Io e la Paola siamo qui, e auguriamo a tutti di provare almeno una volta nella vita questa esperienza extrasensoriale. Buon fine settimana.
Idee in movimento - Arte - Libera Espressione - Musica - Letteratura - Poesia - Libertà - Creatività - Emozioni
venerdì 6 giugno 2008
mercoledì 4 giugno 2008
Thank You Bro's
Eccomi qua, di ritorno dalla maratona enogastronomica di Sanpa, pronto per partire alla volta di Castel di Tusa. Voglio ringraziare i fratelli Angelo ed Urbano per il contributo apportato alla realizzazione dlle musiche per la clip di Squisito. Saranno ripagati dalla presenza nelle immagini di illustri personaggi del mondo dello spettacolo, tra essi Anna Falchi, Antonella Clerici, Lamberto Sposini, Massimo Giletti, Pamela Prati, Albano, e tanti altri. Sicuramente il lavoro svolto sarà all'altezza della loro fama. Stamattina disbrigo pratiche burocratiche nella Capitale, poi partenza per Avezzano, dove il Maestro mi aspetta per definire gli ultimi dettagli. Saluto e abbraccio tutti. Prossima tappa: Atelier sul Mare. Nel frattempo un pò di buona musica non guasta.
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sabato 31 maggio 2008
venerdì 30 maggio 2008
Buon riposo amico mio

Ho appreso ora la notizia. Paolo Tomassetti, maestro federale di tennis, persona stimata e benvoluta da tutti, è deceduto ieri in una triste sala operatoria, nel corso dell'ennesimo intervento chirurgico a cui era stato sottoposto a seguito di un cancro fulminante che a soli 43 anni se lo è portato via. Paolo era davvero una bella persona, sana, solare, positiva. Ha giocato la sua ultima partita contro un avversario troppo più forte di lui. E ci ha lasciato, cosi', senza far rumore. La scorsa settimana parlavo con lui, ad Avezzano, e mi diceva di come la vita può diventare improvvisamente un inferno vero, fatto di sofferenze indicibili che in queste circostanze bisogna affrontare, ma parlava con animo sereno, calmo, come suo solito. L'avevo trovato in buone condizioni, nonostante tutto. I capelli gli erano riscresiuti, e aveva un aspetto normale. La mia libreria, come ogni anno, ha promosso l'attività tennistica giovanile che lui organizzava, partecipando come sponsor al suo progetto, volto alla diffusione di questo meraviglioso sport ai più piccoli. Non potrò partecipare alle sue esequie perché stasera parto per Sanpa, però ho voluto lasciar qui poche parole per ricordare un amico, un ragazzo perbene, di quelli rari al giorno d'oggi. Ciao Paolo, riposa in pace.
Storia di colonne sonore
Sette scene, l'introduzione, la sigla l'intervallo e lo spazio lounge....Tutto per la settimana prossima! Frà e Pà siete due pazzi, ma ce la faremo:)
Ignazio Jouer

Era il 1981 e la sigla del Festival di Sanremo di quell'anno, Gioca Jouer, diventa un tormentone ed un successo commerciale incredibile, tanto, anzi più del vincitore della manifestazione canora. Il conduttore di quell'edizione, nonché co-autore e interprete di quella canzone era Claudio Cecchetto. Lo stesso che, qualche anno dopo, in qualità di fondatore e direttore artistico di Radio DeeJay scoprirà il talento incontenibile di Fiorello. E oggi Fiorello, con la complicità dell'inseparabile Baldini, in una sorta di parodia-omaggio al suo mentore ed amico unito ad una delle sue migliori imitazioni, lancia Ignazio Jouer dai microfoni di Radio 2. Le parole sono diverse, molto diverse, ma la musica è la stessa e, c'è da scommetterci, il destino di tormentone del brano anche.
Il testo di Ignazio Jouer
One, two, three, four, five, six, seven, eight!
Bombardare / Cingolato / Autoblindo / Napalm / Marciare / Anfibio / Mitragliatore / Torpediniere / Macho / Peli nel petto / Ascella sudata / Acquaragia / Mutande Ragno / Alabarda / Mennen, il mio dopobarba preferito!/ Superignazio! - Ok ragazzi ora cerchiamo di farlo più da uomo / Ricordatevi di mettervi sempre le Mutande Ragno / Cotone fuori Lana di vetro sulla pelle! / E gli anfibi vanno messi senza calze a callo vivo!! In marcia!! Ignazio Jouer! Paracarro / Filo Spinato/ Mitragliatore / Olio di Ricino / Benzina Agricola /Manganello / Mototrebbia / Pigiama Mimetico / Macho / Cotenna di maiale / Sugna sui capelli / Giugulare / Pennello Cinghiale / Piramidone / Prestigiacomo / Digiamolo / (Anzi) Digetevelo / Superignazio! Ok ragazzi, ora ancora più da uomo!! / i peli del petto si strappano ogni due battute / Se riuscirete a farlo, d’ora in poi / sarete dei veri uomini proprio come me / e sarete dei veri seguaci di / Ignazio Jouer!! / Digiamolo (Anzi) Digetevelo! / Ignazio Jouer! / Sono Ignazio / Ho fame di Comunisti / Fassino dove sei che ti mangio come un grissino / Bertinotti dove sei? / E dov’è l’unico comunista con un nome da uomo: Veltroni!
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giovedì 29 maggio 2008
Morning Routine ....
Consiglio a tutti la visione della prima e della seconda serie di "DEXTER"
un vero capolavoro!!
mercoledì 28 maggio 2008
L'ultima creazione dI JURSTECH
Tra una pausa pranzo ed un caffé in ufficio, il nostro caro Urbantech Boy ha messo mano ad un programma di grafica molto impegnativo ed articolato, dal nome intrigante e misterioso, MAYA, ed ha realizzato con disinvoltura il nuovo logo dello Space di Angelo. Complimenti mostro, non ti smentisci mai ..
Temi " scottanti "
Il caldo non c’entra. Sono dolose, dice la polizia, le fiamme che hanno, di nuovo, aggredito un campo rom nel quartiere di Ponticelli, a Napoli. Vuoto fortunatamente: i nomadi se ne sono andati da giorni. Fuggiti da questo rione popolare della periferia est del capoluogo partenopeo. Praticamente costretti a disperdersi sul territorio dalla rabbia della popolazione che aveva attaccato le loro baracche, armandosi di molotov spranghe e sassi, dopo il tentato rapimento di una bimba di pochi mesi da parte di una ragazzina rom, poi arrestata.
Quello andato in fiamme è il campo di via Virginia Woolf e nei mesi scorsi aveva dato rifugio a una settantina di Rom: era uno dei pochi dell’area a non aver subito agguati incendiari, nei giorni della rivolta di Ponticelli. Le fiamme avrebbero distrutto soltanto una piccola parte dell’insediamento: nel mirino sono finite, ancora una volta, le baracche abbandonate, dove i nomadi avevano lasciato vestiti ed effetti personali. Il campo, uno dei sette presenti nel quartiere della periferia est di Napoli, si trova su un terreno di proprietà privata che appartiene a una società.
Continuano quindi gli episodi di intolleranza nei confronti dei nomadi, già al centro di polemiche politiche, di dibattiti e richiami in sede europea. Episodi gravi che tuttavia non vengono da tutti rigettati, rifiutati e condannati. Anzi, qualcuno lo ha anche scritto, disegnato e ribadito:
“La gente ha fatto bene a bruciare i campi rom di Ponticelli”. In alcuni casi, a quei raid, hanno anche preso parte. Sono gli alunni, di età tra i 9 anni e gli 11 anni, proprio del quartiere a dire: “Non se ne sono andati con le buone, abbiamo dovuto incendiare i loro campi”.
Che siano pochi o molti ad averlo scritto nei temi, dice Mariano Coppola, il vicepreside della scuola coinvolta, l’istituto comprensivo San Giovanni Bosco, “poco importa, è grave anche se è stato uno solo ad averlo detto”. Contro le baracche dei nomadi furono lanciate molotov, pietre, insulti. Fino a quando i rom non se ne andarono. “Dietro le frasi dei nostri alunni, ci sono gli adulti, le famiglie” dice il vicepreside “i ragazzi hanno raccontato di aver preso parte a quei raid e, dopo tutto quello che hanno visto, hanno anche ribadito la loro posizione”.

I testi e i disegni dei piccoli studenti del quartiere napoletano “Non siamo razzisti, ma se vogliono restare qui, non devono rubare e devono lavorare” “I bambini rubati li usano per l’elemosina o per il trapianto degli organi”.
Quello andato in fiamme è il campo di via Virginia Woolf e nei mesi scorsi aveva dato rifugio a una settantina di Rom: era uno dei pochi dell’area a non aver subito agguati incendiari, nei giorni della rivolta di Ponticelli. Le fiamme avrebbero distrutto soltanto una piccola parte dell’insediamento: nel mirino sono finite, ancora una volta, le baracche abbandonate, dove i nomadi avevano lasciato vestiti ed effetti personali. Il campo, uno dei sette presenti nel quartiere della periferia est di Napoli, si trova su un terreno di proprietà privata che appartiene a una società.
Continuano quindi gli episodi di intolleranza nei confronti dei nomadi, già al centro di polemiche politiche, di dibattiti e richiami in sede europea. Episodi gravi che tuttavia non vengono da tutti rigettati, rifiutati e condannati. Anzi, qualcuno lo ha anche scritto, disegnato e ribadito:
“La gente ha fatto bene a bruciare i campi rom di Ponticelli”. In alcuni casi, a quei raid, hanno anche preso parte. Sono gli alunni, di età tra i 9 anni e gli 11 anni, proprio del quartiere a dire: “Non se ne sono andati con le buone, abbiamo dovuto incendiare i loro campi”.
Che siano pochi o molti ad averlo scritto nei temi, dice Mariano Coppola, il vicepreside della scuola coinvolta, l’istituto comprensivo San Giovanni Bosco, “poco importa, è grave anche se è stato uno solo ad averlo detto”. Contro le baracche dei nomadi furono lanciate molotov, pietre, insulti. Fino a quando i rom non se ne andarono. “Dietro le frasi dei nostri alunni, ci sono gli adulti, le famiglie” dice il vicepreside “i ragazzi hanno raccontato di aver preso parte a quei raid e, dopo tutto quello che hanno visto, hanno anche ribadito la loro posizione”.

I testi e i disegni dei piccoli studenti del quartiere napoletano “Non siamo razzisti, ma se vogliono restare qui, non devono rubare e devono lavorare” “I bambini rubati li usano per l’elemosina o per il trapianto degli organi”.
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L' ospite inquietante

L' ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani
Galimberti Umberto
Prezzo € 12,00
Dati 2007, 180 p., brossura
Editore Feltrinelli (collana Serie bianca)
II nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l'età pretecnologica. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l'età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell'esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non "lavorano" più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un "noi" motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai "riti della crudeltà" o della violenza (gli stadi, le corse in moto ecc.). C'è una via d'uscita? Si può mettere alla porta l'ospite inquietante?
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Ci risiamo ..
fonte " Corriere dell Sera "
ROMA - Quattro giovani medicati al pronto soccorso. Sei persone fermate e poi arrestate. Un'auto distrutta. E poi accuse reciproche e polemiche politiche. È il bilancio degli scontri avvenuti all'esterno dell'Università "La Sapienza" di Roma tra militanti di estrema destra e giovani dei collettivi universitari. Un episodio legato alla revoca dell'autorizzazione a svolgere nella facoltà di Lettere un convegno sulle foibe organizzato da Forza Nuova.

«È stata un'aggressione fascista» raccontano gli studenti dei collettivi di sinistra. La replica: «Gli aggressori siete voi». Per far luce sull'accaduto, il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha chiesto al rettore una «relazione». Ma a chiarire le responsabilità degli incidenti potrebbe contribuire una fotografia scattata al momento degli scontri.

FERITI - Dopo i disordini, quattro ragazzi sono stati medicati al Policlinico Umberto I di Roma e poi dimessi «con prognosi da 5 a 20 giorni». In seguito alla rissa uno di loro ha riportato la lesione della spalla, altri due ferite alla testa, uno è rimasto contuso.

ARRESTATI - Tra le sei persone arrestate, due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra e sono Emiliano Marini e Giuseppe Mercuri. Gli altri quattro appartengono a movimenti di estrema destra: tra loro c'è anche Martin Avaro, esponente romano di Forza Nuova (tra i protagonisti del documentario "Nazirock"). Con lui è stato arrestato anche un altro militante di Fn, Andrea Fiorucci di 21 anni. Saranno processati mercoledì mattina nelle aule del Tribunale di Piazzale Clodio.

I COLLETTIVI - «È stata un'aggressione premeditata e a freddo, da parte di militanti e attivisti di Forza Nuova» raccontano gli studenti del coordinamento dei collettivi studenteschi. «Erano a volto scoperto, tutti ultraquarantenni, armati di spranghe e coltelli. Hanno aggredito una decina di studenti che attaccavano manifesti in cui si annunciava un'assemblea pubblica contro i nuovi fascismi». Uno degli studenti coinvolti racconta: «Avevano anche le mazze chiodate. Eravamo una decina, di cui 6 ragazze, e stavamo facendo attacchinaggio. Sono andati avanti per circa 15 minuti, senza che nessuno potesse intervenire. Noi abbiamo cercato di difenderci, ma sembravano delle bestie».

FORZA NUOVA - Dal canto suo, Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, rovescia le accuse: «Sono stati i militanti di Forza Nuova ad essere aggrediti dai giovani dei collettivi dell’Università La Sapienza, e non il contrario». Fiore afferma di avere ancora «notizie frammentarie», perché «non si capisce bene che è successo», ma spiega che «i dati oggettivi sono che dei giovani di Forza Nuova che stavano attaccando manifesti fuori l'Università sono stati aggrediti: infatti due di loro sono all'ospedale e una loro macchina è stata distrutta». «Dalla sinistra dopo l'arroganza culturale di voler negare un convegno sulle foibe dopo che loro ne avevano tenuto uno - conclude Fiore - arriva l'arroganza fisica, quella che vuole mantenere all'Università una presenza egemone».

LE REAZIONI - Il sindaco, Gianni Alemanno, ha condannato l'episodio: «Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati. L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica». Per il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, «è quotidiana la conferma di un clima di intolleranza che in questa città sta assumendo caratteristiche inquietanti. L'aggressione all'Università La Sapienza è un fatto da condannare con fermezza, per allontanare lo spettro di un clima di cui non possiamo consentire il ritorno». E il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini ha chiesto al rettore della Sapienza una «relazione» sui fatti accaduti nell'ateneo.
ROMA - Quattro giovani medicati al pronto soccorso. Sei persone fermate e poi arrestate. Un'auto distrutta. E poi accuse reciproche e polemiche politiche. È il bilancio degli scontri avvenuti all'esterno dell'Università "La Sapienza" di Roma tra militanti di estrema destra e giovani dei collettivi universitari. Un episodio legato alla revoca dell'autorizzazione a svolgere nella facoltà di Lettere un convegno sulle foibe organizzato da Forza Nuova.

«È stata un'aggressione fascista» raccontano gli studenti dei collettivi di sinistra. La replica: «Gli aggressori siete voi». Per far luce sull'accaduto, il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha chiesto al rettore una «relazione». Ma a chiarire le responsabilità degli incidenti potrebbe contribuire una fotografia scattata al momento degli scontri.

FERITI - Dopo i disordini, quattro ragazzi sono stati medicati al Policlinico Umberto I di Roma e poi dimessi «con prognosi da 5 a 20 giorni». In seguito alla rissa uno di loro ha riportato la lesione della spalla, altri due ferite alla testa, uno è rimasto contuso.

ARRESTATI - Tra le sei persone arrestate, due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra e sono Emiliano Marini e Giuseppe Mercuri. Gli altri quattro appartengono a movimenti di estrema destra: tra loro c'è anche Martin Avaro, esponente romano di Forza Nuova (tra i protagonisti del documentario "Nazirock"). Con lui è stato arrestato anche un altro militante di Fn, Andrea Fiorucci di 21 anni. Saranno processati mercoledì mattina nelle aule del Tribunale di Piazzale Clodio.

I COLLETTIVI - «È stata un'aggressione premeditata e a freddo, da parte di militanti e attivisti di Forza Nuova» raccontano gli studenti del coordinamento dei collettivi studenteschi. «Erano a volto scoperto, tutti ultraquarantenni, armati di spranghe e coltelli. Hanno aggredito una decina di studenti che attaccavano manifesti in cui si annunciava un'assemblea pubblica contro i nuovi fascismi». Uno degli studenti coinvolti racconta: «Avevano anche le mazze chiodate. Eravamo una decina, di cui 6 ragazze, e stavamo facendo attacchinaggio. Sono andati avanti per circa 15 minuti, senza che nessuno potesse intervenire. Noi abbiamo cercato di difenderci, ma sembravano delle bestie».

FORZA NUOVA - Dal canto suo, Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, rovescia le accuse: «Sono stati i militanti di Forza Nuova ad essere aggrediti dai giovani dei collettivi dell’Università La Sapienza, e non il contrario». Fiore afferma di avere ancora «notizie frammentarie», perché «non si capisce bene che è successo», ma spiega che «i dati oggettivi sono che dei giovani di Forza Nuova che stavano attaccando manifesti fuori l'Università sono stati aggrediti: infatti due di loro sono all'ospedale e una loro macchina è stata distrutta». «Dalla sinistra dopo l'arroganza culturale di voler negare un convegno sulle foibe dopo che loro ne avevano tenuto uno - conclude Fiore - arriva l'arroganza fisica, quella che vuole mantenere all'Università una presenza egemone».

LE REAZIONI - Il sindaco, Gianni Alemanno, ha condannato l'episodio: «Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati. L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica». Per il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, «è quotidiana la conferma di un clima di intolleranza che in questa città sta assumendo caratteristiche inquietanti. L'aggressione all'Università La Sapienza è un fatto da condannare con fermezza, per allontanare lo spettro di un clima di cui non possiamo consentire il ritorno». E il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini ha chiesto al rettore della Sapienza una «relazione» sui fatti accaduti nell'ateneo.
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martedì 27 maggio 2008
Concedere la grazia alla Franzoni ?

A chiederla è 'Liberazione' che, in un editoriale, non prende posizione nel merito della vicenda, ma fa prevalere il "sentimento della pietà", del quale "non bisogna vergognarsi". Il quotidiano di Rifondazione comunista si rivolge al guardasigilli, Angelino Alfano, perché istruisca la pratica per la grazia alla 'mamma di Cogne'. E al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di controfirmarla. Esprimi la tua opinione.
Vini da Oscar a Squisito!

Buongiorno amici, questo week end sarà dedicato agli amici di Sanpa, in occasione della non stop dal 30 Maggio al 2 Giugno della quinta edizione di 'Squisito!', la manifestazsione internazionale dedicata ai cultori del buon gusto e del mangiarbene.
Con Paola e una troupe romana partiremo Venerdi alla volta di Rimini, per seguire l'intero arco dell'evento, girarne le immagini, e studiare la musica adatta al montaggio della clip che io ed Angelo realizzeremo e che sarà diffusa in tutto il mondo.

Chef stellati ed esperti, giornalisti e gourmet si ritrovano ogni anno per definire la cucina contemporanea e tracciare una mappa del gusto che supera i confini nazionali. Oltre ai protagonisti della grande cucina, Squisito ospita anche incontri e tavole rotonde al fine di stimolare una riflessione sulle possibilità di formazione offerte dal settore enogastronomico. In particolare per quanto riguarda la fascia giovanile che racchiude anche i ragazzi al termine del percorso di recupero in comunità.
Squisito è un contenitore poliedrico in cui confluiscono workshop mirati, esperienze sensoriali particolari, gustosi assaggi e degustazioni di prodotti eccellenti. Una vera e propria festa del palato. Condotta dai più grandi esperti del settore e gestita con cura e passione dai ragazzi della comunità di San Patrignano.

Quella del 2008 sarà un’edizione da Oscar. Da Oscar del vino, per la precisione.
Domenica 1 giugno, infatti, la grande sala da pranzo della comunità ospiterà la cerimonia di consegna del Premio Internazionale del Vino ’08, un evento di prestigio particolarmente atteso dai professionisti e dagli appassionati del settore. Un’iniziativa che l’Associazione Italiana Sommeliers e la rivista Bibenda hanno voluto associare, per la prima volta nella sua storia, ad un altro evento enogastronomico, collocandolo all’interno del programma di Squisito!.
I vini migliori, gli enologi più talentuosi, i sommeliers più qualificati, le cantine più blasonate e quelle emergenti si mettono in gioco per aggiudicarsi un riconoscimento tra i più ambiti.

Sarà ancora una volta Antonella Clerici a presentare un evento che farà di San Patrignano quello che Milano è per la moda e quel che Los Angeles rappresenta per il cinema. La cerimonia di premiazione, a partire dalle ore 16, sarà seguita dalla degustazione delle 24 etichette in gara tra vini bianchi, rosati e rossi, vini dolci, bollicine e vini stranieri.
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lunedì 26 maggio 2008
Il Fucino secondo Marco
E' un pò di tempo che non parlo di Marco. Oggi voglio ricordarlo, in questa bella giornata di sole, in cui i colori si illuminano e la luce solare libera la natura della sua essenza più vera. L' arte di Marco Josto Agus completa la bellezza delle cose, e seppur lui non è più tra noi, c'è la sua opera immortale a farci compagnia.

(Campi di Fucino)
Oil on canvas, 32x90
Marco Josto Agus
Per chi volesse conoscere la vita e l'opera artistica e letteraria di Marco:
http://marcojostoagus_arte.blog.tiscali.it/
http://artedimarcojostoagus.blogspot.com/

(Campi di Fucino)
Oil on canvas, 32x90
Marco Josto Agus
Per chi volesse conoscere la vita e l'opera artistica e letteraria di Marco:
http://marcojostoagus_arte.blog.tiscali.it/
http://artedimarcojostoagus.blogspot.com/
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Felicità islandese

Un nuovo studio rivaluta la "terra dei ghiacci". E cronisti e studiosi di tutto il mondo s'interrogano sul segreto del vivere bene.
La ricchezza di un Paese non è tutto. Mentre si discute dell’attendibilità del Prodotto interno lordo quale indicatore della qualità della vita, una nuova approfondita ricerca ha cercato di capire dove si può trovare la felicità e, a sorpresa, si è scoperto che è nella freddissima Islanda.
Lo studio, condotto da Andrew Leigh dell’Australian National University e da Justin Wolfers della Wharton University (Pennsylvania), oltre al Pil ha preso in considerazione altri rivelatori di benessere, in totale ben 24, come l’aspettative di vita, l’educazione e gli standard di vita, il livello dei suoi artisti ..
Bjork- Joga
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Chi avrà vinto ?
Buongiorno amici, come state ? Pare che almeno il tempo ci stia lasciando in pace, e questo lunedi è meno pesante degli ultimi trascorsi. Per quanto mi riguarda, dopo l'abbuffata di polpette antidepressive della Paola, ci si sveglia un pò appesantiti ma sereni. Oggi, sfogliando articoli e recensioni online, mi sono imbattuto in uno strampalato caso sportivo. Da sempre sono appassionato di sport da combattimento ed arti marziali, ma una cosa del genere non l'ho mai vista. Buona visione, ci sentiamo presto ..
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sabato 24 maggio 2008
Marco Tullio Giordana: «Cinema impegnato? No grazie, meglio raccontare storie»
Dal Secolo d'Italia di sabato 24 maggio 2008
«Dobbiamo avere il coraggio di raccontare verità storiche senza i paraocchi delle ideologie». Marco Tullio Giordana ne ha combinata un’altra (pellicola) delle sue. Da buon artig
iano della macchina da presa, ha afferrato il Novecento – la sua materia prima preferita – l’ha impastato con i colori dei destini individuali dei protagonisti e l’ha restituito con immagini come sempre suggestive. Fedele alla realtà dei fatti ma senza rinunciare alla giusta dose di melodramma. Senza incedere nell’antiretorica di maniera di certi giovani registi e soprattutto guardandosi bene dall’emettere sentenze. «Come spettatore – ha detto il regista milanese, classe 1950 – mi sento infastidito quando un film cerca di sostenere una tesi. Spesso il mio viene definito come un esempio di cinema civile, ma è una definizione che mette subito in allarme, come se fosse strumento dell’ideologia. Per me, invece, il cinema deve essere esattamente il contrario: il cinema apre la finestra sul mondo e l’ideologia la restringe».
Ne è venuto fuori Sanguepazzo, il film che racconta la parabola di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida (ben interpretati da Luca Zingaretti e Monica Bellucci), le star del cinema “fascista” ass
assinate a Milano dai partigiani, ai quali si erano consegnati spontaneamente. Si erano conosciuti sul set di Un’avventura di Salvator Rosa di Alessandro Blasetti e da lì era nato il sodalizio professionale e sentimentale che li unì fino a quel 30 aprile del 1945, cinque giorni dopo la Liberazione e all’indomani di Piazzale Loreto, quando pagarono l’imperdonabile colpa di aver prestato la loro popolarità a un fascismo agonizzante.
Presentato fuori concorso al festival di Cannes nei giorni scorsi (dove ha raccolto dieci minuti di applausi), il film è da ieri nelle sale e verrà trasmesso da Raiuno dopo l’estate. Ma non tutti hanno aspettato di vederlo per… stroncarlo. Non che Giordana non se lo aspettasse. Da
più di vent’anni cercava di realizzarlo, trovando solo porte chiuse. «Subito dopo Maledetti vi amerò, il mio primo film del 1980, mi resi conto che le difficoltà erano enormi, non si trovavano finanziatori, c’era grande imbarazzo da parte di chi aveva militato nella Resistenza e mi impressionava la rimozione della vicenda di due figure un tempo così popolari. Immagino già quelli che scriveranno: non ho visto il film, però…».
iano della macchina da presa, ha afferrato il Novecento – la sua materia prima preferita – l’ha impastato con i colori dei destini individuali dei protagonisti e l’ha restituito con immagini come sempre suggestive. Fedele alla realtà dei fatti ma senza rinunciare alla giusta dose di melodramma. Senza incedere nell’antiretorica di maniera di certi giovani registi e soprattutto guardandosi bene dall’emettere sentenze. «Come spettatore – ha detto il regista milanese, classe 1950 – mi sento infastidito quando un film cerca di sostenere una tesi. Spesso il mio viene definito come un esempio di cinema civile, ma è una definizione che mette subito in allarme, come se fosse strumento dell’ideologia. Per me, invece, il cinema deve essere esattamente il contrario: il cinema apre la finestra sul mondo e l’ideologia la restringe».Ne è venuto fuori Sanguepazzo, il film che racconta la parabola di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida (ben interpretati da Luca Zingaretti e Monica Bellucci), le star del cinema “fascista” ass
assinate a Milano dai partigiani, ai quali si erano consegnati spontaneamente. Si erano conosciuti sul set di Un’avventura di Salvator Rosa di Alessandro Blasetti e da lì era nato il sodalizio professionale e sentimentale che li unì fino a quel 30 aprile del 1945, cinque giorni dopo la Liberazione e all’indomani di Piazzale Loreto, quando pagarono l’imperdonabile colpa di aver prestato la loro popolarità a un fascismo agonizzante.Presentato fuori concorso al festival di Cannes nei giorni scorsi (dove ha raccolto dieci minuti di applausi), il film è da ieri nelle sale e verrà trasmesso da Raiuno dopo l’estate. Ma non tutti hanno aspettato di vederlo per… stroncarlo. Non che Giordana non se lo aspettasse. Da
più di vent’anni cercava di realizzarlo, trovando solo porte chiuse. «Subito dopo Maledetti vi amerò, il mio primo film del 1980, mi resi conto che le difficoltà erano enormi, non si trovavano finanziatori, c’era grande imbarazzo da parte di chi aveva militato nella Resistenza e mi impressionava la rimozione della vicenda di due figure un tempo così popolari. Immagino già quelli che scriveranno: non ho visto il film, però…». Del resto, già Maledetti vi amerò, sua pellicola d'esordio, aveva lasciato il segno. Quel film che riprendeva nel titolo uno dei tanti slogan a effetto del '68, fotografava nel 1980 lo scenario del nuovo decennio in arrivo: crisi pre-reflusso, bisogno esistenziale di superare le ideologie totalizzanti, esigenza diffusa di cancellare i postulati sui quali erano vissute, con risultati drammatici, le generazio
ni degli anni Settanta. In una frase la chiave del film: «Ne uccide più la depressione che la repressione».
ni degli anni Settanta. In una frase la chiave del film: «Ne uccide più la depressione che la repressione». E Maledetti vi amerò si sviluppava attraverso le macerie politiche ed esistenziali scaturite dal decennio di piombo, nel quale si avventura Svitol - il protagonista interpretato da Flavio Bucci - che tornava in Italia dopo anni di permanenza in America Latina. Ad avvertirlo che clima politico e sensibilità collettiva sono radicalmente cambiati durante la sua assenza, ci pensa un commissario di polizia: «Delle tue fottutissime opinioni non ne resta in piedi neanche una». E Svitol ha modo di accorgersene ritrovando le amicizie di un tempo. Chi dirige un negozio di moda, chi ha rilevato l'azienda paterna diventando un grosso imprenditore, chi si dedica alle filosofie orientali e chi è morto stroncato da un'overdose.
E c'è anche l'ex partigiano che del proprio passato ricorda solo - quasi un'anticipazione del revisionismo che verrà - la "ferocia" che la sua banda esercitò verso i giovani repubblichini. Delle certezze ideologiche di un tempo rimangono solo esercitazioni salottiere condite di semantica: come la classificazione di ciò che è di destra e ciò che è di sinistra. Nella quale, a sorpresa, tra l'altro Marx tra le cose di destra e Pasolini tra quelle di sinistra. E poi: «Il tè è di sinistra, il caffé è di destra, i preliminari di sinistra e il coito di destra, la doccia di sinistra, il bagno di destra, Di Vittorio di sinistra e Lama di destra...».
E c'è anche l'ex partigiano che del proprio passato ricorda solo - quasi un'anticipazione del revisionismo che verrà - la "ferocia" che la sua banda esercitò verso i giovani repubblichini. Delle certezze ideologiche di un tempo rimangono solo esercitazioni salottiere condite di semantica: come la classificazione di ciò che è di destra e ciò che è di sinistra. Nella quale, a sorpresa, tra l'altro Marx tra le cose di destra e Pasolini tra quelle di sinistra. E poi: «Il tè è di sinistra, il caffé è di destra, i preliminari di sinistra e il coito di destra, la doccia di sinistra, il bagno di destra, Di Vittorio di sinistra e Lama di destra...». E da allora Giordana si è sempre mantenuto su quella linea. Eppure, adesso, il regista, portato in trionfo per oltre due decenni dall’intellighenzia di sinistra per (bellissimi) film come I cento pas
si e La meglio gioventù, improvvisamente s’è trovato sotto il fuoco amico di chi ancora pensa, evidentemente, che l’unico fascista buono sia quello morto. Prendersi la briga di smascherare l’ennesima leggenda – quella di un Valenti torturatore dei partigiani (con la complicità della Ferida, intenta a ballare durante le sevizie) – deve aver dato fastidio a molti: «Se un film come il mio tocca un nervo scoperto è perché in Italia rimane un’inerzia da guerra civile. Mi dispiace se qualcuno si offende, ma lo considero un atteggiamento residuale, lontano, non moderno, il perseverare nello stesso atteggiamento sbagliato di allora».
Ancora più duro è il regista e sceneggiatore Piero Vivarelli (classe 1927), paroliere di canzoni cult come 24mila baci e Il tuo bacio è come un rock. Alle spalle una lunghissima militanza nel Partito Comunista ma s
oprattutto ex parà della X Mas e, come tale, testimone oculare di tanti fatti. «Valenti non fu mai un aguzzino – sostiene con forza – parlava alla perfezione cinque lingue e curava le pubbliche relazioni della X Mas. Noi fondamentalmente vivevamo di contrabbando e il ricavato serviva a renderci indipendenti dai tedeschi e da Salò. Capitava che le segnalazioni su depositi di pellicce e oro venissero dalle formazioni Matteotti e parte del ricavato spettava a chi segnalava: diciamo pure che siamo stati i primi a versare tangenti ai socialisti…».
Perché Valenti era sì un “sanguepazzo”, «un modo di dire siciliano – ha spiegato
il regista – che indica uno spirito indisciplinato, incontrollabile, una testa calda», ma non un criminale. L’attore – «Sandokan per gli amici perché era un corsaro della vita» – tutto era meno che un fanatico. Ribelle e narcisista, arrogante e vulnerabile, era, semmai, un anarcoide inviso al regime, mai iscritto al fascismo, che aveva trovato nel principe Borghese un irregolare della medesima pasta. Aderì alla Rsi quasi per ripicca nei confronti di chi, superfascista fino al giorno prima, non aveva esitato un attimo a salire sul carro dei nuovi vincitori. Luisa Ferida, all’anagrafe Luigia Manfrini Farnè, aveva debuttato giovanissima con una compagnia teatrale e si era innamorata perdutamente del collega di qualche anno più grande. Bella, sensuale, resa in maniera un p
o’ caricaturale nel film: a Cannes ha fatto parlare molto la scena del bacio saffico con la meno nota Lavinia Longhi nel ruolo della compagna di Pietro Koch.
«Non ci sono né prove né testimonianze che i due partecipassero alle violenze – ha detto Giordana – né ai rastrellamenti né alle torture». Tanto che nella scena finale Luigi Lo Cascio, nei panni del partigiano Vero, esecutore della sentenza del Cnl, dopo aver sparato ai due protagonisti, s’interroga: «Abbiamo fatto giustizia?». «No, non fu un atto di giustiza – si risponde Giordana –l’attrice fu scagionata dalle accuse da un tribunale e sua madre ricevette per questo un assegno in quanto vittim
a di guerra. E nessuno ha mai potuto dimostrare la colpevolezza di Osvaldo».
Una pietas che Giordana ha usato anche nel raccontare – nel 1984 – un altro “fascista”: Umberto Orsini, commissario dell’Ufficio politico di Milano durante la repubblica di Salò, protagonista di Notti e nebbie, romanzo di Carlo Castellaneta. «Sembrò strano che io facessi un film come quello, ma mi ha sempre appassionato quel periodo, più Tiro al piccione di Montaldo che non Il Conformista di Bertolucci. Ricordo la saccenza e la sbrigatività di certa critica. Non è stato facile, per chi volesse rendere testimonianza contro l’amnesia generale». Già, occorreva dimenticare l’impazzimento di un paese attraversato da vendette e assassini indiscriminati mossi da motivazioni poco “politiche”. «Definire un film con l'agg
ettivo politico – conferma Giordana – vuol dire ammazzarlo in partenza». Sbagliano gli attori che mettono la propria arte al servizio della politica. «Dobbiamo occuparci anche e soprattutto della vita, dell’amore, delle cose che ci incantano e ci rendono la vita piacevole. Tutto questo per un lungo periodo non è stato possibile per una forma di autocensura, mentre l’artista deve essere libero di raccontare la sua società». E Giordana l’ha raccontata affollando i suoi film con una galleria di personaggi che attraversano la storia – anzi la Storia – con il coraggio e a volte l’impudenza di chi vuole cambiare, lasciare il segno, non farsi ca
mbiare e piegare dai conformismi, di qualsiasi segno siano.
si e La meglio gioventù, improvvisamente s’è trovato sotto il fuoco amico di chi ancora pensa, evidentemente, che l’unico fascista buono sia quello morto. Prendersi la briga di smascherare l’ennesima leggenda – quella di un Valenti torturatore dei partigiani (con la complicità della Ferida, intenta a ballare durante le sevizie) – deve aver dato fastidio a molti: «Se un film come il mio tocca un nervo scoperto è perché in Italia rimane un’inerzia da guerra civile. Mi dispiace se qualcuno si offende, ma lo considero un atteggiamento residuale, lontano, non moderno, il perseverare nello stesso atteggiamento sbagliato di allora».Ancora più duro è il regista e sceneggiatore Piero Vivarelli (classe 1927), paroliere di canzoni cult come 24mila baci e Il tuo bacio è come un rock. Alle spalle una lunghissima militanza nel Partito Comunista ma s
oprattutto ex parà della X Mas e, come tale, testimone oculare di tanti fatti. «Valenti non fu mai un aguzzino – sostiene con forza – parlava alla perfezione cinque lingue e curava le pubbliche relazioni della X Mas. Noi fondamentalmente vivevamo di contrabbando e il ricavato serviva a renderci indipendenti dai tedeschi e da Salò. Capitava che le segnalazioni su depositi di pellicce e oro venissero dalle formazioni Matteotti e parte del ricavato spettava a chi segnalava: diciamo pure che siamo stati i primi a versare tangenti ai socialisti…».Perché Valenti era sì un “sanguepazzo”, «un modo di dire siciliano – ha spiegato
il regista – che indica uno spirito indisciplinato, incontrollabile, una testa calda», ma non un criminale. L’attore – «Sandokan per gli amici perché era un corsaro della vita» – tutto era meno che un fanatico. Ribelle e narcisista, arrogante e vulnerabile, era, semmai, un anarcoide inviso al regime, mai iscritto al fascismo, che aveva trovato nel principe Borghese un irregolare della medesima pasta. Aderì alla Rsi quasi per ripicca nei confronti di chi, superfascista fino al giorno prima, non aveva esitato un attimo a salire sul carro dei nuovi vincitori. Luisa Ferida, all’anagrafe Luigia Manfrini Farnè, aveva debuttato giovanissima con una compagnia teatrale e si era innamorata perdutamente del collega di qualche anno più grande. Bella, sensuale, resa in maniera un p
o’ caricaturale nel film: a Cannes ha fatto parlare molto la scena del bacio saffico con la meno nota Lavinia Longhi nel ruolo della compagna di Pietro Koch.«Non ci sono né prove né testimonianze che i due partecipassero alle violenze – ha detto Giordana – né ai rastrellamenti né alle torture». Tanto che nella scena finale Luigi Lo Cascio, nei panni del partigiano Vero, esecutore della sentenza del Cnl, dopo aver sparato ai due protagonisti, s’interroga: «Abbiamo fatto giustizia?». «No, non fu un atto di giustiza – si risponde Giordana –l’attrice fu scagionata dalle accuse da un tribunale e sua madre ricevette per questo un assegno in quanto vittim
a di guerra. E nessuno ha mai potuto dimostrare la colpevolezza di Osvaldo».Una pietas che Giordana ha usato anche nel raccontare – nel 1984 – un altro “fascista”: Umberto Orsini, commissario dell’Ufficio politico di Milano durante la repubblica di Salò, protagonista di Notti e nebbie, romanzo di Carlo Castellaneta. «Sembrò strano che io facessi un film come quello, ma mi ha sempre appassionato quel periodo, più Tiro al piccione di Montaldo che non Il Conformista di Bertolucci. Ricordo la saccenza e la sbrigatività di certa critica. Non è stato facile, per chi volesse rendere testimonianza contro l’amnesia generale». Già, occorreva dimenticare l’impazzimento di un paese attraversato da vendette e assassini indiscriminati mossi da motivazioni poco “politiche”. «Definire un film con l'agg
ettivo politico – conferma Giordana – vuol dire ammazzarlo in partenza». Sbagliano gli attori che mettono la propria arte al servizio della politica. «Dobbiamo occuparci anche e soprattutto della vita, dell’amore, delle cose che ci incantano e ci rendono la vita piacevole. Tutto questo per un lungo periodo non è stato possibile per una forma di autocensura, mentre l’artista deve essere libero di raccontare la sua società». E Giordana l’ha raccontata affollando i suoi film con una galleria di personaggi che attraversano la storia – anzi la Storia – con il coraggio e a volte l’impudenza di chi vuole cambiare, lasciare il segno, non farsi ca
mbiare e piegare dai conformismi, di qualsiasi segno siano. Nel 1995 realizza Pasolini, un delitto italiano (soggetto di Enzo Siciliano). Nel 2000 vince un David di Donatello per la sceneggiatura de I cento passi, uno dei suoi film più intensi. Sono solo cento sono i passi che – a Cinisi, in provincia di Palermo – separano la casa della famiglia Impastato da quella del potente boss Tano Badalamenti. Ma il giovane Giuseppe (Peppino) Impastato, malgrado sia figlio di mafioso, rifiuta i vantaggi che pure gli offrirebbe quel destino: con alcuni amici fonda un giornale di militanza antimafiosa sul quale titola a tutta pagina “La mafia è una montagna di merda”, un circolo di musica e cultura e soprattutto Radio Aut, una radio di denuncia quotidiana contro i malaffari della mafia, a
busivismo e corruzione. Ce n’è per tutti, l’arma è quella “settantasettina” dell’ironia, quella che mette in gioco la vita di chi la esercita. Niente a che vedere con quelle che Giordana liquida «le polemiche pubblicitarie contro la casta» utili soprattutto a vendere libri.
Cinisi diventa “mafiopoli” e Gaetano Badalamenti diventa “Tano Seduto”. La gente si appassiona alle battaglie di questo Don Chisciotte, fisicamente minuto ma dotato di inarrestabile energia. A nulla servirà il tentativo del padre di salvargli la vita. Il vecchio Impastato andrà sino in America a chiedere ai boss di perdonare quel figlio ribelle. Pagheranno entrambi, a distanza di un anno. Peppino seguirà il padre nella notte tra l’8 e il 9 maggio d
el 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro, evento – quest’ultimo – che catturerà la grande opinione pubblica lasciando poco più di qualche trafiletto sui quotidiani nazionali alla morte (presentata prima come incidente sul lavoro e successivamente come suicidio) di Impastato, appena trentenne. La realtà verrà fuori dopo: è stato fatto saltare in aria dalla mafia sulle rotaie della ferrovia Palermo-Trapani. «Prima del film – hanno detto i familiari – Peppino era un patrimonio solo nostro, ora, con I cento passi, è diventato di tutti». E proprio in questi giorni, a trent’anni dalla sua morte, l’editore Rubbettino ha mandato
in libreria Peppino Impastato. Una vita contro la mafia (pp. 318, euro 15) di Salvo Vitale, amico carissimo di Peppino e compagno di lotte in una Cinisi ammutolita dal terrore. Nel bellissimo libro – cui è allegato un audio CD che raccoglie le registrazioni a Radio Aut dei discorsi antimafia di questo eroe – ne viene ricostruita la figura irregolare quanto scomoda, l’esempio quanto mai attuale in una guerra che non è stata vinta.
Nel 2003 Giordana si ripete con un altro bellissimo film: La meglio gioventù (dal ti
tolo di una raccolta di liriche dell’amato Pasolini ma anche di una vecchia canzone degli alpini). Nel racconto corale, costruito attorno alle vicende della famiglia Carati, il “personale” si intreccia con quarant’anni di storia: dalla metà dei Sessanta fino ai primi del 2000, dall’alluvione di Firenze al Sessantotto, dalla lotta armata a Tangentopoli e al riflusso. Un cast eccezionale. A partire dai fratelli Carati: Matteo (interpretato da Alessio Boni, presente in Sanguepazzo nel ruolo di un regista gay), è di destra – la sceneggiatura ne indica persino le letture preferite: il collabos francese Pierre Drieu La Rochelle – e vivrà con sofferto rigore la contestazione nelle forze dell’ordine; Nicola (Luigi Lo Cascio, il partigiano Vero in Sanguepazzo) è lo studente progressista, tanto onesto da denunciare l
a moglie terrorista. Solare – «tutto quel che esiste è bello» – e ancora capace di indignazione nei confronti di una società sempre più cinica e senza valori. Diversi eppure complementari. «Era come Achille, coraggioso e triste come lui» così Nicola parla del fratello Matteo – suicidatosi nella notte di capodanno – al nipotino Andrea (il figlio di Matteo, nato dopo la morte del padre). Coraggioso, sì, capace di innamorarsi di una disabile psichica – Giorgia, interpretata da Jasmine Trinca – e di rapirla
per sottrarla alla brutalità dell’elettrochoc. Soprattutto Matteo e Nicola hanno una cosa in comune: non si sono limitati a resistere, non si sono fatti da parte, non hanno subito gli eventi. Hanno preso posizione, hanno combattuto. «Almeno finché la carica ribelle non svanisce nella disillusione. C’è chi passa il testimone alla generazione successiva, chi si ferma sfiancato, il film racconta anche questo – ha spiegato Giordana – è l’istantanea di una generazione contraddittoria, sognatrice, ingenua e inopportuna, però mai rassegnata». E di gioventù, di destra o di sinistra che sia, ce n’è ancora tanto bisogno perché la strada del cambiamento è ancora molto lunga. E non è – come troppi credono – in discesa.
busivismo e corruzione. Ce n’è per tutti, l’arma è quella “settantasettina” dell’ironia, quella che mette in gioco la vita di chi la esercita. Niente a che vedere con quelle che Giordana liquida «le polemiche pubblicitarie contro la casta» utili soprattutto a vendere libri.Cinisi diventa “mafiopoli” e Gaetano Badalamenti diventa “Tano Seduto”. La gente si appassiona alle battaglie di questo Don Chisciotte, fisicamente minuto ma dotato di inarrestabile energia. A nulla servirà il tentativo del padre di salvargli la vita. Il vecchio Impastato andrà sino in America a chiedere ai boss di perdonare quel figlio ribelle. Pagheranno entrambi, a distanza di un anno. Peppino seguirà il padre nella notte tra l’8 e il 9 maggio d
el 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro, evento – quest’ultimo – che catturerà la grande opinione pubblica lasciando poco più di qualche trafiletto sui quotidiani nazionali alla morte (presentata prima come incidente sul lavoro e successivamente come suicidio) di Impastato, appena trentenne. La realtà verrà fuori dopo: è stato fatto saltare in aria dalla mafia sulle rotaie della ferrovia Palermo-Trapani. «Prima del film – hanno detto i familiari – Peppino era un patrimonio solo nostro, ora, con I cento passi, è diventato di tutti». E proprio in questi giorni, a trent’anni dalla sua morte, l’editore Rubbettino ha mandato
in libreria Peppino Impastato. Una vita contro la mafia (pp. 318, euro 15) di Salvo Vitale, amico carissimo di Peppino e compagno di lotte in una Cinisi ammutolita dal terrore. Nel bellissimo libro – cui è allegato un audio CD che raccoglie le registrazioni a Radio Aut dei discorsi antimafia di questo eroe – ne viene ricostruita la figura irregolare quanto scomoda, l’esempio quanto mai attuale in una guerra che non è stata vinta.Nel 2003 Giordana si ripete con un altro bellissimo film: La meglio gioventù (dal ti
tolo di una raccolta di liriche dell’amato Pasolini ma anche di una vecchia canzone degli alpini). Nel racconto corale, costruito attorno alle vicende della famiglia Carati, il “personale” si intreccia con quarant’anni di storia: dalla metà dei Sessanta fino ai primi del 2000, dall’alluvione di Firenze al Sessantotto, dalla lotta armata a Tangentopoli e al riflusso. Un cast eccezionale. A partire dai fratelli Carati: Matteo (interpretato da Alessio Boni, presente in Sanguepazzo nel ruolo di un regista gay), è di destra – la sceneggiatura ne indica persino le letture preferite: il collabos francese Pierre Drieu La Rochelle – e vivrà con sofferto rigore la contestazione nelle forze dell’ordine; Nicola (Luigi Lo Cascio, il partigiano Vero in Sanguepazzo) è lo studente progressista, tanto onesto da denunciare l
a moglie terrorista. Solare – «tutto quel che esiste è bello» – e ancora capace di indignazione nei confronti di una società sempre più cinica e senza valori. Diversi eppure complementari. «Era come Achille, coraggioso e triste come lui» così Nicola parla del fratello Matteo – suicidatosi nella notte di capodanno – al nipotino Andrea (il figlio di Matteo, nato dopo la morte del padre). Coraggioso, sì, capace di innamorarsi di una disabile psichica – Giorgia, interpretata da Jasmine Trinca – e di rapirla
per sottrarla alla brutalità dell’elettrochoc. Soprattutto Matteo e Nicola hanno una cosa in comune: non si sono limitati a resistere, non si sono fatti da parte, non hanno subito gli eventi. Hanno preso posizione, hanno combattuto. «Almeno finché la carica ribelle non svanisce nella disillusione. C’è chi passa il testimone alla generazione successiva, chi si ferma sfiancato, il film racconta anche questo – ha spiegato Giordana – è l’istantanea di una generazione contraddittoria, sognatrice, ingenua e inopportuna, però mai rassegnata». E di gioventù, di destra o di sinistra che sia, ce n’è ancora tanto bisogno perché la strada del cambiamento è ancora molto lunga. E non è – come troppi credono – in discesa.giovedì 22 maggio 2008
mercoledì 21 maggio 2008
Il non permaloso

ARTICOLO SCRITTO IN QUESTO MOMENTO DAL SOTTOSCRITTO. MA LO PUO' PRENDERE CHIUNQUE PERCHE' IO SONO BUONO.
Antipatico, poco intelligente, politicamente schierato e socialmente passivo, il non permaloso conduce una vita assolutamente dissestata e irregolare, si mescola agli emarginati, interagisce di tanto in tanto con goffagine ed è membro inerte della società. Talvolta è anche cattivello, palesemente scontato, pittorescamente monotono e in qualche caso inutile. Tutto ciò fino a quando qualcuno o qualcosa non turba la sua quiete, ed allora il non permaloso esce allo scoperto, sventolando inutili parole intrise di sarcasmo e scarsa educazione, non accettando scuse, ne ammettendo che, alla fine, è solo uno stupidissimo gioco, che non ha ne vincitori ne vinti, e basta un copiaincolla per far uscir fuori la sua vera, reale, macroscopica PERMALOSITA' .. allora si è davvero messi male e bla bla bla ..
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.. musica da pranzo .. from Bullitt
.. sono passati 40 anni ma Steve McQueen è ancora qui, e, con lui, questo capolavoro di vibrazioni .. buon pranzo a tutti
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Un pò di sole per i mal bagnati ..

Il gioco di parole si riferisce ancora a questo autunno divenuto inverno nel Maggio del 2008. La temperatura a Roma è di 13 gradi e da giorni nuvole minacciose scaricano tonnelate di acqua inspiegabilmente calda.. La Paola, che esce in scooter per andare a lavoro, cosi come il nostro caro Oz, sono disperati, tristi, e .. quasi ammalati .. Allora io vi faccio un piccolo regalo, delle immagini di quel sole che ora sembra un ricordo, ma che spero presto possa tornare a luccicare sulle meraviglie capitoline.

In aggiunta, visto che in teoria l'estate è prossima, ho integrato questo mio articolo con immagini dell'agoniato mare, di cui sento tanto la mancanza, un mare limpido e calmo, come il posto che lo ospita, dopo la definitiva uscita di scena dell'ultimo dei dittatori ..

Del resto, sognare non fa mai male, e, soprattutto, non ci riempie d'acqua ..
Designato l' arbitro per la finale di Coppa Italia
Buongiorno a tutti amici miei. L'approssimarsi del'incontro tra Roma ed Inter per la finale di Coppa Italia sta generando una sorta di timore diffuso tra i sostenitori cosiddetti normali, che temono una escalation di violenze tra le frange più dure delle tifoserie delle prime dela classe. E' per questo che l'arbitro della finale bis sarà una persona discreta, equilibrata, e senza ombra di dubbio .. " maschia "
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martedì 20 maggio 2008
Firmino

Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Savage Sam
Prezzo € 14,00
Dati 2008, 179 p., brossura
Traduttore Santangelo E.
Editore Einaudi (collana Einaudi. Stile libero big)
Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l'unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri più belli sono i più buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l'attuazione del nuovo piano edilizio.
In una Boston fredda e inospitale, popolata da vecchi ubriachi e uomini in cerca di facili passatempi, l’unico rifugio per la giovane e indifesa Flo, è lo scantinato di un affollato negozio. Il tepore che proviene da laggiù calma i suoi tremori, e la carta che contiene in abbondanza placa il suo proverbiale appetito... Flo è la madre di Firmino e dei suoi dodici fratelli. L’unico posto sicuro che ha trovato per mettere al mondo la sua nidiata di topini sono gli scaffali di un’enorme libreria abbandonata, che funge da giaciglio per la notte e anche, sempre più spesso, da prima colazione.
Avevamo già visto il mondo attraverso gli occhi di un topo, soprattutto nei fumetti (non solo quelli destinati ai bambini, un esempio per tutti Maus di Art Spiegelman) così come c’eravamo già imbattuti nelle blattelle divoratrici di libri di Daniel Weiss (Gli scarafaggi non hanno re). Ma stavolta ci troviamo di fronte a una storia molto più complessa: un vero e proprio romanzo di formazione che vede il povero Firmino intento nell’impresa di conoscere il mondo. Ma un topo nato e cresciuto tra i grandi maestri della letteratura mondiale ha un solo strumento per interpretare la realtà, cioè la fantasia. Fuori dalla sua tana, alla scoperta del mondo, Firmino può finalmente mettere la letteratura alla prova dei fatti. Le donne di Lawrence, le paure di Anna Frank, il mondo intero di Oliver Twist si sgretolano di fronte a una realtà difficile e crudele, dove le immagini incantevoli legate alla lettura lasciano il posto agli incubi di una vita di stenti. Firmino osserva e sogna, cercando fuori dagli scaffali tutta la fascinazione che lo ha nutrito durante l’infanzia e trovandosi alla fine al cospetto della più grande fantasmagoria del secolo passato: il cinema.
I protagonisti di questo delicatissimo romanzo di Sam Savage, uno stupefacente autore esordiente, non sono i libri, come potrebbe sembrare, e neanche il cinema, come si direbbe inoltrandosi nella lettura, ma è quel lento, magico processo di nutrimento culturale che, attraverso le parole e le immagini, alimenta il nostro spirito. Una ricerca incessante di senso che riguarda tutti i piccoli curiosi roditori del mondo: voraci come topi, insaziabili, spesso invisibili. Nelle oscure cantine delle nostre città un esercito di piccoli pensatori divora le idee del mondo. Tutti quelli che, come il nostro Firmino, ogni giorno affrontano la prova decisiva con loro stessi, con la loro immagine, con il disincanto e la disillusione. Firmino coglie fino in fondo tutte le occasioni che la vita gli offre, senza rendersi conto, alla fine, di essere diventato per noi lettori come uno dei personaggi letterari che hanno popolato la sua vita.
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Ore 9:28. Inferno sulla Capitale
Buongiorno amici, nell'ultima settimana la situazione metereologica a Roma è stata la seguente. Lunedi, Martedi, Marcoledi e Giovedi, temperature prossime ai 30 gradi, con afa, aria ferma ed irrespirabile. Poi, Venerdi il tempo ha cominciato a peggiorare in maniera lenta ed irreversibile. Freddo, pioggia, e vento persistente a caratterizzare queste giornate autunnali di Maggio. Sono le ore 9:28 e sta venendo giù l'inferno. Non so come siete messi voi, ma qui è diluvio vero, non oso immaginare il traffico, e pensare che tra poco sarò nelle fauci delle consolari ..
Violet Hill
Violet Hill
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Il gigante dai piedi d'argilla

Mentre il signor Wang, che ha perso la nipote nel crollo della scuola di Ju Yuan, denuncia alla stampa che gli edifici erano fatti di "dou fu zha" (cioè di tufo), il governo cinese ordina l'apertura di un'inchiesta sulle strutture scolastiche distrutte dal terremoto in Sichuan, rendendo noto che eventuali responsabili dovranno rispondere del proprio operato e far fronte a sanzioni. "Se dovessimo verificare che vi sono stati problemi legati alla costruzione degli edifici scolastici, tratteremo i responsabili senza alcuna tolleranza", dichiara Han Jin, un responsabile del ministero dell'Istruzione.

E' questo l'aspetto più torbido e per molti versi inquietante del disastro: il sospetto che il grande boom immobiliare che sta trasformando la Cina e trainando gli investimenti sia, quasi alla lettera, un gigante dai piedi d'argilla.Secondo Poon Siu To - giornalista freelance che collabora con Asia Times - la stessa Chengdu, "capitale del Sichuan a circa 93 km dall'epicentro del sisma, ha annunciato un investimento di 10 miliardi di yuan [circa un miliardo di euro, ndr] per costruire una nuova città nella sua periferia nord. I fatti recenti ci dicono che Chengdu avrebbe fatto meglio a spendere quei soldi per migliorare e rafforzare le strutture già esistenti".

La Cina corre e costruisce, ma non si sa molto della qualità dei nuovi edifici.Nei grandi progetti di ristrutturazione urbana, i funzionari locali possono espropriare terreni e case per conto del governo. Questo meccanismo favorisce la corruzione, anche perché autorità politiche e palazzinari a cui vanno gli appalti sono spesso le medesime persone o appartengono alle stesse famiglie.
lunedì 19 maggio 2008
Museo del Pene

Decisamente un museo fuori dell'ordinario...
Si sente parlare, magari non troppo spesso, dei musei erotici, come quello di Berlino o di Pechino, ove trovare tutto ciò che può ricordarci il sesso e l'erotismo, con le posizioni o gli "strumenti" più impensati... Ma un museo completamente dedicato all'organo sessuale maschile... non si sente molto spesso! Infatti, l'"Iceland Phallological Museum" è l'unico al mondo!
Si trova in Islanda ed è stato fondato nel 1997 dal signor Sigurdur Hjartos. Si possono ammirare, fra i vari scaffali, molte specie di peni appartenenti a mammiferi marini e terrestri, fra cui quelli di foche, balene, squali...
Il museo è aperto al pubblico come un qualsiasi museo, ed oltre alle opere per così dire "naturali", vi sono anche delle opere d'arte che ritraggono peni di tutte le razze, con una sezione dedicata, nientemeno che, ai souvenir da comprare e sfoggiare in salotto...!
Per completare l'iniziativa, è stato anche allestito un sito, purtroppo tradotto in molte lingue tranne che in italiano, ove gli studiosi spiegano che il culto del fallo ha avuto un ruolo molto importante e interessante per i popoli nordici.
La fallologia è considerata una vera e propria scienza, che tiene conto sia della cultura di ogni paese che della crescita erotica - sociale.
D'altronde molti, fra psicologi e sociologi, da Froid a Piaget - tanto per citare i più famosi -, hanno preso in considerazione la sessualità come parte integrante dello sviluppo di ogni essere umano, in particolar modo dell'uomo.
Molti gesti, dicono gli studiosi, ricordano il piacere che si provava quando si era piccoli: fumare o mettere una matita in bocca ci rammenta, infatti, la suzione del capezzolo materno. Viene da chiedersi, quindi, quale ricordo susciti sessualmente questo museo nel proprietario, ignorando se il Sig. Sigurdur lo abbia allestito per pura curiosità o per motivi inconsci...
Nel sito è anche possibile trovare... dei "membri" onorari!
No, non membri sessuali..., ma persone nella loro interità. L'unica domanda è... come sono diventati membri onorari? ...E perché?!?
Un'altra pillola molto curiosa: il museo mancava, fino a poco tempo fa, di un pene del genere umano... Effettivamente trovarne uno risultava molto difficile, ma un esploratore "don giovanni" di 86 anni, il Sig. Pàll Arason nel suo testamento ha specificato che dopo la sua morte il suo pene, completo di scroto, dovrà essere asportato (dal suo medico di fiducia) e donato al museo fallologico, per essere esposto assieme agli altri organi maschili, a perfetto completamento della raccolta.
http://www.myspace.com/angelobilly

Questo è link dove potete ascoltare parte della discografia del Maestro, inclusa una delle tracce realizzate per la colonna sonora del cortometraggio firmato Paola Ferazzoli, e che io e Angelo abbiamo musicato. Lo scorso Sabato presentazione ufficiale al Teatro Bellini de " Il senso della donazione ", con la presenza del Presidente del Senato, Renato Schifani. Grande successo di pubblico e critica, e diffusione parziale del prodotto Sabato 17 Maggio nel corso del programma " Verissimo ". La traccia è stata sviluppata nello studio di Angelo e fa parte delle 15 che compongono la musica originale creata per la docufiction. Cliccando sul post si accede al sito. La traccia in questione è l'ultima di quelle presenti sul Player dello Space, c'è scritto Angelo billi e Francesco Panella, difficile sbagliarsi.
Buon ascolto a tutti.
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Recensioni Autori ed Opere
Uomo, 28 anni, Napoli, Italia

Roberto Saviano (Napoli, 1979) è un giornalista e scrittore italiano.
Nei suoi scritti, articoli, e nel suo libro, usa la letteratura ed il reportage per raccontare la realtà economica, di territorio e d'impresa, della camorra e della criminalità organizzata in genere.
Si è laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove è stato allievo dello storico meridionalista Francesco Barbagallo. Collabora con L'Espresso e la Repubblica.
Nel 2006 in seguito al successo del romanzo Gomorra, fortemente accusatorio nei confronti delle attività camorristiche, ha subito pesanti minacce, confermate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia e informative che hanno svelato il progetto di eliminarlo da parte del clan dei Casalesi.
Dopo le indagini dei Carabinieri di Napoli, l'ex Ministro dell'Interno Giuliano Amato gli ha conferito una scorta e lo ha cautelativamente trasferito lontano da Napoli.Da Gomorra è stato tratto uno spettacolo teatrale scritto da Saviano con Mario Gelardi, ed è diventato da poco un film diretto da Matteo Garrone e prodotto dalla Fandango.

Il film, crudo ed angosciante, è musicato dal suono delle grida e degli spari di Scampia oltre che dalle melodie neoromantiche napoletane. Del libro, il film sceglie alcuni fili, li intreccia, s'impone come uno sciroppo avvelenato, senza la possibilità di voltar pagina o sospendere la lettura.
L'ho visto sabato pomeriggio, con la Paola che smadonnava perchè si rompeva. Sembra un documentario, per lo stile, per il montaggio, per la fotografia. Le immagini sono forti, vere, alla Rossellini.
Le ambientazioni sono quelle che ben conosciamo.
Gli attori sono spesso giovani sconosciuti, ma con una gran forza recitativa, che presumo derivi dalla sofferenza e dal dolore insito nella loro anima.

Avevo letto il libro appena uscito e mi era piaciuto. Saviano a mio parere è sottovalutato per il suo stile e sopravvalutato per il suo coraggio. Invito tutti a leggerlo. Questo ragazzo è un raro esempio di talento letterario, basta leggere i suoi scritti sparsi ovunque nel web:
" Scrivere, poggiando i piedi costantemente nel caleidoscopio dei moti dell'anima e nella realtà proteiforme e poliglotta dell'avvicendarsi degli eventi. Parole come bulloni, meccanismi di un ingranaggio enorme e sconosciuto che muove e smuove leve avvolte dalla patina rugginosa dell'oblio, schiaccia bottoni, alimenta motori di energie ed entusiasmi, di ricerca, di inquietudine e manchevolezze."
Il Film risulta un pò lento, il libro no. Comunque vale la pena, soprattutto in questo momento di caos e di rivolta civile.
Per chi non avesse visto il trailer ..
Gomorra Trailer
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