono feritoie e ci scrutano dentro. Già, cosa rimarrà? Craxi o il Drive In? Blade Runner o i paninari? Il mundial di Spagna o i funerali di Almirante e Berlinguer? La strage dell’Heysel o la caduta del muro di Berlino? Icone sbiadite eppure tenacemente vive nell’immaginario di tutti noi. «Anni di fango» come li chiamava Montanelli? Forse, ma non per me. Sono passati quindici anni dall’ultima volta in cui ci siamo sentiti. Non ho più vent’anni, ho superato di slancio i trenta per affacciarmi alla soglia dei quaranta. Sono più razionale, almeno credo. Ho avuto altre donne, naturalmente. Il tempo di laurearmi e mi sono ritrovato nello studio legale di un amico di mio padre. La politica continua a riempire le mie giornate, in contenuti e forme diverse. Dimenticavo: è da tanto tempo che chiamo Gorlim e Beren con i loro nomi “borghesi”: Nino e Gianni.

Una sera d’inverno del 2001. Mia moglie è in settimana bianca con una coppia di amici. «Andate voi, vi raggiungo», l’avevo rassicurata. Gli impegni istituzionali e la mia incrollabile indolenza mi trattengono a Roma, difficile dire se riuscirò a liberarmi. Se lo vorrò. Era nata come una passione, la politica. E a volte sembra solo un lavoro, mi dico cercando riparo dalla pioggia leggera ma insistente in una libreria del centro. Mi aspettano in provincia, una trentina di chilometri fuori dal raccordo. «Ci saranno almeno cento persone. Sono voti sicuri, gente che vuole parlare con te», cerca di scuotermi al telefono Nino, sentendomi distaccato. «Passo a prenderti a casa?», propone. «No, ho dei giri da fare prima, vengo con l’autista». «L’autista? Pensi sia opportuno per una cena di partito?», m’interroga. E già so che sta misurando l’effetto che potrebbe fare sulla base il mio arrivo in auto blu, i pro e i contro, la suggestione del potere e il fastidio per il privilegio. Lui è da sempre il contabile della mia immagine politica. Torno a casa, non sono ancora le otto ma è buio pesto. La casa è silenziosa: il vantaggio di vivere in una zona elegante. Dovrei radermi, scegliere cosa indossare domattina per l’intervista alla Rai. Non ho voglia di stringere mani, distribuire sorrisi, assumere impegni che mi inseguiranno come cani dolenti e arrabbiati. Mi siedo in poltrona, accarezzo la scatola dei sigari. Sono così belli e compatti che quasi mi dispiace fumarli. Apro l’elenco telefonico, cerco il suo nome: c’è. Sorrido. L’abbigliamento è troppo formale. Frettolosamente indosso jeans, camicia e maglione senza preoccuparmi degli accostamenti, è competenza che ho delegato a mia moglie. Afferro il Barbour e vado.
Trovare la casa è facile. Lo è meno trovare il coraggio per annunciarmi. Il telefonino continua a squillare. E’ Nino. Poi Gianni. Provano anche a nascondere il numero, l’amicizia sa essere spietata. Non rispondo, non saprei cosa dire. Gli mando un sms: «problemi… domani vi dico… giustificatemi». Risponde Nino: «vaffanculo, la prossima volta a chi li chiediamo i voti?».
Come reagirà, mi chiedo. Non potrei sopportare l’indifferenza. E se non mi riconoscesse subito? Sarà ancora bella? Sarà sposata? E se ad aprirmi venisse il marito, mi presento come un vecchio amico? Cammino lentamente in compagnia delle mie perplessità, confido di seminarle, si stancheranno. Vedo la luce che si accende nell’ingresso del palazzo, qualcuno sta rientrando. Bene, accelero il passo ed entro. Una persona apre la porta dell’ascensore, si ferma ad aspettarmi. Quando si volta, la riconosco. E’ lei, sempre bella. Una donna a trent’anni è al culmine della bellezza. Ci sorridiamo. Siamo nuovamente soli in un ascensore. Mi abbraccia, ridiamo. «Quando tempo», diciamo quasi in coro. Entriamo in casa, non c’è nessuno e tiro un sospiro di sollievo che libera vigliaccheria e presunzione. «Aspettami qua», mi dice indicandomi il tinello. «Prendi da bere, c’è del cognac nel mobile bar». «No, meglio un caffè». «Non dirmi che sei diventato una persona seria?». «Proprio no», le rispondo alzando il tono della voce perché la sento armeggiare in un’altra stanza, i passi che si avvicinano. Mi volto a guardarla. «Come sei bella, Francesca…». «E tu sei sempre quel ragazzo troppo sicuro di sé...». Abbasso gli occhi, ho perso molta della fiducia che avevo in me stesso, ma non glielo dico. Parliamo un po’, insegna storia dell’arte in un liceo romano. Quando inizio a raccontarle di me, mi blocca con un cenno della mano. «So tutto, Akar mi tiene informata» si giustifica leggermente imbarazzata. Non so cosa comprenda quel tutto, non vedo Akar da almeno dieci anni. Preferisco non indagare. Mi guarda, dice: «Peccato, rovinasti tutto, ti amavo davvero». «Mi amavi?», protesto debolmente. «Con tutta me stessa, sei stato il primo e saresti stato anche l’ultimo, se solo non avessi rovinato tutto». Ci sfioriamo le mani. Ci diamo un bacio leggero sulla bocca. «Aspetto una persona» dice. Poi aggiunge: «Ne aspetto due, veramente», e si tocca la pancia, sorridendo. C’è qualcosa di misterioso e di meraviglioso nella donna che coltiva una vita dentro di sé, un coraggio e una determinazione tutte femminili nell’affrontare il futuro.
Usciamo in strada, Roma è sempre uguale a se stessa, traffico congestionato, clacson, voci, rumori. Non è una città, è una poesia. Persino i barboni qui conservano una dignitosa aria bohémienne, sembrano avere uno scopo, aderiscono alla scenografia.
Camminiamo fianco a fianco, come se ci fossimo lasciati ieri, senza parlare. Sembra altissima e io basso: la brutta abitudine di camminare un po’ curvo, ripiegato su me stesso.
«Ti accompagno alla macchina», mi dice. Passo davanti alla berlina, all’autista incerto. Lo gelo con lo sguardo, scuotendo appena la testa. Facciamo un’altra ventina di passi e mi avvicino a una vecchia Fiat Tipo dalla targa anonima, facendo finta che sia la mia. Non mi fa domande. Non le faccio domande. Ci abbracciamo.

Non l’ho più cercata. Non mi ha più cercato.

lunedì 10 dicembre 2007

Il portale web del comune di Avezzano tra i finalisti del Premio Web Italia 2007

Buongiorno a Fra e a tutti i miei amici bloggers, dopo un lungo periodo di assenza eccomi qui … In questo periodo non riesco ad essere in ufficio spesso ma ho trovato un attimo per segnalarvi che abbiamo da poco presentato il nuovo portale del comune di Avezzano già citato nelle cronache nazionali per essere stato tra i primi enti in Italia ad ottemperare alle disposizioni di legge, volte a favorire l'accessibilità del portale istituzionale ai soggetti diversamente abili (legge 4/04 c.d. legge Stanca).
Il progetto "Portale web integrato multicanale del Comune di Avezzano", realizzato da Internet Soluzioni con il CMS ISWEB, è entrato nella rosa delle nomination al PremioWebItalia 2007 per il Premio Speciale Pubblica Amministrazione.
Sono solo altri 4 i progetti in nomination per il premio speciale, scelti tra gli oltre 2.600 progetti in concorso. Il portale comunale è quindi ufficialmente tra i finalisti candidati a vincere il PREMIO WEB ITALIA il prossimo VENERDI 14 DICEMBRE.
Speriamo bene…
Potete approfondire l’argomento all’indirizzo
http://2007.premiowebitalia.it/lista.asp?fase=3&tipo=115&tipo2=5
Fra spero di riuscire a passare uno di questi giorni…
Baci

venerdì 7 dicembre 2007

Una simpatica condomOna

Oggi, uscendo dal'appartamento del mio amico-collega Stefano " Logan ", situato nella zona nord di Avezzano, mi sono imbattuto in un annuncio a dir poco atipico, affisso sul retro del portone d'ingresso. Non ho potuto fare a meno di portarlo con me ..
Da leggere attentamente


7 minuti di ... spensieratezza per iniziare bene il week end ...



Ringrazio il grande maestro per la consulenza.

virtual life


foto di Francesco Scipioni


Rovistò nelle tasche del vecchio soprabito cercando le chiavi. Tirò fuori un pacchetto di sigarette, il cellulare scarico, una manciata di scontrini ed infine riuscì a mettere le dita sulle chiavi. Il metallo freddo gli diede un certo fastidio al contatto con le falangette spellate dal suo continuo rosicchiarsi le unghie. Sbloccò le tre serrature di sicurezza, si diede una sistemata ai capelli bisunti, si infilò gli occhiali-schermo, gli auricolari, i guanti sensoriali e, sospirando profondamente, entrò in casa. Gli si fecero incontro correndo i suoi tre meravigliosi bambini.La casa era pervasa da un invitante odorino di arrosto. “è arrivato papà, è arrivato papà” urlavano felici i tre pargoletti e prendendolo per mano lo scortarono in cucina. Si affacciò quasi tremante e si trovò di fronte la sua bellissima moglie che con i guanti imbottiti teneva un succulento pollo su un vassoio d’acciaio lucidissimo. “Ciao amore” le sussurrò lei con malcelata malizia, avvicinandosi al suo orecchio destro e quel leggero alito profumato lo fece trasalire. I bambini lo aiutarono a sfilarsi il cappotto di cachemire e lo accompagnarono a tavola. Sua moglie uscì dalla cucina con il vassoio in mano, affascinante ed elegante come non mai e lui, guardandosi intorno in quell’ accogliente sala da pranzo, fu commosso da quella meravigliosa atmosfera familiare che preannunciava una serata coi fiocchi. L’odore dell’arrosto insieme a quello dei fiori freschi nei vasi della sala lo stordivano al punto che pensò di non meritare tutto quel ben di Dio. La vita sembrava essere stata molto generosa con lui. Guardò per un’ ultima volta la felice famiglia riunita ed una lacrima inaspettata si affacciò dai suoi occhi. Chinò la testa e giunse le mani quasi a voler pregare. La lacrima stillò cadendo direttamente sugli occhiali-schermo insinuandosi tra il vetro e la montatura. La soluzione salina andò a bagnare i microchips che cominciarono a cortocircuitare. Sentì un leggero odore di plastica bruciata e di colpo, con un bip, si fece buio. Rimase fermo col capo chino per qualche minuto. Il buio era tornato nella sua vita solitaria. Si sfilò i guanti, tolse gli auricolari ma aspettò ancora qualche minuto prima di togliersi gli occhiali-schermo. Poggiò le mani sul tavolo col palmo rivolto in basso. Il tavolo ora era freddo e ruvido, tastò per un po il piano in fòrmica tutto rovinato e mestamente ammise di riconoscere la sua realtà. Avrebbe dovuto comprare il modello di occhiali impermeabile, ma costavano troppo di più. Aveva risparmiato sul modello ma non sulla varietà di situazioni che poteva sviluppare anche se alla fine aveva finito con l’affezionarsi a quella famiglia che aveva visto poco prima. Tolse gli occhiali. Dalla finestra filtrava la luce delle insegne al neon della strada e la luce dei fari delle auto passava la stanza come uno scanner. Si guardò intorno e seguendo la scansione gli si presentarono tutte le suppellettili. Erano mesi che non le vedeva perchè in casa usava sempre gli occhiali virtual-family. I produttori raccomandavano di non farne un uso intensivo per non perdere troppo il contatto con la propria vita ma alienarsi da quella realtà di merda era proprio quello che lui desiderava. E di merda era l’aria che si respirava in casa. Arricciò il naso raggiunto da una puzza improvvisa e terribile. La spazzatura era lì da buttare chissà da quanto tempo ed il sacco sembrava muoversi, dotato di vita propria. Il rumore eterno, costante del traffico lo colse di sorpresa svegliandolo totalmente da quel torpore in cui era rimasto. Era ancora seduto, con le mani sul tavolo. Scosse la testa e si alzò di scatto deciso a liberarsi da quel fetore. Si infilò il sudicio soprabito e prese la spazzatura. Eppure era abituato alla puzza del mattatoio dove lavorava, alla nebbiolina umida e appicicosa che veniva fuori dalle bestie squartate e appese nell’enorme laboratorio. Le interiora dei bovini puzzavano come poche cose al mondo ma era un odore particolare, caldo che ti si appiccicava su per le narici, sulle mucose e che ti portavi a casa sempre, ogni sera. Avrebbe desiderato infilarsi lo spazzolino da denti su per il naso e grattare per ore pur di rimuoverlo. Non aveva ancora elaborato un pensiero da quando si era spento lo schermo ma una volta ripreso pienamente contatto con la mesta realtà gli occhi si riempirono di nuovo di lacrime, e stavolta non di gioia. Si ritrovò immerso in quella vita che aveva disperatamente cercato di cambiare ma che gli si era crudelmente presentata come un pantano in cui era rimasto piantato. Si ritrovò in quel futuro così diverso da come lo aveva immaginato da ragazzo così dannatamente duro e solitario che la puzza della spazzatura rappresentava l’odore della sconfitta. Niente profumi preziosi, ne odori di manicaretti succulenti ma solo l’odore straziante della solitudine che sa di mozziconi di sigaretta bruciacchiati e dei piatti monoporzione riscaldati al microonde. Né il dolce suono della voce dei suoi bambini mai nati o della moglie mai avuta, ma solo il sottofondo costante del traffico della sopraelevata a pochi metri dalla finestra: un rombo continuo, incessante, snervante ma era anche l’unico suono a tenergli compagnia e che gli evitava di sentirsi nelle orecchie il battito del suo cuore quando cercava di dormire. Aprì la porta con il sacco in mano. Il sudicio corridoio gli si parava davanti più lungo che mai e l’ascensore non era mai sembrato così lontano. Il sacco diventava ad ogni passo più pesante. Passò davanti a decine di porte e da ognuna di esse usciva fuori una traccia di vita: voci, odori, rumori lo investivano in maniera quasi dolorosa. Ogni appartamento un pianeta, un mondo a parte. Sentiva voci in lingue diverse e, visto che era ora di cena una moltitudine di odori lo circondavano: aglio, cuscus, ragù, arrosto. Dovette prendere il sacco con tutte e due le mani, tanto era diventato pesante. Musica, canti, risate....tutto in venti metri di corridoio. E tutta quella vitalità lo faceva sentire ancora più solo. Il sacco ormai pesava cento chili e non c’era altro modo di portarlo fuori se non trascinandolo.................
continua (forse)

giovedì 6 dicembre 2007

NON RESPINGERE I SOGNI PERCHE' SONO SOGNI

da La voce a te dovuta ~ Pedro Salinas ~


foto di Francesco Scipioni


Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

Books again ..



Magnum Magnum
Prezzo € 150,00
Dati 2007, 568 p., ill., rilegato
Curatore Lardinois B.
Traduttore Di Lella L.; Marano G.
Editore Contrasto DUE

Questo libro è un omaggio ai 60 anni di visioni e immagini della Magnum Photos, l'agenzia e cooperativa di fotografi. Volume senza precedenti quanto a dimensioni e ambizione, contiene oltre 400 fotografie di membri della Magnum, dai maestri riconosciuti della fotografia del XX secolo - tra i quali Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Ève Arnold, Mare Riboud e Werner Bischof - ai talenti moderni e agli astri nascenti di oggi, come Martin Parr, Susan Meiselas, Alee Soth e Donovan Wylie. Ogni fotografo è rappresentato da sei opere, scelte e commentate da un suo collega.

mercoledì 5 dicembre 2007

Polemica Aphex Twin



Ha destato clamore e polemiche sabato 1° dicembre l'improvviso annullamento all'ultimo momento di uno dei concerti più attesi della stagione, quello di Richard David James alias Aphex Twin - che avrebbe dovuto esibirsi dapprima nella spaziosa location dell’ex Fiera di Roma in Via Cristoforo Colombo e quindi, dopo un mancato permesso del Comune di Roma, al più circoscritto Zen Platz nei pressi del LunEur.
Le polemiche sono nate soprattutto dal fatto che il comunicato relativo al definitivo annullamento è arrivato solo nel pomeriggio di sabato, e quindi dopo che molti appassionati erano già partiti o addirittura arrivati a Roma, in alcuni casi dopo aver preso (ed essersi pagati) il treno o l'aereo.

Il promoter DNA Concerti oggi ha finalmente rilasciato un comunicato in cui fa una dettagliata cronistoria degli eventi: dalle autorizzazioni per l'utilizzo della ex Fiera, prima informalmente concesse e poi negate dal Comune, alla ricerca di una location alternativa, considerata del tutto a sorpresa inagibile all'ultimo minuto.
Ecco, parola per parola, quanto detto da DNA:

"Dopo aver confermato con l'artista la sua apparizione romana, DNA Concerti e Rialtosantambrogio individuano nella ex Fiera di Roma la location idonea, non fosse altro perchè da tempo divenuto insieme al Palazzo dei Congressi "il" luogo per gli eventi di musica elettronica destinati a un grande pubblico (lo stesso concerto di Aphex Twin nel 2005, il Cocoon Party dell'anno dopo, e tre edizioni di Amore, in attesa di sapere se la quarta, già annunciata, vi si terrà davvero, come fin qui pubblicizzato).
Il Gabinetto del Sindaco, competente all'utilizzo dello spazio, informalmente accetta e concede il padiglione 23, dove vengono svolti sopralluoghi e acquisita la certificazione di impatto acustico. Solo a prevendita e promozione inoltrate, lo stesso Gabinetto del Sindaco ufficialmente non autorizza l'utilizzo del padiglione adducendo vari motivi (rivelatisi nei giorni seguenti non veritieri), fino all'ultimo che vuole l'ex Fiera utilizzabile solo per eventi istituzionali, quindi non commerciali.

A quel punto, fra la scelta di arrenderci e cancellare lo show, rinunciando alla possibilità unica di ospitare una delle quattro date mondiali per il 2007 di Aphex Twin, e quella di riprendere la ricerca di uno spazio alternativo e privato (che non avevamo peraltro del tutto abbandonato, pensando che "...non si mai"), abbiamo optato per la seconda, trovando peraltro in tempi molto rapidi una location appropriata: lo Zen Platz, struttura di imminente inaugurazione all'interno del LunEur che il caso benigno voleva pronta giusto per la data dello spettacolo. Purtroppo, nonostante avessimo preso tutte le precauzioni per assicurarci che non ci sarebbero stati intoppi, ci siamo scontrati contro un inatteso parere negativo dato del tutto a ridosso dell'evento dalla Commissione Provinciale di Vigilanza inviato a certificare l'idoneità tecnica dello spazio a ospitare manifestazioni. Riteniamo opportuno sottolineare che è previsto un secondo sopralluogo da parte della stessa Commissione per mercoledì 5 dicembre (a quindi quattro giorni di distanza), a conferma del fatto che le eventuali mancanze della struttura venivano giudicate rimediabili in poco tempo e, dunque, logicamente, non gravi o strutturali; eventuali manifestazioni che potrebbero tenersi nello stesso spazio da qui a breve potrebbero testimoniare quanto sopra.
A nulla sono valsi i nostri tentativi presso il Comune di Roma al fine di recuperare in extremis lo spettacolo presso la ex Fiera, tanto è che nella mattinata del 1 dicembre ancora lo stesso Gabinetto del Sindaco ci vietava l'utilizzo del padiglione 23, e alle nostre preoccupazioni circa le migliaia di persone che sarebbero affluite all'Eur ci si rispondeva che era un problema della Prefettura di Roma."

DNA Concerti ha voluto quindi esprimere le seguenti considerazioni:

"1) Non si capisce con quale criterio e arbitrio la Segreteria del Sindaco conceda l'utilizzo della Ex fiera di Roma, luogo pubblico, ad alcuni sì e ad altri no;
2) A Roma non esistono spazi idonei a svolgere iniziative di caratura internazionale adeguati alle 5000 persone;
3) Con quali giustificazioni ora il Comune di Roma concede l'ex Fiera per Amore 08, senza porsi, per questo evento, questioni e scrupoli legati al carattere commerciale dell'iniziativa (previsto un biglietto di ingresso a 35 euro), e addirittura lo assume magari ad evento istituzionale?

Per noi è impossibile non assumersi delle responsabilità di fronte all'annullamento, all'ultimo minuto, di un evento di questa portata e importanza, annullamento che coinvolge e danneggia migliaia di appassionati, delle cui vicissitudini conseguenti a quanto accaduto siamo perfettamente a conoscenza.
Resta la convinzione di aver fatto quanto possibile per regalare a queste persone il concerto di Aphex Twin nonostante i tanti ostacoli incontrati. Ma ci sembra anche inevitabile portare l'attenzione sulle vere ragioni che hanno reso questo concerto impossibile, riconducibili da un lato alla più volte menzionata mancanza di spazi adatti a manifestazioni di questo tipo (in una città che si vanta di essere fra le prime al mondo dal punto di vista culturale), dall'altro alla mancanza di attenzione e sensibilità della sua Amministrazione sia nei confronti di un evento di tal portata nonché degli operatori che hanno messo la propria attività a repentaglio per assicurare la manifestazione nella città, facendolo – ci piace sottolinearlo – senza chiedere né soldi né contributi né patrocini, perché convinti che l' organizzazione di grandi spettacoli musicali possa evitare di gravare sul bilancio comunale.
Questo mentre la stessa Amministrazione, spiace constatarlo, l'attenzione e la sensibilità di cui sopra sembra invece darla ad altre manifestazioni, simili ma probabilmente non di maggior portata culturale, né necessariamente – dati di affluenza alla mano – più attese dal pubblico...

Anche a nome dei tanti altri operatori che potrebbero raccontare storie simili a questa, crediamo e chiediamo che i tanti sforzi profusi e i risultati ottenuti giustifichino un diverso e più rispettoso trattamento da parte dell'Amministrazione, non fosse altro per continuare a credere di operare in uno Stato di Diritto."

Infine, DNA Concerti riporta una dichiarazione di Ned Beckett, agente di Richard D. James (Aphex Twin) e suo portavoce ufficiale per tutto ciò che riguarda l'annullamento della data romana, per chi (comprensibilmente) può aver pensato che sia stato l'artista stesso a far annullare la data, non sentendosi in qualche modo tutelato:

"Tutto è stato perfetto dal punto di vista di logistica e produzione dell'evento. E' davvero una fregatura, ciò che alla fine è successo.
Sia io che Richard non abbiamo minimamente l'impressione che ci siano state, sotto qualsiasi punto di vista, mancanze di DNA Concerti. E' facile vedere che voi (DNA, ndr.) siete stati trattati veramente male da un'Amministrazione ottusa. [...]
Io ho in programma di fare con Richard e gli stessi promoter un evento ancora più grosso nel 2008".

Nel frattempo accontentiamoci cosi'..

Lettura della settimana - Anni 70 di Howard Sounes

Ho quasi terminato di leggere il libro che ho cominciato a la scorsa settimana. Lo consiglio vivamente a chi abbia voglia di farsi un idea del contesto socio culturale e creativo del periodo in cui mentre la maggiorparte di noi faceva capolino nel club "Maschere e Paradossi" intorno a noi un universo di arte, musica, cinematografia e letteratura trovava la sua massima espressione. Il decennio 70 - 80 ha prodotto un numero sorprendente di film, dischi, libri e quadri che sono diventati classici. Sono gli anni in cui hanno cominciato ad affermarsi registi come Woody Allen, Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, e musicisti come David Bowie, Bob Marley e i Clash. Gli architetti hanno rivoluzionato il design, creando strutture di culto come l'Opera House di Sydney e il Centro Pompidou, mentre Gilbert & George hanno aperto la strada all'arte concettuale. E gli anni Settanta sono stati anche il decennio del grande intrattenimento: dalla suspence dello "Squalo", che segna la nascita del successo in cassetta, ai romanzi sofisticati di John Updike, dall'aggraziato fumetto di Snoopy alla comicità dell'assurdo dei Monty Python. Howard Sounes racconta le storie dei personaggi chiave di tutti i settori della cultura - molti dei quali ha intervistato - e rivela dieci anni di straordinaria creatività artistica: "un periodo in cui le regole stavano cambiando, in cui gli uomini e le donne rompevano le relazioni quando si sentivano oppressi, gli uomini potevano esprimere liberamente ruoli più femminili, e viceversa ".



Anni Settanta. La musica, le idee, i miti
Sounes Howard
Prezzo € 15,00
Dati 2007, 533 p., ill., brossura
Traduttore F.Grillenzoni
Editore Laterza (collana Contromano)

Last Van Sant

PARANOID PARK

martedì 4 dicembre 2007

Oltre il circolo polare

Io ed il mio amico Rudolf,
la scorsa primavera nel lontano, lontano Nord....

Lo scorso anno, per trovare un po' di neve siamo dovuti arrivare in Norvegia. Quest'anno?? You control climate change!

Lezioni di .. dialetto marsicano .. con Pirulitt

TRATTO DA COMMENTI AL POST 90'S :

" ancora co sti ;) ...ma la smitti....ehhh io lo so chi ti contagià....niente spazi, simboli, abbreviazioni.... comunque sta cagata è de quando tu ancora stivi a compilà in basic je programma deje benzinaio sottaccasta. Aseno. "

Insomma, una lingua a dir poco originale .. come la sua musica ..

lunedì 3 dicembre 2007

Politica estera.....

In risposta alle preoccupazioni per le congiunture di oggi.
Un uomo, un mito....





Good Afternoon

In questa grigia e malinconica giornata autunnale siamo qui riuniti, io, Pirulo, Paoletta bella ed Oz, per il momento .. a proporre digressioni musicali di questo o quel tipo mentre la vita scorre lenta nel suo incedere caotico ed irrazionale, e menti deviate continuano a governare il mondo ..


90's


Un saluto a Fra, Paola, Oz, Billi, Roberto e tutti quanti del posto.

sabato 1 dicembre 2007

Un lungo viaggio. Marte



La Nasa spedirà uomini su Marte entro qualche decennio.
Staranno nello spazio per circa 30 mesi e viaggeranno su un'astronave pesante 400 tonnellate.

L'inizio della missione è programmato per il febbraio 2031, ma l'agenzia spaziale Usa non prende impegni.

Sono questi i dettagli emersi da un meeting tenuto a Houston, in Texas.
Il viaggio fa parte del progetto spaziale lanciato da George W. Bush nel 2004, che prevede anche il ritorno americano sulla Luna entro il 2020.
L'astronave sarà assemblata in orbita terrestre e funzionerà a propulsione criogenica, cioè con carburante conservato a bassa temperatura.

Si prevedono costi stratosferici ma ancora vaghi: la Nasa parla infatti di una cifra tra i 20 e i 450 miliardi di dollari.

Prima degli astronauti, partiranno due navicelle cargo con a bordo l'occorrente per la permanenza umana sul pianeta rosso. Lanci previsti: dicembre 2028 e gennaio 2029.

Il viaggio d'andata durerà 7 mesi, durante i quali la ciurma coltiverà frutta e verdura per il proprio sostentamento. Gli uomini potrebbero restare su Marte 17 mesi, servendosi di energia nucleare per le esigenze del loro habitat.

I membri della spedizione dovranno essere totalmente autosufficienti per tutta la durata dell'impresa. L'astronave sarà quindi dotata di sistemi per il riciclaggio di aria e acqua e di attrezzature mediche avanzate.
Rimangono insoluti molti problemi, tra cui quello dell'eccessiva esposizione dei futuri astronauti alle radiazioni cosmiche.
Per questo motivo, la Nasa propone di utilizzare la Luna come "campo d'addestramento" per il viaggio su Marte.

Project Mars

venerdì 30 novembre 2007

giovedì 29 novembre 2007

Fitness & Spider Car

Good morning People. Oggi una giornata a dir poco "particolare" per diversi motivi. Perché la mia vita prende la giusta direzione, perché il mese di novembre volge al termine portandosi via tutte le vicende nefaste legate ad esso.



Soprattutto perché oggi rimetterò in movimento il mio corpo pigro e lento, nella nuova palestra " Empire ", in cui il noto istruttore di fitness Klaus " Ragno" Salvatore svolge corsi di Extreme Spinning e Total Body.


I suoi migliori atleti avranno diritto ad un premio eccezionale. Un giro sulla sua nuova auto, con istruttrice in minigonna alla guida. Insomma .. provare per credere

Ecco perchè mi piace così tanto ..



By David Lynch

mercoledì 28 novembre 2007

Francesco guarisci presto

A Francesco che giaceva fino a poco fa nel letto di Paolina, l'augurio di riprendersi al piu` presto, per potersi gettare in una serata come questa, sulle note house del maestro Louie Vega.
I club romani vi aspettano e io pure! Un bacione a tutti, Nadia.

Le sorprese dell'arte



Ieri mi sono imbattuto per caso in un libro su Maurits Escher. Come giovane artista ha ritratto strade e scorci di vicoli. Data la sua nazionalita', mi sarei aspettato angoli di Amsterdam, Harleem, o L'Aia. E invece....riconoscete il paese? Ma si' e' l'incantevole Scanno!!
Ero al corrente della sua passione per l'Italia, ma non sapevo ammirrasse cosi' tanto il nostro Parco Nazionale! A quanto pare, Esher era particolarmente affascinato dalla campagna italiana ed aveva un debole particolare per il bellissimo borgo marsicano a due passi da casa nostra....Un pizzico di orgoglio per la nostra terra!

martedì 27 novembre 2007

Per tutti voi ... Remo Anzovino



Dall'esilio in Largo Fochetti (Garbateja)

Un saluto a Francesco, Paola, Angelo, Paolo, Cristian (con l'h o senza), Il Ct dell'Avezzano Calcio campione d'Italia e d'Europa :il Mister Andrew Sfutani e tutti gli altri che ora non ricordo ..

lunedì 26 novembre 2007

giovedì 22 novembre 2007

File Ricevuto....grazie Angelo

Almeno questo di vinile l'ho salvato.....Mi piace troppo



Little Fluffy Clouds, the Orb

ALTALENA DI UMORI.

LUNAUTA






Chiami, un amico tutto contento e baldanzoso, per sentire cosa sta facendo, risponde e..........IL MALE!!!!
Un saluto a tutti quelli che quando ti rispondono al telefono........IL MALE!!!!
P.S. le tasse sono belle da pagare.......Mah!!!!

mercoledì 21 novembre 2007

E' QUASI ORA DI ANDARE.


In questi ultimi giorni, causa rallentamento lavoro, la ruota fissa delle vacanze sta tornando alla ribalta.
Facevo un giro in rete per cercare un posto adeguato alle mie esigenze. Penso di aver trovato il luogo giusto dove passare una settimanella in tutta tranquillità. Partenza immediata. Vi manderò una cartolina.

The thin red line between imagination self-persuasion and splitt personality

Per Personalità si intende l'insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali che definiscono il nucleo delle differenze individuali nella molteplicità dei contesti in cui la condotta umana si sviluppa.
Ogni nucleo teorico in psicologia concettualizza la personalità entro modelli diversi, adoperando metodi, obiettivi e modalità d'analisi anche molto dissonanti l'uno con l'altro.

Wikipedia

Buonjazz a tutti




The Third Man
Enrico Rava Stefano Bollani
Etichetta ECM Records
Prezzo € 19,40

L '11 Ottobre é uscito questo bel disco, su etichetta ECM Records. Devo dire che Bollani non finisce mai di stupirmi. Il bambino che voleva diventare cantante e che ha cominciato a suonare la tastiera solo per gioco, oggi é tra i più talentuosi jazzisti internazionali. Diplomato al conservatorio di Firenze nel 1993 dopo una breve esperienza pop con Raf e Jovanotti è diventato velocemente uno dei pianisti jazz italiani più apprezzati da critica e pubblico. Lo stile di Bollani è particolarmente eclettico e ricchissimo di citazioni musicali, musica colta e canzonette. Ama scherzare ed improvvisare con il pubblico, e non disdegna collaborazioni originali, ad esempio quella con Bobo Rondelli con il quale ha inciso l'album Disperati intellettuali ubriaconi, oppure quella con David Riondino e la Banda Osiris. Nonostante la giovane età Stefano ha duettato con Gato Barbieri, Lee Konitz, Pat Metheny, Michel Portal, Paolo Fresu. Bollani ha all'attivo 17 Album pubblicati in Europa, 4 in Giappone, due libri e un sito Internet spettacolare, che consiglio vivamente di sbirciare ( ho linkato l'indirizzo sul titolo del Post ). Quella con il suo mentore, il trombettista triestino Enrico Rava, é senz'altro la collaborazione più importante e prolifica.
Una perfetta simbiosi artistica e spirituale ..

martedì 20 novembre 2007

E con questo....buona serata

Due amici e una pizza



Angelo non ti vorrei allarmare ma stasera io ho FAME ..

Il vero "Angelo"



TORI AMOS - SHE'S YOUR COCAINE

Crime Show



Siamo in piena era CrimeBusiness. La finzione non interessa più il popolo televisivo. E la realtà la fa da padrona. Omicidi, torture, efferatezze degne del miglior Jack regnano sovrane tra le trasmissioni più seguite, nei dibattiti e soprattutto nelle coscienze comuni. Cosi' gli apprezzabili format di C.s.i., Coldcase, N.c.i.s., Senza Traccia etc.. sono spodestati da Cogne, Garlasco, Brescia, Perugia. Il fratello di Meredith Kercher, la ragazza uccisa a Perugia, chiede che finisca la spettacolarizzazione del caso sui giornali italiani. " Quando ho visto pubblicata la foto di mia sorella distesa sul pavimento della sua camera da letto, ho creduto di sognare, ho pensato che non poteva essere vero ", afferma Lyle Kercher in un'intervista alla 'Stampa'. " E' intollerabile, davvero intollerabile. Lasciateci il diritto di soffrire in pace ".

C'era una volta.....

Copio dal blog di Beppe Grillo:

"C’erano una volta... la sicurezza per le strade, il posto di lavoro, la Giustizia, industrie ora scomparse, un territorio non ancora depredato. L’informazione era serva, ma non ancora del tutto puttana.
C’era una volta il futuro, una parola che oggi non vuole dire più nulla, che fa paura. Meglio investire tutto nel presente. Il futuro penserà ai debiti.
I nostri figli sono diventati precari a carico, senza certezze. L’unica è che vivranno peggio di noi. I nostri conti correnti si sono prosciugati. La casa è diventata un bene di extra lusso, un oggetto di speculazione.
Il Paese è più povero, più triste."

Beppe Grillo si riferisce nel post a Berlusconi. Io evito di individuare degli orchi cattivi, e tendo ad indentificare la classe politica incapace (destra sinistra...bipartisan) come causa della nostra realta'.....

Ma chi puo' dire che la descrizione non sia fedele?

lunedì 19 novembre 2007

.. a te che ascolti il mio disco forse sorridendo

Oggi con Giamp in libreria si discorreva sul grande Rino Gaetano, della recente fiction a lui dedicata e si ascoltavano le sue canzoni, in attesa della serata che ci proporrà uno speciale alle 23:30 su Raidue, curato dall'ottimo Minoli nel suo " La storia siamo noi ". Memorabile la sua performance live ..

Veramente un blog di tristi.

Let Me In (Mike Francis)

Aggiungi al mio profilo | altri Video

Quattro minuti di solidarietà

Questa mattina la radio trasmetteva questo brano dei Mattafix, e la mia solita mente deviata elaborava concetti del tipo .. però! commerciale ma carino. Poi ho cominciato ad ascoltare il testo e sono andato a vedere su Youtube .. chissà che Natale di merda passeranno qui, mentre noi stiamo scegliendo il nuovo cellulare ..

Living in Darfur - Mattafix

BUONGIORNO BASTARDI.

venerdì 16 novembre 2007

.. vibes from

Mi trovo in un Internet Point di Pescara. Mi sono fermato qui prima di andare a pranzo per salutarvi. E' un locale grande, situato in centro, con due vetrine che danno su Via Marconi, a quest'ora invasa di auto brulicanti di spergiuri, isteriche, e ansiosi del traffico cittadino e del telefonino. Fuori piove, il cielo é plumbeo, gli scrosci delle auto si mescolano al sound di sottofondo, Cypress Hill se non sbaglio. Il gestore é un bel ragazzo di colore, trentenne, dall'aspetto solare, che sfodera un look hip hop ed ha gli occhi limpidi, di quelli che al giorno d'oggi non si trovano più. Entrano continuamente ragazzi e ragazze ( molto carine, tra l'altro.. ) di ogni nazionalità, l'ambiente é una rara commistione di cordialità ed allegria. Sorrisi e passi di danza al ritmo di 100 bpm. Francese, Spagnolo, Swaili, Inglese.. sembra di essere a New York. E' una piccola oasi di svago, di emozioni, di segreti, mentre fuori il mondo é impegnato in mille frenetiche attività. Ora vado a pranzo. Si parlava di house music, allora parliamo di Timo Maas. Il video no c'é, ma il sound può bastare .. credo.

Familiar Feelings (Timo Maas Main Mix)

giovedì 15 novembre 2007

Considerato che a noi piace ..

Discorrevo poc'anzi con il maestro Billy dell'importanza di alcune questioni di rilevante importanza. Dubbi e quesiti trascendentali inerenti la mistica aristotelica ed i Paralipomeni della Batracomiomachia del Leopardi e siamo giunti alla conclusione che per noi la donna non deve essere necessariamente una mente.
Ci accontentiamo di poco, noi ..

Niente è come sembra



Niente è come sembra. DVD Cd audio e libro
Battiato Franco
Prezzo € 20
Editore Bompiani (collana Assaggi)

Battiato rimane uno dei pochi veri creativi italiani. Che piaccia o meno resta coerente nella sua linea artistica ed ideologica. L'ultimo suo prodotto è un interessante pack contenente un dvd, un cd ed un libro. Il dvd contiene il suo nuovo film, sceneggiato ancora una volta insieme al filosofo Manlio Sgalambro. Come suo solito é per palati di nicchia, , e ancora una volta vede come protagonista la figura dell'eclettico e ammaliante Alejandro Jodorowsky ( consiglio vivamente la lettura del suo "Psicomagia" ), nei panni di Giulio Brogi, docente di Antropologia culturale che anche se in pensione, continua a esercitare la sua vecchia professione, cioé insegnare presso l'Accademia di belle Arti di Brera.
Da un paio d'anni vive da solo. Sua moglie, dopo vent'anni di matrimonio, l'ha lasciato, per il momento. È ateo e ha una vera passione per le feste etnico-popolari. Dovunque ci sia una rappresentazione curiosa e intrigante, c'è lui a documentare, intervistare, e archiviare: è appunto il tentativo di assistere e riprendere una festa del fuoco di origini pre-cristiane che lo porta a smarrirsi in un bosco. Troverà riparo e ospitalità in una casa in cui si sta svolgendo un incontro singolare e lì sarà coinvolto in un'esperienza travolgente ed unica.
Il Cd contiene il concerto inedito con la Royal Filarmonic Orchestra mentre il libro dal titolo " In fondo sono contento di avere fatto la mia conoscenza ", é una summa del suo pensiero più maturo.

Un nostalgico buongiorno

Avevo 11 anni, e questo originale gruppo punk-pop spopolava nelle radio e nei locali. Voce e stile inconfondibili, purtroppo anche loro tra le meteore dei gloriosi 80. Questa mattina auguro cosi un splendida giornata a tutti, vorrei salutare in particolare la nostra nuova amica Nadia (di cui pubblico foto a lato), nelle cui vene pulsa house a go go, con l'auspicio di poterla rivedere presto. Un saluto fraterno ad Andrew perché questo del video é uno dei suoi gruppi preferiti. A proposito di house volevo inoltre chiedere al Maestro (Angelo Forrest Tin Billi) se é riuscito poi ad ottemperare al suo dovere coniugale, e ringraziare Purulo per il suo ritorno ( a proposito ma le etichette ?.. porcoddue, me sò dimenticato .. ateriosclerosi precoce ).
Un buongiorno ad Oz, Benag, Roby A.A., Roby B., Matero, FabioTysonLoli, Miasma, Luis, Giovannina, AleSanta, Max, Paoletta e tutti gli altri. Un bacione alla mia Paola, e un abbraccio a tutti quelli che non vedo e non sento qui da molto.. buon proseguimento

mercoledì 14 novembre 2007

Che la vostra notte sia migliore del vostro giorno

Che tempaccio ragazzi ..

Oggi é una brutta giornata .. forse anche il cielo é triste per tutte queste sciagure, e lacrime divine sgorgano a fiotti ovunque, rendendo malinconico il nostro passaggio in questo giorno, un granello di sabbia in un deserto. Comunque il mio abbraccio é rivolto a tutti voi, fattoni e non, buoni e cattivi, personal trainer ed hacker, tifosi e simpatizzanti, oziosi e iperattivi, giramondo e pantofolai, ed a voi propongo questo brano che a mio modesto parere concilia perfettamente con il grigiore che ci circonda. Buon proseguimento


Soundgarden - Black Hole Sun

martedì 13 novembre 2007

AL BRANCA COI FATTONI...

I TEMPI DELLE PASTE E DEI SIMPSON SONO FINITI DA ANNI ORMAI, NON E PIU' IL MOMENTO PER CERTE SITUAZIONI, SIAMO GRANDI, RESPONSABILI, QUASI CON UNA FAMIGLIA (QUALCUNO DI NOI SENZA IL QUASI), CON LA CASA DA FINIRE, IL LAVORO DA MANDARE AVANTI, LA RAGAZZA DA SPOSARE, L'ASSICURAZIONE I MUTUI E LE TASSE DA PAGARE. MA ANDARE A SENTIRE DELL' OTTIMO SOUND, QUELLO NON PASSERA' MAI. ALLORA TUTTI AL BRANCA COI FATTONI.



BELLA IURS. SEMPRE ACCOLATI AI RIMASTINI IO E TE E'....ME RACCOMANDO....

QUANDO L'ODIO ...CHIAMA L'ODIO ....




«Per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato dall’altra estremità dell’altalena».
Charles Bukowski.

InGiuste Sentenze ..



La splendida ragazza in foto non é una modella emergente né una promettente velina della televisione. Non é una diva orientale né una cantante di successo.
Non é, e basta. Hina Saleem è stata sgozzata l'11 agosto dell'anno scorso e sepolta nel giardino di casa, avvolta in un lenzuolo bianco. La famiglia non le aveva perdonato di non essere una buona musulmana: la ragazza era fidanzata con Giuseppe, un ragazzo di 33 anni bresciano e cattolico e conviveva con lui, e aveva tenuto nascosto alla famiglia che aveva un lavoro. Trenta anni di carcere al padre e ai due cognati possono bastare per riscattare questa vita ? Sarà che sono ancora incazzato per le recenti vicende di cronaca ma dov'é finita la giustizia?
Se la trovate fatemi sapere..

lunedì 12 novembre 2007

Omaggio a Gabbo Sandri

In segno di lutto nei confronti della famiglia e degli amici oggi ho intenzionalmente tralasciato di scrivere qui. Saluto e rendo onore a questo ragazzo che come noi amava la musica e la vita. Ciao Gabriele.

Omaggio a Gabbo Sandri

venerdì 9 novembre 2007

Tanti auguri Oz, di cuore

Tanti auguri Bro', quanti ne sono? Trentuno? Mmhh .. tanta roba ..
Il nostro geniaccio solitario percorre il cammino verso la maturità ..forse.
Ma non c'é fretta fratello.
Hai tutto il tempo per subire la vita..
Un abbraccio. A song for you .. as you want..

P.S: Pensavi di farla franca eh ? E invece l'ha fatto Francesco (hi!hi!hi! .. che battuta di merda..)

mercoledì 7 novembre 2007

Ciao Melino

Come saprete mio nonno solo pochi giorni nonno fà mi ha lasciato.
E'stato un grande uomo, anche come dimensioni. Ecco, diciamo che provengo da lui.. Pittore, poeta, enigmista, un passato fatto di guerre e povertà. Un enciclopedia storica ineguagliabile. Gli volevo un gran bene. E' per questo che pubblico qui le prime beffarde righe della sua poesia preferita, A'Livella, del principe Antonio De Curtis, alias Toto'. La poesia parla del confronto sociale che si annulla al momento della morte, cosi' un principe e un povero possono stare "vicini" per sempre. Un destino non troppo casuale ha fatto si che lui fosse seppellito proprio il 2 di Novembre, giorno dei morti. Inserisco anche una pensiero scritto da me in suo ricordo, e che sarà inciso su una scultura in marmo che rappresenta un libro aperto, posto in cima alla sua lapide. Ciao Melino.

Antonio De Curtis


A'livella

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?... continua


Vecchio poeta(Parole d’amore per un nonno)


I tuoi giorni sono volti al termine e noi siamo qui che ti osserviamo
vecchio poeta dall’animo puro, dal corpo malconcio e stanco.

Solo ieri eri un eroe in guerra, un sopravvissuto in mare,
un arcigno tuttofare brontolone e testardo, un uomo vero,
dagli integerrimi principi e dalla memoria eccezionale.

Ora le tue tele trasudano lacrime di abbandono, come le pagine
che solo pochi anni fa riempivi con rime di umile sapienza
intrisa di amore e semplicità.

E i tuoi cari che ti amano come e più di prima vegliano quel
corpo di statua divenuto bambino, osservando quel che resta di te.

Com’è difficile accettare il tuo addio, come é crudele questo
destino, che ci riduce a sofferenti larve smemorate che contemplano un mondo che non gli appartiene in un tempo che scandisce solo dolore ed inquietudine.

Sei stato bambino nella fame, ragazzo in trincea, marito precoce.
Ora il destino in questa vita ci separa ma ricorda nel tuo ultimo sonno che in noi giace la tua forza e la tua poesia,
e le porteremo con noi per sempre, anche senza di te.

Un caro amico - Hide Blog -



C'é tra noi un caro amico, persona squisita, gioviale, di gran cuore e sani principi. Si cela dietro le spoglie di Hide, non il cattivo dell'amato Stevenson, tutt'altro. Ha un blog ben fatto, con contenuti che vertono soprattutto sulla musica, e con una attenzione particolare alla fotografia ed ai motori.
Vi lascio con questa splendida immagine estrapolata dal suo sito, e linko il suo indirizzo sul titolo del Post. Invito tutti a curiosare.. buon proseguimento

Un risveglio esplosivo

Buongiorno a tutti amici, finalmente torno tra voi, in questo Dicembre autunnale e solare. Intanto saluto tutti, la mia Paola e il suo nuovo devstante lavoro, Angelo, a cui vanno i miei complimenti per le ottime tracce che ha realizzato col geniaccio ed amico Raf, Oz di cui ho perso le tracce, Benag per la prolissa ma efficace recensione del volume che ho appena terminato di leggere e che conferma quanto letto in precedenza su altri testi di divulgazione scientifica che affrontano l'argomento, Klaus ed alla sua nuova collocazione come PersTrain nell'"Impero" delle marse palestre, Pirulitt che non ricordo più com'é fatto, Roby B., Roby A.A. e Miasma in attesa di un vostro rientro, AleSanta che Venerdi'tornerà da NY e porterà qui un pezzo di realmaratona, Gioggio ed il suo nuovo contratto che le permette di vivere per un pò accanto al Vasco nazionale, Matero ed la sua splendida vicina di banco, Luis ed la sua "vita spericolata", Rita "IlVento" complimentandomi ancora il brillante risultato ottenuto nell'ambito poesia, Hide, che ancora non ben capito chi sia ( sai a una certa età..), e tutti gli altri numerosi amici. Ieri sera ho ascoltato l'ultimo disco di Alicia Keys, e devo dire che mi é piaciuto in quasi tutte le tracce, nonostante sia un prodotto di impronta commerciale. Un assaggio per voi.. buon ascolto

Alicia Keys - No One

martedì 30 ottobre 2007

ALE SANTA VA A NEW YORK

Ce l'ho fatta a prendere il pettorale e mi accingo ad affrontare la mitica maratona di NY!!!
Parto corro e torno..
Vi farò sapere se sono quanto meno arrivata al traguardo!
In ogni caso, tifate almeno affinchè riesca a concluderla...
Un bacio a tutti.
a

lunedì 29 ottobre 2007

Good vibrations..

I cieli sono uguali... Los cielos son iguales...
(Da: Pedro Salinas - La voz a ti debida ( La voce a te dovuta - Einaudi Ediz. )

I cieli sono uguali.
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra
l’arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle,
tanto sono lontane,
le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia
sopra il mare o sull’erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare
lenta, verso l’alto,
nella vita dell’aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli.

Los cielos son iguales.
Azules, grises, negros,
se repiten encima
del naranjo o la piedra:
nos acerca mirarlos.
Las estrellas suprimen,
de lejanas que son,
las distancias del mundo.
Si queremos juntarnos,
nunca mires delante:
todo lleno de abismos,
de fechas y de leguas.
Déjate bien flotar
sobre el mar o la hierba,
inmóvil, cara al cielo.
Te sentirás hundir
despacio, hacia lo alto,
en la vida del aire.
Y nos encontraremos
sobre las diferencias
invencibles, arenas,
rocas, años, ya solos,
nadadores celestes,
náufragos de los cielos.

venerdì 26 ottobre 2007

Il Catalogo degli Amici



Ebbene si'.. ho deciso. Oggi é una brutta giornata. Pessima. Allora per tirarmi su pubblico inaspettatamente qui l'incipit del mio primo romanzo, cominciato nel 2004. Naturalmente é autobiogrfico. Naturalmente pertanto, ci siete tutti, o quasi. Conto di terminarlo entro i primi mesi del nuovo anno. Spero sia di vostro gradimento. Buona lettura e buona giornata a tutti.

Il Catalogo degli Amici ovvero “ Della mia vita e storie altrui ... ”


“Si è saggi solo a condizione di vivere in un mondo pieno di pazzi” - A. Schopenauer

Capitolo 1

Marco mi aveva dato appuntamento al “Calipso” .
“Ci vediamo tra un’ora esatta, un solo minuto di ritardo e vado via”.
In quel breve lasso di tempo pensai bene che fosse opportuno chiarire con Chiara, anche se sapevo che, incazzata com’era, sarebbe stato più intelligente scurire con Scura o morire con Mora, comunque la chiamai e le chiesi di vederci a casa mia.
Preferisco sempre essere nel mio habitat naturale quando c’è qualcosa di serio di cui discutere, mi sento più sicuro, più forte.
Chiara si presentò da me vestita in jeans bianco e vistoso decolté ed io invece di accoglierla cordialmente e scusarmi con lei per la bravata notturna che il giorno prima mi ero prestato a compiere in balia di una sana alcolica incoscienza, con grande tempismo le rifilai un bacio, restando perplesso della sua passiva reazione, ed euforico per il mancato ceffone ricevuto, senza batter ciglio, convinto che il suo amore fosse più grande della mia goliardica scappatella, la abbracciai, facendole sentire tutto il mio pubico amore, e ricevendo in cambio una sana ginocchiata al basso ventre che trovai poco cordiale nella sua impassibile impassibilità.
“ Che cazzo ti dice la testa ? ” esclamò imbestialita ,“Ieri ti sei scopato quella troia e oggi mi tratti come se nulla fosse successo.
Con me hai chiuso, sono venuta per riprendere le mie cose, non fanno più parte della tua vita, ed anch’io ne sono fuori, pensavo mi amassi, invece sei come tutti gli altri”.
“Cazzo Chiara, chiariamo..ehm..volevo dire..ascoltami..ero ubriaco..sai che ti amo, non puoi lasciarmi, sei la mia vita… i miei fianchi, sei il mio futuro…”
“Il tuo futuro è senza di me, e non dire le tue solite cazzate, questa volta non mi fai ridere, chiama la tua amica e dille tutte le stronzate che vuoi, con me non attacca, questa volta.”
“Va bene, ho sbagliato, ma ho diritto almeno di dire la mia?”
“Puoi dire quello che vuoi, per me è finita, ecco, ho preso tutto, ti saluto Luca, se vuoi dire la tua scrivila e leggila da te, a me non interessa, addio.”
Mi sentii come una merda essiccata al sole, ma non avendo argomenti seri per confutare le sue parole, non proferii risposta, se non un misero “ Ciao”.Questa volta neanche il mio habitat aveva potuto salvarmi; i libri dappertutto, il sottofondo di Nick Drake, il profumo dell’incenso Chandan con cui avevo accuratamente cosparso la mia umile dimora, pervasa ora di una malinconica solitudine, mi ero persino rasato per rendere il mio viso pregno di quel candore solitamente oscurato da una tenue peluria, comunque ben tenuta, che si dice piaccia alle donne, nulla avevano potuto con Chiara, divenuta scura nel volto e nell’anima.
Il mio letto giaceva inerme tra le mura della camera e io mi ci avvicinai per fargli compagnia e, assorto da mille pensieri e fiaccato da quarantotto ore di veglia, mi assopii. Marco, puntuale come un orologio giapponese (quelli svizzeri ormai sono talmente sputtanati..) alle 17:02 lasciò il bar e, dopo avermi chiamato sul grammofonino, pensò bene di venire a casa mia e di rimanere incollato al citofono, fino a che , in preda ad allucinazioni audiovisive, mi destai e convenni che forse sarebbe stato opportuno aprirgli, anche perché, visto che gli dovevo dei soldi, sarebbe rimasto li due giorni.
“ Che cazzo ti è successo, sembri il figlio di Beppe Grillo!”
In effetti, non del tutto svincolato dalle comode braccia di Morfeo, non il brutto anatroccolo coetaneo e conterraneo, guardandomi allo specchio, collocato a fianco della porta d’ingresso, non mi riconobbi immediatamente, fin tanto che pensai ci fosse un estraneo in casa mia, uno con i capelli a paracadute e due ventiquattrore, in effetti tali erano, sotto gli occhi.
“ Entra che oggi è una giornataccia; questa mattina ho fatto tardi in ufficio, ho preso un multa per aver parcheggiato davanti un divieto, ti devo 500 che non ho perché ieri sera ho smarrito il portafoglio, inoltre Chiara mi ha lasciato e penso che sia una cosa seria, questa volta”.
“Che cazzo hai combinato ieri? ”
“ Sono stato a cena con Max e Ghigo, poi al “Ruvido” abbiamo beccato tre tipe, non mi ricordo neanche i nomi, una di loro aveva casa libera, sono uscito da li questa mattina, direttamente e senza passare dal Via, solo che al “Ruvido c’era la sorella di Chiara che ci ha seguiti quando siamo usciti, me lo ha detto Max, che l’ ha incontrata a pranzo da “Bunny”. “ Serata memorabile, comunque”.
“ Serata memorabile un cazzo, hai fatto più danni tu in una sera che i Sid Vicious nella sua carriera, ho bisogno di quei soldi, che vuoi fare?”.
Lo scorso mercoledì mi era costato un occhio e due occhiaie, le mie, visto che dovevo saldargli il conto del pokerino mensile a casa di Paolo, tappa regolare del periodo invernale.
“ Conservo sempre una carta qui in casa per qualsiasi urgenza, spero che il mio conto non sia agli sgoccioli, visto che siamo a fine mese e non ho avuto ancora l’accredito dello stipendio, ora la prendo e scendiamo, cosi ti levi dai coglioni ”.
“Dai andiamo, che ho bisogno di riposare” e scendemmo in cerca del primo Bancomat aperto.
“ Questi sono cinquecento, ci vediamo Mà, anzi, se puoi, cerchiamo di non vederci, ne sentirci, ho deciso di mollare per un po”.
“ Si, va bé, ci sentiamo stasera, tanto lo so che mi chiami appena ti svegli”.
Percorsi con le ultime energie rimaste le quattro rampe di scale che mi separavano dal materasso ortopedico unapiazzaemezzo in lana Merinos, regalatomi da mia madre, e, sfinito, mi ci fiondai sopra senza neanche spogliarmi, svenendo quasi prima di aver toccato il copriletto. Mi svegliai sei ore dopo in uno stato confusionale che non mi permise di capire che ora, giorno, mese ed anno fosse, almeno non prima dei venti minuti trascorsi fra la doccia fredda e mezza macchinetta di caffè versata in un bicchiere da 0.2.
Ancora semiincosciente, presi il telefono e composi il numero di Marco, ma prima di digitare l’ultima cifra interruppi la chiamata, pensando alle sue parole, e fui felice della mia coerenza, al punto che per festeggiare questa nuova presa di posizione mi recai in soggiorno, scelsi la selezione da ascoltare, Eno, Satie, Galliano, Incognito, Hendrix, mi distesi nudo sul divano e mi rollai una canna, mentre la città deserta mi osservava silenziosa. Guardai l’orologio Mont Blanc del mio soggiorno, segnava le 01:57, non esattamente l’orario giusto per svegliarsi, ma mi consolava il fatto che, essendo sabato, potesse essere un orario onesto per chiamare chiunque fra i miei amici, sapendo di poterli rintracciare in giro per qualche locale, o in qualche casa “a fare bolgia ”.
Non chiamai nessuno, spensi il telefono e cominciai scrivere.
Alle una e 58, di un giorno qualunque, da un foglio bianco presero vita delle lettere che divennero parole, che si trasformarono in un racconto, quello di un trentenne medio borghese, già stanco di lavorare, sognatore, romantico e disilluso.
La mia storia comincia il 9 Gennaio 1973, quando dal ventre di una giovane 23enne nacque un piccolo gioiello, dal peso di 4,650 Kg ,che , appena fuori dal suo comodo mondo ozioso, si fece largo, talmente largo che la povera mammina per 2 anni ne trascinò le conseguenze, sillabando a gran voce “Sono arrivato, ho una gran fame e debbo pisciare, ehi senti tu col camice bianco già mi stai sul cazzo e lei, bella signorina, vorrei fare pipi’! ”
La mia precoce evoluzione biologica mi permise di raggiungere le classiche mete infantili, ruttino, dentino, primi passi e primi approcci dialettici, bumba, binga, etc.. , in tempi record, tanto che già a quattro anni buttavo giù lettere e numeri con disinvoltura, cominciando a frequentare la scuola elementare a cinque ..