sabato 1 settembre 2007

Chi ha zittito Mr.Clayton?




Il sottotitolo del film parla chiaro: The truth can be adjusted, ovvero la verità può essere aggiustata, ma George Clooney, a quanto pare, non ha imparato bene la lezione, se è rimasto senza parole davanti all'innocente e astuta domanda di una giovane inviata di Cinecittà news. La domanda di Valentina Neri, che tra noi è già un mito, suonava più o meno così: Mr Clooney si vede benissimo che lei si identifica molto in questo avvocato che si ribella al mondo delle multinazionali, ma come concilia questo con la sua vita privata, dove presta la sua bella faccia a un colosso tanto discusso come la Nestlè? Il Grande George prima fa il finto tonto, dicendo che lui non ha mai lavorato per la Nestlè... Peccato che la Nespresso faccia parte del gruppo, gli fa prontamente notare la giornalista. Allora l'attore navigato ci riprova con la carta simpatia: Bisogna pur guadagnare per vivere! Forse voleva essere un battutone, ma esce proprio male e in sala nessuno ride. Senza più ritegno, George perde la pazienza e inacidito replica, tra il gelo generale, che lui non ha risposte per una domanda irritante. Poca fantasia il ragazzo, anche perché non era proprio una questione fuori tema e, se l'improvvisazione non è il suo forte, poteva prepararsi prima una rispostina a caso, tipo "ognuno ha i suoi scheletri". Oppure buttarla sul filosofico con "la contraddizione è alla base della nostra esistenza", ma anche ispirarsi al Vangelo: " chi è senza peccato scagli la prima pietra". Al limite, bastava prendere in prestito con ironia la frase clou di Michael Clayton, quella che vale le 2 ore di film: "I'm the guy you can't Kill, I'm the guy you buy". Solo che in quel momento Clayton stava bleffando, mentre Clooney una tazzina di caffè nell'armadio ce l'ha davvero!

mercoledì 29 agosto 2007

Pino Cacucci, la via italiana al Messico

Dal Secolo d'Italia di mercoledì 29 agosto 2007
Rubrica settimanale "Appropriazioni (in)debite"

Spesso le appartenenze ideologiche si annullano di fronte al bisogno esistenziale di un “altrove”. E’ il fascino perenne dell’esotismo, da Salgari a D’Annunzio, da Lawrence d’Arabia e Giuseppe Tucci sino a Hemingway e Chatwin. Ed è anche per questo che un narratore che per la vulgata consolidata starebbe a sinistra può attrarre fatalmente anche chi si colloca dall’altra parte. «Esistono luoghi, i grandi ‘altrove’ che non ci danno requie quando ne siamo lontani, capaci di scatenare pulsioni latenti, forse non di crearne di nuove, ma soltanto – e non è poco – rievocare sensazioni smarrite, assopite, rimaste in qualche meandro ad aspettare la scintilla che le risvegli». E’ quanto scrive Pino Cacucci – il più sudamericano degli scrittori italiani – nella prefazione a La polvere del Messico (Mondadori ’92, Feltrinelli, ’96), uno dei suoi romanzi più intensi. Per alcuni questo grande “altrove” è stato rappresentato dal fascino esotico del Tibet o dell’India, per altri dal “mal d’Africa” dell’epopea coloniale o dal richiamo delle atmosfere magiche del nord Europa, per Cacucci – che è anche sceneggiatore e traduttore appassionato di autori spagnoli e latinoamericani – la «messicanità» è stata il punto di arrivo di un viaggio intrapreso nei primi anni Ottanta «per la voglia di allontanarmi da un’Italia che mi era insopportabile, con tutto il corollario di cialtroneria e cinismo eletti a valori per imbecilli a sedici valvole nel cervello e in divisa da caricature di yuppie». Sulla scia di Hemingway, «il grande amore letterario di una vita», e animato dagli «ideali libertari» di George Orwell, a Cacucci, appartenente a una generazione «colpevole di un eccesso di sensibilità in un’epoca dalla quale ogni sensibilità è bandita», non rimaneva che la fuga per andare alla ricerca di «quella energia vitale che temevo di aver perduto irrimediabilmente».
Così come accade a molti dei protagonisti dei suoi libri, persone normali che provengono da ambienti diversi quanto ordinari, che improvvisamente vengono travolte da situazioni imprevedibili e costrette ad abbandonare le piccole certezze della quotidianità, a confrontarsi – spesso drammaticamente – con la precarietà della vita. E’ quanto accade a Mario, il protagonista di Puerto Escondido (il secondo libro di Cacucci, Interno Giallo ’90, ripubblicato successivamente da Mondadori), al quale Gabriele Salvatores, nella fortunata trasposizione cinematografica del ’92, ha dato la fisicità di Diego Abatantuono (che nel ’95 interpreterà anche Viva San Isidro, tratto da San Isidro Futbòl e prodotto da Salvatores, nei panni di padre Pedro, sanguigno missionario dai metodi sbrigativi). L’unica preoccupazione di Mario è vestire elegantemente, non si fa scrupolo di trattare sprezzantemente i clienti della banca dove gode del gratificante potere di vice direttore, ma quando assiste casualmente ad un omicidio la sua vita si trasforma in un incubo e non gli rimane che cercare rifugio in uno sperduto villaggio messicano (dove incontrerà Alex e Anita, interpretati da Claudio Bisio e Valeria Golino) e ricominciare da zero. In questa idea di “fuga” non c’è nulla di immorale, tanto che Cacucci – nella postfazione a Punti di fuga (l’esilarante storia parigina di Andrea Durante, killer per “bisogno”, disadattato e nostalgico, Mondadori ’92, Feltrinelli 2000) – arriva a teorizzarne l’irrinunciabilità: «Siamo abituati a dare una valenza negativa al concetto di fuga; i sussidiari delle medie ci insegnavano che è un gesto vile, una rinuncia ad affrontare avversità e responsabilità. La fuga è invece l’unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice».
Nato nel ’55 a Alessandria, cresciuto a Chiavari (Ge) e trasferitosi a Bologna nel ’75 per frequentare il Dams, Cacucci trascorre lunghi periodi tra Barcellona e Parigi, «la metropoli dai molti altrove», fino a quando sente che anche l’Europa «decadente e algida, congelata, liofilizzata e “decaffeinata”» gli sta stretta e scopre «sin dal primo viaggio» che il suo grande “altrove” è il Messico con il suo caos apparente che pure emana un’inspiegabile armonia, il paese «che per me rappresenta in modo sublime come la mescolanza di tante razze arricchisca immensamente una terra e un popolo, genti così abituate alla diversità da potersi concedere senza la minima riserva, pur conservando una forma di autodifesa istintiva, il freno naturale di fronte all’invasione di becere way of life geograficamente vicinissime eppure tenute a distanza siderale da millenni di civiltà». Un paese con radici talmente tenaci che neanche cinque secoli di saccheggi e devastazioni sono riusciti a cancellare, «una terra tutt’altro che tenera quando smetti di essere un turista e ti devi procurare da vivere alla giornata». Scegliere il Messico per Cacucci non è sinonimo di disimpegno o di moda improntata al sinistrese terzomondista. Al contrario rappresenta il suo personale modo per esprimere nella scrittura l’insopprimibile bisogno di «contrastare il cinismo, l’intolleranza, il sopruso, l’arroganza dei vincitori di sempre». Nasce da qui il desiderio di recuperare la memoria di vicende passate - «senza la memoria siamo sacchi vuoti che vanno dove li sbatte il vento» - di ritrovare e narrare le tragiche e a volte comiche e assurde storie di ribelli e rivoluzionari, irregolari e sconfitti di ogni causa che non si sentono né perdenti né vinti perchè non hanno rinunciato alla loro dignità. Di fronte a chi, sulla scorta di Brecht, dice che è beata la terra che non ha bisogno di eroi, lui risponde che di eroi invisibili c’è sempre bisogno, indipendentemente dalla nazionalità, che si tratti di leader politici, di indios, di sacerdoti come Alex Zanotelli in Africa o Samuel Ruiz in Chiapas o di chi, come il fascista Paolo Casaroli, «nel dopoguerra, si sentiva tradito dalla realtà quotidiana e costantemente umiliato, in una situazione di sbandamento e crollo di qualsiasi valore, oppressi da una marmaglia di “buffoni” sempre pronti a saltare sul carro dei vincitori». E’ a tutti loro e alle loro vite spesso dimenticate che Cacucci si rivolge, riconoscendosi nella definizione di Elsa Morante: «Lo scrittore è una persona a cui sta a cuore quanto gli accade intorno fuorché la letteratura». Più che libri di viaggio, infatti, i suoi sono libri di soste, di lunghe fermate durante il tragitto, nelle quali soffermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare, sulla propria vita e le passioni che l’hanno segnata, prima ancora che sulle idee, «perché le idee senza le persone sono come bellissime farfalle disseccate in una teca di vetro e quando le metti in pratica le sporchi irrimediabilmente». Per scrivere i suoi romanzi si è servito «dell’immaginario dei film di Sergio Leone, che non mi stancherò mai di rivedere, di letture e ovviamente di un po’ di fantasia in funzione riciclante. Ma ho l’impressione che sarebbero rimasti un magma senz’anima, un’accozzaglia di dati, senza la vita vissuta accanto a genti così diverse da quelle tra cui sono cresciuto». L’approccio di Cacucci si basa su «un gesto di resa incondizionata: la rinuncia a propri schemi e abitudini, liberandosi dall’inconfessata certezza che la realtà sia univoca e unidimensionale, e che tutto possa venire interpretato da un solo modo di guardare».
Per questo, più che scrittore si sente «un raccontatore di storie raccolte da viandante, sia sulla strada che nella memoria e, considerando che la storia la scrivono i vincitori di sempre, le mie semmai sono controstorie, cioè in contrapposizione alle menzogne e alle dimenticanze dei libri di scuola, dei giornali e dei telegiornali». Senza la pretesa di correggere i mali del mondo, né di poter combattere contro un progresso «cui do più spesso una valenza negativa, cioè dell’odierna corsa verso il caos e la devastazione in nome di un aberrante modello economico» ma con la ferma convinzione che ribellarsi sia giusto, pur nella consapevolezza che «opporsi a tutto questo con la penna è poca cosa, e sarebbe stupido illudersi di farlo, anche se con la scrittura di genere e il fumetto si possono provocare piccole incrinature nella sfera gelida di questa che vorrebbero fosse “la migliore delle società possibili”». Un vizio ereditario, quello di non riuscire a rimanere indifferente, di «non badare ai fatti propri», per essere cresciuto in una famiglia di persone che, «nel loro piccolo», non sono mai rimaste indifferenti. Metalmeccanico il padre, tessile la madre, «decenni di lotte e alla fine stessa conclusione: licenziamento per chiusura e tanti saluti». Ha raccontato di aver respirato sin da piccolo «un’aria carica di speranze vicine e lontane, dove si ascoltavano gli echi della rivoluzione cubana e si parlava dei ‘barbudos’ di Castro e Che Guevara come se fossero vicini di condominio». E’ stato anche questo il suo collocarsi a sinistra, forse poco di politico ma molto di esistenziale. E quindi nulla di ideologico. Quando muore il Che, trova i genitori in lacrime: «Con una stretta al cuore, pensai fosse morta una persona cara, pensai ai nonni o allo zio preferito… la stessa tristezza l’avevo respirata dopo l’assassinio di Lumumba, e non saprei neppure spiegare come i miei genitori sapessero della sua esistenza e ne seguissero le gesta, ma per me Lumumba era un nome che evocava dignità per l’Africa». Appropriazione più indebita della nostra non poteva esserci, eppure l’anarchia «esistenziale» di Pino non ci è poi così estranea. E, forse non caso, nel 2004 Cacucci non ha avuto problemi a scrivere l’introduzione a Una passione per Che Guevara di Jean Cau (edito da Vallecchi), scrittore di destra, considerato in Francia un vero e proprio “fascista”, e autore del manuale di resistenza alla decadenza intitolato Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo (Ciarrapico edizioni). Comunque, Outland rock, la raccolta di racconti dell’esordio cacucciano, nonostante i suoi vent’anni, è tornata recentemente in libreria grazie a Feltrinelli (Universale Economica, 165 pp. € 7,50, 2007). Nel ’88 l’editore Canalini per pubblicarne la prima edizione con Transeuropa – da cui Pier Vittorio Tondelli negli stessi anni lanciava il progetto “Papergang under 25” – pretese che l’autore cambiasse il nome, o almeno che assumesse una sfumatura straniera: «troppo brutto il nome Pino Cacucci per vendere». Così quella prima raccolta di racconti risultò opera prima di uno sconosciuto P. D. Cacucci. «Dove la D. stava per debosciato» ha raccontato con autoironia lo scrittore. La D. si è smarrita subito per strada, senza rimpianti, ma Cacucci è rimasto l’irriducibile bastiancontrario di allora.

Tributo ad un grande della comicita' italiana

E' difficile dire che tra i due e' piu' esaurito



Di mito in mito (maledettissimi!!)......



E poi una piccola chicca storica

Onore ad Antonio Puerta



Antonio Puerta, giocatore del Siviglia, non è riuscito a sopravvivere dopo l'attacco cardiaco che lo ha colpito nell'ultima partita di campionato contro il Getafe. Puerta era nato a Siviglia il 26 novembre del 1984 e nella sua carriera da calciatore ha sempre indossato la maglia della squadra della sua città. Era uno dei giovani spagnoli piu talentuosi della liga, era ricoverato da sabato scorso presso il reparto di terapia intensiva e le sue condizioni erano peggiorate nelle ultime ore a causa di una disfunzione provocata dal lungo arresto cardiaco. Una camera ardente é stata allestita, in accordo con la famiglia, all'interno dello stadio Ramon Sanchez Pizjuan, e resterà aperta fino a giovedì, migliaia di tifosi hanno reso omaggio per tutta la notte al giocatore. Sarebbe divenuto papà per la prima volta tra poco piu di un mese. Il blog si associa all'immenso dolore dei familiari, dei compagni di squadra, tra cui i nostri Maresca e De Sanctis.
Buon riposo campione. Ti ricorderemo cosi..

martedì 28 agosto 2007

lunedì 27 agosto 2007

FERIE TERMINATE.

Sono tornato a lavoro, proprio stamane, e che dire...si stava meglio con la pancia all'aria, a non fare niente tutto il giorno.
Comunque avevo un rimasuglio feriale (delle ferie) da postare.



--Process Enacted: by Jordan C. Greenhalgh

domenica 26 agosto 2007

.. UN SABATO FRIZZZZANTE..

In questa torrida domenica di Agosto ci troviamo nell'umile dimora trasteverina di Gioggiò, e mentre le donne ( Gio e Paola ) sono uscite a far spesa per la cena a base di Roma e Checca, io sono comodamente adagiato sul divanone in soggiorno minimal chic con tanto di MacBook sulle ginocchia, e plasma 42 pollici con Piccinini Canalis e Morimoto ed i suoi goal da videogame a farmi compagnia, e Baldini e Di Carlo a prendersi a calci. Fin qui tutto ok, ora parliamo della giornata di ieri.



Ieri sono partito per Roma alle 15:00 e immesso sulla Roma-L'Aquila mi accorgo che il traffico in direzione Capitale é devastante. Ok, comodo, aria condizionata, ho vissuto momenti peggiori.. Arrivo a Carsoli e sul Megadisplay delle Autostrade leggo " Rallentamenti per incidente tra Castel Madama e Tivoli ". Mi collego col telefono e noto con piacere che per rallentamenti si intendono 9Km di coda all'altezza di Castel Madama. Decido di uscire prima, mi immetto nella statale ed il traffico è oggettivamente poca cosa.



Passano pochi minuti e dalle bocchette di areazione della Peugeot di Paola comincia ad uscire microiceberg che aggrediscono fatalmente il mio cervello, e sono costretto ad aprire i finestrini per far entrare i 39 gradi acquosi dell'aria romana, che mi permettono di salvarmi dell'ibernazione. L'impianto di areazione é improvvisamente fuori uso, ed in posizione OFF non muta l'erogazione della glaciazione che diventa tempesta tropicale quando apro i vetri. Arrivo a Roma sfinito, prendo Paola ed usciamo. Neanche il tempo di arrivare a destinazione che chiama Gioggio. E' rimasta a piedi con la sua meravigliosa Mini Cooper in prossimità del centro storico. Non c'é problema. Andiamo.



Decido con Paola di tenere i vetri aperti per metà, per miscelare in movimento il clima, quando a metà strada circa il ghiaccio si tramuta in nube tossica, che ci costringe fermare il veicolo e fare marcia indietro in direzione casa. Elettrauto, meccanico, carrozziere. Nessuno dei miei contatti sa darmi indicazioni di sorta.
Ma Gioggiò é sola, nel traffico, a piedi, e noi non possiamo abbandanarla.
Prendiamo il cinquino che avevo lasciato sotto casa di Paola, e speranzosi volgiamo in direzione Piazza Venezia. Gioggiò é disperata, e dopo vari tentativi rinunciamo scoraggiati e stanchi nell'impresa e chiamiamo il servizio ACI, spacciandomi per tale P.P. intestatario di tal num. di Polizza, per porre a male estremo, estremo rimedio.



Questa foto é la sintesi di una giornata movimentata, sfigata, nervosa. Che si conclude però con questo splendido quadretto che dona felicià e riconcilia con la vita. Perché i problemi sono ben altri... Buona Domenica a tutti

venerdì 24 agosto 2007

Il tempo di un Post.. Auguri a Max



Buongiorno brothers and sisters, reduce da una settimana very hard.. tra libreria e serate musicali nella bella cornice de " I Sentieri del gusto " di Avezzano. Oggi Max compie 35 anni, ed io gli auguro una splendida giornata ed un futuro radioso accanto alla adorata Paoletta sua diletta. Stasera cenone di gruppo con Forrest, forse Oz e tutto il gruppo devastati. Riposo ed allegria quindi.
Un abbraccio ed un saluto a tutti, of course with vibes..

giovedì 23 agosto 2007

VADO IN MONTAGNA!! SI VEDIAMOOOOO!!!!!

Escluso il Cane.

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Questo bel video/corto, è stato scovato da Cristian e Urbano in rete....è Fantastico....

mercoledì 22 agosto 2007

Tropicalismo Brasiliano

Visto che il nostro buon Francesco e' sommerso di lavoro, approfitto per spodestarlo e recensire un libro. Non lo faro' con la sua professionalita' e passione che lo contraddistinguono, ma faro' del mio meglio. Spero che da parte sua arrivino commenti sul libro, negativi o positivi che siano.



Titolo: Verità tropicale. Musica e rivoluzione nel mio Brasile
Autore: Caetano Veloso
Prezzo: € 11,00

Traduttore: Paes M. S. de Oliveira
Editore Feltrinelli (collana Universale economica)


In questo libro Caetano Veloso, musicista ed intellettuale Brasiliano, descrive la situazione del Brasile negli anni della dittatura militare, le influenze Americane sull'economia e quella Europea (in particolar modo Italiana e Francese) sul cinema e sulla cultura del suo tempo.
Il riferimento alla musica, ed al ruolo del tropicalismo, ed alla sua evoluzione verso la bossa nova, risulta essere un elemento portante del libro. Per gli amanti della musica e cultura Brasiliana, per gli amanti della storia e delle testimonianze dirette, sicuramente un libro da leggere.

Nel video, Caetano Veloso canta Cucurrucucu Paloma, un suo cavallo di battaglia. La scena e' tratta dal film di Almodovar "Parla con lei".

martedì 21 agosto 2007

In Libreria...



Purtroppo in questi giorni prescolastici il mio tempo libero é ridotto pressoché allo zero. Comunque in questi pochi secondi vorrei baciare ed abbracciare tutti i sporadici naviganti auspicando loro un felice proseguimento di giornata ed augurando ad Oz, Forrest & C. un buon viaggio qualora non avessimo occasione di vederci prima.. direzione Grecia .. tanta roba.


P.s.: Qui un inferno, la gente é sempre più impaziente e pretenziosa, tra ieri ed oggi ho fatto fuori una decina di " scarsamtente educati ". Esposto in Libreria " LA LEGGE DEL CAPO " e LA LEGGE DEL NATO STANCO. Appena possibile seguirà Post

lunedì 20 agosto 2007

BELLISSIMO ALLENATORE &CO.



Avrei aggiunto volentieri dei commenti ... ma per educazione e rispetto del Blog ho evitato





A QUANTO PARE UNO SOLO ..NON BASTAVA ...

BEL VIDEO. BEL PEZZO.



BY MINILOGUE.

venerdì 17 agosto 2007

io Roby ed Hancock ...ahh!!.. pure Forrest ..

Buongiorno amici.. vorrei proseguire sulla falsariga del buon Roby e del suo real Jazz.. invito Forrest a contribuire con la sua onniscenza musicale ad integrare questo interessante argomento di discussione.. per voi, in tema Hancock, qui con Quincy Jones .. buon ascolto

mercoledì 15 agosto 2007

Dal piano all'hammond: dal jazz all'elettronica e ritorno




Buon giorno a tutti,
questa mattina voglio dedicare un breve post ad un grande pianista e pioniere della musica elettronica: Herbie Hancock

Herbert Jeffrey Hancock inizia la sua grande di musicista negli anni 60, al fianco del trobettista Donald Byrd.
Il vero salto di qualita', pero', avviene nel 1963, quando registra con Miles Davis l'album Seven Steps to Heaven , album che aprira' la strada al jazz modale ed al suo manifesto Kind of Blue. E' proprio con Miles Davis che conosce e forma l'ormai storico Miles Davis Quintet, insieme a Wayne Shorter, Tony Williams e Ron Carter. Questo quintetto, nel corso degli anni, produrra' i pilastri del jazz post-bebop.

Nel frattempo, Hancock produce alcuni lavori come group leader. Tra questi, oltre a Maiden Voyage, compone ed esegue la colonna sonora di Blow-up, film del grande regista Italiano, da poco scomparso, Michelangelo Antonioni.

Negli anni 70, insieme a Joe Zawinul inizia l'esplorazione dell'hammond e dei suoni elettronici. Il suo suono dirotta verso il funk ed apre le strade verso la vera musica elettronica. Di grande successo, sicuramente Rock it :




Oggi Hancock continua a comporre ed eseguire musica. Le sue tourne' toccano ogni angolo del mondo, da Tokyo a New York, passando per l'Europa. I suoi progetti musicali non di rado sono al centro di critiche ed accuse di svendita verso il genere commerciale. Tra questi, certamenta il suo New Standards, che contiene All Apologies di Kurt Kobain arrangiata in chiave jazz, oppure il duetto con Giorgia eseguito nel 2003 (se ricordo bene l'anno...).

Per saperne di piu', ho linkato il titolo del post con la home page dell'artista.

Per chiudere (avevo detto breve post.....), un video di Cantaloupe Island, recentemente portata al grande pubblico dagli US3. Buon Ferragosto a tutti, anche a chi, come me, oggi lavora.



Cantaloupe Island, con Wayne Shorter, Tony Williams, Ron Carter e Freddie Hubbard (alla tromba...che mostro!!).

lunedì 13 agosto 2007

Lezioni di storia della musica



Led Zeppelin


Provenienza: Inghilterra
Data di Fondazione: 1968
Genere: Hard Rock / Alternative Rock
Influenze più forti:Chuck Berry / The Yarbirds / Rolling Stones
Album più rappresentativo: Led Zeppelin IV, Physical Graffiti
Canzoni più famose: Whole Lotta Love, Stairway to Heaven
Official Site: Led-Zeppelin.com

Ex-componenti
Robert Plant (vocal)
Jimmy Page (guitar)
John Paul Jones (bass, keyboard)
John Bonham (drum)

I Led Zeppelin nascono dalla geniale e creativa mente di James Patrick Page meglio conosciuto come Jimmy Page. La fondazione della band è datata Agosto/Settembre del 1968. Ma in effetti i Led Zeppelin nascono dalle macerie di un'altro gruppo (tant'è che i primi concerti li faranno con il nome di "New Yarbirds"). Cioè i Yarbirds. Quando questi, nel Luglio del 1968, si sciolgono, Jimmy Page è già alla ricerca di nuovi componenti per questo progetto. Trova Robert Plant semi-sconosciuto vocalist di diverse "piccole" band. John Bonham alla batteria (suggerito dallo stesso Plant avendo suonato insieme in diversi gruppi), e John Paul Jones come bassista e jolly strumentale. Questo quartetto viene subito chiamato prima Lead Zeppelin e poi, tolta la "a" per semplificare la pronuncia al pubblico americano, Led Zeppelin.



Il nome fu suggerito da Keith Moon ex-membro degli stessi Yarbirds. Jimmy Page è già un'affermato session man e conosciutissimo chitarrista nell'ambiente musicale americano e sorprende la sua decisione di avviare questo progetto con artisti semi-sconosciuti (apparte Paul Jones molto attivo nell'ambiente da anni) e sopratutto sorprenderà più avanti la via musicale intrapresa dalla band, così aggressiva e anti-conformista ancora oggi.
Nell'Ottobre del 1968 i Zeppelin danno alla luce il primo album in circa trenta ore agli studi Olympic !!! L'album è chiamato semplicemente "Led Zeppelin". Proprio il pochissimo tempo impiegato dai Led per ideare, comporre e arrangiare le song fa supporre un'album storico. Sono pochi quegli album che nascono in una manciata di ore e quando ci sono, sono album che fanno la storia, è "Led Zeppelin I" è proprio uno di questi ! Un vero e proprio manifesto della "fiorente" generazione rock ! Come ovvio tutti i pezzi sono stati scritti dalla "mente" (per ora...) del gruppo Jimmy Page che scrisse la maggioranza dei pezzi quando ancora era negli Yarbirds. Dazed & Confused è l'esempio chiaro e limpido della genialità e futuribilità della band !




Gli Zeppelin fanno quindi il loro ingresso in maniera "devastante" nel mondo del rock/blues prendendo in pieno l'eredità lasciata dai Cream (ancora comunque nel pieno del loro successo). Appena dopo il disco parte anche il tour. Nessuno come loro aveva mai stretto così tanto i ritmi delle canzoni e suonato così aggressivamente. Nessuno aveva mai "scapocciato" sul palco come faceva Robert Plant, nessuno aveva mai suonato la batteria con le "mani" come faceva John Bonham, nessuno aveva quell'aria da artista maledetto e geniale come aveva Jimmy Page ! Insomma nessuno aveva mai visto un gruppo come i Led Zeppelin, che hanno letteralmente spalancato le porte ad una nuova epoca, quella del rock hard & heavy.



Ma ritorniamo alla cronaca ! Dopo questo successo la Atlantic spingeva il gruppo per comporre un nuovo album. La band ora, dopo 150 show nel solo 1969 !!!, era più omogenea e compatta di prima. Ma visto la pressione della casa discografica i Zeppelin decisero di scrivere il loro secondo album "on the road" durante il tour che accompagnò l'uscita del primo lp. Molte delle canzoni che sentiamo ora su "Led Zeppelin II" sono state provate sera per sera appena dopo essere scritte e registrate durante le pause delle varie tappe. Adirittura si vocifera che Jimmy Page, dopo un concerto a Salt Lake City, sia montato su un aereo per New York, abbia partecipato a un mixaggio e sia poi volato a Los Angeles, per riunirsi ai compagni in partenza per Phoenix !!! Proprio perchè registrato e composto in maniera così atipica, il sound del secondo disco (appunto chiamato Led Zeppelin II) risulta molto più hard del primo e ancora più ricco di riff e canzoni immediate e potenti. L'album è richissimo di vere pietre miliari della storia del gruppo e del rock in generale.



Whole Lotta Love è forse la canzone più famosa mai scritta dalla band. Una ritmica semplice, travolgente, innovativa, e mostruosamente ammiccante !!! Ma stavolta Page non ha fatto proprio tutto da solo ! Molte canzoni sono state deliberatamente ispirate a diverse song blues anni 50, tanto che nel caso di Whole Lotta Love (a quanto pare molto simile se non uguale nel tema principale di You Need Love di Willie Dixon) la casa discografica fu costretta a convenire che in effetti era proprio così. Lo stessa situazione si ripete per Lemon Song. Ma l'immagine degli Zeppelin non venne per nulla scalfita, ormai il gruppo era in partenza per l'olimpo del rock e nessuno poteva fermarli ! Alla fine dell'aprile 1970 la band si prese una breve pausa dall'asse tour-sala registrazione. Ma come ovvio la casa discografica spingeve forte per un nuovo album. Allora si arrivò ad un compromesso tanto amato da molte band rock anche odierne !!! Cioè quello di scegliere un luogo abbastanza distanza dai riflettori che concigliasse vacanza e lavoro. Plant suggerì un remoto villaggio del Galles dov'era solito andare in vacanza con i genitori da piccolo, immerso nelle verdi colline senza neanche corrente elettrica. Page aderì entusiasta e con lui tutto il gruppo. Ancora più infastidita fu la casa discografica per la difficoltà di realizzare quel "costoso" gadget che fini solo alla prima tiratura ! Il disco stavolta non fu accolto dallo stesso successo dei precedenti. Gli Zeppelin nella figura di Page volevano qualcosa di meno hard dei precedenti e più orientato verso un blues/folk, ma ne venì fuori un miscuglio da molti etichettato come "velleitario e insulso".



Ma a distanza di 25 anni l'album è sicuramente molto più apprezzato che ad allora, forse era troppo avanti per i tempi ! Canzoni come Immigrant Song, Since I've been loving you, Tangerine, Gallows Pole sono state importantissime per la fama del gruppo ! Ma la band tutta cercava con insistenza un'album che potesse fissare il nome dei Zeppelin nella storia, insomma l'album "perfetto". L'idea era di concepire un'album diverso dai precedenti ma non come sound bensì come atomosfere. Questo intento è confermato già dall'esterno. Una copertina abbastanza strana ritrae un vecchio muro con appesa una foto di un contadino, e nel retro invece una squallida foto di una metropoli. L'album è senza nome ! Il nome Led Zeppelin non appare da nessuna parte, con notevole disappunto da parte della casa discografica che riteneva questa scelta un "suicidio commerciale". Per tutti questo sarà "Led Zeppelin IV".Gli unici segni all'interno del album erano quelle dei quattro simboli che rappresentavano i membri del gruppo che divenirono molto famosi. Page e Plant se lo disegnarono di loro pugno, mentre Bonham e John Paul Jones lo scovarono in un vecchio libro di rune. L'album venne conceptio verso la fine del 1970 e registrato nello studio mobile preso in prestito dai Rolling Stones nel 1971. L'album era pronto per uscire nel Luglio del 1971, ma Page improvvisamente non fu soddisfatto del missaggio e fece rifare tutto !!! L'album così fu posticipato a Novembre con gravi disagi per la casa discografica e per l'imminente tour. Ma di sicuro fu tutto tempo dovuto alla luce del risultato. Su tutte spicca Stairway to Heaven ! Assolutamente la canzone più famosa insieme a Whole Lotta Love. Stairway to Heaven è praticamente impreganta di tutto. Inizia come grandiosa ballad e finisce con un crescento Hard Rock !!! La canzone ispirò molti artisti a riproporla a mò di cover come fece adirittura Frank Zappa. Ma altre song come The Battle of Evermore (con la voce ospite di Sandy Denny), Going to California, Black Dog, Rock & Roll. Insomma forse l'intento della band di scrivere un disco perfetto non è riuscito, ma probabilmente questo è il primo album che viene in mente nominando Led Zeppelin ! Il grandissimo successo di Stairway to Heaven come "singolo" (anche se non usci in 45 giri) e dell'album convinse la band e l'Atlantic a non incidere nulla per il resto dell'anno. Ma comunque Jimmy Page e John Paul Jones misero su un sofisticato studio domestico solo per gli Zeppelin. Grazie anche a questo incentivo la band si mise quasi subito al lavoro ritrovandosi e registrando moltissime cose che poi non finiro sul prossimo lp. Il momento era fortemente prolifico per la band. Videro la luce in quelle settimane moltissime canzoni valide tanto che al momento dell'incisione ci fu una severa cernita, per poi recuperarle in album successivi.



Ma come sempre la band si complico la vita in fase di post-produzione. Allora Ed Kramer si convinse di aprirgli le porte ai famigerati "Electric Lady Studios" di New York voluti da Jimi Hendrix poco prima della sua morte. Anche stavolta la copertina è priva di richiami alla band e al titolo dell'album, ma stavolta visti i risultati del precedente l'Atlantic aderì di buon grado ! "Houses of the Holy" uscì in tutto il mondo il 26 marzo 1973. La band era nel massimo picco di celebrità e creatività ! Difatti nell'imminente tour gli Zeppelin batterono il record di afflusso ad un concerto rock (detenuto dai Beatles) con 56.800 persone allo stadio di Tampa in Florida. Il disco si posizionò subito in vetta alle classifiche americane e inglesi. Ma l'album, apparte il suo successo di vendite, venne accolto dalla stampa con notevoli critiche e dubbi ancora da capire. Forse il motivo principale era il fatto che l'armonia nella band si era leggermente incrinata. John Paul Jones cominciava a rivendicare uno spazio maggiore nella band dicendo "Sono stufo di suonare solo parti di accompagnamento in seconda fila, voglio stare davanti anch'io come Jimmy e Robert..." I brani comunque sono tutti di ottima fattura. The Rain Song con il suo fascino arcano e tenebroso, o The Ocean (ispirata alla folla dei fans, descritta appunto come un'oceano) Over the Hills and far away oppure The Song remain the same. Ma di sicuro la punta di diamante dell'album è No Quarter, emozionante ballad.
Per la prima volta gli Zeppelin si prendono un'anno intero di pausa cioè il 1973. Come per il precedente le sessioni in studio furono molto fruttuose e stavolta si decise per un'album doppio senza scartare nulla e recuperando molto dalle session di "Houses of the Holy".



All'inizio dell'estate del 1974 era tutto pronto, ma gli Zeppelin stavolta volevano fare tutto con calma e si presero una bella vacanza. A spingere fino a Febbraio del 1975 l'uscita dell'album ci si mise ancora una volta la copertina ! Stavolta l'idea era di mettere in copertina la foto di un'edificio dove le finestre potevano aprirsi e mostrare gli Zeppelin e tutte altre faccie di varia umanità ! Proprio questa lunga attesa fece schizzare il disco in testa alle classifiche già in fase di prevendita. Ma già un coro di critiche si levava minaccioso sull'album avanzando il sospetto che il momento d'oro della band era terminato. Physical Graffiti (questo il nome del sesto album della band) soffre proprio di questa lunga attesa, rivelandosi pieno di folgoranti intuizioni ma al contempo anche di pezzi più riempitivi che altro, e altre lungaggini all'interno di canzoni che potevano anche risultare come valide. Sicuramente si raggiunge l'apice con Kashmir straordinaria prova di un talento ancora vivo. Un testo scritto da Plant veramente suggestivo che racconta di un viaggio in mezzo al Sahara spangolo dello stesso Robert. Una canzone che ancora oggi è molto incisiva, basti pensare che è stata riproposta pochi anni fa dal rapper Puff daddy (o come si scrive....) e da un Jimmy Page un pò invecchiato per la colonna sonora del colossal americano "Gozilla", con un testo rivisto per l'occasione. E' la meta del 1975 e i Zeppelin subiscono il primo di una serie di duri colpi che portò alla fine della band. Robert Plant è vittima di un'incidente d'auto nell'isola di Rodi, in Grecia che lo costrinse per lunghe settimane di inattività. Ma nel frattempo la band scrive nuove idea per il nuovo album e quando Plant raggiunge i compagni (ancora ingessato e su una sedia a rotelle) l'album è praticamente terminato ed esce il 31 marzo 1976 con il nome "Presence". Ovviamente ormai i Zeppelin sono così affermati che qualsiasi lavoro balza ai vertici delle classifiche, ma in confronto ai precedenti ci rimane molto poco. L'album è molto "stretto" "essenziale" e immediato, molto diverso dal precedente. Niente più visioni psichedeliche solo hard rock/blues allo stato puro. Forse per questo fu l'album meno venduto della discografia Zeppelin. Ormai è chiaro a tutti che la band ha sorpassato il suo momento d'oro e si trascina avanti con alti e bassi. Nell'ottobre dello stesso anno esce anche "The Song Remains the same" soundtrack dell'omonimo film che racconto la vita "on the road" della band filmato nel luglio 1973 in piena epoca d'oro. Un bel regalo per i fan che non hanno mai avuto un live ufficiale dalla band.



Ma la fortuna in questi anni non è amica della band e un'altro colpo duro si abbatte sui Zeppelin impegnati in un tour promozionale per tutto il 1977. Durante la parte finale di questo tour una notizia tragica arrivò a Robert Plant. Il suo figliolo di cinque anni era morto per un'infezione intestinale. Plant adorava letteralmente il bambino, che aveva chiamato Karac in onore delle sue passioni celtiche. Dopo la tragica notizia il tour venne immediatamente annullato e le voci di un possibile allontanamento di Plant si susseguirono insistenti. La band smentì, ma i quattro ripresero i lavori solo a maggio del 1978. Le session furono tranquille e regolare, forse troppo. L'album chiamato "In through the out door" uscì nell'agosto del 1979. La cosa che si ricorda più di quest'album è probabilmente la copertina avvolta da una carta da pacchi con solo il loro nome stampato sopra. Dopo essere stato scartato i fans si potevano attendere ben 6 varietà della stessa copertina. Un'idea molto originale ma l'album fu ritenuto dai critici il capitolo più debole della discografia Zeppelin, ma i fans risposero molto bene e anche questo schizzo ai vertici delle classifiche americane e non. Era la fine degli anni 70 e il rock stava cambiando molto. Il punk e l'elettronica imperversavano lasciando meno spazio a suoni acustici. E i Zeppelin in qualche modo cercarono di adeguarsi proponendo in questo album nuovi spunti con tastiere sintetizzate (da John Paul Jones) che erano in primo piano quanto la chitarra di Page. Non può essere cmq considerato un'album di "synth rock" ma sicuramente una bel cambio di faccia della band dove per la prima volta John Paul Jones assume le vesti di protagonista mostrando tutto il suo talento ancora nascosto. Ma la fine della band è ormai vicina.



E' il 24 Settembre del 1980 e gli Zeppelin sono in studio per provare. John Bonham è con loro. Finito il lavoro John raggiunge la casa di Page a Windsor e li si addormenta dopo una colossale sbronza tra amici. Passa la notte e poco prima delle due del pomeriggio il tecnico del suono, Benji Le Fevre entra nella stanza di Bonzo insospettito dalla sua assenza. Lo trova morto, soffocato dal proprio vomito. La notizia fa immediatamente il giro del mondo, la tournee statunitense viene annullata e si rincorrono le prime voci di uno scioglimento della band. L'inchiesta sul suo decesso si chiude con un verdetto di morte accidentale. E' il 7 Novembre e gli Zeppelin si riuniscono nell'isola di Jersey per discutere del futuro della band. Le opzioni ovviamente sono due: continuare con un nuovo batterista, o chiudere. il 4 Dicembre la band emette un comunicato stampa: "Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo rispetto che nutriamo per la sua famiglia ci hanno portato a decidere - in piena armonia con il nostro agente - che non potremo continuare come prima". E' la fine dei Led Zeppelin.
Ma la band aveva stipulato un contratto con la Swan Song nel 1974 che prevedeva ancora un LP. Allora la band decide di far uscire un'antologia di pezzi inediti ancora in archivio come un'album completamente nuovo. Il 22 Novembre 1982 esce "Coda". L'album non aveva ovviamente una sua anima, era solo un pò un'accozzaglia di canzoni inedite prese qua e là, ma cmq i fan accaniti risposero bene e l'album si piazzo alla numero 4 delle classifiche di Billboard.



La storia dei Led Zeppelin finisice senza aver mai avuto momenti "imbarazzanti" come successe a molte band dello stesso periodo che nell'affrontare le nuove sonorità anni 80 persero la loro brillantezza (Deep Purple, Genesis e altre ancora....). Forse fu propria questa la forza dei Led Zeppelin. Il fatto di essere rimasti nelle teste dei fan come una potente e rivoluzionaria band HARD ROCK.

Whole Lotta Love

Omaggio al Maestro

Abbiamo la fortuna di avere tra noi l'Enciclopedia Billi della musica. Ringrazio il Maestro per la sua presenza e dedico a tutti i Promasters questo cult targato 1983..


sabato 11 agosto 2007

Alla ricerca dell'onda perfetta

Tutto incominciò negli anni ’80, quando alcuni tahitiani cominciarono a surfare un reef al largo del villaggio di Teahupoo, all’estremità meridionale dell’isola di Tahiti. Oggi i surfisti accorrono dai quattro angoli del globo per cavalcare un’onda enorme, un grattacielo di tonnellate d’acqua, che arriva solamente una volta l’anno. I pericoli sono sempre in agguato. Il rispetto per l’onda, però, è d’obbligo.









Teahupoo, l'onda perfetta

" La natura è indifferente ai primati, ma nella nostra visione del mondo talvolta sembra sfidarci. Le montagne più alte, gli abissi più profondi attraggono come calamite i pochi coraggiosi che vogliono scoprire 'il limite' e superarlo. Ma anche tra le onde che agitano gli oceani esiste 'la più grande'. E' Teahupoo, un fenomeno della natura ", Tim McKenna

venerdì 10 agosto 2007

giovedì 9 agosto 2007

CHIUDERE IN BELLEZZA LA GIORNATA.

Per chi avesse perso l' inaugurazione delle Olimpiadi di Atene 2004, sto qua Io a ricordare com' è che è andata quella sera.
Ci so rimasto sotto.

Pornografia e studi sociologici

Buona serata a tutti


I'm sorry



Notwithstanding your perfect musical knoweldge and good style...i give you a little of my sadness.. this is my mood today ....enjoy this music ... flawless for this movie.
Have a nice day.

Mi hanno appena inviato un informativa riservata..

.. in cui é chiaramente mostrata la vera natura del nostro amico Klaus. Ringrazio Oz per lo scoop. Ora capisco perché la donna lo ha lasciato.. l'immagine al centro please... CLICCARE SULLA FOTO PER INGRANDIRE

Gaypride

RIVOGLIO IL MIO AMICO QUA.

PIETRASECCA (AQ)


PRO, REVE'.
Spero che FranZ, abbia abilitato l' account a Nico, come Postmaster, sarebbe bello averlo tra noi, e sarebbe un occasione per sentirlo più spesso, e sapere a cosa pensa, lì dal Venezuela, lontano migliaia di chilometri. Speriamo di rivederti presto.

Amore Allegria Felicità .. Good Morning People

Buongiorno a tutti, anche al nostro fantastico amico venezuemarso che presto sarà tra noi. Domenica la festa ha avuto una sola mancanza, causata dallo stato alcolico mio e di Forrest, per il resto il matrimonio di Max e Paoletta é stato una sintesi di felicità, realizzazione, armonia, buon gusto, e tanto tanto amore..
Ho appena sentito Max via sms. Quel che si dice affinità elettive..
Si trovano alle Maldive, stanno bene e salutano tutti.. poi direzione Dubai. Questo é il brano che non siamo riusciti a trovare in chiusura di serata.. Spero di farmi perdonare inserendo con esso alcune foto .. da degustare con sottofondo ..

The Wistle Song










































mercoledì 8 agosto 2007

Quando c'e' chi ti protegge....

L'Italia e' un paese alla deriva? La nostra compagnia di bandiera (Alitalia) e' in fallimento? Roma-Amsterdam in 24 ore, grazie all'efficienza di Trenitalia e Fiumicino Aereoporti?(esperienza personale...scusate lo sfogo)..
Telecom stracolma di debiti? La Penisola e' un bracere?

MA CHI SE NE FREGA....tanto abbiamo chi ci difende e ci rappresenta a Strasburgo! 13.0000 euri al mese che Roma Ladrona spende al meglio....

Ridiamoci su'...qualcuno ha un mandolino a portata di mano?



It's time to reading..


Santacroce Isabella - V.M. 18

Titolo V.M. 18
Santacroce Isabella
Prezzo € 17,50
Dati 2007, 491 pag.
Editore Fazi

"All'interno di collegiali ambienti dal decadente ed eccentrico fascino, la libertina-criminale-esteta quattordicenne Desdemona, in compagnia delle altrettanto perverse e licenziose coetanee Cassandra e Animone, si sollazza tra orge e delitti, bevendo l'allucinatorio cocktail Reietto, e divertendosi a drogare talune vittime iniettandogli nei globi oculari il potente Acido Viperinico Liquido. Tali imprese crudelmente voluttuose si compiono sotto il nome del Manifesto Delle Spietate Ninfette, di cui fanno parte le tre feroci e lussuriose fanciulle, abitanti insieme la Stanza Furente, e dedite al massacro di ogni purezza. Le integerrime collegiali, le malfatte istitutrici Polissena e Pelopia, l'altera direttrice Andromaca, la burrosa insegnante Giocasta, il consorte custode Agamennone, i dotati diciottenni Creonte e Minosse che frequentano il conservatorio poco distante, tutti sono in ostaggio delle Spietate Ninfette che, traendone cospicui profitti, li condurranno dentro giochi colmi di scellerate turpitudini". (Isabella Santacroce)

La nostra Isabella, anche quest'anno ospite al Festival Letterario " Sei settimane in cerca d'autore ", si é distinta per la solita stravaganza pseudomisogina. In piena presentazione, a Piazza Risorgimento, al centro della città, si é alzata dalla sua poltrona ed é scesa dal palco, molestando una spettatrice inerme, che rideva con una sua amica, infastidendo a dismisura la nostra pornoprincipessa, ed chiedendole di andar via perché la disturbava.
Ho linkato il suo sito nel titolo del Post.
Da guardare con urgenza..

Robba de risucchi ..e de piraches ....





e con questo ...vado a casa.... belli

NUOVO COMPUTER PER FRANZ

Ne stavamo parlando proprio ieri, ma quel "coso" che c' hai in libreria non è ora di farlo rottamare?
Sono appena arrivati per te questi nuovi -imac- in alluminio anodizzato.



notare la tastiera ultraslim in alluminio..



Alla modica cifra di 1.199€, iva incl