venerdì 4 aprile 2008

Atelier sul mare

Hai mai dormito in un opera d'arte ?





Ti sei mai svegliato in un sogno ?





L’Art Hotel Atelier sul Mare è una realtà unica al mondo, il Museo-Albergo è incastonato in una baia di pescatori a Castel di Tusa in Sicilia (ME), dista 20KM da Cefalù e appena 9KM da S. Stefano di Camastra.



La sua unicità consiste nell'essere albergo e nel contempo museo permanente. Le camere d'arte della struttura sono state disegnate e arredate da famosi artisti contemporanei italiani e stranieri.

Prova a cliccare sul titolo del Post per saperne di più ..

Italiani brava gente

Buongiorno amici, stamattina in giro per Roma a fare commissioni e pagamenti vari. Raggiungo la sede delle Poste Italiane di Via di Casal Basilio per pagare un conto corrente. Entro ed assisto alla lite furibonda tra due dipendenti, dietro agli sportelli, sfociata in un torpiloquio a gran voce dal tragicomico epilogo. Tra me e me penso che questo non sarebbe mai accaduto se solo questi maturi dipendenti avessero avuto come loro capo l'erudito manager Luca Luciani, responsabile domestic mobile services di Telecom Italia, perchè l'ilarità generale avrebbe spento ogni rancore ..

http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html

Nel 2007 Guillermo Vargas Habacuc, 50enne del Costa Rica, autoproclamatosi Artista, prese un cane di strada, lo legò con una corda corta al muro di una galleria d'arte e lo lasciò morire lentamente di fame e di sete, come "installazione".



Non è tutto: la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte decise, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte, e in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele "installazione" alla prossima Biennale del 2008.



Per chi abbia un minimo di sensibiltà questo è l'indirizzo per firmare la petizione contro questo criminale. Non bisogna pagare, né registrarsi. Basta solo cliccare sul titolo e lasciare il prorio nome e mail. Con me siamo a quota 1.734.732. Grazie.

giovedì 3 aprile 2008

Bye Bye Bush

L'11 Settembre ed i migliaia di giovani mandati a morire in guerra non sono bastati a salvare il dittatore cialtrone e ingannatore.
E' finita l'era dei complotti, ora si torna a casa.

Il vero terrorismo


La Cospirazione Mondiale

martedì 1 aprile 2008

Peto d' Aprile ..



Ciao amici, ieri sera cena Vip. La serata doveva svolgersi in questo modo. Gli invitati sceglievano una portata da realizzare e portare a casa della nostra amica, e fin qui tutto ok, poi ognuno doveva procedere alla scelta di un abbinamento enologico al rispettivo piatto, non della propria consorte, ma di un altra/o partecipante all'evento. Quindi mentre Paola si è cimentata nel suo splendido gateau di patate concedendo vita facile al suo fortunato alter ego culinario, a me è toccata una tipa che ha preparato un dessert a base di crema di cacao e cannella, ed ho dovuto spremere le meningi per poter abbinare qualcosa di decente. Bene, non è tutto. Giunti a destinazione con tanto di testo fumante e bottiglia, ci comunicano che le specialità sono destinate solo ad un ristretto gruppo di giurati, di cui non facciamo parte, che degusteranno tutte le portate esprimendo con tanto di schede e votazioni le loro preferenze. Non solo, al momento della presentazione di piatti e bevande associate, si doveva procedere con una introduzione sulla scelta degli ingredienti, sul tipo di portata, e alla spiegazione del genere di vino abbinato. E tra cantanti, registi, attori e conduttrici, a noi è toccato qualche pseudointrattenimento elaborato in real time da uno Chef del Gambero Rosso, porzioni microsopiche di salse di vari tipi, microcrostini nouvelle cousine accompagnati raramente, molto raramente, da vini sempre diversi. Risultato, fine cena ( per gli eletti ) ore 2:15, ed oggi io e Paola entriamo ed usciamo dal wc con frequenza ininterrotta, e con una faccia da zombie ci apprestiamo a portare avanti la giornata. Ma dico io, un piatto de pasta no è ? ..

A ca###roooooooooo

In Europa è più dura che in Italia: le balle vengono a galla subito.
Berlusconi pensava di cavarsela da Riotta improvvisando una risposta di comodo: "Il nostro programma economico è stato presentato ed approvato da Almunia". Lo stesso Almunia però, clamorosamente, pochi giorni dopo lo smentiva alla conferenza stampa per l'Interim Economic Forecasts.




"Silvio Berlusconi ha un rapporto tutto suo con la verità. È un mentitore professionale: mente a tutti, anche a sé stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne."
Indro Montanelli

lunedì 31 marzo 2008

Ballate gente.. ballate



Buongiorno amici, com'è andato il week end ? Io e la mia Paola, oggi di nuovo in ufficio, siamo stati pantofolati per giorni, salvo mio piccolo excursus con Valerio, Angelo, ed altri simpatici amici, al Piper, sabato sera, per condurre una trattativa di collaborazione con uno degli organizzatori, in vista della prossima apertura del superlocale avezzanese VANIZ. Angelo sarà Dj resident Sabato 19 Aprile, quindi invito tutti ad esser presenti per acclamare il nostro Mostro nel tempio della musica capitolina. Intanto, scaldiamoci cuore ed orecchie ..

giovedì 27 marzo 2008

109,205 per 1, 88



Buongiorno amici. Oggi splendida giornata romana, in giro a far spese con la mia Paola malata tra le ire del Brunetto nazionale in collera per la mancata presenza del Cavaliere in trasmissione. Prima di rientrare un passaggio in farmacia e controllo del peso (mio). Beh .. dopo quattro mesi di allenamenti, diete e sacrifici di ogni tipo ho raggiunto il brillante risultato di 109, 205 Kg. Ero partito da 112... Bah!! Pensare che due cenette come si deve bastano per rimetter su altrettanto mi mortifica. Paola dice che sono ingrossato nella struttura, e non di poco, ed ho notevolmete ridotto la pancia. Può darsi, ma ci sono rimasto male sul serio, anche se, sempre secondo la stessa ipertecnologica bilancia, sarei cresciuto di tre centimetri, arrivando a 1 metro e 88. Per consolarmi mi appresto a sbranare mezzo testo della superba torta di patate della mia Paoletta. Domani è un altro giorno e si vedrà ..

YouTube Video Award 2007

Facciamoci due risate... :)

mercoledì 26 marzo 2008

Sempre Peggio

Antartide, si stacca iceberg gigante, è grande sette volte Manhattan.
Un enorme frammento di 415 chilometri quadrati della banchisa antartica si è staccato dall'area dello Wilkins Ice Shelf. Lo hanno reso noto negli Stati Uniti gli scienziati del National Snow and Ice Data Center di Boulder, in Colorado, precisando che il fenomeno - cominciato il 28 febbraio scorso - è stato ripreso dai satelliti ed è stato "straordinario" "anche perché non capita di vedere tutti i giorni collassare un pezzo di ghiaccio grande quanto sette volte Manhattan".
A staccarsi dal continente antartico e a finire in mare è stato il cosiddetto "Asse di Wilkins", un'area della parte occidentale dell'Antartide che gli scienziati avevano già previsto sarebbe collassata. Ritenevano però che sarebbe avvenuto tra quindici anni.

Il fenomeno è stato fotografato e ripreso con un video da un aereo mandato appositamente sul posto. "Quanto avvenuto è rarissimo - hanno commentato al centro di Boulder - anche perchè l'asse di Wilkins esisteva almeno da 1500 anni". Il fenomeno è "certamente" dovuto agli effetti del surriscaldamento globale.

"Se il fenomeno continua, questa porzione ghiacciata potrebbe completamente disintegrarsi e nel corso dei prossimi anni potremmo perdere la metà della banchisa ghiacciata in questa regione" ha dichiarato il responsabile scientifico del National Snow and Ice Data Center, Ted Scambos.

Attenti a quei Blog

Riallacciandomi al bell'articolo di Roby A.A. e su consiglio di Roberto vi invito a guardare questo video, il cui protagonista è il capo della mia Paola, in tutta la sua modernità ..

YouTube, you free: i nuovi media strumento planetario di democrazia

Dal Secolo d'Italia, edizione domenicale del 23 marzo 2008

«YouTube non è solo l’editore più democratico che sia mai esistito ma è anche una finestra su tutta la schifezza umana della nostra epoca, è la nostra anima malata». Buona la prima, disfattista la seconda, male la terza. L’ottimo Francesco Merlo questa frase a effetto deve essersela rimbalzata tra le dita prima di piazzarla in coda a un articolo dal titolo suggestivo quanto perentorio, pubblicato su Repubblica mercoledì scorso: “Il video del destino”. Friedrich Vernarelli, il trentaduenne romano colpevole di aver investito e ucciso due turiste irlandesi con la sua Mercedes follemente lanciata a tutta velocità, due anni fa aveva messo in rete un video in cui – seduto al posto di guida di un’automobile (ferma o in movimento?) – si divertiva a fare boccacce. Da qui l’affondo del giornalista di Repubblica: l’omicidio era premeditato e Vernarelli «si preparava di lì a poco a commettere un omicidio». La prova inconfutabile sarebbe data proprio da quel video, girato due anni prima, magari per riderne con gli amici. Altri indizi: «gli occhiali neri convessi che fanno tanto scarafaggio». Merlo si spinge sino a indicare i mandanti morali: Matrix e i suoi replicanti senz’anima, Ballard e i protagonisti dei suoi romanzi che – assicura – Vernarelli non ha letto ma in qualche modo assimilato. «E infatti ha ammazzato come i bambini che ficcano il dito nella torta per leccarselo». Manca solo la citazione di Stanley Kubrick e Arancia Meccanica e l’analisi sociologica preconfezionata sarebbe completa.
Premessa, d’obbligo. Qui nessuno vuole giustificare il “pirata della strada” né minimizzare l’accaduto: Vernarelli ha sbagliato ed è giusto che paghi. E ci mancherebbe. Tanto più in un Paese come il nostro che rifiuta a prescindere le responsabilità. Un Paese nel quale, per fare un esempio, il candidato premier del Pd si presenta come nuovo facendo finta che al governo non ci sia stato il suo partito e che i disastri generati non lo riguardino. Ma mettere sul banco degli imputati anche YouTube, il popolarissimo sito internet per la condivisione di filmati girati dagli utenti (e la cultura pop in senso lato) è profondamente sbagliato e stucchevolmente moralista. Certo, su YouTube non mancano “contenuti” demenziali. Ma da qui a fare dei “protagonisti” dei video amatoriali dei potenziali assassini ce ne passa. Così come nell’omicidio di Meredith, la giovane studentessa inglese. È stato sufficiente trovare un video online girato chissà quando dal giovane Raffaele Sollecito, mascherato e con un machete in mano, per fare di lui l’assassino perfetto. Prima del processo. Tra i reperti indiziari anche una copia dell'ultimo libro di Harry Potter, in tedesco.
Sì, d’accordo, c’è il pericolo dell’emulazione. Ma l’alternativa qual è: seguire le politiche censorie di altri Paesi o piuttosto dare fiducia ai nostri ragazzi, che magari portano il piercing ma non hanno – metaforicamente – l’anello al naso?
Il bullismo, tanto per sfiorare un argomento confinante, c’è. Da sempre. Ben prima dell'avvento del web, dove è ricorrente in tanti video fai-da-te. Lo si combatte smettendo di parlarne? Ma allora tanto varrebbe chiudere i giornali perché, come riconosce lo stesso Merlo, «YouTube è l’editore più democratico che sia mai esistito». Tanto da ospitare una bella intervista di Klaus Davi a Giulio Tremonti. Il massmediologo è di casa, su YouTube. Intuita la potenza del mezzo, ha dato vita a una vera e propria rubrica politica interamente autoprodotta (a costo zero): Klauscondicio. E grazie al potere seduttivo di internet, al clima informale e meno ingessato della carta stampata, l’ex ministro dell’economia si è finalmente liberato dell’immagine rigida e saccente che certi giornalisti gli hanno cucito addosso e ha confessato: anche lui è stato vittima del bullismo. Giovane matricola nel collegio di Pavia, passava le sue notti chiuso in un armadio, costretto ogni mezz’ora a simulare il bollettino dei naviganti, scandendo il segnale orario. Altrimenti – Merlo non perda tempo a indignarsi, che è storia vecchia – erano botte. E attenzione: non era il secchione antipatico che tutti conosciamo. Copiava e faceva copiare. «Campavo di scambi. Due anni ho avuto esami a ottobre». A quei sadici compagni che lo costringevano a queste e altre vessazioni (caricarsi un armadio sulle spalle) non possono essere riconosciute attenuanti di alcun genere. Di loro non si hanno notizie: magari qualcuno è diventato serial killer o avvocato, stupratore o commercialista. Se solo a quei tempi ci fosse stato internet ne avremmo avuto, tempestivamente e utilmente, un identikit da affidare alle forze dell’ordine. «Di lì a poco» non avrebbero commesso crimini e Tremonti, chissà, non sarebbe diventato ministro del governo Berlusconi. Comunque sia, il politico del Pdl non se ne fa un cruccio, i traumi li ha superati e può dire serenamente: «Non me ne frega un YouTube». E giustifica la sua cravatta arancione con un appello in favore del Tibet: «C’è chi sta dalla parte della Cina che calpesta i diritti umani. Io sto con il Tibet».
Già, siamo tutti tibetani. I più lo dicono sottovoce perché – si sa – siamo veltronianamente “anche” amici della Cina. Troppi interessi economici ci legano, pare. Invece i blogger lo strillano, coraggiosi o incoscienti? E non è un caso che proprio nei giorni scorsi il governo cinese abbia oscurato YouTube. Sul sito erano apparsi video amatoriali che davano notizia della repressione violenta in Tibet, delle manifestazioni popolari e della città di Lhasa in stato d’assedio, presidiata da militari e polizia. Chi volesse accedervi dal territorio cinese trova solo uno schermo bianco e l’indicazione di “errore”. Per la “comunicazione ufficiale” meglio affidarsi ad altri più affidabili siti di video-sharing cinesi: 56.com, youku.com e tudou.com. Visitateli. A oggi non c’è alcuna testimonianza sul genocidio perpetrato in questi giorni. Cautela, quella governativa, dettata dai numeri: in Cina nel 2007 si sono affacciati sulla Rete ben 210 milioni di navigatori (solo meno 5 milioni rispetto agli Stati Uniti) e il governo cinese – che per filtrare tutti i siti già si affida a un formibadile firewall: migliaia di funzionari governativi addetti a scandagliare il web – prepara le contromosse. Per “produrre” video online occorrerà l’autorizzazione governativa. Perché «chi fornisce un servizio di video deve servire il popolo e il socialismo e seguirne il codice morale». Una muraglia che i blogger provano a scavalcare ricorrendo a sofisticati software come Gladder, contrazione di “Great Ladder”, ovvero Grande Scala. Quel che servirebbe, in effetti. Non c’è da meravigliarsi, pertanto, che le uniche immagini mostrate dalla tv cinese riguardino tibetani che assaltano negozi gestiti da cinesi e che danno fuoco ad auto della polizia.
Del resto, non è la prima volta che il sito di video, recentemente acquistato da Google, viene oscurato. Un mese fa è stata la volta del Pakistan. Il sito è rimasto inaccessibile per due ore in quasi tutto il mondo. Non si è trattato di un hacker ma di un pasticcio del governo di Islamabad. L’intento era quello di “spegnerlo” per impedire la proliferazione di «materiale offensivo nei confronti dell’Islam» in Pakistan, ma la censura si è estesa ben oltre i confini nazionali bloccando il sito tout court. In Turchia un tribunale di Ankara ha disposto il black out perché in un filmato sarebbe stato ridicolizzato il grande Ataturk. Le autorità tailandesi hanno anch’esse oscurato il sito a causa di un video offensivo nei confronti del re Bhumibol Aduiyadej. E prima ancora contro YouTube, giusto per citarne alcuni Paesi, erano intervenuti il Brasile, l’Iran, il Marocco, la Birmania e la Siria. In Vietnam il problema è stato risolto alla radice: l’accesso a internet è limitatissimo.
E la stessa “diffidenza” c’è nei confronti dei blogger. Pochi giorni fa, dopo un processo durato cinque minuti, un blogger egiziano di 22 anni, conosciuto online con lo pseudonimo di Karim Amer (foto a destra), è stato condannato a quattro anni di prigione: tre per aver offeso l’Islam e uno per aver insultato il presidente Hosni Mubarak. Uno dei tanti: i “cyberdissidenti” imprigionati nel mondo – secondo i numeri forniti da Reporter sans frontières, associazione che, al riguardo, ha presentato due settimane fa una Guida pratica del blogger che spiega come creare un blog e soprattutto fare in modo di sfuggire alla censura – sono sessantatre. Perché? Le accuse più diverse: da quella di riprodurre materiale sovversivo e immorale a quella di ridicolizzare i governanti. Ma molto più probabilmente il motivo è un altro: i bloggers, così come gli utenti di YouTube, hanno l’ambizione di dire la loro, di intervenire, di partecipare. Tanto che la grande mobilitazione per il Tibet – il cui dramma è stato denunciato su YouTube – trova nei blogger un vastissimo passaparola che rimbalza da una parte all’altra nel mondo, specialmente tra i giovani. Analogo ruolo attivo lo ebbero i blogger nel denunciare la repressione delle proteste in Birmania nell’estate del 2007. I blog hanno rappresentato e rappresentano, soprattutto in Paesi dove non c’è un’effettiva libertà di stampa, una fonte di informazione indispensabile.
In YouTube non c'è solo il gusto – pienamente legittimo, in democrazia – dello sberleffo verso il potere. YouTube è uno strumento politico, perché rendere di pubblico dominio certe manifestazioni di violenza significa fare politica e farla con la forza delle immagini. Ma non è solo questo. Fondato nel febbraio 2005 da Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim – ex dipendenti di PayPal e tutti e tre men che trentenni (nella foto)– You Tube è diventato in tre anni il sito internet con il tasso di crescita più imponente del pianeta. Ogni giorno vengono visualizzati oltre 100 milioni di video e ogni ventiquattro ore vengono aggiunti oltre 80.000 nuovi filmati per un totale di più di 20 milioni di visitatori al mese. Perchè la consultazione del web non ha più come unica motivazione la necessità di trovare informazioni o risposte a esigenze particolari. Con i video di YouTube l’intrattenimento è dimensione non secondaria, la navigazione non finalizzata all’apprendimento ma alla condivisione di esperienze e emozioni. È grazie a siti come YouTube, ma che Flickr (per le immagini), MySpace, Bebo, Facebook, Blogspot.com e agli altri social network che i giovani hanno più motivazioni per stare in Rete. È un luogo dove possono esercitare la loro creatività senza filtri realizzando un processo identitario. Giovani (e meno giovani) che si confrontano con la modernità, che la plasmano a loro immagine e somiglianza. Musicisti in erba che mettono online i loro video, aspiranti registi che azzardano qualche rozzo cortometraggio (di fattura a volte anche notevole). Si tratta di milioni di esibizionisti? Forse ce n’è una piccola minoranza. Per il resto è una palestra strepitosa per milioni di ragazzi che non si rassegnano a subire passivamente il palinsesto televisivo, che piuttosto che ridursi a fare zapping tra trasmissioni tutt’altro che educative o quanto meno appassionanti, possono pescare a piene mani in un archivio musicale (e non solo musicale) di dimensioni enormi e in continuo accrescimento, vero e proprio archivio dell’immaginario individuale e collettivo. Facendosi guidare semplicemente dal proprio gusto e non da un direttore di rete o da quei giornalisti esperti in mode giovanili che Pier Vittorio Tondelli giustamente disprezzava spronando i giovani a non dar loro ascolto, a esprimersi, a trovare da soli la propria via. YouTube non è né vuole essere un’alternativa alla televisione né un cattivo maestro, rappresenta – semmai – un’alternativa alla più moderna forma di suicidio di massa: la playstation.

lunedì 17 marzo 2008

Two girls and one cup ( V. M. 55 )

Buongiorno amici, oggi vi metto alla prova, in tutti i sensi ...
Da una segnalazione di Fabietto Tyson Loli vi invito a trovare sul web il video " Two girls and one cup ", che risulta essere in assoluto il più cliccato d tutta la rete mondiale. Provate ad immaginare di cosa tratti. Oggi è quasi impossibile riuscire a reperirlo su internet, se non pagando. Osservate una delle tante le reazioni alla visione, di quelle ce ne sono a centinaia. Questa è una delle più tranquille.

domenica 16 marzo 2008

Facciamo ministro Pietro Taricone

Dal Secolo d'Italia, edizione domenicale del 16 marzo 2008
Altro che ispettore di polizia per fiction, Pietro Taricone non lo vogliamo sullo schermo, piccolo o grande che sia. Intendiamoci, è bravo. Paradossalmente perché non recita: interpreta se stesso. Per questo lo vedremmo bene al Viminale. Un ministro dell’interno scamiciato e irregolare. Incazzato e determinato come l’abbiamo ritrovato in occasione della presentazione de La nuova Squadra, serie televisiva di successo giunta alla nona stagione ma ridisegnata ex novo per esaltare i tratti da giustiziere sui generis del nostro, finalmente protagonista nei panni – nella divisa, per l’appunto – dell’ispettore Vito Sorrentino. Un Taricone “interventista”: «perché la fiction non può limitarsi all’intrattenimento. Spero che decidano presto cosa vogliono fare di questo prodotto, possibilmente facendone un mezzo per dire cose precise, prendere posizioni nette. Il fatto è che noi giriamo tutti i giorni in mezzo a spazzatura e a problemi d'ogni sorta. Perché non approfittare per far conoscere dei veri problemi di Napoli?».
E allora perché no? Taricone ministro. Dal 15 aprile. Del Pdl, naturalmente, ché con questa sinistra buonista e politicamente corretta uno come lui – «idealista di destra per aver letto Nietzsche alla dannunziana» – non ci azzecca niente.
Sì, parliamo proprio dell’ex “guerriero” della prima edizione del Grande Fratello: il reality per eccellenza (chiedendo scusa per l’ossimoro). Un’esperienza che Pietro non rinnega: «Avevo fatto tanti concorsi per entrare ovunque, in polizia, in Comune, pure un provino per Nino D’Angelo, ma l’unico posto dove mi hanno preso è stato il Grande Fratello». Malgrado molti continuino a ritenerlo un peccato originale. E, come tale, una macchia incancellabile. Chi? «Quelli dello star-system, gli sfigati, i comici di seconda categoria, le soubrettine, quelli che mi boicottano perché temono di dover scendere dall’autobus. Le intellettuali. Le giornaliste. Taricone è molto Italy… Little Italy… non è trandy». Diciamolo chiaramente: brutta bestia, l’invidia. La sua è stata una delle più clamorose esplosioni mediatiche nella storia della tv. Uscito dalla “casa”, al Maurizio Costanzo Show in versione Uno contro tutti ottenne un picco d’ascolti di 10 milioni di telespettatori. Un botto. E da perfetto self-made man è stato capace di capitalizzare la popolarità ottenuta senza ridursi a fare l’ospite di professione con tanto di “trenino” a Buona domenica, imbarazzante limbo dei senza talento nel quale sopravvivono tuttora, sbranandosi a comando per far godere un pubblico annoiato quanto poco esigente, gli altri reduci delle varie edizioni del GF. Consapevole di non avere niente di particolare da dire: «Non sono un intellettuale. L’atteggiamento bullesco serviva proprio a questo, a tutelare la mia intelligenza». Possiamo dirlo: tutelata e messa a frutto. Il rischio di fare la fine del marziano di Ennio Flaiano c’era: lasciarsi inghiottire dalla città tentacolare e venirne sputato fuori dopo pochi mesi. E invece no. Da amministratore di condominio e studente svogliato si è fatto scrupoloso imprenditore di se stesso. Dalle prestazioni erotiche a telecamere aperte (che tanto indignarono le femministe) con la concorrente Cristina Plevani (maltrattata dal nostro ma vincitrice di quella prima edizione) ad attore professionista coccolato dai grandi registi. Tanto da vantare già piccoli ruoli in diverse pellicole importanti: Il segreto del successo di Massimo Martelli, Ricordati di me di Gabriele Muccino e Radio West di Alessandro Valori (sul cui set ha conosciuto la moglie: la bellissima attrice polacca Kasia Smutniak). Più recentemente l’abbiamo visto in Maradona, la mano de Dios di Marco Risi, in cui interpreta il pusher del campione argentino, e in tv accanto a Alessandro Gassman in Codice Rosso, fiction sul mondo dei vigili del fuoco. Da «imbucato televisivo», per la felice definizione del giornalista e conduttore televisivo Gianluca Nicoletti, o «figurante di lusso», come si scherniva lui stesso con ruspante autoironia, a espressione compiuta di quelli che Filippo Rossi, coordinatore editoriale della Fondazione FareFuturo – riferendosi espressamente a Taricone – ha chiamato «i nuovi eroi postideologici: non retorici, antimoralisti, sfacciatamente individualisti, buoni ma non buonisti». Vagamente reazionari come il Taricone di oggi, rifugiatosi con la famiglia nella splendida tenuta di Campagnano per «coltivare la terra». Affascinati dalla tradizione ma declinandola nella modernità. Dalla passione per i cavalli a quella per la Triumph Speed Triple, «la stessa moto di Tom Cruise in Mission impossible Two».
«La cultura c’est moi». Del resto così parlò il Zarathustra casertano – palestrato sì, ma di buone letture tutt’altro che convenzionali – strappando il Telegatto 2001 a un indignato Alessandro Cecchi Paone. Singolar tenzone: cultura pop contro cultura alta. «Cosa c’entra la Macchina del tempo con la cultura? Totò è cultura – comiziava il nostro dichiarando guerra all’establishment televisivo – Cecchi Paone è vecchio. Quei leoni sono dieci anni che stanno lì a ruggì. Quei ghepardi sono sempre gli stessi che inseguono e se magnano sempre la stessa gazzella». Meglio, mille volte meglio, Nietzsche e Mishima, «il superuomo e la via del samurai». Una vera passione, quella per il filosofo tedesco: «Non bisogna pensare al superuomo come a quello muscoloso – spiegava ai suoi “coinquilini” – il superuomo era l’uomo che creava valori, anzi creava il ponte tra la bestia e il superuomo». Che poi la filosofia risultasse utile anche per rimorchiare è un altro discorso, non secondario: «Il periodo in cui era di moda fare l’intellettuale sapevo a memoria Hegel, Kant e i filosofi greci. Funzionava. Donna, panta rei, tutto scorre». Ancora: meglio andare a cena con Ezio Greggio che con Michele Santoro. Pillole di quel “Taricone-pensiero” che l’ha reso un personaggio. Eccessivo, a volte troppo sopra le righe, sicuramente viscerale. Si classificò terzo ma dai più venne ritenuto il vincitore morale di quella prima edizione del GF. Tutti a cercarlo facendo zapping con il telecomando ma lui seppe defilarsi sapientemente da un mondo che aveva deciso di usare senza lasciarsi usare: «La tv ti rende ipocrita. Del resto, basta guardare a questa schifezza di melassa spalmata sui palinsesti. Alla fine siamo in Italia, c’è il Vaticano, il buonismo e compagnia bella. Tutti fanno i buoni, i commossi, pure se dentro hanno un egocentrismo allucinante e ucciderebbero la madre per farsi notare».
E adesso ce lo ritroviamo nella parte tutt’altro che edulcorata dell’ispettore Vito Sorrentino, un buono che però prima ti prende a pugni, poi ragiona. «Uno che crea abbastanza casini, non ha l’elenco delle risposte pronte, è un sano confuso. E vorrei che di lui rimanesse questa profonda confusione, il continuare a porsi delle domande. Non mi piacciono quei personaggi che non hanno mai un briciolo di dubbio e hanno in tasca la risoluzione del problema». La squadra è quella dei “Falchi”, barba incolta e, come dicevamo, cazzotto facile. Sempre pronti a saltare su una moto e lanciarsi all’inseguimento dei cattivi. E chissenefrega di perdere tempo a indossare il casco se c’è da combattere contro corrotti e delinquenti. «Perché questo tipo di poliziotto è uno che sta alla pari, è uno che sa attraversare cento vite senza tenersene almeno una, è uno che sa dove mettere gli artigli. Siamo brutti da fare schifo ma funzioniamo. Il falco, infatti, è un vichingo. È quello che decide». Nel ruolo di Sorrentino, Taricone s’è gettato a capofitto. Niente a che vedere con «l’attore istituzionale che in Italia è un impiegato: oggi è a recitare e domani potrebbe stare a lavorare all’Enel». I suoi modelli di riferimento sono altri: «le performance fisiche come quella di De Niro in Toro scatenato di Scorsese». Non a caso i suoi miti giovanili sono Bruce Lee, Bud Spencer e Silvester Stallone: «Personaggi importanti nella mia vita. Io avevo gli occhiali a goccia perché ce li aveva Cobra: “Tu sei il male e io la cura”. “Dove la legge si ferma, qui comincio io”».
La location della fiction, prodotta dalla Rai, è sempre Napoli. Non più quella dalla periferia ma Spaccanapoli, il centro della città. 22 puntate per 44 episodi. La prima serata – mercoledì 12 marzo – è andata benone: un più che dignitoso 10% di auditel strappato agli assalti della corazzata schiaccia-ascolti di Maria De Filippi: la collaudatissima trasmissione Amici. E sempre mercoledì scorso Everton e Fiorentina si giocavano l’accesso ai quarti di finale della Coppa Uefa: una delle più belle partite degli ultimi anni. La Fiorentina è passata ai rigori e Taricone e i suoi falchi sono pronti per mercoledì prossimo. Per affrontare il pubblico la serie, rispetto alle precedenti stagioni, ha cambiato pelle. Nuovi gli sceneggiatori e gran parte del cast, il format è dichiaratamente ispirato a The Shield, il famoso poliziesco americano, anche se non manca di strizzare l’occhio alle atmosfere “dure e crude” del Fight Club di Palahniuk. Neanche a farlo apposta uno degli autori preferiti di Taricone. Meno spazio ai dialoghi, ridotti all’osso, più scene girate in esterni e ritmi incalzanti per storie in cui la finzione si mischia a una attualità che a Taricone proprio non piace.
Le responsabilità del degrado della Campania? «Sono di una politica che ha minato l’idea stessa della rappresentatività. I De Mita, i Mastella, ma anche i Bassolino. Pensate al governatore. Me lo andavo ad ascoltare nei comizi da ragazzino: due ciglia grosse così, la spalla ‘ncarcata, l’eloquio sovietico. L’altra sera ero in una di quelle magnifiche pizzerie napoletane, una di quelle dove infornano solo la margherita e la marinara, un locale pieno di fotografie con Totò, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi (c’ero pure io sul muro, bontà loro). Il proprietario esce dalle cucine, si para davanti alla parete, scova la foto di Antonio Bassolino e dice: “Questa mi sa che la devo levare”».
Praticamente un manifesto politico, quello di Taricone. Pronto per il salto nella grande politica. Esageriamo? Forse. Sicuramente meno di Curzio Maltese, che lo paragonò a Norberto Bobbio. O di Max Biaggi, che per sottolinearne l’autenticità – «è riuscito a usare la propria simpatia trasmettendola al pubblico senza timore, non curandosi di sbagliare verbi o vocaboli, usando il dialetto, che fa parte di se stesso, della sua cultura e della sua vita» – scomodò persino il mito di Alberto Sordi. Del resto la passione per la politica in Taricone è antica: «Sono cresciuto a pane e politica – ha raccontato – seguendo zio Vittorio di Trasacco nei comizi sin da quando ero un ragazzino». Di destra, senza complessi. «Sì, di destra – ebbe a confessare a Claudio Sabelli Fioretti – la sinistra la vedevo femminea. Candy Candy mi sembrava di sinistra, Goldrake e Big Jim di destra. Fini mi piace, ero innamorato di lui. E di Berlusconi. E poi – concluse – se a Porta a Porta ci vanno Alba Parietti e Sabrina Ferilli, pur’io posso parla’ di politica, porca vacca». Già, ma dalle parole bisogna passare ai fatti. Come si diceva un tempo: dalla protesta alla proposta. Di questo ne è convinto: «E poi più se ne parla più si depotenzia l’efficacia di una denuncia, ma questo non succede solo con Gomorra e l’impegno antimafia, succede anche con l’antipolitica, più va avanti la bizzarria di Beppe Grillo, più perde di efficacia la virulenta e sana reazione dell’antipolitica. Ci sarebbe da andare in giro sulle camionette, bussare porta dopo porta e svegliare tutti». Per ora Taricone sembra concentrato su altro. «Fino a giugno gireremo sei giorni a settimana, per dieci ore al giorno. Ma troverò il tempo per fare anche la fiction di Raiuno Questo è amore, diretta da Riccardo Milani». La politica aspetterà, il Viminale chissà.
Articolo disponibile anche su L'eminente dignità del provvisorio