Tanti auguri Bro', quanti ne sono? Trentuno? Mmhh .. tanta roba ..
Il nostro geniaccio solitario percorre il cammino verso la maturità ..forse.
Ma non c'é fretta fratello.
Hai tutto il tempo per subire la vita..
Un abbraccio. A song for you .. as you want..
P.S: Pensavi di farla franca eh ? E invece l'ha fatto Francesco (hi!hi!hi! .. che battuta di merda..)
Idee in movimento - Arte - Libera Espressione - Musica - Letteratura - Poesia - Libertà - Creatività - Emozioni
venerdì 9 novembre 2007
mercoledì 7 novembre 2007
Ciao Melino
Come saprete mio nonno solo pochi giorni nonno fà mi ha lasciato.
E'stato un grande uomo, anche come dimensioni. Ecco, diciamo che provengo da lui.. Pittore, poeta, enigmista, un passato fatto di guerre e povertà. Un enciclopedia storica ineguagliabile. Gli volevo un gran bene. E' per questo che pubblico qui le prime beffarde righe della sua poesia preferita, A'Livella, del principe Antonio De Curtis, alias Toto'. La poesia parla del confronto sociale che si annulla al momento della morte, cosi' un principe e un povero possono stare "vicini" per sempre. Un destino non troppo casuale ha fatto si che lui fosse seppellito proprio il 2 di Novembre, giorno dei morti. Inserisco anche una pensiero scritto da me in suo ricordo, e che sarà inciso su una scultura in marmo che rappresenta un libro aperto, posto in cima alla sua lapide. Ciao Melino.
Antonio De Curtis

A'livella
Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?... continua
Vecchio poeta(Parole d’amore per un nonno)
I tuoi giorni sono volti al termine e noi siamo qui che ti osserviamo
vecchio poeta dall’animo puro, dal corpo malconcio e stanco.
Solo ieri eri un eroe in guerra, un sopravvissuto in mare,
un arcigno tuttofare brontolone e testardo, un uomo vero,
dagli integerrimi principi e dalla memoria eccezionale.
Ora le tue tele trasudano lacrime di abbandono, come le pagine
che solo pochi anni fa riempivi con rime di umile sapienza
intrisa di amore e semplicità.
E i tuoi cari che ti amano come e più di prima vegliano quel
corpo di statua divenuto bambino, osservando quel che resta di te.
Com’è difficile accettare il tuo addio, come é crudele questo
destino, che ci riduce a sofferenti larve smemorate che contemplano un mondo che non gli appartiene in un tempo che scandisce solo dolore ed inquietudine.
Sei stato bambino nella fame, ragazzo in trincea, marito precoce.
Ora il destino in questa vita ci separa ma ricorda nel tuo ultimo sonno che in noi giace la tua forza e la tua poesia,
e le porteremo con noi per sempre, anche senza di te.
E'stato un grande uomo, anche come dimensioni. Ecco, diciamo che provengo da lui.. Pittore, poeta, enigmista, un passato fatto di guerre e povertà. Un enciclopedia storica ineguagliabile. Gli volevo un gran bene. E' per questo che pubblico qui le prime beffarde righe della sua poesia preferita, A'Livella, del principe Antonio De Curtis, alias Toto'. La poesia parla del confronto sociale che si annulla al momento della morte, cosi' un principe e un povero possono stare "vicini" per sempre. Un destino non troppo casuale ha fatto si che lui fosse seppellito proprio il 2 di Novembre, giorno dei morti. Inserisco anche una pensiero scritto da me in suo ricordo, e che sarà inciso su una scultura in marmo che rappresenta un libro aperto, posto in cima alla sua lapide. Ciao Melino.
Antonio De Curtis

A'livella
Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?... continua
Vecchio poeta(Parole d’amore per un nonno)
I tuoi giorni sono volti al termine e noi siamo qui che ti osserviamo
vecchio poeta dall’animo puro, dal corpo malconcio e stanco.
Solo ieri eri un eroe in guerra, un sopravvissuto in mare,
un arcigno tuttofare brontolone e testardo, un uomo vero,
dagli integerrimi principi e dalla memoria eccezionale.
Ora le tue tele trasudano lacrime di abbandono, come le pagine
che solo pochi anni fa riempivi con rime di umile sapienza
intrisa di amore e semplicità.
E i tuoi cari che ti amano come e più di prima vegliano quel
corpo di statua divenuto bambino, osservando quel che resta di te.
Com’è difficile accettare il tuo addio, come é crudele questo
destino, che ci riduce a sofferenti larve smemorate che contemplano un mondo che non gli appartiene in un tempo che scandisce solo dolore ed inquietudine.
Sei stato bambino nella fame, ragazzo in trincea, marito precoce.
Ora il destino in questa vita ci separa ma ricorda nel tuo ultimo sonno che in noi giace la tua forza e la tua poesia,
e le porteremo con noi per sempre, anche senza di te.
Un caro amico - Hide Blog -

C'é tra noi un caro amico, persona squisita, gioviale, di gran cuore e sani principi. Si cela dietro le spoglie di Hide, non il cattivo dell'amato Stevenson, tutt'altro. Ha un blog ben fatto, con contenuti che vertono soprattutto sulla musica, e con una attenzione particolare alla fotografia ed ai motori.
Vi lascio con questa splendida immagine estrapolata dal suo sito, e linko il suo indirizzo sul titolo del Post. Invito tutti a curiosare.. buon proseguimento
Un risveglio esplosivo
Buongiorno a tutti amici, finalmente torno tra voi, in questo Dicembre autunnale e solare. Intanto saluto tutti, la mia Paola e il suo nuovo devstante lavoro, Angelo, a cui vanno i miei complimenti per le ottime tracce che ha realizzato col geniaccio ed amico Raf, Oz di cui ho perso le tracce, Benag per la prolissa ma efficace recensione del volume che ho appena terminato di leggere e che conferma quanto letto in precedenza su altri testi di divulgazione scientifica che affrontano l'argomento, Klaus ed alla sua nuova collocazione come PersTrain nell'"Impero" delle marse palestre, Pirulitt che non ricordo più com'é fatto, Roby B., Roby A.A. e Miasma in attesa di un vostro rientro, AleSanta che Venerdi'tornerà da NY e porterà qui un pezzo di realmaratona, Gioggio ed il suo nuovo contratto che le permette di vivere per un pò accanto al Vasco nazionale, Matero ed la sua splendida vicina di banco, Luis ed la sua "vita spericolata", Rita "IlVento" complimentandomi ancora il brillante risultato ottenuto nell'ambito poesia, Hide, che ancora non ben capito chi sia ( sai a una certa età..), e tutti gli altri numerosi amici. Ieri sera ho ascoltato l'ultimo disco di Alicia Keys, e devo dire che mi é piaciuto in quasi tutte le tracce, nonostante sia un prodotto di impronta commerciale. Un assaggio per voi.. buon ascolto
Alicia Keys - No One
Alicia Keys - No One
martedì 30 ottobre 2007
ALE SANTA VA A NEW YORK
Ce l'ho fatta a prendere il pettorale e mi accingo ad affrontare la mitica maratona di NY!!!
Parto corro e torno..
Vi farò sapere se sono quanto meno arrivata al traguardo!
In ogni caso, tifate almeno affinchè riesca a concluderla...
Un bacio a tutti.
a
Parto corro e torno..
Vi farò sapere se sono quanto meno arrivata al traguardo!
In ogni caso, tifate almeno affinchè riesca a concluderla...
Un bacio a tutti.
a
lunedì 29 ottobre 2007
Good vibrations..
I cieli sono uguali... Los cielos son iguales...
(Da: Pedro Salinas - La voz a ti debida ( La voce a te dovuta - Einaudi Ediz. )
I cieli sono uguali.
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra
l’arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle,
tanto sono lontane,
le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia
sopra il mare o sull’erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare
lenta, verso l’alto,
nella vita dell’aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli.
Los cielos son iguales.
Azules, grises, negros,
se repiten encima
del naranjo o la piedra:
nos acerca mirarlos.
Las estrellas suprimen,
de lejanas que son,
las distancias del mundo.
Si queremos juntarnos,
nunca mires delante:
todo lleno de abismos,
de fechas y de leguas.
Déjate bien flotar
sobre el mar o la hierba,
inmóvil, cara al cielo.
Te sentirás hundir
despacio, hacia lo alto,
en la vida del aire.
Y nos encontraremos
sobre las diferencias
invencibles, arenas,
rocas, años, ya solos,
nadadores celestes,
náufragos de los cielos.
(Da: Pedro Salinas - La voz a ti debida ( La voce a te dovuta - Einaudi Ediz. )
I cieli sono uguali.
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra
l’arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle,
tanto sono lontane,
le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia
sopra il mare o sull’erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare
lenta, verso l’alto,
nella vita dell’aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli.
Los cielos son iguales.
Azules, grises, negros,
se repiten encima
del naranjo o la piedra:
nos acerca mirarlos.
Las estrellas suprimen,
de lejanas que son,
las distancias del mundo.
Si queremos juntarnos,
nunca mires delante:
todo lleno de abismos,
de fechas y de leguas.
Déjate bien flotar
sobre el mar o la hierba,
inmóvil, cara al cielo.
Te sentirás hundir
despacio, hacia lo alto,
en la vida del aire.
Y nos encontraremos
sobre las diferencias
invencibles, arenas,
rocas, años, ya solos,
nadadores celestes,
náufragos de los cielos.
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venerdì 26 ottobre 2007
Il Catalogo degli Amici

Ebbene si'.. ho deciso. Oggi é una brutta giornata. Pessima. Allora per tirarmi su pubblico inaspettatamente qui l'incipit del mio primo romanzo, cominciato nel 2004. Naturalmente é autobiogrfico. Naturalmente pertanto, ci siete tutti, o quasi. Conto di terminarlo entro i primi mesi del nuovo anno. Spero sia di vostro gradimento. Buona lettura e buona giornata a tutti.
Il Catalogo degli Amici ovvero “ Della mia vita e storie altrui ... ”
“Si è saggi solo a condizione di vivere in un mondo pieno di pazzi” - A. Schopenauer
Capitolo 1
Marco mi aveva dato appuntamento al “Calipso” .
“Ci vediamo tra un’ora esatta, un solo minuto di ritardo e vado via”.
In quel breve lasso di tempo pensai bene che fosse opportuno chiarire con Chiara, anche se sapevo che, incazzata com’era, sarebbe stato più intelligente scurire con Scura o morire con Mora, comunque la chiamai e le chiesi di vederci a casa mia.
Preferisco sempre essere nel mio habitat naturale quando c’è qualcosa di serio di cui discutere, mi sento più sicuro, più forte.
Chiara si presentò da me vestita in jeans bianco e vistoso decolté ed io invece di accoglierla cordialmente e scusarmi con lei per la bravata notturna che il giorno prima mi ero prestato a compiere in balia di una sana alcolica incoscienza, con grande tempismo le rifilai un bacio, restando perplesso della sua passiva reazione, ed euforico per il mancato ceffone ricevuto, senza batter ciglio, convinto che il suo amore fosse più grande della mia goliardica scappatella, la abbracciai, facendole sentire tutto il mio pubico amore, e ricevendo in cambio una sana ginocchiata al basso ventre che trovai poco cordiale nella sua impassibile impassibilità.
“ Che cazzo ti dice la testa ? ” esclamò imbestialita ,“Ieri ti sei scopato quella troia e oggi mi tratti come se nulla fosse successo.
Con me hai chiuso, sono venuta per riprendere le mie cose, non fanno più parte della tua vita, ed anch’io ne sono fuori, pensavo mi amassi, invece sei come tutti gli altri”.
“Cazzo Chiara, chiariamo..ehm..volevo dire..ascoltami..ero ubriaco..sai che ti amo, non puoi lasciarmi, sei la mia vita… i miei fianchi, sei il mio futuro…”
“Il tuo futuro è senza di me, e non dire le tue solite cazzate, questa volta non mi fai ridere, chiama la tua amica e dille tutte le stronzate che vuoi, con me non attacca, questa volta.”
“Va bene, ho sbagliato, ma ho diritto almeno di dire la mia?”
“Puoi dire quello che vuoi, per me è finita, ecco, ho preso tutto, ti saluto Luca, se vuoi dire la tua scrivila e leggila da te, a me non interessa, addio.”
Mi sentii come una merda essiccata al sole, ma non avendo argomenti seri per confutare le sue parole, non proferii risposta, se non un misero “ Ciao”.Questa volta neanche il mio habitat aveva potuto salvarmi; i libri dappertutto, il sottofondo di Nick Drake, il profumo dell’incenso Chandan con cui avevo accuratamente cosparso la mia umile dimora, pervasa ora di una malinconica solitudine, mi ero persino rasato per rendere il mio viso pregno di quel candore solitamente oscurato da una tenue peluria, comunque ben tenuta, che si dice piaccia alle donne, nulla avevano potuto con Chiara, divenuta scura nel volto e nell’anima.
Il mio letto giaceva inerme tra le mura della camera e io mi ci avvicinai per fargli compagnia e, assorto da mille pensieri e fiaccato da quarantotto ore di veglia, mi assopii. Marco, puntuale come un orologio giapponese (quelli svizzeri ormai sono talmente sputtanati..) alle 17:02 lasciò il bar e, dopo avermi chiamato sul grammofonino, pensò bene di venire a casa mia e di rimanere incollato al citofono, fino a che , in preda ad allucinazioni audiovisive, mi destai e convenni che forse sarebbe stato opportuno aprirgli, anche perché, visto che gli dovevo dei soldi, sarebbe rimasto li due giorni.
“ Che cazzo ti è successo, sembri il figlio di Beppe Grillo!”
In effetti, non del tutto svincolato dalle comode braccia di Morfeo, non il brutto anatroccolo coetaneo e conterraneo, guardandomi allo specchio, collocato a fianco della porta d’ingresso, non mi riconobbi immediatamente, fin tanto che pensai ci fosse un estraneo in casa mia, uno con i capelli a paracadute e due ventiquattrore, in effetti tali erano, sotto gli occhi.
“ Entra che oggi è una giornataccia; questa mattina ho fatto tardi in ufficio, ho preso un multa per aver parcheggiato davanti un divieto, ti devo 500 che non ho perché ieri sera ho smarrito il portafoglio, inoltre Chiara mi ha lasciato e penso che sia una cosa seria, questa volta”.
“Che cazzo hai combinato ieri? ”
“ Sono stato a cena con Max e Ghigo, poi al “Ruvido” abbiamo beccato tre tipe, non mi ricordo neanche i nomi, una di loro aveva casa libera, sono uscito da li questa mattina, direttamente e senza passare dal Via, solo che al “Ruvido c’era la sorella di Chiara che ci ha seguiti quando siamo usciti, me lo ha detto Max, che l’ ha incontrata a pranzo da “Bunny”. “ Serata memorabile, comunque”.
“ Serata memorabile un cazzo, hai fatto più danni tu in una sera che i Sid Vicious nella sua carriera, ho bisogno di quei soldi, che vuoi fare?”.
Lo scorso mercoledì mi era costato un occhio e due occhiaie, le mie, visto che dovevo saldargli il conto del pokerino mensile a casa di Paolo, tappa regolare del periodo invernale.
“ Conservo sempre una carta qui in casa per qualsiasi urgenza, spero che il mio conto non sia agli sgoccioli, visto che siamo a fine mese e non ho avuto ancora l’accredito dello stipendio, ora la prendo e scendiamo, cosi ti levi dai coglioni ”.
“Dai andiamo, che ho bisogno di riposare” e scendemmo in cerca del primo Bancomat aperto.
“ Questi sono cinquecento, ci vediamo Mà, anzi, se puoi, cerchiamo di non vederci, ne sentirci, ho deciso di mollare per un po”.
“ Si, va bé, ci sentiamo stasera, tanto lo so che mi chiami appena ti svegli”.
Percorsi con le ultime energie rimaste le quattro rampe di scale che mi separavano dal materasso ortopedico unapiazzaemezzo in lana Merinos, regalatomi da mia madre, e, sfinito, mi ci fiondai sopra senza neanche spogliarmi, svenendo quasi prima di aver toccato il copriletto. Mi svegliai sei ore dopo in uno stato confusionale che non mi permise di capire che ora, giorno, mese ed anno fosse, almeno non prima dei venti minuti trascorsi fra la doccia fredda e mezza macchinetta di caffè versata in un bicchiere da 0.2.
Ancora semiincosciente, presi il telefono e composi il numero di Marco, ma prima di digitare l’ultima cifra interruppi la chiamata, pensando alle sue parole, e fui felice della mia coerenza, al punto che per festeggiare questa nuova presa di posizione mi recai in soggiorno, scelsi la selezione da ascoltare, Eno, Satie, Galliano, Incognito, Hendrix, mi distesi nudo sul divano e mi rollai una canna, mentre la città deserta mi osservava silenziosa. Guardai l’orologio Mont Blanc del mio soggiorno, segnava le 01:57, non esattamente l’orario giusto per svegliarsi, ma mi consolava il fatto che, essendo sabato, potesse essere un orario onesto per chiamare chiunque fra i miei amici, sapendo di poterli rintracciare in giro per qualche locale, o in qualche casa “a fare bolgia ”.
Non chiamai nessuno, spensi il telefono e cominciai scrivere.
Alle una e 58, di un giorno qualunque, da un foglio bianco presero vita delle lettere che divennero parole, che si trasformarono in un racconto, quello di un trentenne medio borghese, già stanco di lavorare, sognatore, romantico e disilluso.
La mia storia comincia il 9 Gennaio 1973, quando dal ventre di una giovane 23enne nacque un piccolo gioiello, dal peso di 4,650 Kg ,che , appena fuori dal suo comodo mondo ozioso, si fece largo, talmente largo che la povera mammina per 2 anni ne trascinò le conseguenze, sillabando a gran voce “Sono arrivato, ho una gran fame e debbo pisciare, ehi senti tu col camice bianco già mi stai sul cazzo e lei, bella signorina, vorrei fare pipi’! ”
La mia precoce evoluzione biologica mi permise di raggiungere le classiche mete infantili, ruttino, dentino, primi passi e primi approcci dialettici, bumba, binga, etc.. , in tempi record, tanto che già a quattro anni buttavo giù lettere e numeri con disinvoltura, cominciando a frequentare la scuola elementare a cinque ..
giovedì 25 ottobre 2007
mercoledì 24 ottobre 2007
Prove Tecniche
Salve a tutti !!
Se per caso vedete cose strane tipo : colori e caratteri strani ... o strane immagini, non preoccupatevi stiamo semplicemente cercando di modificare il tema grafico del BLoG.
Ce la farò Fra ...ce la farò ...
Se per caso vedete cose strane tipo : colori e caratteri strani ... o strane immagini, non preoccupatevi stiamo semplicemente cercando di modificare il tema grafico del BLoG.
Ce la farò Fra ...ce la farò ...
martedì 23 ottobre 2007
Ba...Badu
Roots+Eryka Badu=...dite la vostra.
Buon ascolto
The Roots feat. Eryka Badu. Baby you got me
Buon ascolto
The Roots feat. Eryka Badu. Baby you got me
Un tipo allucinante..
Questa mattina, appena arrivato al lavoro sono stato travolto da un'atto di confidenze familiari da parte di Pietro detto il chiavica (il tipo che ci lava le auto). Mi stava raccontando di un suo dialogo avuto ieri con un componente della sua famiglia, ed io ho mentre lo ascoltavo, tra la voglia di piangere e quella di ridere, ho pensato subito ad una persona che gli somiglia molto.
lunedì 22 ottobre 2007
Momenti di riflessione
Quello che sembrava ovvio anni fa, ora non lo e' piu'. So che questo blog non si occupa di politica (meno male?!), pero' per commentare quanto sta' accadendo sull'inchiesta why not, il comportamento del Ministro di Grazia e Giustizia e del Presidente del Consiglio, propongo di ascoltare la voce di un uomo che ha dato la vita per una causa che non ha mai visto realizzata.
Auguri Donna Patatina
La conoscete tutti.. o quasi.. beh oggi é il suo compleanno. Paoletta compie trentuno anni molti dei quali trascorsi all'interno di redazioni, salette di montaggio e cabine di regia. Oggi dopo tre anni trascorsi al suo fianco posso apprezzare il suo valore di donna al di là dell'ambito professionale.
Eccellente e creativa cuoca, istrionica tuttofare, casalinga impeccabile, amica fragile ma tenace e combattiva quando si presenta il momento, é una compagna straordinaria. E' la donna perfetta, se non fosse per una sua debolezza... le patatine ...
Eccellente e creativa cuoca, istrionica tuttofare, casalinga impeccabile, amica fragile ma tenace e combattiva quando si presenta il momento, é una compagna straordinaria. E' la donna perfetta, se non fosse per una sua debolezza... le patatine ...
Orgoglio Italiano: Ferrari - Tedeschi ed Inglesi.. tutti a casa !

Come il suo predecessore Michael Schumacher, non mi stà particolarmente simpatico ma Kimi Raikkonen a Interlagos ha dato dimostrazione di una capacità tecnica ed un carattere da Campione del Mondo. Il finlandese di ghiaccio dopo l'immortale Fangio e l'invicibile Scheckter trionfa davanti all'eccellente Felipe Massa ed alle maledizioni dei gufi germanici e dell'androide costruito su misura dalla famiglia Hamilton. Niente da fare per lui, rallentato da problemi elettronici al cambio. Terzo Alonso. Ha vinto anche contro una sorte di nome Fia che anche dopo l'esultanza sembrava volesse eliminare per benzina irregolare i due piloti davanti all'inglesino, tentando di intercedere sulla superba prova di classe ed efficienza fornita da tutto il team. Per Raikkonen è il primo titolo iridato in carriera.
Che il mondo si inchini...
giovedì 18 ottobre 2007
Sono pronto..
martedì 16 ottobre 2007
Momenti Toccanti a Cuba
Dal film Buena Vista Social Club di Wim Wenders
Due voci che non passano inosservate: Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo
Due voci che non passano inosservate: Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo
lunedì 15 ottobre 2007
Doing More with Less. Una sfida Europea per il risparmio energetico

Eccoci puntiali con un post sull'ambiente. E visto che viviamo nel continente che e', di fatto, leader mondiale nella salvaguardia dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile, sarebbe il caso che noi cittadini ne sapessimo di piu'.
L'Unione Europea ha fatto e sta facendo molto a riguardo, ma oggi vorrei parlare delle azioni piu' recenti in materia di risparmio energetico e sviluppo sostenibile.
Prima di tutto, occorre fare un po' di chiarezza sui termini. Cos'e' il risparmio energetico? E lo sviluppo sostenibile?
Entrambe le definizioni sono facilmente intuibili, se ci riferiamo alla saggezza dei nostri nonni.
Risparmio energetico significa semplicemente non sprecare energia, ovvero consumare meno e mettere "sotto il mattone" i nostri risparmi energetici. Visto che le maggior parte delle fonti energetiche, ad oggi, presentano una riserva finita, sarebbe il caso di sprecare meno.
La parola sostenibilita', invece, viene spesso fraintesa (spesso in modo volontario), ma anche in questo caso puo' essere facilmente capita facendo riferimento ai nostri nonni. Quando 50 o 60 anni fa, la maggior parte dell'energia nelle case veniva dalla legna arsa nelle stufe, la regola d'oro era "Se non vuoi restare senza legna in futuro, non prendere nel bosco piu' legna di quanto il bosco ne produce". Sviluppo sostenibile, significa appunto consumare quanto il pianeta terra e' in grado di offrire (e riprodurre).
La domanda che per anni (specialmente durante i periodi di boom economico) i governi si pongono e': "E' possibile avere sostenibilita' e risparmio energetico, senza compromettere lo sviluppo di un paese industrializzato?".
L'Europa, senza nessuna esitazione risponde SI'.
Il risparmio energetico ed il rispetto per l'ambiente, non solo aiutano a preservare il pianeta, ma introducono mercati nuovi, basati su lavori ad alta specializzazione e sul know-how avanzato. Tanto per fare un esempio, se da domani iniziassimo a montare pannelli solari fotovoltaici sui tetti per produrre la nostra energia elettrica, ci sarebbero migliaia di progettisti, montatori, manutentori, etc al lavoro per l'Italia. In questo modo, non solo avremmo salvaguardato l'ambiente, ma avremmo anche contribuito a creare nuovi posti di lavoro, secondo la Strategia di Lisbona, che prevede che l'economica dell'Unione Europea diventi, entro il 2010, la piu' competitiva e piu' "knowledge-based" del mondo.
A tal scopo, la Commissione Europea ha lanciato un Green Paper (documento di discussione), intitolato "Doing More with less" (http://ec.europa.eu/energy/efficiency/doc/2005_06_green_paper_book_en.pdf). In questo documento si evidenziano i margini per gli Stati Membri dell'Unione per aumentare lo sviluppo (doing more), e al contempo ridurre i consumi (with less). Questo e' possibile, e' gia' stato fatto nel passato, ma dobbiamo farlo meglio nel futuro. Come mostrato nella figura qui in basso, l'intesita' energetica Europea -linea blu- (cioe' la quantita' di energia usata a partita' di prodotto, in altre parole, tanto piu' questo indice e' basso, tanto piu' siamo efficienti) e' diminuita, mentre il PIL (GDP)-linea nera- e' aumentato. Questo trend e' uno degli elementi che sfata la credenza che il rispetto per l'ambiente possa ridurre lo sviluppo di un paese. Tuttavia, anche le richieste energetiche sono aumentato, segno che dobbiamo essere ancora piu' efficienti nel futuro e tutto questo parte si' dalle politiche europee e nazionali, ma parte soprattutto da noi!! E' compito dello Stato, tuttavia, sensibilizzarci ed istruirci sul da farsi. E' impressionante la risposta della gente (e.g. l'entusiasmo per le giornate a piedi nelle capitali Europee, la risposta della gente nel fare la raccolta differenziata, etc.). Se qualcuno vi dice che per salvaguardare l'ambiente dobbiamo stare a casa al freddo, diffidate! Stanno cercando di nascondere cattive politiche ambientali. Fare piu' con meno e' possibile!!

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venerdì 12 ottobre 2007
Ho appena cacciato fuori un cliente e ..
Quando mi trovo di fronte alla scarsa educazione ed alla mancanza di rispetto divento una bestia. E' cosi' che due minuti fa ho cacciato dalla Libreria un energumeno con Rolex, moglie e rennino al seguito, che per la terza volta è entrato qui dentro inveendo contro l'azienda, contro me e le dodici ore di lavoro al giorno che dedico agli altri. Per calmarmi mi sono rivolto a Youtube. Ed ho trovato questo. I would be bike...
beata la bici
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beata la bici
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sulle orme del grande maestro
Vi auguro una splendida serata è un buon week-end... Pirulì statte loc ...non venì è ?
From Beppe Grillo
La pensione degli italiani si allontana. Ogni anno l’asticella viene posta più in alto. Sempre più in alto. E chi alza l’asticella sono i nostri cari dipendenti. La ragione è che non ci sono più i soldi. L’esempio, si sa, fa miracoli. E i parlamentari non si sono tirati indietro. Tutti per uno e uno per tutti. Per loro i soldi ci sono sempre.
Dopo due anni e mezzo dall’inizio della legislatura hanno il diritto alla pensione.
DUEANNIEMEZZOOOOOOOOOOOOO!!!!!
A noi lo scalone e a loro lo scivolo.
Questo Parlamento non ha alcuna autorità per varare una legge sulle pensioni. Nessuna. Qualunque legge è nulla. Lo è per la par condicio. Due anni e mezzo per tutti o non se ne parla.
Prodi e lo Sciupà potranno modificare le pensioni solo dopo essersi puliti la bocca dai privilegi dei parlamentari, anche di quelli già acquisiti.
Da oggi è attivo sul blog il “Final Countdown”, il conto alla rovescia. Un servizio per i cittadini e per i nostri dipendenti. Ogni giorno ci informerà su quanti giorni, ore, minuti, secondi mancano al raggiungimento della loro pensione. A partire dal 28 aprile 2006, inizio della legislatura. I parlamentari potranno così regolarsi per evitare crisi di governo anticipate e i cittadini inizieranno la giornata in letizia sapendo che qualcuno almeno la pensione la prende.
Forse qualche parlamentare si vergogna. Lo spero. Chi vuole dissociarsi e rinunciare a questo schifoso privilegio può farlo inviando una mail a: parlamentare-dissociato. Il suo nome sarà pubblicato sul blog.
Omaggio a Massimo Troisi....anzi no, a Rossano Brazzi
Son in gioco 500 milioni....a voi il quiz
E se non avete indovinato ancora, ecco la soluzione:
Rooossaanno, Roossaannnooo!!!
E se non avete indovinato ancora, ecco la soluzione:
Rooossaanno, Roossaannnooo!!!
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mercoledì 10 ottobre 2007
Sì, Marx e Nietzsche possono darsi la mano...
Rubrica settimanale "Appropriazioni (in)debite"

Sarà «ingrillato in chiave antipolitica» - come ha anticipato qualche giorno fa Dagospia, il sito di quel segugio postmoderno di Roberto D’Agostino, segnalando l’esistenza di un brano dal titolo decisamente polemico, Comunisti al sole – o continuerà sulla via del pop sentimentale degli ultimi anni?
L’ormai imminente ritorno sulla scena discografica di Antonello Venditti è avvolto dal mistero, sapientemente alimentato da quel gran… sornione del cantautore romano.Dopodomani, finalmente, potremo ascoltarlo, sapremo e riferiremo. Dalla pelle al cuore, il brano “civetta” che dà il titolo al nuovo atteso album di inediti – l’ultimo, Che fantastica storia è la vita, è di quattro anni fa – sarà in programmazione radiofonica, e disponibile in formato digitale su tutte le piattaforme web e mobile italiane, da venerdì 12 ottobre. Per il cd, ricco di nove nuovi pezzi, bisognerà aspettare poco più di un mese, il 16 novembre. Ed è già – neanche a dirlo – un successo annunciato.
Del resto, Diamanti, la mega-compilation di 46 brani in 3 cd uscita nel novembre 2006, ha già venduto oltre duecentocinquantamila copie e non vuol saperne di lasciare le prime posizioni della hit parade. L’uscita del nuovo disco, peraltro, coincide con un anniversario di quelli invidiabili: 35 anni dopo il primo Lp, Theorius Campus, registrato in coppia con Francesco De Gregori, l’amico di sempre, uno dei quattro «ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla», come canta nella bellissima
Notte prima degli esami. Titolo che Fausto Brizzi gli ha soffiato per farne una commedia simpatica ma decisamente meno evocativa della canzone, chiamando Claudia – per giunta, scostumato! – la protagonista del film. Altrettanto aveva fatto Gabriele Muccino per la sua pellicola d’esordio, Ricordati di me (altro titolo vendittiano presente nell’album In questo mondo di ladri del ‘88). E cosa dire di Maurizio Costanzo che, per battezzare uno dei programmi-contenitore più trash nella storia della televisione, ha preso da anni a prestito Buona Domenica, altra splendida ballata del ’89 di Venditti? Alla fine il nostro è sbottato, scendendo sul piede di guerra e reclamando i diritti d’autore. «Mi sono stufato di vedere usati i titoli delle mie canzoni! E’ paradossale – ha osservato – che se ora volessi scrivere un libro intitolato Notte prima degli esami non potrei. Ricordati di me passi, ma neanche tanto, perché hanno costretto il cantautore Pacifico a
scrivere una canzone con quel titolo». Sì, perché Antonello Venditti è un viscerale, di quelli che dicono quello che pensano. Diciamolo pure: non è un simpaticone, il che – in un’epoca in cui tutti hanno l’ambizione di piacere a tutti – è decisamente un merito. Dopo il debutto con De Gregori, la separazione. E, salvo momentanei riavvicinamenti, la distanza. Persino nei giudizi sul nascente partito democratico e sul comune amico Water Veltroni. Per De Gregori, che gli preferisce Rosy Bindi, «quel che dice Veltroni spesso è difficile da afferrare, da decifrare, dice tutto e il contrario di tutto. Mostra una grande ansia di piacere, di essere appetibile a destra e a manca». Per Venditti, al contrario, «è semplicemente educato, sa ascoltare e preferisce proporre che distruggere».
Notte prima degli esami. Titolo che Fausto Brizzi gli ha soffiato per farne una commedia simpatica ma decisamente meno evocativa della canzone, chiamando Claudia – per giunta, scostumato! – la protagonista del film. Altrettanto aveva fatto Gabriele Muccino per la sua pellicola d’esordio, Ricordati di me (altro titolo vendittiano presente nell’album In questo mondo di ladri del ‘88). E cosa dire di Maurizio Costanzo che, per battezzare uno dei programmi-contenitore più trash nella storia della televisione, ha preso da anni a prestito Buona Domenica, altra splendida ballata del ’89 di Venditti? Alla fine il nostro è sbottato, scendendo sul piede di guerra e reclamando i diritti d’autore. «Mi sono stufato di vedere usati i titoli delle mie canzoni! E’ paradossale – ha osservato – che se ora volessi scrivere un libro intitolato Notte prima degli esami non potrei. Ricordati di me passi, ma neanche tanto, perché hanno costretto il cantautore Pacifico a
scrivere una canzone con quel titolo». Sì, perché Antonello Venditti è un viscerale, di quelli che dicono quello che pensano. Diciamolo pure: non è un simpaticone, il che – in un’epoca in cui tutti hanno l’ambizione di piacere a tutti – è decisamente un merito. Dopo il debutto con De Gregori, la separazione. E, salvo momentanei riavvicinamenti, la distanza. Persino nei giudizi sul nascente partito democratico e sul comune amico Water Veltroni. Per De Gregori, che gli preferisce Rosy Bindi, «quel che dice Veltroni spesso è difficile da afferrare, da decifrare, dice tutto e il contrario di tutto. Mostra una grande ansia di piacere, di essere appetibile a destra e a manca». Per Venditti, al contrario, «è semplicemente educato, sa ascoltare e preferisce proporre che distruggere». In una intervista al Corriere della Sera di questa estate, Venditti ha raccontato, a testimonianza di un’antica affinità elettiva, un piccolo retroscena: lui e Veltroni fantasticavano di dare vita al partito democratico già dal ’76. Location: il caffè da Vezio, il bar dietro le Botteghe Oscure, mai state così minacciose. Attori (non ancora protagonisti): Veltroni Walter, 21 anni, leader della Fgci romana; Venditti Antonello, 27, un disco in gestazione, Sotto il segno dei pesci. Ciak: Venditti chiede a Veltroni se non fosse quello «il momento per i riformisti di costruire un partito nuovo, aperto agli altri riformisti laici e cattolici, anche a costo di uscire dal partito». Veltroni – racconta sempre il cantautore romano – era un po’ «il nostro
piccolo Budda. Quello che in futuro poteva trasformare il Pci a nostra somiglianza». Evidentemente, ritennero, non era il momento e l’impresa decisamente velleitaria. Veltroni il partito democratico non l’avrà fatto da solo – come gli aveva suggerito Venditti – ma in qualche modo, bello e confezionato, arriva il 14 prossimo venturo, magari proprio sulle note fresche di Venditti che, di politica, non s’è più interessato. Ed è stato un bene. Per la politica, ma soprattutto per lui. E – diciamocelo – per noi. Perché in questi trent’anni ci ha regalato canzoni bellissime. Perché nella colonna sonora della nostra vita – e non parlo solo di “noi” quarantenni – ha fatto e fa ancora la parte del leone. Conosciamo a memoria i testi, le mille storie di piccoli eroismi quotidiani, di esami e solitudini, di amicizia e amori disperati in anni – quali i ’70 – «in cui era difficile parlare d’amore. Per noi cantautori la parola d’ordine era impegno». Ed è come se avessimo conosciuto anche le tante figure femminili che affollano le sue canzoni. La Claudia plagiata da Muccino – come
fargliene una colpa, è cresciuto anche lui con Venditti che gli suonava nella testa – la tossica Lilly con «quattro buchi nella pelle», Marta divisa «tra il salario e la pagella», la giovane Sara in dolce attesa da non entrare più nel banco di scuola, la volitiva Giulia, la timida Paola, «Valle Giulia ancora brilla la luna e Paola prende la mia mano caduta per sbaglio sui nostri vent’anni tesi come coltelli». E Cinzia, che «cantava le sue canzoni e si scriveva i testi sul diario per sentirli veri». E ancora Marina, ex sessantottina che «se n’è andata e oggi insegna in una scuola». Rispetto agli anni della contestazione, quando manifestò con gli studenti a Valle Giulia contro gli "sbirri", Venditti non si sente cambiato e rivendica la sua coerenza di cattolico "de sinistra": «Ho vissuto in maniera laica, anche se ho portato con me l’educazione cristiana datami da mia madre, cattolica praticante. La conferma viene anche dal mio linguaggio che non è tipico della cultura di sinistra». Del resto, con una madre professoressa, un padre ex combattente, liceo di destra per antonomasia - "la giovane destra cantava / eja, eja, alalà, fa la sua canzone Giulio Cesare - dove insegnava la madre. 
Cosa rimane di quelle utopie, si chiede Venditti. «Solamente unità e amore per noi». Consapevolezza che affiora già nel ’78 in Sotto il segno dei pesci: «Ti ricordi quella strada, eravamo io e te, e la gente che correva e gridava insieme a noi, tutto quel che voglio pensavo, è solamente amore…». Salvo concludere, con un fondo di amarezza, in Noi nell’album Benvenuti in paradiso del ’91: «Noi sotto il segno dei pesci noi… noi che sognavamo a occhi aperti, adesso siamo i perdenti noi». Canzoni nelle quali può riconoscersi chiunque abbia partecipato a un corteo, a una manifestazione di qualsiasi segno, a prescindere dalle diverse scelte di campo. Per questo il cantautore romano piace da sempre anche a destra e, come nei live al Circo Massimo di Roma, riempie gli stadi unificandoci tutti nel nome dell’immaginario condiviso, quello dove – per intenderci – «Nietzsche e Marx si davano la mano».
Nel nuovo album c’è naturalmente l’amata Roma – «il set della mia anima» – con una canzone bella e struggente, Piove su Roma, «una suite sulla città e per la città», ma anche il tema della disill
usione politica tornerà a trovare spazio. L’ammissione è arrivata, qualche giorno fa, proprio da Venditti. Uno dei temi trattati in questo cd «passionale, emozionante, tra laico e cristino», infatti, sarà quello del tradimento. «Si parla d’amore, di vita, di politica e dei tradimenti che attraversano la nostra esistenza» Il riferimento, esplicito, è ai campioni traditi dal successo, abbandonati da quel pubblico che prima ne fa delle icone e poi, quando la fortuna cambia direzione, abbandona al proprio destino. Venditti cita Marco Pantani e Luigi Tenco ma l’ispirazione principale rimane soprattutto il suicidio di Agostino Di Bartolomei – «un caro amico, pensavo a lui quando mi sono messo a comporre» – che si tolse la vita il 30 maggio del ’94, esattamente dieci anni dopo una delle pagine più tristi della storia calcistica giallorossa: la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool. Ma tradimento è anche quello politico. «La gente vuole sentirsi seriamente rappresentata da persone che ci mettono passione. Ecco perché spesso ci troviamo a rispettare di più i nostri avversari. Se anche non ne condividiamo le idee si può apprezzare la serietà e la buona fede. D’altronde molti laziali da sempre mi sussurrano “peccato che sei romanista!”». Chi scrive, che romanista non è, conferma. Perché Venditti si fa amare, comunque. 
piccolo Budda. Quello che in futuro poteva trasformare il Pci a nostra somiglianza». Evidentemente, ritennero, non era il momento e l’impresa decisamente velleitaria. Veltroni il partito democratico non l’avrà fatto da solo – come gli aveva suggerito Venditti – ma in qualche modo, bello e confezionato, arriva il 14 prossimo venturo, magari proprio sulle note fresche di Venditti che, di politica, non s’è più interessato. Ed è stato un bene. Per la politica, ma soprattutto per lui. E – diciamocelo – per noi. Perché in questi trent’anni ci ha regalato canzoni bellissime. Perché nella colonna sonora della nostra vita – e non parlo solo di “noi” quarantenni – ha fatto e fa ancora la parte del leone. Conosciamo a memoria i testi, le mille storie di piccoli eroismi quotidiani, di esami e solitudini, di amicizia e amori disperati in anni – quali i ’70 – «in cui era difficile parlare d’amore. Per noi cantautori la parola d’ordine era impegno». Ed è come se avessimo conosciuto anche le tante figure femminili che affollano le sue canzoni. La Claudia plagiata da Muccino – come
fargliene una colpa, è cresciuto anche lui con Venditti che gli suonava nella testa – la tossica Lilly con «quattro buchi nella pelle», Marta divisa «tra il salario e la pagella», la giovane Sara in dolce attesa da non entrare più nel banco di scuola, la volitiva Giulia, la timida Paola, «Valle Giulia ancora brilla la luna e Paola prende la mia mano caduta per sbaglio sui nostri vent’anni tesi come coltelli». E Cinzia, che «cantava le sue canzoni e si scriveva i testi sul diario per sentirli veri». E ancora Marina, ex sessantottina che «se n’è andata e oggi insegna in una scuola». Rispetto agli anni della contestazione, quando manifestò con gli studenti a Valle Giulia contro gli "sbirri", Venditti non si sente cambiato e rivendica la sua coerenza di cattolico "de sinistra": «Ho vissuto in maniera laica, anche se ho portato con me l’educazione cristiana datami da mia madre, cattolica praticante. La conferma viene anche dal mio linguaggio che non è tipico della cultura di sinistra». Del resto, con una madre professoressa, un padre ex combattente, liceo di destra per antonomasia - "la giovane destra cantava / eja, eja, alalà, fa la sua canzone Giulio Cesare - dove insegnava la madre. 
Cosa rimane di quelle utopie, si chiede Venditti. «Solamente unità e amore per noi». Consapevolezza che affiora già nel ’78 in Sotto il segno dei pesci: «Ti ricordi quella strada, eravamo io e te, e la gente che correva e gridava insieme a noi, tutto quel che voglio pensavo, è solamente amore…». Salvo concludere, con un fondo di amarezza, in Noi nell’album Benvenuti in paradiso del ’91: «Noi sotto il segno dei pesci noi… noi che sognavamo a occhi aperti, adesso siamo i perdenti noi». Canzoni nelle quali può riconoscersi chiunque abbia partecipato a un corteo, a una manifestazione di qualsiasi segno, a prescindere dalle diverse scelte di campo. Per questo il cantautore romano piace da sempre anche a destra e, come nei live al Circo Massimo di Roma, riempie gli stadi unificandoci tutti nel nome dell’immaginario condiviso, quello dove – per intenderci – «Nietzsche e Marx si davano la mano».
Nel nuovo album c’è naturalmente l’amata Roma – «il set della mia anima» – con una canzone bella e struggente, Piove su Roma, «una suite sulla città e per la città», ma anche il tema della disill
usione politica tornerà a trovare spazio. L’ammissione è arrivata, qualche giorno fa, proprio da Venditti. Uno dei temi trattati in questo cd «passionale, emozionante, tra laico e cristino», infatti, sarà quello del tradimento. «Si parla d’amore, di vita, di politica e dei tradimenti che attraversano la nostra esistenza» Il riferimento, esplicito, è ai campioni traditi dal successo, abbandonati da quel pubblico che prima ne fa delle icone e poi, quando la fortuna cambia direzione, abbandona al proprio destino. Venditti cita Marco Pantani e Luigi Tenco ma l’ispirazione principale rimane soprattutto il suicidio di Agostino Di Bartolomei – «un caro amico, pensavo a lui quando mi sono messo a comporre» – che si tolse la vita il 30 maggio del ’94, esattamente dieci anni dopo una delle pagine più tristi della storia calcistica giallorossa: la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool. Ma tradimento è anche quello politico. «La gente vuole sentirsi seriamente rappresentata da persone che ci mettono passione. Ecco perché spesso ci troviamo a rispettare di più i nostri avversari. Se anche non ne condividiamo le idee si può apprezzare la serietà e la buona fede. D’altronde molti laziali da sempre mi sussurrano “peccato che sei romanista!”». Chi scrive, che romanista non è, conferma. Perché Venditti si fa amare, comunque. 
Ne sa qualcosa Giampaolo Rossi, uno dei blogger di destra più seguiti, che nel suo cliccatissimo (e molto ben fatto) “Blog dell’Anarca”, (l'indirizzo web è il seguente: (http://www.blogdellanarca.blogspot.com/) ha recentemente dedicato un lungo e ironico post di odio-amore proprio ad Antonello Venditti che ha provocato decine e decine di commenti tra gli utenti della “rive droite” del web. Ad irritarlo – come dargli torto? – la già citata intervista. Premessa e sottolineatura necessaria: «L’Anarca ha amato molto Battisti e forse lo ama ancora: Roma Capoccia meriterebbe un posto d’onore tra le canzoni d’autore del secolo. Modena è un gioiello inestimabile per l’indimenticabile sax di Gato Barbieri. Insomma – osserva – dispiace che uno come Venditti venga ricordato solo come “er Mameli della Roma”, per quanto, quando la Sud intona imponente "Roma Roma Roma", pure ai tifosi del Liverpool scorre un brivido lungo la schiena». Rossi si dice disposto persino a sorvolare sul giudizio di Venditti su una «Roma mai stata così bella, negli stessi giorni in cui Giuseppe Tornatore è stato pestato da tre balordi mentre passeggiava sull’Aventino» ma rimprovera al cantautore di non aver dedicato neanche «una canzoncina, una strofa, almeno un ritornello» a quanto accaduto nel mondo dopo il ’76 – anno della famosa chiaccherata tra Venditti e Veltroni in cui pianificarono, sia pure a lunghissimo termine, la nascita del Pd – e quindi: Solidarnosc in Polonia, piazza Tien Ammen, il Muro di Berlino che crollò portando alla luce l’orrore del comunismo dell’Est... «Da un poeta cantautore “attento ai diritti civili e lontano da Mosca” ci saremmo aspetatti di più». Finendo con il domandarsi: «Ma se nessuno nel Pci era comunista, negli anni ’70 i comunisti dove stavano? Nella Dc?». Questione che nessuno ha interesse a sollevare, men che mai chi quell’appartenenza ha rinnegato, affrettandosi a seppellire l’album di famiglia sotto il tappetto, gettando l’acqua sporca con il bambinello. E c’è da credere che difficilmente Veltroni, nella sua playlist, citerà Dolce Enrico, dedicata da Venditti a Enrico Berlinguer. In tempi di saldi di fine stagione (ideologica) Berlinguer, evidentemente, seduce meno di Veronica Lario e Alba Parietti.
Daje Bi che l'ho travataaaaaaa
Buon pomeriggio bagnato (mmhh...bagnatooo) a tutti ....
Fra appeno c'ho un attimo butto già qualcosa e ti faccio vedere.. Bella FR...
Pà ...per domani ...se potrebbe pure fà :)
Piruliiiiiii Piruliiiiiii
Da questa mattina sono tornati ...
http://www.inrainbows.com/
E' possibile acquistare(per modo di dire) il nuovo album dei Radiohead dal sito INRAINBOWS con una semplice offerta.
Io e il mio collega, ste 5 sterle le abbiamo offerte volentieri.
Ahh dimanenticavo (aspettate che riapro gmail per leggere le mail di AFX Pirulo e di ANGELO KNUC Billy) io che "ho tanto da lavorare ancora" .. e tu che "il pezzo l'hai sentito" scaricateve l'album e poi ne riparliamo ....
Un saluto a FRA al quale ben presto chiederò una collaborazione musicale. Alla bravissima PA complimenti ieri sera ho visto ;)
Saluti a tutti.
Ahh dimenticavo una dritta per chi in ufficio ha un paio di cuffie.... ma non ha musica ;)
http://www.deezer.com
Find and Play.
lunedì 8 ottobre 2007
Un invito speciale

COMUNICATO STAMPA
Sabato 6 ottobre 2007 alle ore 18.00, nell’ambito della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI e DARC, Artepensiero – eventi culturali ( via del Vecchio Politecnico, 5 Milano) inaugura una personale di Fabrizio Musa intitolata Dal cinema all’architettura. La mostra, a cura di Roberto Borghi, proseguirà sino al 24 ottobre e sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.30, sabato dalle 15.00 alle 19.00.
Il titolo Dal cinema all’architettura descrive il percorso compiuto da Fabrizio Musa negli ultimi cinque anni. Dai dipinti dedicati a divi anomali del grande schermo come Marlon Brando, a reinterpretazioni di un classico della spy story come 007, a omaggi a un genio eclettico e inquietante come Stanley Kubric (peraltro al centro di una dettagliata mostra che apre in contemporanea al Palazzo delle Esposizioni di Roma), fino a scorci di edifici di Giuseppe Terragni, a vedute di architetture milanesi degli anni Cinquanta e Sessanta, ad anticipazioni di un lavoro ancora in progress sulle più celebri costruzioni di Mario Botta.
I due ambiti di ricerca sono accomunati da una concezione della pittura intesa come strumento di registrazione dei sussulti, delle peculiarità, delle innovazioni che caratterizzano la scena contemporanea.
Fabrizio Musa è nato a Como nel 1971. Vive tra Como e New York. Fin dal suo esordio artistico, nella seconda metà degli anni Novanta, ha contaminato le tecniche pittoriche più tradizionali con le nuove tecnologie. Indagatore da tempo dell’arte digitale, l’artista ha coniato il termine di “Scanner Art” per definire il particolare procedimento con cui realizza le sue opere. Utilizzando lo scanner, Musa trasforma le sue fotografie in file txt (solo testo), ottenendo una riduzione della definizione dell’immagine, successivamente accentuata manualmente attraverso una pittura perlopiù in bianco e nero, con rari accenni di altre tinte. Tra le sue ultime mostre segnaliamo le personali presso la sede del Parlamento Europeo di Strasburgo nel 2004 e presso il Palazzo del Broletto di Como nel 2005, tra le collettive il Premio Cairo Communication presso il Palazzo della Permanente di Milano nel 2004, il Premio Michetti presso il Museo Michetti di Francavilla al Mare (CH) nel 2005, Lunchbox auction presso la Wooster Projects Gallery di New York.
Fabrizio Musa
Dal Cinema all’architettura – a cura di Roberto Borghi
Ouverture sabato 06 ottobre ore 18.00
In mostra fino al 24 ottobre
Orario: da lunedì a venerdì 10.00-13.00 e 14.00-18.30 sabato 15.00-19.00
Artepensiero – eventi culturali
Via del Vecchio Politecnico, 5
20121 Milano
tel 02 76009863
info@artepensiero.com
uffico stampa
Stefania Morici
Tel 348 0638585
stefania.morici@fastwebnet.it
giovedì 4 ottobre 2007
mercoledì 3 ottobre 2007
Segnalatomi dalla Paola.. Lotito for President
Paola mi ha consigliato di dare un occhiata a questo filmato, girato e montato dai suoi ex colleghi di Rai International
Amici miei a Valmontone
Amici miei a Valmontone
martedì 2 ottobre 2007
Morto Bernardo&Co.. Se sarà accertata la volontà assassina dell'uomo spero queste umane nullità possano essere inghiottite dalla più nera delle sfighe

(ANSA) - L'AQUILA, 2 OTT - E' salito a tre il numero degli gli orsi trovati morti nel parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. La terza carcassa e' stata trovata in un'area boschiva tra Pescasseroli e Gioia dei Marsi (L'Aquila), vicina a quella dove erano stati trovati gli altri due. Dai primi accertamenti le cause della morte del terzo orso potrebbero dipendere da bocconi avvelenati, uguali a quelli che avrebbero provocato la morte degli altri due plantigradi.
domenica 30 settembre 2007
Summer Food Squisito!
Prendo spunto dal titolo del Post del buon Roby per salutarvi tutti, e per porgere a voi le mie scuse per la mancata presenza qui a causa come sapete dei numerosi impegni lavorativi del periodo prescolastico, che ormai volge al termine. Pertanto presto tornerò ad essere il vostro obeso traghettatore dalle mille idee e dai buoni propositi, intanto vi ringrazio per aver continuato ad allevare la creatura che grazie a voi é sempre piacevole nell'aspetto e nei contentuti. Sono stato presente alla quarta edizione di " Squisito! Cuochi, prodotti, ricette, vini. Itinerario nel Buonpaese ", la grande manifestazione enogastronomica interamente organizzata dai ragazzi di San Patrignano in cui Chef stellati ed esperti, giornalisti e gourmet si ritrovano ogni anno per definire la cucina contemporanea e tracciare una mappa del gusto che supera i confini nazionali.

Squisito! è un contenitore poliedrico in cui confluiscono workshop mirati, esperienze sensoriali particolari, gustosi assaggi e degustazioni di prodotti eccellenti. Una vera e propria festa del palato. Condotta dai più grandi esperti del settore e gestita con cura e passione dalla comunità di San Patrignano. Ho cominciato a scrivere questo Post nell'ufficio stampa di San Patrignano, in una splendida giornata di Settembre, dall'aria tersa ed intrisa di profumi inebrianti ed immagini gioiose, ma non sono riuscito a portarlo a termine perché impegnato a reperire persone ed assaggiare prelibatezze di ogni tipo. Sono stato al fianco della mia Paola, della comica ma brava troupe romana che ha filmato le immagini, dell'iperattivo Andrea Muccioli, dei fantastici ragazzi di Sanpa, e della bella e simpatica Elena Longhi, nel ruolo di conduttrice.

Provvederò a pubblicare prossimamente le numerose foto scattate nella bellissima cornice dell'evento, intanto per chi volesse approfondire cliccando sul titolo del Post può accedere direttamente al sito di Squisito!. Il mio tempo finisce qui. Sono rammaricato di non poter leggere e commentare i vostri articoli. Grazie a tutti comunque. Baci.
P.s. Stasera il nostro Brunetto nazionale lancera' il primo servizio di Paola, che ha girato tra la notte di domenica e la mattina di lunedi', e sta' montando ora ( ancora non ha finito..), nell'interland milanese, tra prostitute e viados..

Squisito! è un contenitore poliedrico in cui confluiscono workshop mirati, esperienze sensoriali particolari, gustosi assaggi e degustazioni di prodotti eccellenti. Una vera e propria festa del palato. Condotta dai più grandi esperti del settore e gestita con cura e passione dalla comunità di San Patrignano. Ho cominciato a scrivere questo Post nell'ufficio stampa di San Patrignano, in una splendida giornata di Settembre, dall'aria tersa ed intrisa di profumi inebrianti ed immagini gioiose, ma non sono riuscito a portarlo a termine perché impegnato a reperire persone ed assaggiare prelibatezze di ogni tipo. Sono stato al fianco della mia Paola, della comica ma brava troupe romana che ha filmato le immagini, dell'iperattivo Andrea Muccioli, dei fantastici ragazzi di Sanpa, e della bella e simpatica Elena Longhi, nel ruolo di conduttrice.

Provvederò a pubblicare prossimamente le numerose foto scattate nella bellissima cornice dell'evento, intanto per chi volesse approfondire cliccando sul titolo del Post può accedere direttamente al sito di Squisito!. Il mio tempo finisce qui. Sono rammaricato di non poter leggere e commentare i vostri articoli. Grazie a tutti comunque. Baci.
P.s. Stasera il nostro Brunetto nazionale lancera' il primo servizio di Paola, che ha girato tra la notte di domenica e la mattina di lunedi', e sta' montando ora ( ancora non ha finito..), nell'interland milanese, tra prostitute e viados..
sabato 29 settembre 2007
Koop, tre video per accompagnare le ore pomeridiane..
Buon Ascolto
Il sole estivo che se ne va: Koop - Summer Sun
Koop - Come to me
Koop - Glömd
Il sole estivo che se ne va: Koop - Summer Sun
Koop - Come to me
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mercoledì 26 settembre 2007
Marco Lodoli, il "céliniano" democratico
Rubrica settimanale "Appropriazioni (in)debite"

Si è candidato all’assemblea costituente del Partito democratico nelle file veltroniane. Eppure, Marco ha da sempre i suoi affezionati lettori in tanti irregolari, destrorsi e non-allineati, sin dal suo primo romanzo da esordiente trentenne, il «célini
ano» – per sua confessione – Diario di un millennio che fugge (Theoria ’86). E invece sì, Il Corriere della Sera ha fatto il suo nome per quelle liste. Nessuna omonimia, è proprio lui: «Marco Lodoli, scrittore». E in quella compagnia... Passi per Lidia Ravera e i suoi "porci con le ali", volino pure dove meglio credono. Passi per il matematico Piergiorgio Odifreddi che – fedele al proprio cognome – non molto tempo fa ha sentenziato che la parola “cretino” deriva etimologicamente dalla parola “cristiano”. L’ultima fatica “letteraria” di quest’ultimo è (sic!) Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). I libri di Lodoli, però, sono altra cosa: sentieri impervi e mai scontati, «percorsi danteschi dal fango alla luce» nei quali non c’è traccia di valori prêt-à-porter in saldi di fine stagione (ideologica), ma so
lo di uomini e donne dalle vite zoppicanti e sconclusionate che cercano disperatamente il significato del loro soggiorno terrestre. Sfuggono alla vita, si riparano in giornate tranquille alimentate da piaceri addomesticati e caute speranze, fino a quando accade qualcosa di inatteso e «tutto viene messo in forse da una verità più grande. E allora la cuccia si fa stretta, il pasto scialbo, la catena troppo corta: viene voglia di farsi lupi e amare».
ano» – per sua confessione – Diario di un millennio che fugge (Theoria ’86). E invece sì, Il Corriere della Sera ha fatto il suo nome per quelle liste. Nessuna omonimia, è proprio lui: «Marco Lodoli, scrittore». E in quella compagnia... Passi per Lidia Ravera e i suoi "porci con le ali", volino pure dove meglio credono. Passi per il matematico Piergiorgio Odifreddi che – fedele al proprio cognome – non molto tempo fa ha sentenziato che la parola “cretino” deriva etimologicamente dalla parola “cristiano”. L’ultima fatica “letteraria” di quest’ultimo è (sic!) Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). I libri di Lodoli, però, sono altra cosa: sentieri impervi e mai scontati, «percorsi danteschi dal fango alla luce» nei quali non c’è traccia di valori prêt-à-porter in saldi di fine stagione (ideologica), ma so
lo di uomini e donne dalle vite zoppicanti e sconclusionate che cercano disperatamente il significato del loro soggiorno terrestre. Sfuggono alla vita, si riparano in giornate tranquille alimentate da piaceri addomesticati e caute speranze, fino a quando accade qualcosa di inatteso e «tutto viene messo in forse da una verità più grande. E allora la cuccia si fa stretta, il pasto scialbo, la catena troppo corta: viene voglia di farsi lupi e amare». La destinazione del suo viaggio letterario è – citando Jung: «Una vita che non si individua è una vita sprecata» – la riscoperta del nostro essere individui, la nostra unicità nel mondo, la dolorosa felicità della naturalezza. Consapevole – parole sue – che quanto più a fondo ti scava un’infelicità, tanta più felicità potrai con
tenere. Nelle sue pagine, sospese tra sogno e realtà, lirismo e ironia, luoghi fantastici e marciapiedi romani, vicine alla fiaba almeno quanto distanti dalla denuncia sociale – «dove le parole creano piuttosto che riferire» – non c’è traccia di neorealismo ruffiano e di materialismo neo-illuminista e neo- marxista. Lui è figlio – letterariamente parlando – di Anna Maria Ortese e Cristina Campo, scrittrici solitarie e irregolari (e non certo di sinistra). Come loro, è alla ricerca della voce più segreta delle cose, delle presenze invisibili, dei pensieri ine
spressi. Di Dostoevskij e Céline, spiriti visionari. Intendiamoci, non che Marco Lodoli sia un allineato. Si è sempre rifiutato di prestare la sua letteratura al «dibattito sui problemi della società». E quando la critica militante, ferma «all’equazione tra libro e mondo da rappresentare», glielo ha rimproverato, opportunamente ha obiettato che «fino a ieri l’altro, in tutto il Novecento, l’arte è stata un’altra cosa: la creazione di mondi in cui accade un pensiero».
Per questo, dalle colonne del nostro Secolo d’Italia – primo giornale a salutare il suo debutto con una appassionata recensione in anni ormai lontani – gli rivolgiamo un appello: ci ripensi! Sì, primo quotidiano a occuparsi di Marco Lodoli. Grazie all’affetto
e alla stima del suo primo lettore, suo padre, l’ingegner Renzo, classe di ferro 1913, combattente in Africa e Spagna, «innamorato della guerra ancor prima che del fascismo». Cui rimase fedele nella Repubblica Sociale e anche dopo, non facendosi mancare un anno di prigione per aver incitato – a guerra finita – i giovani a combattere. Renzo Lodoli (nella foto a destra) nel ’46 è stato tra i fondatori del Msi, salvo poi dedicarsi all’ingegneria e alla scrittura di racconti «dalla parte sbagliata», come titola una sua raccolta pubblicata nel dopoguerra. Senza nessun pentimento. «Perché io non ho nulla di cui vergognarmi» ha recentemente ribadito in una lunga intervista a Repubblica, quotidiano di cui il figlio è collaboratore da diversi anni (la sua rubrica settimanale nell’edizione romana,
“Isole”, è diventata un libro, il bellissimo Isole, guida vagabonda di Roma, Einaudi 2005). Pur da posizioni evidentemente distanti – Marco si colloca a sinistra, anche se in una sinistra immaginaria – di quella generazione Marco apprezza la capacità di sacrificarsi, la stessa che, lamenta, manca ai suoi studenti, «insidiati dal demone della Facilità, una divinità tanto ammaliante quanto crudele, un uccelletto che canta soave ma che ha un becco così sottile e feroce da mangiarci il cervello».
tenere. Nelle sue pagine, sospese tra sogno e realtà, lirismo e ironia, luoghi fantastici e marciapiedi romani, vicine alla fiaba almeno quanto distanti dalla denuncia sociale – «dove le parole creano piuttosto che riferire» – non c’è traccia di neorealismo ruffiano e di materialismo neo-illuminista e neo- marxista. Lui è figlio – letterariamente parlando – di Anna Maria Ortese e Cristina Campo, scrittrici solitarie e irregolari (e non certo di sinistra). Come loro, è alla ricerca della voce più segreta delle cose, delle presenze invisibili, dei pensieri ine
spressi. Di Dostoevskij e Céline, spiriti visionari. Intendiamoci, non che Marco Lodoli sia un allineato. Si è sempre rifiutato di prestare la sua letteratura al «dibattito sui problemi della società». E quando la critica militante, ferma «all’equazione tra libro e mondo da rappresentare», glielo ha rimproverato, opportunamente ha obiettato che «fino a ieri l’altro, in tutto il Novecento, l’arte è stata un’altra cosa: la creazione di mondi in cui accade un pensiero».Per questo, dalle colonne del nostro Secolo d’Italia – primo giornale a salutare il suo debutto con una appassionata recensione in anni ormai lontani – gli rivolgiamo un appello: ci ripensi! Sì, primo quotidiano a occuparsi di Marco Lodoli. Grazie all’affetto
e alla stima del suo primo lettore, suo padre, l’ingegner Renzo, classe di ferro 1913, combattente in Africa e Spagna, «innamorato della guerra ancor prima che del fascismo». Cui rimase fedele nella Repubblica Sociale e anche dopo, non facendosi mancare un anno di prigione per aver incitato – a guerra finita – i giovani a combattere. Renzo Lodoli (nella foto a destra) nel ’46 è stato tra i fondatori del Msi, salvo poi dedicarsi all’ingegneria e alla scrittura di racconti «dalla parte sbagliata», come titola una sua raccolta pubblicata nel dopoguerra. Senza nessun pentimento. «Perché io non ho nulla di cui vergognarmi» ha recentemente ribadito in una lunga intervista a Repubblica, quotidiano di cui il figlio è collaboratore da diversi anni (la sua rubrica settimanale nell’edizione romana,
“Isole”, è diventata un libro, il bellissimo Isole, guida vagabonda di Roma, Einaudi 2005). Pur da posizioni evidentemente distanti – Marco si colloca a sinistra, anche se in una sinistra immaginaria – di quella generazione Marco apprezza la capacità di sacrificarsi, la stessa che, lamenta, manca ai suoi studenti, «insidiati dal demone della Facilità, una divinità tanto ammaliante quanto crudele, un uccelletto che canta soave ma che ha un becco così sottile e feroce da mangiarci il cervello». Dimenticavamo di dirlo: Marco Lodoli, prima che scrittore è un professore, un educatore che non si rassegna ad assistere al «genocidio delle intelligenze degli adolescenti» e ancora si indigna nei confronti di chi concepisce la cultura come supponente esercizio di “bravura” utile ad occupare narcisisticamente una vetrina. Ci riconosciamo nell’invito che ha lanciato: «Abbandonare ogni superbia intellettuale, ogni facile schema e ogni rassicurante abitudine per arr
ivare a quella finestra che affaccia sul significato ultimo delle cose». L’intelligenza – osserva – separa, giudica, contrappone: «La letteratura abbraccia, perdona e coglie l’unità segreta che sta dietro l’apparente frantumazione del reale». E certo non è facile trasmettere ai giovani l’etica del sacrifico quando «il mondo intero afferma il contrario e in televisione e sui manifesti pubblicitari tutti ridono felici e abbronzati e nessuno è mai sudato». Del resto, la modernità ci aveva promesso «una società nella quale non avremmo più sofferto, il sogno di una rosa senza spine». Senza badare agli effetti collaterali: «Ogni nobile illusione viene immediatamente scartata perché prevede una fatica che non si desidera più compiere». I ragazzi, specialmente quelli delle periferie (Lodoli insegna in un istituto professionale), non sono più disposti a impegnarsi, si ritirano da ogni confronto, anche da quello più importante: con la loro vita e i loro sogni. Rinunciano a «essere gli artigiani della propria e
sistenza». Si rassegnano a un futuro da spettatori e consumatori. «Un tempo l’ammirazione per le persone famose spingeva all’emulazione, grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli». Adesso si invidiano i vip «solo perché si sono sollevati dal fango». Poco importa se hanno realizzato un film o commesso una rapina, quello che conta è uscire dal cono d’ombra, avere i soldi perché con i soldi puoi prendere le distanze dallo squallore della vita che ti circonda, erigere un muro di cinta, piantare una parabolica per pay tv, evitare lavori faticosi e degradanti, tutto pur di non ripetere la vita dei loro nonni e dei loro genitori.
ivare a quella finestra che affaccia sul significato ultimo delle cose». L’intelligenza – osserva – separa, giudica, contrappone: «La letteratura abbraccia, perdona e coglie l’unità segreta che sta dietro l’apparente frantumazione del reale». E certo non è facile trasmettere ai giovani l’etica del sacrifico quando «il mondo intero afferma il contrario e in televisione e sui manifesti pubblicitari tutti ridono felici e abbronzati e nessuno è mai sudato». Del resto, la modernità ci aveva promesso «una società nella quale non avremmo più sofferto, il sogno di una rosa senza spine». Senza badare agli effetti collaterali: «Ogni nobile illusione viene immediatamente scartata perché prevede una fatica che non si desidera più compiere». I ragazzi, specialmente quelli delle periferie (Lodoli insegna in un istituto professionale), non sono più disposti a impegnarsi, si ritirano da ogni confronto, anche da quello più importante: con la loro vita e i loro sogni. Rinunciano a «essere gli artigiani della propria e
sistenza». Si rassegnano a un futuro da spettatori e consumatori. «Un tempo l’ammirazione per le persone famose spingeva all’emulazione, grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli». Adesso si invidiano i vip «solo perché si sono sollevati dal fango». Poco importa se hanno realizzato un film o commesso una rapina, quello che conta è uscire dal cono d’ombra, avere i soldi perché con i soldi puoi prendere le distanze dallo squallore della vita che ti circonda, erigere un muro di cinta, piantare una parabolica per pay tv, evitare lavori faticosi e degradanti, tutto pur di non ripetere la vita dei loro nonni e dei loro genitori. «I nostri padri hanno preso a schiaffi la sofferenza – ricorda Lodoli – noi invece restiamo zitti e buoni, grassi e pigri, scontenti senza
dolore, annoiati in tanta fortuna». C’è una certa nostalgia in Lodoli nel ricordare quel mondo a misura d’uomo, «ultimi bagliori di una comunità reale, interclassista, pettegola ma disponibile». Il sentimento della nostalgia affiora spesso nella sua prosa, in quel sentirsi «frammenti di una vetrata forse bellissima infranta da una martellata. Nostalgia di quella vetrata, di un assoluto che spinge i miei personaggi a cercare l’unità delle cose». Questa è la sua scrittura: «cercare tramite le parole il cammino da fare, come ritrovare delle briciole o dei sassolini che mi potessero portare là dove qualcosa mi aspettava». Al primo romanzo – che non è, come recita il sottotitolo, il romanzo di una generazione senza qualità, perché quella in cui è cresciuto aveva come parola d’ordine la creatività – è seguito Snack Bar Budapest (Bompiani, ’87), suo unico noir, scritto a quattro mani con la compagna Silvia Bre, da cui Tinto Brass ha tratto ispirazione per un suo (brutto) film. Poi sono seguiti i racconti surreali e grotteschi
del Grande raccordo (Bompiani ’89) e la triologia di romanzi brevi Fannulloni, Crampi e Grande circo invalido (tutti pubblicati nei primi anni Novanta da Einaudi, che rimarrà la sua casa editrice), e successivamente raccolti in unico volume, I principianti. Principianti, marginali, anime nude e dolenti, creature smarrite e dal passo traballante in favole metropolitane dalle tinte picaresche. Lodoli le accompagna «fino alla sbarra della frontiera estrema, e poi laggiù, tremando d’irresponsabilità, quella sbarra ho provato ad alzarla». Già, perché «se la nostra storia di uomini termina quasi sempre contro una morte nemica, la letteratura può con la morte stabilire una confidenza, un’intimità irridente che riesce a cambiare anche il colore della vita». Ed è proprio sul crinale di questo confine incerto, in bilico tra deriva e speranza, che scrive le sette storie che compongono la raccolta di Cani e lupi (’95) e i romanzi Il vento (’96), I fiori (’99) e La notte (2001), altra trilogia (raccolta ne I pretendenti) di una Roma odierna ed eterna nella quale i “protagonisti” sono
alle prese con «l’Inevitabile» sempre lì, pronto ad allungare le mani su ogni cosa. Non poteva mancare una raccolta di nove racconti sulla scuola, I professori e altri professori (2003), «un mondo che esce dai suoi confini di gesso» e di fronte al quale sia gli allievi che gli insegnanti sono principianti al cospetto dell’imprevedibilità della vita.
All’attività narrativa lo scrittore romano ha anche affiancato quella di critico cinematografico, o meglio di “spettatore esigente”, come s’intitolava la sua rubrica per il Diaro della settimana, la rivista diretta da Enrico Deaglio. E’ nata così una suggestiva quanto originale antologia composta dalle recensioni di 100 film, Fuori dal cinema. «Fuori dal cinema significa forse dentro alla vita, a quel grumo di pensieri ossessioni debolezze e speranze che
ogni giorno e con ogni mezzo – comprese le immagini dei film e le parole dei libri – proviamo a depurare affinché un barlume di verità possa traversarlo d’improvviso».
La sua ultima opera, Bolle, diciannove racconti sul filo dell’illusione e della verità, è del 2006. «Brevi storie – come recita la quarta di copertina – che ci aprono al mondo dell’immaginazione, del sogno, delle speranze che sole possono aiutarci a vivere: bolle luminose tra i pungiglioni della vita». Non ci rimane che aspettare il prossimo libro e nel frattempo confidare che il 14 ottobre siano pochi i romani che scrivano il suo nome sulla scheda, così da non distrarti dalla letteratura, per continuare a porci, leggendoti, quelle domande invalicabili….
dolore, annoiati in tanta fortuna». C’è una certa nostalgia in Lodoli nel ricordare quel mondo a misura d’uomo, «ultimi bagliori di una comunità reale, interclassista, pettegola ma disponibile». Il sentimento della nostalgia affiora spesso nella sua prosa, in quel sentirsi «frammenti di una vetrata forse bellissima infranta da una martellata. Nostalgia di quella vetrata, di un assoluto che spinge i miei personaggi a cercare l’unità delle cose». Questa è la sua scrittura: «cercare tramite le parole il cammino da fare, come ritrovare delle briciole o dei sassolini che mi potessero portare là dove qualcosa mi aspettava». Al primo romanzo – che non è, come recita il sottotitolo, il romanzo di una generazione senza qualità, perché quella in cui è cresciuto aveva come parola d’ordine la creatività – è seguito Snack Bar Budapest (Bompiani, ’87), suo unico noir, scritto a quattro mani con la compagna Silvia Bre, da cui Tinto Brass ha tratto ispirazione per un suo (brutto) film. Poi sono seguiti i racconti surreali e grotteschi
del Grande raccordo (Bompiani ’89) e la triologia di romanzi brevi Fannulloni, Crampi e Grande circo invalido (tutti pubblicati nei primi anni Novanta da Einaudi, che rimarrà la sua casa editrice), e successivamente raccolti in unico volume, I principianti. Principianti, marginali, anime nude e dolenti, creature smarrite e dal passo traballante in favole metropolitane dalle tinte picaresche. Lodoli le accompagna «fino alla sbarra della frontiera estrema, e poi laggiù, tremando d’irresponsabilità, quella sbarra ho provato ad alzarla». Già, perché «se la nostra storia di uomini termina quasi sempre contro una morte nemica, la letteratura può con la morte stabilire una confidenza, un’intimità irridente che riesce a cambiare anche il colore della vita». Ed è proprio sul crinale di questo confine incerto, in bilico tra deriva e speranza, che scrive le sette storie che compongono la raccolta di Cani e lupi (’95) e i romanzi Il vento (’96), I fiori (’99) e La notte (2001), altra trilogia (raccolta ne I pretendenti) di una Roma odierna ed eterna nella quale i “protagonisti” sono
alle prese con «l’Inevitabile» sempre lì, pronto ad allungare le mani su ogni cosa. Non poteva mancare una raccolta di nove racconti sulla scuola, I professori e altri professori (2003), «un mondo che esce dai suoi confini di gesso» e di fronte al quale sia gli allievi che gli insegnanti sono principianti al cospetto dell’imprevedibilità della vita.All’attività narrativa lo scrittore romano ha anche affiancato quella di critico cinematografico, o meglio di “spettatore esigente”, come s’intitolava la sua rubrica per il Diaro della settimana, la rivista diretta da Enrico Deaglio. E’ nata così una suggestiva quanto originale antologia composta dalle recensioni di 100 film, Fuori dal cinema. «Fuori dal cinema significa forse dentro alla vita, a quel grumo di pensieri ossessioni debolezze e speranze che
ogni giorno e con ogni mezzo – comprese le immagini dei film e le parole dei libri – proviamo a depurare affinché un barlume di verità possa traversarlo d’improvviso».La sua ultima opera, Bolle, diciannove racconti sul filo dell’illusione e della verità, è del 2006. «Brevi storie – come recita la quarta di copertina – che ci aprono al mondo dell’immaginazione, del sogno, delle speranze che sole possono aiutarci a vivere: bolle luminose tra i pungiglioni della vita». Non ci rimane che aspettare il prossimo libro e nel frattempo confidare che il 14 ottobre siano pochi i romani che scrivano il suo nome sulla scheda, così da non distrarti dalla letteratura, per continuare a porci, leggendoti, quelle domande invalicabili….
Roberto Alfatti Appetiti
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martedì 25 settembre 2007
Dave Brubeck- west coast jazz dell'uomo bianco
Mentre nella Manhattan anni '40 il jazz era monopolio dei neri, che si esibivano in locali storici come il Minton ed il Birdland, nalla parte ovest degli States, alcuni bianchi iniziavano ad interpretare e rendere proprio il Jazz. Chet Baker, con la sua voce e la sua tromba rappresenta sicuramente un fermo rappresentante di tale corrente. Tuttavia Chet re-interpretava in maniera sublime gli standard classici, ma con lo stile e la caratteristica delle jazz band di colore. Dave Brubek, invece, inseri' nel mercato un jazz "colto", con influenze Europee, e dalle complesse strutture armoniche. In piu' riprese Dave Brucket fu accusato di aver snaturato un genere musicale e di averlo portato ad un livello "snob". Ricordando che ci troviamo nel periodo delle lotte raziali, e' facile capire che i neri si sentivano sottrarre per l'ennesima volta parte della loro cultura dall'uomo bianco. Tuttavia, stava nascendo un nuovo fenomeno musicale, destinato a lasciare un segno indelebile alla musica jazz: il Dave Brubeck Quartet.
Buon ascolto con la mitica "Take 5".
Per saperne di piu' su Dave Brubeck,
- Dave Brubeck webpage
- Wikipedia
- Jazz Italia
lunedì 24 settembre 2007
domenica 23 settembre 2007
Un week end in Paradiso

Oggi 24 Settembre 2007 ore 16:48 metto di nuovo piede nella nostra virtualhome e saluto calorosamente tutti gli amici di Frequenze&Dissonanze. Ringrazio Pirulo, Roby A.A., Roby B., Angelo, e tutti i ragazzi che hanno mantenuto in vita il nostro piccolo spazio creativo in mia assenza. Vorrei fare gli auguri alla mia donna per il nuovo lavoro al fianco del " Brunetto " nazionale, e mantenere la promessa fatta al grande Antonio Presti di dedicare qui uno spazio al suo splendido Atelier sul Mare, che ho avuto modo di conoscere e vivere lo scorso fine settimana, grazie alla forte amicizia che lo lega a Paola, con la quale ho condiviso 4 giorni di arte in Paradiso, avendo l'onore ed il piacere di stare in compagnia dello scultore Mauro Staccioli, autore della stanza della Trinacria, e del direttore di Radio Radicale, Massimo Bordin, ospiti del buon padrone di casa. L'incantevole scorcio di mare e costa ed il clima primaverile hanno fatto da splendido contorno a questo necessario quanto gradito break lavorativo.

L’Art Hotel Atelier sul Mare è una realtà unica al mondo, il Museo-Albergo, è incastonato in una baia di pescatori a Castel di Tusa in Sicilia (Me), dista 20 Km da Cefalù e appena 7 Km da S. Stefano di Camastra. La sua unicità consiste nell'essere albergo e nel contempo museo permanente.

L’ originalità e la sua creatività, rendono l'Atelier sul Mare ricco di atmosfere irripetibili. Dispone di 40 camere, 20 delle quali sono camere d'arte. Esse propongono spazi e scenari stupefacenti. Le camere d'arte della struttura sono state infatti disegnate e arredate da famosi artisti contemporanei italiani e stranieri come Danielle Mitterand, Agnese Purgatorio, Cristina Bertelli, Renato Curcio, Vincenzo Consolo, Hidetoshi Nagasawa, Raoul Ruiz.

Paolo Icaro (Il Nido)
L'albergo è praticamente sul mare, dispone di spiaggia attrezzata, di una sala convegni con capienza di 100 posti in grado di poter ospitare piccoli e grandi eventi. All'interno della struttura è possibile frequentare interessanti corsi di ceramica in quanto l'attiguo paese di S. Stefano di Camastra vanta una millenaria tradizione artigianale in tal senso.
Finestra sul mare - Tano Festa ( .. quello piccolo in basso a sinistra con la maglia verde e la panza sono io .. )

Un'occasione da non perdere è la visita al museo all'aperto di sculture monumentali di Fiumara d'Arte, il più grande d'Europa. Esso, fatto realizzare da Antonio Presti e da lui donato alla Regione Sicilia, si estende in un area che va dal litorale tirrenico siciliano fino all'entroterra della Valle dei Nebrodi. Ho avuto la fortuna di esplorare il suo mondo, entrando nella sua vita artistica e privata, apprezzandone il coraggio, il senso estetico, la forza morale.
Antonio Presti

Antonio faceva l’imprenditore fino a quando non ha deciso di trasformarsi nel mecenate più spericolato e fuori dal coro che le arti italiane possano vantare.
E ha cominciato a sue spese e a suo rischio a disseminare di sculture il letto secco di una fiumara, vicino a Tusa, in provincia di Messina. Assolutamente abusive ed assolutamente bellissime. Opere di Festa, Pomodoro, Nagasawa e di tanti altri. Ha combattuto la sua battaglia contro norme sciocche, ha scritto a chiunque nel mondo per difendere la sua Fiumara, che per buona sorte è ancora lì. Ma non bastava. Ora Presti, che è uno che pensa che arte, bellezza, dignità e cultura, facciano parte dei bisogni essenziali di ogni uomo, ha deciso di scommettere in grande e di intervenire a Librino, enorme quartiere ghetto di Catania, periferia progettata da Kenzo Tange per essere il centro direzionale della città e trasformatasi nella desolazione e nel disagio periferico di un quartiere dormitorio. Per mutarne radicalmente il destino utilizzando le facciate cieche dei palazzoni di Librino per realizzare, sempre a sue spese, sempre col suo solito piglio un po’zapatista che gli fa trascinare artisti celeberrimi a cene condominiali e a mini party degli allievi delle locali scuole elementari un grande museo interattivo e multimediale dell’immagine all’aria aperta, di livello internazionale. Trasformando, così, un ghetto in un luogo di incontro, turismo, cultura. Ammirevole. Davvero. Ciao e grazie
venerdì 21 settembre 2007
L'esordio letterario di Veronica Raimo
Un libro tutto in famiglia
L'esordio di Veronica Raimo
Esce l'ottimo romanzo della scrittrice "affiliata" a minimum fax
Dove tutto si fa in comune fra editor, fidanzati, amici e parenti
da Libero di mercoledì 19 settembre 2007
Esce l'ottimo romanzo della scrittrice "affiliata" a minimum fax
Dove tutto si fa in comune fra editor, fidanzati, amici e parenti
da Libero di mercoledì 19 settembre 2007
Non bisogna cercare il pelo nell’uovo, tantomeno se l’uovo non è un uovo ma una femme fatale di nome Veronica Raimo, sebbene la tentazione venga e per me, come per Oscar Wilde, l’unico modo per vincere una tentazione è cedervi, cioè scriverne. Anche per far capire ai lettori cosa c’è dietro, che è tanto intrigante quanto c’è davanti, quanto Veronica e quanto le gira intorno, come nelle migliori storie d’incesto di William Faulkner, solo che non siamo a Yoknapatawpha ma a Roma, zona Ponte Milvio, palazzina minimum fax, e stavolta i soci Cassini e The Gennaro non c’entrano, almeno non direttamente.
Molto più bella, Veronica, perfino della foto sul risvolto di copertina, perché Veronica è una di quelle ragazze sfuggenti, difficilmente immortalabili, non regge la posa per eccesso di imprendibilità femminile, e chi l’ha vista anche una sola volta sa il fascino morboso che emana, quell’eleganza trasandata e quantomai seducente che non lascia scampo ai desideri.
Non bisogna, tuttavia, farsi ingannare dal fa
scino di Veronica, né bisogna cercare il pelo di Veronica perché il suo romanzo d’esordio è bello, e lo dico senza ironia, talmente bello, per un’esordiente, che non si può dire se sia più bella o più brava. Si intitola “Il dolore secondo Matteo”, è lungo centosessantaquattro pagine, costa solo undici euro, praticamente regalato considerando che avete anche la sua foto sul risvolto verde pisello e verde speranza, e Matteo è il protagonista, l’io narrante, e pertanto non solo Veronica è così affascinante nella vita, ma sa scrivere in prima persona maschile senza dare l’idea di essere una donna, sa scrivere senza dare l’idea di vivere la vita che vive o anche solo una vita di maschio o di femmina, per cui è una vera scrittrice, niente a che vedere con la Stancanelli, la Vinci e tutte queste prefiche isterectomiche dei loro uteri narrativi e seriali.
scino di Veronica, né bisogna cercare il pelo di Veronica perché il suo romanzo d’esordio è bello, e lo dico senza ironia, talmente bello, per un’esordiente, che non si può dire se sia più bella o più brava. Si intitola “Il dolore secondo Matteo”, è lungo centosessantaquattro pagine, costa solo undici euro, praticamente regalato considerando che avete anche la sua foto sul risvolto verde pisello e verde speranza, e Matteo è il protagonista, l’io narrante, e pertanto non solo Veronica è così affascinante nella vita, ma sa scrivere in prima persona maschile senza dare l’idea di essere una donna, sa scrivere senza dare l’idea di vivere la vita che vive o anche solo una vita di maschio o di femmina, per cui è una vera scrittrice, niente a che vedere con la Stancanelli, la Vinci e tutte queste prefiche isterectomiche dei loro uteri narrativi e seriali. È un romanzo sul dolore e sull’impossibilità del dolore, per sentire infine «qualcosa di simile al dolore», sul sadomasochismo mentale e fisico dei rapporti amorosi, sul sesso e la noia del sesso, sui pompini e sulle pompe funebri (un leit motiv narrativo di orogenitalità funebre esilarante), sull’incomunicabilità delle relazioni affettive, sul desiderio come fine del desiderio, e contro i cliché dell’eternità umana, con pagine splendide, profonde e sorprendenti. «Avevo capito una verità molto banale», dice il protagonista ripensando alla morte del padre, «vale a dire che le cose sono sempre compiute nel momento in cui finiscono. È solo una questione di cattiva retorica parlare di potenzialità, di futuro castrato, di speranze inibite. Ogni persona nel momento in cui muore è una persona completa, la sua vita è quella, prima e dopo non c’è niente».
È così brava e non solo bella, Veronica, che già in famiglia farà schiattare di invidia il fratello, che si chi
ama Christian (nella foto a sinistra), di professione blogger della specie più inutile e petulante, aspirante giornalista, aspirante scrittore, aspirante qualcosa, che da anni tenta di scrivere un libro che sia un libro ma per ora riesce solo a presenziare alle presentazioni dei libri degli altri dove se ne esce sempre con qualche stronzata, già frustrato somaticamente al cospetto della sorella, adesso anche letterariamente, un’umiliazione che forse lo porterà al suicidio, e la vita è proprio ingrata, ma non sono affari miei, è la selezione naturale, ingiustizie della biologia e della meiosi cellulare, pace per il povero Christian e viva Veronica e viva Charles Darwin.
È così brava e non solo bella, Veronica, che già in famiglia farà schiattare di invidia il fratello, che si chi
ama Christian (nella foto a sinistra), di professione blogger della specie più inutile e petulante, aspirante giornalista, aspirante scrittore, aspirante qualcosa, che da anni tenta di scrivere un libro che sia un libro ma per ora riesce solo a presenziare alle presentazioni dei libri degli altri dove se ne esce sempre con qualche stronzata, già frustrato somaticamente al cospetto della sorella, adesso anche letterariamente, un’umiliazione che forse lo porterà al suicidio, e la vita è proprio ingrata, ma non sono affari miei, è la selezione naturale, ingiustizie della biologia e della meiosi cellulare, pace per il povero Christian e viva Veronica e viva Charles Darwin. Qualche volta, anni fa, l’ho incrociata e l’ho ammirata, ma non è scoccata nessuna scintilla, sia perché io non ci provo mai con nessuna che non ci provi con me, sia perché lei era nel giro della setta di minimum fax e io già Massimiliano Parente, c’era poco da fare, eppure non me la sono dimenticata, e avevo il sospetto che prima o poi li avrebbe fregati tutti.
È così brava, e non solo bella, Veronica, che il suo libro ricorda molto, moltissimo Nicola Lagioia, bravissimo autore (e per equità estetica va detto anche lui belloccio) soprattutto dello strepitoso “Occidente per principianti”, edito da Einaudi tre anni fa: Veronica sembra nascondere Lagioia per lo stile, per trama, per l
a struttura, per l’immaginario postmoderno ma scintillante e profondo e tenuto insieme da ritmo e capacità linguistica, sembra averlo penetrato o che lui abbia penetrato lei, e sarebbe un caso di simbiosi o affinità spontanea se Lagioia non fosse anche il direttore della collana nichel di minimum fax, e non fosse anche l’editor del libro di Veronica, in quanto la medesima minimum fax ci tiene a sottolineare che i libri non sono di chi li scrive ma di chi li edita, i minimumfaxisti sono dei fanatici dell’editing.
a struttura, per l’immaginario postmoderno ma scintillante e profondo e tenuto insieme da ritmo e capacità linguistica, sembra averlo penetrato o che lui abbia penetrato lei, e sarebbe un caso di simbiosi o affinità spontanea se Lagioia non fosse anche il direttore della collana nichel di minimum fax, e non fosse anche l’editor del libro di Veronica, in quanto la medesima minimum fax ci tiene a sottolineare che i libri non sono di chi li scrive ma di chi li edita, i minimumfaxisti sono dei fanatici dell’editing. Come Christian, da oggi in poi da chiamare “il povero fratello di Veronica”, il quale povero fratello di Veronica per chi non lo sapesse, insieme a Lagioia e a altri due minimumfaxisti, è anche uno dei Babette Factory, il flop di Stile Libero che voleva clonare i Wu Ming, e sempre lui, il povero fratello di Veronica, per chi non lo sapesse, è anche consulente della medesima collana nichel di minimum fax, dove pubblicò, tra l’altro, anche un librino per lettori lattanti intitolato non a caso “Latte” che oggi, dopo l’esordio di Veronica, dovrebbe far scomparire per non scomparire di vergogna lui.
Pertanto, la mia vera intuizione extratestuale, l’emozione e l’agnizione non romanzesca che non posso tenermi tutta per me, a lettura avvenuta, è un’altra, non certo quella più ovvia, non che dietro la Raimo ci sia Lagioia, in un modo o nell’altro, troppo facile: ma al contrario che dietro Lagioia ci sia sempre stata Veronica, e sia lei l’autrice di “Occidente per principianti” e di “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj”, e che dunque, con questo romanzo, si sia sbarazzata del nome fittizio di Lagioia.
È per questo che faccio a Veronica i miei più sinceri auguri, che invito voi lettori e voi miei posteri a comprare e leggere di corsa “Il dolore secondo Matteo” (e anche a non comporre il numero di cellulare riportato a pagina 122 perché purtroppo non risponde Veronica, come speravo, né Lagioia, come temevo, ma una certa e ignara Sonia di Reggio, stupita e divertita dalla mia chiamata, alla quale, già che c’ero, ho consigliato di leggere il libro), è per questo che non dico nulla sulla trama perché dovete scoprirvela da soli, voglio essere il D’Orrico di Veronica e sperando vivamente che questo romanzo vinca ogni premio letterario, che lei sia l’unica scrittrice vera dei prossimi cento anni, che la pubblichi la Mondadori dandole minimo duecentomila euro di anticipo e che vinca anche Miss Italia, perché se lo merita, perché è bella e brava e come lei ce ne sono poche, e anzi, a parte lei, non me ne viene in mente neppure una così bella e brava e perfino in prima persona maschile e senza essere più lei la gallina dalle uova d’oro nonché il pelo dell’uovo di Lagioia, siccome Lagioia, da adesso in poi, dopo l’outing fantastico di Veronica, non potrà più scrivere né pensare niente di gioioso e potrà solo andare a bere superalcolici per dimenticare insieme a Christian, il povero fratello di Veronica, bella e brava.
Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Lavora come traduttrice per minimum fax e Fandango, ha scritto poesie e partecipato ad antologie e festival. "Il dolore secondo Matteo" è il suo primo romanzo.
Massimiliano Parente è nato a Grosseto nel 1970 e vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi "Incantata o no che fosse" (ES, 1998), "Mamma" (Castelvecchi, 2000), "Canto della caduta" (ES, 2003), "La macinatrice" (PeQuod 2005), "Parente di nessuno" (Gaffi, editore in Roma, 2006), "Antonio Moresco" (Coniglio Editore, 2006). Ha collaborato con "Il Foglio", "il Giornale", "Il Domenicale" e attualmente è tra le firme di punta di "Libero".
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