sabato 23 giugno 2007

Junior Boys

Quando ho visto il loro nome, nella mia grossa ignoranza, pensavo si trattasse della storica etichetta inglese Junior Boy's Own (Angelo, Francesco... xpress2? Chemical brothers?). E invece....una bella sorpresa. E per di piu' di successo, visto che tra i remixers ci sono nomi del calibro di Carl Craig, il quale ha remixato il pezzo proposto per oggi: like a chile degli Junior Boys.

Buon Ascolto





P.S.

Chiedo scusa a tutti coloro che odiano la techno, specialmente se ascoltano il brano di prima mattina

venerdì 22 giugno 2007

IL MIGLIOR FILM DI TUTTI I TEMPI.



Una regia magistrale, un' opera irripetibile, un impero di suoni, un' esperienza visiva unica, una colonna sonora da brivido.

Antidepressivo

Hai ragione Fra, l'unica certezza é il passato..

Sandy Marton - People From Ibiza

Lo scudetto degli onesti

Inter, presunte irregolarità di bilancio: 'Rischio retrocessione e revoca Scudetto'.

Il campionato maledetto stavolta mette nei guai l'Inter, proclamata campione d'Italia ("Lo scudetto degli onesti", rivendicò il patron Massimo Moratti) dai tre saggi di Guido Rossi: torneo 2005/2006, vittoria finale della Juventus (con festa scudetto al termine dell'ultima giornata quasi irreale, mentre il mondo attorno franava). Poi la bufera. Con calciopoli che spazzò via i festeggiamenti bianconeri, spingendo la Vecchia Signora in serie B (rischiando il fallimento se fossero state ascoltate le richieste di Stefano Palazzi che voleva la serie C) e tanti campioni lontano da Torino. E ora a finire in mezzo al tornado potrebbe finire l'Inter: "L'equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie e l'Inter non avrebbe superato i parametri chiesti dalla Covisoc per l'iscrizione al campionato 2005-2006". E' il parere della commissione per la vigilanza sulle società calcistiche portato dal pm Carlo Nocerino.

L'avvocato Mario Stagliano, ex numero due dell'Ufficio indagini Figc ad Affaritaliani.it interviene sul caso Inter. "Una volta che fosse accertata, da parte dell'Inter o di qualsiasi altra squadra, l'avvenuta falsificazione dei documenti contabili, grazie alla quale si è ottenuta l'iscrizione al campionato cui non avrebbe potuto essere ammessa, sarebbero applicabili, come recitava l'art. 7 n.3 del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca dei fatti, la penalizzazione di uno o più punti in classifica, l'esclusione dal campionato di competenza, la non assegnazione o revoca dello scudetto".

A proposito delle presunte irregolarità di bilancio dell'Inter nella stagione 2005-2006 l'avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, preoccupa il club nerazzurro. "L'illecito amministrativo è un reato gravissimo, secondo nella giustizia sportiva solo a quello sportivo - spiega -. In questo caso le sanzioni vanno per i dirigenti dalla semplice ammonizione fino ai 5 anni con proposta di radiazione, e per i club dalla sanzione in denaro fino alla retrocessione. Nel codice c'è anche la revoca dello scudetto ma spetta al presidente federale decidere se ci sono gli estremi".

Nel provvedimento di chiusura delle indagini sulle plusvalenze, dove sono indagati per falso in bilancio il presidente dell'Inter Massimo Moratti, l'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani e altri, il pm milanese Carlo Nocerino mette in dubbio la regolarita' dell'iscrizione dei nerazzurri al campionato 2005/2006, quello vinto a tavolino dal club di Moratti: "L'equilibrio finanziario sarebbe saltato - scrive Nocerino - se la societa' avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie e l'Inter non avrebbe superato i parametri chiesti dalla Covisoc per l'iscrizione al campionato 2005-2006".

Comunque mi consolo così:

DI NUOVO ESCHER...

LA CASA DEI GRADINI


ALTO E BASSO


CONCAVO E CONVESSO

riflessioni

Questo lavoro (sono un ristoratore ) ti tempesta, durante la giornata, di tanti input che assimili senza nemmeno rendertene conto. Potrei parlarvi di almeno cento modi che la gente usa per maneggiare il pane: c’è chi lo ripone sul bordo del piatto evitando accuratamente il contatto con il tovagliato, chi ne fa piccole palline con le dita, chi morde direttamente l’intera fetta e chi invece ne stacca un pezzo più o meno grande da portarsi alla bocca; chi divide la mollica dalla crosta e la lascia poi sparsa sul tavolo o chi ne fa piccoli blocchi da sovrapporre l’uno sull’altro in maniera ordinata; chi ( e questo è davvero strano ) lo tocca solo con pollice ed indice tenendo leggermente alzate le dita restanti, quasi fosse una cosa sporca.
Eppure, a volte, cose più importanti della tua vita ti sfuggono come acqua tra le mani. E così ti dimentichi del volto di tuo padre, del suono della sua voce, dell’odore della sua brillantina. Del dolore provato ai suoi schiaffi, del conforto dei suoi consigli. Delle lunghe giornate estive passate a giocare con gli amici sul muretto vicino casa. E invece stai qui con la testa piena di cazzate che non hai nemmeno chiesto di ricordare, di cose di cui avresti fatto volentieri a meno. Le normali giornate ti lasciano delle tracce che sulle prime sembrano insignificanti e che invece si abbarbicano in maniera tenace agli angoli più nascosti della memoria. Me ne importa un cavolo di come la gente maneggia il pane o le posate eppure sto qui a decantarne i mille modi diversi! Sarà forse perché, in un posto addormentato come la nostra città, ti rimane talmente tanto spazio vuoto nei files della giornata che in qualche modo dovrai pure riempirli. E adesso che è arrivata l’estate sarà ancora peggio Ditemi la vostra.

.... un venerdi come tanti

Paul Klee - Domes



Ci sono domande che non si incastreranno con nessuna risposta. La vita è come incontrare una persona e nel momento stesso in cui la vedi per la prima volta già sai che ti resterà impressa per una strana reazione chimica. Proprio come fa la carta fotografica con l’immagine, la cattura e la nasconde, solo gli acidi riveleranno quel che lei custodisce. Ma quale è la cartina tornasole dei nostri cuori, dei nostri occhi, delle nostre menti? Non lo so.
Forse un pensiero, uno sguardo, un profumo… o forse chissà.
Ci sono aspetti celati in oguno di noi,
ci sono cose che non si dicono,
ci sono cose che rimangono nascoste in angoli scuri della mente,
ma saltano fuori quando meno te l’aspetti .........

....in cerca di..

Giorgio De Chirico - Il Trovatore


I miei sogni sono lucciole, perle di un animo ardente. Nelle tenebre calme della notte lampeggiano in frammenti di luce. Rabindranath Tagore

giovedì 21 giugno 2007

Ma lo vogliamo dire?


Questa testata è fantastica. Non so chi l'abbia pensata e realizzata, ma è fantastica, un capolavoro!
Saluti accaldati, anzi sudati, anzi liquefatti, vaporizzati, disciolti, puff.

Artaud e il giorno più lungo



Buongiorno amici, oggi 21 Giugno, é il giorno più lungo dell'anno, e ce lo dobbiamo vivere con tutti i suoi 36 gradi africani. E' il giorno del solstizio d'estate, che conincide con l'ingresso della stagione estiva, sempre più breve, sempre più torrida.
Io sono in Libreria, e di voglia di lavorare come spesso ultimamente ne ho ben poca. Però non mi tiro indietro, anzi, come mio solito sono largamente in anticipo rispetto all'orario di apertura dell'attività. Voglio salutare tutti voi presenti ed assenti, e mi rivolgo ai postmasters spariti o in vacanza, ai pigri ed ai depressi, agli iperattivi e ai sognatori. Ieri sera ho terminato un bel libro di poesie di tale Antonin Artaud, una vita sconvolta e sconvolgente. Nato a Marsiglia nel 1896, morto a Ivry, vicino a Parigi nel 1948, scrittore, disegnatore, attore,poeta, regista e teorico di un nuovo teatro, molti anni vissuti in manicomio, perennemente squattrinato, creatore di un nuovo linguaggio poetico letteralmente inaudito.
Artaud é riuscito con le sue opere a mettere in scena nel proprio corpo e nella propria mente la tragedia della cultura occidentale tra le due guerre...


Artaud Pensiero...

" Non sopporto che si pensi una cosa senza farla, la mimo con dita, tronchi, espressioni, camminata, gambe, braccia, ecc."

"Il pensiero puro non esiste, le idee pure non esistono, tutto si canta, si parla, si mima, si danza, la dialettica, la dissertazione, la sillogistica, la logica, ecc., e tutto cir che appartiene al mentale non h che corpo elettrico, no, h una elettricit` corporea rubata al lavoro del corpo per il corpo per un lavoro stornato dalla sua VIA"

" Non voglio riprodurmi nelle cose, ma voglio che le cose si riproducano attraverso di me. Non voglio un`idea della mia poesia e non voglio vedermici "

"Se sono poeta o attore non lo sono per scrivere o declamare poesie, ma per viverle. Quando recito una poesia non e` per essere applaudito, ma per sentire corpi d` uomini e di donne, dico corpi, tremare e volgersi all` unisono con il mio, volgersi come ci si volge dall` ottusa contemplazione del budda seduto, con cosce ben sistemate e sesso gratuito, all` anima, cioe`alla materializzazione corporea e reale d` un essere integrale di poesia"

" Non mi si credera`
e gia` vedo il pubblico
alzare le spalle
ma il cosiddetto cristo non e`altro che colui
che dinanzi alla piattola dio
ha accettato di vivere senza corpo,
mentre un esercito di uomini
disceso da una croce,
dove dio credeva di averlo da tempo inchiodato,
si e`ribellato
e, armato di ferro,
di sangue,
di fuoco, e di ossa,
avanza bestemmiando l`Invisibile
per finirla col GIUDIZIO DI DIO "



Buon proseguimento..

Cool morning



Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi...perche' vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, piu' lontano. Vivere è superare se stessi, mentre l'uomo non sa far altro che lasciarsi andare.
(da "Vivere è superare se stessi" di Antonin Artaud)

Pensieri del giovedi mattina ...

L'enigma del desiderio: Mia Madre, 1929
Salvador Dali



La vita è fatta di fasi, sfumate tra loro, dai confini mai netti. La vita è fatta di tante cose, alcune belle e altre brutte. La vita è fatta di pezzetti sparsi e noi passiamo il tempo a cercarli e una volta trovati pensiamo a come dargli forma. Si cerca di guardare ogni cosa da tutti i punti di vista, e la rovesciamo questa vita, per trovarne il senso, la polpa, il succo. La vita ha il sapore di un bacio, o di uno schiaffo, dell’amore o dell’odio, del caffè della mattina, del sole sul viso mentre vado in ufficio, della gente che incontri durante l'arco della giornata. La vita è fatta di tante domande, poche risposte e ancora meno certezze. E poi ci sono gli occhi, le mani e le labbra. Loro vogliono guardare, toccare, e parlare anche quando non si può. E vivere alle volte è un po’ come amare in silenzio qualcuno, esserne attratti ed impauriti nello stesso istante. È capire che spesso si ha più paura che coraggio, che si preferisce la testa sotto la sabbia che libera al vento. E che a volte è meglio che il cuore taccia, così come non si fa per il rancore, per la rabbia, per l’odio. A volte si vorrebbe scomparire, alle altre si vorrebbe che tutto tornasse lì immobile per viverlo ancora una volta, poi riavvolgere il nastro e godere ancora di quelle scene, di quella musica, di quei sapori.

Auguro una splendida giornata a tutti.

mercoledì 20 giugno 2007

PER UN AMICO



Un viaggio intorno all'anima che ti porterà dal buio alla luce.
Se, anche solo per un attimo,
riuscirai a non dare retta alla tua mente, lasciandoti andare
totalmente, ti accadrà qualcosa di fantastico...
...Per un attimo tornerai a casa.

martedì 19 giugno 2007

In questa torrida giornata.. un pò di frescura non guasta

Finalmente ho qualche minuto da dedicare qui, saluto Max, Urb, Pirulo, Forrest, Fabietto Tyson, Roby A.A., Roby B., Benag, Miasma, Gioggio, Alesanta e tutti gli altri. Troppo troppo caldo, immagino Pirulo in tintoria... devastante.
Urb hai guardato quella famosa mail? E con la lavatrice hai risolto?
Max attendo tuo lavoro per Blog.. A volte la nostra mente ci fa strani scherzi, ed il vostro monitor può diventare un ventilatore. Alzate il volume.. buon proseguimento

Simbolismo e ...



"Ma la concisa
attenzione data
alle forme e alle maniere degli oggetti,
è un sicuro rifugio"

Brano consigliato per questa giornata :
What for - Clara Hill meets Meitz
(Album All I Can Provide)

Spazzatura


Spazzatura. Le cose (e le idee) che scartiamo
Autore Scanlan John
Prezzo € 13,50
Dati 2006, VI-246 p., ill., brossura
Traduttore Monterisi M.
Editore Donzelli (collana Virgola)

Questo libro aiuta a guardare meglio dentro i cumuli di rifiuti per coglierne il senso metaforico: si scopre così, che dietro ogni scoria prodotta c'è un rifiuto, un rigetto, una volontà di separazione e soprattutto un'idea di ciò che val la pena di tenere e ciò che merita di essere scartato. L'evoluzione di questo concetto nella storia occidentale è l'oggetto di questo libro che in qualche modo è una sorta di storia ombra della cultura occidentale, nel senso che ne ricostruisce le fila attraverso tutto ciò che nel tempo essa si è lasciata alle spalle. I rifiuti sono dunque sinonimo di ciò che epoca dopo epoca si è ritenuto indegno, sconveniente, contagioso, oppure inutile, superfluo, senza valore.

lunedì 18 giugno 2007

Pa e Fra in libreria..




Sono scaduta. Cosi' si dice quando in Rai finiamo il contratto. Per festeggiare secondo voi ho scelto di fare del sesso sfrenato? Discoteca? Mare? Sbornia? Niente di tutto questo. Sto in libreria coi miei 105 di fidanzato. E la cosa fica e` che non vorrei niente di piu'. Strano eh!!! Chi l'avrebbe mai detto ormai all'incirca tre anni fa... Comunque amici questo e' l' appello del giorno: sono piu' libera per un po' quindi chiamatemi che famo un po' de casino insieme. Namo a scorazza' pa' a city co a moto... Prima che cominci di nuovo a lavorare pero'. E gia', tutte le cose belle hanno un termine, anche il giusto, sacrosanto, meritato riposo....

Sono in libreria con Paola. Lei stà scrivendo un Post nel computer dentro, io sono fuori, e scrivo anch'io, oggi ho concluso ben poco a livello lavorativo. Giornata atipica, rientro da Roma, regista e troupe Mediaset in casa mia, poi lavoro( poco o niente..) quindi Blog. Io non sono scaduto, anzi vado ancora forte.. Per voi fantasmi niente immagini, ne video, solo parole..

Tratto da:
Sul vivere e sul morire
Jiddu Krishnamurti

“Amici, non vi preoccupate di chi io sia; non lo saprete mai.
Non voglio che accettiate nulla di ciò che dico. Non voglio nulla da
nessuno di voi, non desidero la popolarità, non voglio la vostra
adulazione, non voglio che mi seguiate. Dato che sono innamorato
della vita, non voglio nulla. Queste cose non hanno molta importanza;
ha importanza il fatto che voi obbedite e che permettete al vostro
giudizio di essere pervertito dall’autorità. Il vostro giudizio, la vostra
mente, il vostro affetto, la vostra vita, sono pervertiti da cose che non
hanno valore, e proprio in questo risiede il dolore”.

venerdì 15 giugno 2007

Spettacolo. Da vedere e sentire. Tutto.

Buongiorno a tutti amici. Su segnalazione di Ruben vi regalo questo show.. Absolutely.. Oz Pirulo e Forrest. Purtroppo ho poco tempo, ma penso possa bastare cosi' per stamattina.. baci e abbracci..

Music for one apartment and six drummers..

Thank God It's Friday

RuPaul and Martha Wash - It's Raining Men



Buonagiornata a tutti .... Un modo simpatico e diverso per svegliarsi ...
A chi è andato lungo perchè ieri sera ha fatto tardi ... (visti gli imprevisti serali)
A chi è arrivato puntuale in ufficio come sempre ...
A chi è in ufficio a vendere auto ....
A chi è nel suo negozio a vendere libri ....
A chi è il saletta di montaggio o nella ridente SAXA'S Valley o in giro per l'Italia...
A chi è in tintoria e non vede l'ora di andare a prendere la sua auto su cui ha appena montato l'impianto ...
A chi non vede l'ora che arrivi stasera ...

giovedì 14 giugno 2007

B E C K





...

Effetto Gigi .. Camoscio in gabbia

Oggi Blog deserto, sarà l'effetto D'Alessio del nostro sempre più enigmatico Oz, saranno le mie foto un pò "forti", fatto sta che oggi il nostro piccolo mondo é stato abitato da sconosciuti.. Attendo Post di Miasma, Fabio Tyson, e Gioggio ed Alesanta, ringrazio Pirulo per aver animato la giornata e saluto Banag che si trova ed Eboli per assegnare il premio Marco Josto Agus.
Vito Taccone ex "Camoscio d'Abruzzo", fresco candidato sindaco ad Avezzano é andato a trascorrere un soggiorno vacanza di qualche mese nella casa circondariale di San Nicola. Va bene cosi', io sono stato fuori per lavoro e sono tornato solo ora, quindi saluti e baci a tutti, con dedica live..

Seal "Kiss From A Rose" live in Warszawa 18.10.2006

mercoledì 13 giugno 2007

....Rieducational Channel

Oggi sono stato intervistato da Rai Educational Channel (quella vera). Non riuscivo a smettere di pensare a lei....Vulvia, su rieducational cianel! E se si fosse presentato Alberto Angela?? Magia della satira....

Montalban: né maestro, né ideologo

Dal Secolo d'Italia di mercoledì 13 giugno
Rubrica settimanale "Appropriazioni (in)debite"

«La mia vita ha uno scopo: educare il buon marxista alle contraddizioni che albergano nella sua anima». Lei si definisce marxista? «Sì, ma della sezione gastronomica». In che senso? «C’è una frase di Marx che mi piace: si conosce un paese quando si è mangiato il suo pane e si è bevuto il suo vino». Di chi parliamo? Di Manuel Vásquez Montalbán, Manolo per gli amici, giornalista e scrittore cult, formidabile affabulatore di storie attraversate da una dolorosa quanto umoristica vena di indignazione, sempre temperata dall’autoironia, per ogni forma di ingiustizia. O di Pepe Carvalho, il detective gastronomo, il personaggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo? I due si assomigliano, si confondono, si sfottono, si usano l’un l’altro, vanno d’accordo solo quando siedono al ristorante o si mettono all’opera: davanti ai fornelli, posseduti dalla passione per il cibo, capaci di elaborare ricette raffinate e saporite.
Diciamolo subito. Montalbán era comunista e antifranchista. A modo suo, però. Un modo che - non sembri un paradosso - può piacere anche a certa destra. Perché sta dalla parte dei perdenti. C'è una sua passione per la "nobiltà della sconfitta". Tanto che nel suo romanzo Il premio (del '96) non ha nessun problema a inserire come esergo una frase di Julius Evola.
Iniziamo dall’epilogo, come accade nei gialli tradizionali con il ritrovamento della vittima. La morte di Montalbán - nel 2003 - sembra il finale di un romanzo: colto da un malore all’aeroporto di Bangkok, appena tornato da una conferenza letteraria tenuta in Australia, mentre aspetta il volo che l’avrebbe riportato nella sua Barcellona. Aveva 64 anni, spesi a difendere con determinazione la sua idea di una letteratura autenticamente popolare centrata sulla sensualità, poggiata su una precisa teoria: che attraverso il soddisfacimento dei piaceri individuali si possa contribuire al progresso civile. ««La sordidezza del romanzo poliziesco non esclude di puntare sui piaceri. Se James Bond dimostrava un’ottima conoscenza dello champagne, non capivo perché mai Carvalho dovesse rinunciare a spiegarsi la vita mediante le sue passioni gastronomiche, come cuoco e come consumatore, rivendicando obiettivi di giustizia sociale insieme a quelli di giustizia individuale, capitolo di cui fanno parte i piaceri». Entrando subito in rotta di collisione con la sinistra spagnola, editoriale, culturale e politica. «La gastronomia era un tabù della sinistra. Veniva ritenuta una debolezza borghese e come tale disprezzata. Poi è successo che, anche in Italia, mi pare, sono diventati tutti dei gourmet, dei palati scelti». Chissà che non si riferisse a D’Alema, novello Vissani. Ma torniamo a Montalbán. Quando si rivolse ad una casa editrice «progressista» per proporre un giallo, si vide sbattere la porta in faccia. «Mi consigliarono di rivolgermi ad una di destra». La sua reputazione di intellettuale di sinistra, conquistata negli anni giovanili, vacillò pericolosamente. «La critica disse che stavo rovinando una promettente carriera, che la mia era un’operazione commerciale. Mentre avevo solo tentato di divertirmi e di scrollarmi di dosso il peso di una letteratura entrata in un vicolo cieco. Del resto, cinema e canzoni si sono sempre alimentati di letteratura. E’ tempo che la letteratura si alimenti di cinema e canzoni. I programmatori del divorzio tra cultura d’élite e cultura di massa moriranno sotto il peso della massificazione della cultura».
Una delle prime opere del lungo ciclo di Carvalho, Assassinio al Comitato centrale (Sellerio, ’84), fa inorridire Santiago Carrello, segretario del partito comunista spagnolo. «Dal suo punto di vista aveva ragione: lo facevo ammazzare. Naturalmente l’omicidio era anche la metafora dell’uccisione del padre, della ingombrante figura di cui ci si doveva liberare». Attraverso le sue storie stralunate, grottesche e surreali, Montalbán non rinuncia a raccontare, senza peli sulla lingua, venticinque anni di società spagnola, penetrando nei più diversi ambienti sociali, dai bassifondi ai palazzi della politica, camuffando tutto con l’indagine poliziesca, consapevole di come sia il “genere” migliore per sottrarre all’oblio vicende che altrimenti si esaurirebbero nella breve vita dei quotidiani, relegate nelle pagine interne.
I temi nascosti tra le righe, pronti ad essere serviti disinvoltamente come uno dei banchetti notturni che animano la vita dei suoi personaggi, sono la crisi delle ideologie e le contraddizioni del capitalismo, i servizi segreti (Pepe è l’unico comunista al mondo ad essere stato anche agente segreto della CIA), il franchismo (che costa allo scrittore tre anni di carcere) e il post franchismo, le guerre e la globalizzazione. Guarda con occhio particolarmente disincantato al “suo” comunismo, sempre più scettico e a disagio nella Spagna di Felipe Gonzales. «Noi abbiamo aspettato a lungo la rivelazione della democrazia, ma non sapevamo che doveva venire il potere, la corruzione».
Non si sente un traditore di tutte le cause, compresa la sua? «Sì – ha risposto Manolo (o Pepe) alla domanda de El Pais – se sto dalla parte degli sconfitti è perché sono cosciente delle mie debolezze segrete, della mia intrinseca fragilità. Per il resto cerco di segnare il tempo che mi resta con acrobazie sessuali giapponesi. Non ho patrie, non voto, non ho più bandiere. Preferisco mangiare e scopare pericolosamente. Quando posso». Il manifesto di un outsider sornione ma non rassegnato, che ricorre alla battuta tranchant per esprimere la delusione di ideali giovanili ormai consumati, gaudente ma pur sempre nichilista. Detesta i potenti, gli arricchiti (più dei ricchi) e gli intellettuali - «Li conosco come se li avessi partoriti io» - ma questo non fa di lui una crocerossina. «Carvalho può ad ogni momento diventare un anarchico, anzi ideologicamente non avrei dubbi nel definirlo tale, non porta avanti un’analisi della realtà secondo la metodologia marxista, sta spesso dalla parte degli ultimi e per questo non si distacca troppo dall’avere una sensibilità alla Dostoevskij». Arriviamo così ad un punto chiave: il tormentato rapporto di Carvalho con i libri. La sua biblioteca personale ne conta(va) tremilacinquecento. Questo prima che si determinasse a bruciarne uno al giorno per accendere il camino. Perché ne ha letti tanti ma non gli hanno insegnato a vivere. «La cultura è come un cattivo filtro, che impedisce una reazione immediata alla vita, aveva falsificato la mia sentimentalità come gli antibiotici possono distruggere le difese dell’organismo. I libri non mi salveranno né dalla decadenza né dalla morte». Così finiscono in fumo «le letture di qualsiasi buon comunista clandestino spagnolo». A salvarsi è solo uno scrittore i cui protagonisti sono forgiati nell’avventura e avvezzi al pericolo, Joseph Conrad. «Quando i libri bruciano nei miei racconti - ha spiegato Montalbán - è per provocare. Brucia Engels per provocare i marxisti. Brucia Cervantes per provocare i cervantisti, una setta, una piccola industria culturale, come la setta di Joyce e degli altri scrittori, le piccole industrie culturali, dove mi piace molto creare un piccolo disturbo, uno scherzo».
E’ opinione diffusa che gli scrittori continuino a vivere nei loro libri, negli universi animati che hanno creato. Ed è vero, Pepe Carvalho gode di ottima salute, le sue (dis)avventure continuano ad arrivare in libreria regolarmente, per la gioia dei tantissimi lettori, mai stanchi di appassionarsi a queste storie sbicchierate disegnate con rigogliosa fantasia catalana. Coetaneo del suo autore (nato nel ’39, anno che segnò la fine della guerra civile), e cresciuto nello stesso mondo, la Barcellona del Barrio Chino, il quartiere cinese ad ovest delle Ramblas, in edifici fatiscenti ancora segnati dai bombardamenti e abitati dai perdenti (le cui leggende hanno animato le loro infanzie), José Carvalho Touron, origini galiziane, laureato, cuoco e filosofo è apparso nel ’70 dentro un romanzo visionario sperimentale che si intitolava Io ho ucciso Kennedy (arrivato in Italia nel 2001, Feltrinelli), come poliziotto al servizio del presidente, salvo poi assassinarlo. «Quando successivamente ho voluto scrivere un romanzo più realistico, critico e sociale, ho recuperato questo personaggio sottoponendolo ad una sorta di operazione chirurgica ed è diventato investigatore». Il rifiuto del comunismo, per Pepe, coincide con la separazione dalla moglie Muriel, che ne è talmente fanatica da farglielo odiare. Va a lavorare negli Stati Uniti come lettore di spagnolo in un’università del Middle West e si ritrova arruolato nell’Intelligence Service. Più tardi torna in Spagna, dove inizierà la sua attività investigativa, inseguito – neanche a dirlo – dalla Cia stessa. Sempre più perplesso ma mai veramente sconfitto, consapevole che presto «i detective saranno sostituiti dalle multinazionali dello spionaggio». Eccezionali anche i comprimari: l’amata Charo, la prostituta con la quale ha una relazione irregolare per vent’anni, José Plegamans Betriu, scassinatore di macchine conosciuto in carcere, detto Biscuter, nomignolo che fa riferimento all’utilitaria tanto in voga in spagna negli anni Cinquanta, cuoco e segretario personale, Bromuro, il lustrascarpe spione che vive delle sua mance e tanti altri.
La consacrazione carvalhesca arriva nel ’79 con Mari del Sud, premio Planeta e Internazionale di letteratura poliziesca in Francia. Riconoscimenti – ne incasserà una dozzina – che accetta con la solita ironia: «Noi scrittori desideriamo i premi e al tempo stesso li temiamo. Non so se dire “Grazie tante” oppure “Aiuto, sto andando al mio funerale”, perché devo rinunciare alla mia aura di scrittore sprezzante nei confronti della società letteraria». Di sicuro è felice del Premio Recalmare, assegnatogli nel ’89 grazie a Leonardo Sciascia, presidente della giuria e suo mentore italiano. In Italia aveva fatto la sua prima apparizione in Un delitto per Pepe Carvalho (Editori Riuniti ’82) e aveva già conquistato molti lettori, tra cui Andrea Camilleri, che ha battezzato il suo commissario Salvo Montalbano proprio in onore dell’amico Manuel Vàsquez Montalbán: «Perché proprio leggendo un suo libro capii come dovevo strutturare un libro giallo». Nei romanzi di Montalbán non c’è quasi mai un lieto fine infiocchettato, si ride ma rimane una sensazione di amarezza che forse coincide con quella dell’autore, di chi – in fondo – non si è mai preso troppo sul serio: «La nostra è una letteratura di diagnosi sociale, ma lo scrittore non è né un maestro né un propagandista. A volte m’è capitato di paragonare l’impulso di scrivere a quello dell’esibizionista completamente nudo sotto il suo impermeabile. L’esibizionista ha il coraggio di aprire il suo impermeabile in pubblico, noi scrittori cerchiamo di coprire le nudità con il fogliame appassito delle parole».

Anplein

Elenco aggiornato delle visite nel nostro Blog

Italia 1056
Stati Uniti d'America 179
Paesi Bassi 31
Spagna 11
Regno Unito 10
Canada 6
Germania 6
Turchia 5
Brasile 5
Francia 4
Australia 4
Giappone 4
India 3
Taiwan 3
Grecia 2
Messico 2
Polonia 2
Svezia 2
Cile 2
Svizzera 2
Norvegia 2
Bulgaria 1
Sud Africa 1
Tailandia 1
Slovenia 1
Paraguay 1
Portogallo 1
Nuova Zelanda 1
Malesia 1
Irlanda 1
Indonesia 1
Croatia/Hrvatska 1
Egitto 1
Danimarca 1
Repubblica Ceca 1
Colombia 1
Cina 1

Living brightly the 80's with Spot

Buongiorno compagni di viaggio di questa vita, sono molto contento di avervi al mio fianco. Un bacione a ninetta bella, errabonda cosmopolita, e al suo primo Post, e un abbraccio a tutti. Oggi voglio segnalare due importanti iniziative che si prospettano a brevissimo termine per me e Angelo (Forrest Dj). La prima riguarda la produzione di una serie di compilation Anni 80 curata dal Maestro e me, con la collaborazione di Max per la grafica, considerata la richiesta pervenuta dopo la serata al Palazzo Mastroddi, e la necessita' di realizzare un prodotto di qualita ad un prezzo concorrenziale. Il disco infatti, che conterra' dieci tracce mixate ad arte da Forrest, costera 9.90, e sarà disponibile entro la settimana, in diverse tipologie, dance, pop rock, italiana. E' una bella sfida per noi. Vedremo. La seconda, sempre con Angelo, la realizzazione di una colonna sonora per degli spot pubblicitari, che ci vedrà impegnati su una tematica importante, quella della donazione e del trapianto di organi, sulla quale dovremo attuare diverse variazioni a seconda della tipologia di spot realizzato. Lavoro quindi, ma anche piacere, quando si parla di musica.. e a proposito di spot oggi tiro fuori dal cilindro magico questo simpatico video, che sembra appartenere alla preistoria .. quando eravamo bambini.. un condensato del meglio delle pubblicità degli anni ottanta.. vedere per credere..

P.s.: Per chi volesse, grazie ad Angelo, potete cliccare sul titolo del Post che da il nome alle compilation per avere un "assaggio" del Maestro e della sua arte..

martedì 12 giugno 2007

Esigenze logistiche : Per poter rimanere tranquillamente QUI.



Vorrei superare questa barrierea psico-logistica : "USARE LA LAVATRICE"
Gradirei ricevere da voi (professionisti del pulito inclusi) qualsiasi info necesseria per un'ottimo uso di questo pericolosissimi oggetto tecnologico in grado ri cambiare colore alla nostra vita.

Grazie a tutti.

RICORREVA L'ANNO 1995



Mavvive Attack: PROTECTION
director: MICHEL GONDRY

1-2-3:PROVA...


Eccomiiiiii!!!Anche gli storditi nel loro piccolo ci riescono...Adesso prima che capirò come postare foto, video o "chennesoio"passeranno altri due mesi.Ma terrò botta. Comunque: sono depressa. Sono tornata ieri a Roma dopo una settimana a Formentera con Ninni(ale santa), Luca e altri 5 esauriti di cui non vi dirò nulla perchè sennò li arrestano e chiudono il blog di Frà.Vi parlerò invece di Formentera: un'isola bruttissima, mare sporco, spiagge affollate, gente brutta che più brutta non si può(soprattutto i baristi), nessuno svago, freddo porco che Tagliacozzo a gennaio in confronto sembra Santo Domingo,alcolici vietati e altre mille sfighe che non starò qui ad elencare perchè ci tengo al vostro buonumore e non vorrei che vi deprimeste anche voi.Quindi ringraziatemi.Un bacio a Frà che può capire la mia sofferenza.

L'afflitta
p.s.la foto sopra (ce l'ho fatta. olé!) a dimostrazione di quanto scritto.

Una strana aria

C'é una strana aria in giro, non solo qui, dove regna una calma piatta, mentre riceviamo continue visite da tutto il mondo. Pochi gli argomenti e la voglia, pochi gli stimoli intellettivi e creativi, sarà questo giugno autunnale o il desiderio di staccare tutto ed andare in vacanza, si respira un aria malinconica, invasa di negatività.. sarà solo un impressione, non so, comunque io sono vivo e saluto voi fantasmi e tutti gli Amici con la a maiuscola. In quest'ultimo periodo ho fatto una sana ripulita nel catalogo.. degli amici appunto.. e ne sono orgoglioso. Sabato Marco Josto avrebbe compiuto 29 anni, ma é molto più vivo di molti di noi.. Voglio ricordarlo cosi', con un suo lavoro a cera del 1996 dal titolo La solitudine. Auguri Marco.

lunedì 11 giugno 2007

...E Knuckles ce lo dimentichiamo??

Visto che si parla di Mr Finger, Joe Smooth, di brothers, sister, one day we will..(non vorrete mica che scriva tutto il testo, no?)....a voi un altro pilastro dell'house music.

e con questo ...

Vi saluto ...



Per una totale certezza,
la verità va solo vissuta...
mai detta!

Due film e tanto cibo. Una piacevole domenica..



Ieri dodici ore di video quasi consecutive, é già.. tra una appassionante motoGp ed un anomalo Gran Premio di F1 ci sono scappati due film e, visto che siamo in tema di cinematografia, voglio consigliarvi due novità che ieri abbiamo degustato io e Paoletta a Roma, sbracati sul letto, tra un trancio di ottimo gateau di patate della mia eccezionale cuoca, e un sorso di Pepsi con ghiaccio e limone ( lei vino rosso, of course.. ). Il primo film, Blood Diamond, affronta, come dice appunto il titolo, la scottante problematica dell' esportazione illegale dei diamanti dai paesi africani, legato all'eccidio quotidiano di civili inermi nei loro villaggi di paglia e sterco, e il fenomeno in esponenziale aumento dei 200.000 bambini soldato che, deviati da alcool e droghe, vedono annullata la propria volontà, per esser messi al servizio di bande di scellerati di colore e non solo..anzi.. che difendono con barbara violenza i beni estorti implacabilmente alla natura. Leonardo Di Caprio é il protagonista bianco della storia, quello che da cattivo diventa buono, un ex mercenario diventato contrabbandiere, mentre l'antagonista di colore é il bravissimo Djimon Hounsou che interpreta il pescatore Mende. L'ambientazione é la guerra civile che sconvolge la Sierra Leone nel 1999, la fotografia e la regia di Edward Zwick sono di ottima fattura, con il giovane talento nero a tratti addirittura superiore all'osannato divo. I due protagonisti si uniscono nel tentativo di portare a termine due missioni altrettanto disperate: recuperare un raro diamante rosa di immenso valore e salvare il figlio del pescatore, arruolato come bambino soldato tra le fila delle brutali forze rivoluzionarie che si fanno strada a colpi di tortura e bagni di sangue. Ben fatto, piacevole.



Il profumo - Storia di un assassino , tratto dal capolavoro narrativo di Patrick Suskind, é un film emozionante per le sue atmosfere, per la splendida interpretazione del giovane Ben Whishaw, per un superlativo Dustin Hoffman nella breve ma intensissima parte del profumiere italiano Baldini, che vive nella Parigi del XVIII secolo, in cui nasce Jean-Baptiste Grenouille ( Winshaw ), nella miseria più grande, e vi nasce e sopravvive grazie a un dono unico, una capacità olfattiva eccezionale che gli permette di riconoscere le seppur minime differenze tra gli aromi che lo circondano. Dopo una adolescenza passata nella totale indigenza e disumanità, per caso riesce a diventare l'apprendista di un profumiere dal passato glorioso. Grazie all'abilità del giovane il negozio torna a fiorire, ma Jean-Baptiste inizia a sviluppare l'ossessione che lo accompagnerà sempre: ottenere l'essenza assoluta. Recatosi a Grasse, città del Sud della Francia famosa per la profumeria, per imparare la misteriosa tecnica dell'enfleurage e soddisfare così le proprie brame, il giovane scoprirà di essere in balia della sua mania della ricerca del profumo perfetto. Regia di Tom Tykwer. Da vedere, anche e soprattutto per chi non avuto l'opportunità di leggere il libro, a mio parere meraviglioso.

Paccutone



Buongiorno a tutti amici, oggi é la volta di Massimiliano "Max" Iacovitti, alias " Paccutone ". Come si evince dalla nomenclatura aulica del suo soprannome, Max é il classico " personaggio ", l'uomo senza mezzi termini, in grado di farti fare figure di merda nel deserto, e di cambiare sette itinerari nell'arco di una giornata. Benevolmente pesante, nel senso che difficilmente la sua verace marsicanità sfocia nello scurrile e nel volgare, anche se col bicchiere quando è in compagnia é devastante. Esistono numerosi aneddoti sulle sue mirabolanti imprese, in acqua, in terra, ed in cielo... un giorno magari approfondirò l'argomento. Ha scoperto da poco l'esistenza del Blog, é venuto a salutarmi pochi giorni fa, erano mesi, forse anni che non l'incontravo, e mi ha chiesto con la sua solita dialettica fiorentina " Aho!!.. m'ha dà dàa jé ndirizz deije Blogghe, cesòite iatre ggiorn cò Andrea, é proprie fregnn " (traduzione " .. ehi, mi devi dare l'indirizzo del Blog, ci sono andato l'altro giorno con Andrea, é proprio carino "). Ha cambiato sedici lavori negli ultimi quattro anni, ora sembra che si sia placato. Lavora da più di un anno come Stuart presso un compagnia aerea Low Cost con base Catania. Gli faccio tanti auguri perché non ha avuto una vita semplice e gli voglio bene. Abbraccio tutti e bacio tutte le donne. Il video ed il sound sono per voi.. e per Paccutone, che non sò in quale angolo del Pianeta si trovi a far casino.. buon pomeriggio .. Ah !! Dimenticavo!! Max ha lasciato il biglietto con l'indirizzo del Blog in Libreria.. era venuto solo per quello..


Odyssey - Going back to my roots

When the angels from above ...



Con questa "perla" auguro una splendida settimana a tutti.

Thanks Tin for your support in this choice.

domenica 10 giugno 2007

3 ORE DISPERATE!!!

Cari amici, ho appena finito di vedere l'ultimo capolavoro di David Lynch "INLAND EMPIRE", e devo dire che potrebbe essere pericoloso per chiunque, inserire il dvd nel lettore e premere il tasto Play. Se dovessi incontrare di persona il signor Lynch, la prima cosa che gli direi sarebbe: "ma come te permetti", e senza attendere risposta subito aggiungerei: "ma chi te credi de esse". A parte cio' andrò ad affittarlo di nuovo per darci un' altra occhiatina rischiando di finire i miei giorni in terapia da uno psichiatra.
Vi posto una recensione, dato che pubblico solo video e mai testi...



In dreams
I walk
with you

INLAND EMPIRE è un capolavoro immane, un film MAIUSCOLO con il quale si faranno i conti per decenni.
La contrastata accoglienza veneziana e i tatticismi di certa stampa (che non si sbilancia per poter tenere il piede in due scarpe: quello della boiata e quella del film faro - e domani aver ragione in ogni caso -) non fanno che confermare l’assoluta purezza dell’opus lynchiano: il disaccordo tra gli spettatori e il giudizio frettoloso della miope critica che sa solo ripetere il bolso ritornello (“Non si capisce” ) ci conferma che l’autore è perfettamente in accordo con se stesso; l’unanimità ci avrebbe preoccupati, il nuovo deve disorientare, non sarebbe tale altrimenti (Alain Resnais, in conferenza stampa, ricorda le risatine, lo sconcerto, l’esodo dalla sala quando fu proiettato al Lido L’anno scorso a Marienbad, Leone d’oro 1961). Una sceneggiatura scritta giorno per giorno per un’opera tutta in digitale (e l’uso che Lynch fa del digitale, come lo piega creativamente alla sua poetica, costituisce un’altra svolta epocale, un vero Inizio; per questo domani si scialerà in saggi): il Maestro della pellicola non vuole più sentir parlare.
INLAND EMPIRE sovrappone arte e vita (attenzione), verità e finzione, realtà e rappresentazione, veglia e sogno (compreso quello hollywoodiano). Ancora una volta diversi sono i livelli che il film esplora e ancora una volta questi si accoppiano con voluttà partorendo mostri. Piani temporali (Se oggi fosse domani ) e narrativi (il film di partenza e il suo remake, quello che la protagonista interpreterà e nel cui ruolo verrà imprigionata) che si incrociano, identità caleidoscopiche che si frantumano e si ricompongono in diversa guisa. Lynch crea il suo lavoro più estremo (fatica improba per certa critica che vuole la pappa pronta e ama spaparanzarsi nel comodo mezzo), rifiuta le scappatoie, per tre ore non molla la presa ed estenua l’occhio e la mente mescolando le carte di continuo, avvoltolando i sensi e non concedendo appiglio alcuno: ci fa piombare nel buio della sua mente e sventra l’interruttore. Ancora una volta il suo è un lavoro che paralizza la nostra mano sulla tastiera, non esaurendosi con una visione ma ponendosi all’istante come rivedibile, riconsiderabile, ripercorribile da un altro punto; il sogno non ha mai un tragitto unico e se le idee alla fine emergono, e la storia si rivela, conoscere la verità (o una semplice versione dei fatti) non serve comunque: quello che non sappiamo subito è davanti ai nostri occhi, ciò che non si capisce è già dentro di noi. Lynch non lancia messaggi, non vuole insegnare nulla, non indica vie di fuga, fa cinema e basta e lo fa pensando temerariamente a sé e non allo spettatore (esattamente come Greenaway): per questo ogni suo film, e INLAND EMPIRE più di tutti, potrebbe essere l’ultimo (dopo queste tre ore senza compromessi chi avrà il coraggio di produrne altri?). La chiarezza tanto agognata è dove conta, nel suo fare cinema, e splenderà, per chi vorrà bearsene, a visione estinta (esauriti i più bei titoli di coda che io ricordi). Ci baloccheremo a lungo con INLAND EMPIRE, lo guarderemo e riguarderemo, seguiremo tutte le piste di questo mistero spudorato, ricostruiremo alla perfezione tutti i meccanismi che lo governano nella consapevolezza che l’impressione scaturita dalle supreme immagini del più grande cineasta vivente (sì, lo è) rimarrà imperturbata dalla nostra sciocca (ma inevitabile) voglia di ricomporre il puzzle. Non avremo fretta di gustare una nuova opera lynchiana, la presente ci nutrirà per molto molto tempo - l’antidoto più efficace al mordi-e-fuggi contemporaneo -, sapremo godere a fondo di questo oggetto pauroso del quale impareremo (e tanti denigratori di oggi impareranno domani, perché succede sempre così) a non avere paura.
INLAND EMPIRE ci dice che la realtà ha un limite e che questo lo conosciamo in sogno.
INLAND EMPIRE ci dice che in realtà le cose possono stare in un altro modo.
INLAND EMPIRE dissemina segni che lasciano segni.
INLAND EMPIRE ci dice che va tutto bene: stiamo solo morendo.
(1 - continua)

Luca Pacilio
pubbl. 16-10-2006

Un EGO maiuscolo

Se Fantozzi incappasse in un dirigente cinefilo che gli infliggesse la visione di "Inland Empire", pardon, INLAND EMPIRE (il maiuscolo è d'obbligo, pare), si esprimerebbe nel più classico degli epiteti, trovando la "cagata pazzesca" del ventunesimo secolo. Se invece un comune mortale si trova davanti all'enigma di David Lynch, le considerazioni che gli passano per la testa, non volendo osare tanto, sono le più disparate. Intanto bisogna riconoscere che il regista americano ha ormai acquisito un'autorevolezza tale che gli permette di fare ciò che vuole senza che nessuno si permetta di criticarlo. Ma queste sono considerazioni tendenziose. Per restare all'opera presentata al festival di Venezia, la sensazione immediata è di sconcerto. Intanto per la scelta, pare irreversibile, di abbandonare la pellicola per un digitale "basso", che con sgranature e colori spenti dà costantemente l'idea di assistere al backstage del film piuttosto che al film stesso. Superato faticosamente l'empasse del mezzo, resta l'opera in sé: un labirintico viaggio di quasi tre ore che rifiuta ogni logica narrativa e pare procedere per associazione di idee. Ci sono temi che ricorrono, l'esistenza di dimensioni parallele, con porte spazio-temporali in grado di superare i confini della mente; c'è l'atmosfera onirica che permea l'intera opera; ci sono le suggestioni delle note fisse del fedele Angelo Badalamenti; c'è l'incontro tra il passato e il futuro, c'è addirittura una digressione polacca e c'è la protagonista Laura Dern che è una, nessuna e centomila e si aggira armata di buona volontà per i "possible worlds" ideati dal regista. Non necessario trovare una logica, pare, l'importante è lasciarsi andare al flusso, seguendo i disegni, e i fantasmi, del proprio inconscio. Qualche inquietudine arriva, nelle sequenze della sit-com degli umani con la testa da coniglio, con il sottofondo di risate che produce un efficace straniamento, oppure nelle deformazioni che alcuni dei personaggi subiscono quando si presentano con una bocca più grande del normale. Uno sguardo deformante sulla realtà, un viaggio senza meta scavando dietro alla rassicurazione delle apparenze, un incubo ad occhi aperti. Pur riconoscendo la capacità del regista americano di non omologarsi e di seguire il proprio imprescindibile sentire, bisogna però anche ammettere che INLAND EMPIRE ha più attinenza con la video-arte che con il cinema. Una dimostrazione delle molteplici possibilità del mezzo espressivo che rischia di stare stretta alla sala cinematografica. Anche perché è vero che viviamo nell'epoca in cui tutto pare avere la didascalia interpretativa per essere facilmente venduto alla più ampia fetta di pubblico, ma negare l'esistenza di un pubblico, pur nella forte personalità del risultato, è un peccato di ego, e non da poco.

Luca Baroncini
pubbl. 16-10-2006


PER CHI VOLESSE LEGGERE TUTTO:

http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2006-2007/i/INLAND_EMPIRE.htm

IL TRAILER ITALIANO:



BUONA VISIONE.

venerdì 8 giugno 2007

Energia e Devastazione

Mentre rientravo, in autostrada, una famoso network diffondeva nell'etere vibrazioni di antica fattura, ma grande impatto, in cui guerra, morte, e potere, sono affrontati senza mezzi termini, e senza timore, ma solo con la forza della musica. A proposito di U.s.a. e di personaggi che poco hanno a che fare con la moralità e molto con il potere e la corruzione.. Buona serata.

Paul Hardcastle - 19 - Anno 1985

THE WHITE STRIPES "THE DENIAL TWIST" (DIRECTOR: MICHEL GONDRY)

Un pranzo da Mc Donald

Buongiorno a tutti amici. Oggi mi trovo a Pescara per lavoro, e, terminati i giri mattutini, ho preso la direzione del ristorante in cui sono solito recarmi, senza arrivarci, perchè lungo il percorso il rosso vivo di superMac mi ha catturato. Non ricordo esattamente quanti anni sono trascorsi dal mio ultimo pasto in un fast food, comunque non meno di cinque. Sono entrato, target medio 10-15 anni, musica da voltastomaco, gli inservienti tutti extracomunitari, orario continuato 10:00 - 02:00. Faccio fatica a restare perché l'ambiente é davvero poco accogliente, però sono le 13:30 ed ho fame, quindi mi inserisco nella fila piuttosto breve in compagnia di un video dell'onnipresente Tiziano Ferro in cui appare l'onniprersente Riccardo Scamarcio, ed ordino un Big Mac, patatine e coca media. Beh!.. Una cosa devo ammetterla, lo pseudocibo che ho degustato non era poi cosi' male, l'ultima esperienza era stata molto peggiore, traumatizzante direi. Al modico prezzo di € 5,50 ho appagato il mio palato e la mia psiche iperaffaticata. Certo un piatto di pasta però.. Abbraccio tutti e invito i miei guests a farsi vivi, ad Urbano vorrei dire solo che definire G.W. Bush un ca###ne é un gran bel complimento.
Oggi il brano che scelgo viene dal mare, anzi si chiama " Il mare".
Buon ascolto a tutti, ad Oz e Pirulo in particolare, questa vi piace, lo sò...

Oggi c'è il delirio .... perchè deve arrivare il più gran ca###ne della storia ...



Scene di follia questa mattina nella capitale ....
Gente che bestemmia .... che litiga .... che arriva alle mani ....
Pizzardoni nel panico .... tassinari che fanno lo schifo ....
Conducenti dell'Atac che scendono dai mezzi ....
Mucchi di moto e motorini .. bloccati ai semafori ...
e milioni ... di Sbirri ... ovunque .. ad ogni angolo delle strade...
perchè tutto questo ? .. MAH !!!
Forse perchè sta arrivando "KRUSTY THE CLOW" ?????

giovedì 7 giugno 2007

Politica, Apartheid e grande musica: Hugh Masakela



Hugh Ramopolo Masekela nasce nel Sud Africa il 4 Aprile 1939. Sin dai primi anni della sua vita si dedica allo studio della tromba e, ancora poco più che bambino, è leader della Huddleston Jazz Band. A 17 anni si unisce alla Alfred Herbert's African Jazz Revue e inizia a farsi conoscere in ambito nazionale ed internazionale. Nel 1959 forma, insieme a Dollar Brand (più noto con il nome di Abdullah Ibrahim), la Jazz Epistles, la prima band band jazz africana ad incidere un album e fare concerti a Johannesburg e Cape Town.

Nel 1961, a causa della sempre crescenti brutailità dell’appartheid, Hugh Musakela va in esilio negli Stati Uniti. La sua notorietà come musicista cresce sempre più (in questi anni incide brani che scalano le classifiche statunitensi, come Up, Up and Away e Grazin' in the Grass).

I suoi brani musicali iniziano a toccare tematiche politiche e la sua figura inizia ad acquisire notorità anche come portatore di un ideale politico. Nel 1987, esce il suo Bring Him Back Home, che in breve tempo diventa l’inno del movimento legato a Nelson Mandela. Suona con musicisti di grosso calibro, quali Dizzy Gillespie, Paul Simon, Miriam Makeba (sua moglie).

Nel 2003 esce la sua autobiografia in cui descrive a fondo la sua amicizia con Nelson Mandela, le sue battaglie e la sua musica.

Oggi vive in Sud Africa, ma fa ancora tour in tutto il mondo.
Tra i pezzi più noti, Bring Him Back Home, Grazing in the Grass, e la toccante Coal Train (Stimela), che racconta la dura vita degli schiavi durante il lavoro nelle miniere di carbone in Africa.

La sua musica, tra jazz, radici africane, allegria, malinconia ed impegno politico, (come lui stesso ama ripetere) deve aiutare a perdonare, a vivere insieme, ma mai a dimenticare quanto successo in Sud Africa, affinché non si verifichi mai più una situazioni in cui un gruppo di uomini domini e ne sottometta un altro.





E se avete un po' di tempo, buona visione con Amandla

Una testa 'motivata'

Ecco il mio 1' post, con l'autorizzazione del sig. Francesco. Le mie competenze maggiori (forse le uniche) sono calcio e musica. Iniziamo con un tributo all'autore delle 2 reti azzurre alla Lituania, Fabio Quagliarella. Vivaio granata, dopo aver girato mezza Italia ha avuto la consacrazione proprio quest'anno. Ha una storia particolare che va brevemente raccontata. Si tratta di un'attaccante che ha sempre avuto una certa idiosincrasia per il gol (una ventina in 5 anni)dovuta ad un blocco mentale (una vera e propria paura di far figuracce) finche' quest'anno alla Samp lo hanno affidato ad un motivatore (Head-Trainer) per sbloccarlo un po' e convincerlo che si puo' segnare. Guardando i gol viene un dubbio, avranno esagerato?



Canne e cannoni (e con questo vado via ... )


ell’Europa orientale il problema maggiore sono le droghe chimiche, quelle di sintesi. Balcani e Cecenia ne sono pieni. Il Muro è caduto. Ma non i laboratori illegali per la produzione delle anfetamine. Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa a Mosca per il suo impegno nel raccontare le verità nascoste dei conflitti russi, ha più volte sollevato il problema. Ha anche scritto di cittadini ceceni che vanno in giro con le tasche cucite, per evitare che i soldati russi li arrestino infilandogli la droga nei pantaloni.
Ma le storie più dure vengono dall’Iraq dilaniato dalla guerra civile, sconvolto da una spirale di violenza che ha lasciato intatte pochissime famiglie. Tamam Abdul-Kadhim, 35 anni, nel 2004 ha vissuto un bombardamento nel centro di Baghdad. Era la prima volta che assisteva a un bagno di sangue. Un avvenimento che ha cambiato per sempre la sua vita. La notte non chiudeva occhio. Allora ha iniziato a usare sedativi, diventandone dipendente. L’Iraq di oggi è pieno di persone nelle sue stesse condizioni. Uomini e donne imprigionati in una quotidianità di morte e terrore. Chi ha potuto è andato via, si è trasferito in Giordania o in Europa. Chi è rimasto cerca sempre di più nelle droghe l’unica possibilità di evadere dalla realtà.

I consumatori appartengono a tutte le classi sociali: insegnanti, militari, poliziotti e disperati. Usano di tutto, dagli psicofarmaci all’eroina. Non essendo un Paese produttore, l’Iraq non si era mai dovuto confrontare con problemi di droga, e ai tempi di Saddam gli unici problemi di dipendenza riguardavano l’alcol. Oggi a causa degli attentati degli estremisti contro i locali pubblici è diventato difficile trovare alcolici. Ma il Paese è ormai pieno di droga. Farmaci contenenti anfetamina e codeina (un derivato medico dell’oppio) si trovano a prezzi bassissimi ad ogni angolo di strada, sui banchi dei mercati e persino nei bar. Dove un tè da 400 dinari (10 centesimi di euro) lo servono direttamente con gli psicofarmaci sciolti dentro. Il problema è che spesso i clienti neanche sanno cosa assumono. Esiste un commercio di farmaci destinati a persone che, anche quando le medicine sono nelle loro confezioni, non sanno leggere dosi e indicazioni. Scritte in inglese, con il marchio del ministero della Salute iracheno e la dicitura «not for sale» (quindi non vendibile senza ricetta medica). Non di rado sono aiuti esteri, dotazioni delle ong. Per strada, scatola e foglietto illustrativo neanche ci sono. Sui banchi dei mercati le pillole si trovano sfuse. Trenta per 500 dinari, medicine di cui nessuno conosce la data di scadenza e che magari sono sotto il sole da settimane. Anche il canale ufficiale di distribuzione, le farmacie, è diviso in due: ci sono quelle che vendono i farmaci di classe A (i più potenti) anche senza ricetta, e quelle a cui non piace vendere un certo tipo di psicofarmaci. Ma di solito anche lì, descritto il sintomo, si ottiene ciò che si chiede. «Se finisci in galera una delle prime cose che ti chiedono i secondini è se hai bisogno di una pillola: prezzo 250 dinari», scriveva di recente una lettrice al direttore di un quotidiano di Baghdad. Campanello d’allarme per comprendere quanto il loro uso sia diffuso nel Paese, con il silenzio del governo, della polizia locale e delle forze di occupazione.

All’uso degli psicofarmaci si è poi aggiunto quello di eroina e cocaina. «Gli iracheni stanno consumando sostanze illecite come mai prima d’ora. Stimiamo che oggi siano circa 5.000 le persone che usano droghe nel sud del Paese. Nel 2004 erano circa 1.500», ha affermato recentemente in un’intervista all’agenzia di stampa irachena Irin il dottor Kamel Ali del Programma di prevenzione contro i narcotici del ministero della Salute. «In tutto il Paese potrebbero essere 10.000». Un recente rapporto dell’agenzia Ghodse evidenzia come «negli ospedali di Baghdad e di tutto il Paese si è registrato un notevole aumento di overdose, per droghe e psicofarmaci». Molti arrivano in ospedale direttamente in ambulanza, una volta perduti i sensi, poiché si spostano solo per lo stretto necessario e sono ancora molto diffidenti verso le istituzioni. Inoltre in Iraq c’è un solo centro che si occupa di dipendenze: l’ospedale psichiatrico di Baghdad.

L’arrivo delle nuove droghe è dovuto al sostanziale fallimento del controllo dei labili confini iracheni. Soprattutto quello tra Iran e Iraq, dove transitano ingenti quantitativi di droga, che stanno facendo esplodere il consumo in tutto il Medio Oriente. Un confine lungo 1.200 chilometri che le forze di occupazione e quelle irachene non riescono a controllare. Molti analisti sostengono che il problema sia da imputare al dilagare della corruzione. Il governo ha fatto di tutto per fermare il flusso di droghe, inviando migliaia di poliziotti in più lungo il confine e chiedendo aiuto alle forze ucraine e polacche di stanza vicino a Batra e Zurabatia. «In passato l’Iraq aveva migliaia di checkpoint e poliziotti lungo il confine, ma oggi, con tutti i problemi del Paese, all’area viene data una scarsa attenzione» ha dichiarato Mahmud Uthman, membro del Consiglio di governo. Ma i risultati ottenuti dall’esecutivo sono stati irrisori. Anche le due città sante di Kerbala e Najaf, nel sud del Paese, hanno indossato la maglia nera dell’abuso. Lungo le polverose strade di queste due città ormai proliferano i narcotrafficanti afgani e iraniani. E l’applicazione della pena di morte anche per il traffico di stupefacenti non è servita da deterrente. I sequestri si moltiplicano, ma traffico e consumo non si arrestano. Gli psicofarmaci passano dal confine giordano, l’eroina da quello iraniano e la cocaina attraverso i Paesi del Corno d’Africa. Il tema della droga ormai non è più un tabù, nella patriarcale e conservatrice società irachena. È diventato un argomento da bar. Uno psichiatra del ministero della Salute, che vuole rimanere anonimo, sostiene che il problema è che l’Iraq non ha strutture adeguate per combattere la crisi: «È un bene che finalmente si parli del problema, ma la cronica mancanza di sicurezza, l’assenza di dati e il fatto che tutto questo sia rimasto a lungo nell’ombra, non ci aiuta a risolverlo. Baghdad conta più di cinque milioni di abitanti, ma noi siamo in grado di monitorare solo una piccola parte della popolazione. E fuori dalla capitale è tutto ancora più difficile».

Se a Baghdad la situazione è preoccupante, in Afghanistan è allarmante. «Un milione di afgani si droga» tuonava nel rapporto del 2005 l’Ufficio per la droga e il crimine delle Nazioni Unite, diretto dal 2002 dall’italiano Antonio Maria Costa. Le siringhe sono arrivate anche in Afghanistan. Una novità assoluta per il Paese. Un’occidentalizzazione del consumo senza precedenti. Mentre il mondo viene inondato da eroina afgana, il consumo esplode dal confine con Turkmenistan e Uzbekistan e nelle campagne fino a Kabul. I derivati dell’oppio, mai usati negli anni del regime e soprattutto mai prodotti dagli afgani, dal 2001, anno di inizio dell’ultimo conflitto, stanno avendo una rapida diffusione tra la popolazione. Chi non ha accesso a queste sostanze usa psicofarmaci e pure benzina. Il resto del mondo osserva il presente afgano con uno sguardo preoccupato anche verso il futuro. L’enorme quantità di oppio disponibile nel Paese, aggiunta alla corruzione delle istituzioni, rendono al momento impossibile arginare la crescente attività di produzione e raffinazione. Situazione che è destinata a fare schizzare ancora di più verso l’alto la domanda interna, di oppio e eroina.
Dopo la caduta dei talebani sono stati creati programmi di trattamento. Il ministero non sa quanti vi ricorrano, e non ci sono indicazioni sui programmi terapeutici. Quello che si sa è che questi centri nella maggior parte dei casi non possono fare affidamento su farmaci sostitutivi per le astinenze. Usano le corde. Legano le persone ai letti. La loro nascita e le lunghe liste di attesa confermano la vastità del fenomeno delle dipendenze nel Paese. Una nazione che produce più del 90 per cento dell’oppio mondiale, si trova di colpo ad essere anche un grande consumatore. Nella sola Kabul in due anni gli eroinomani sono più che raddoppiati. E il dottor Mohammad Zafar del Programma di riduzione della domanda, del ministero per il Controllo dei narcotici, denuncia come la comunità internazionale si sia interessata solo alla produzione dell’oppio afgano e non al boom del suo consumo in patria. Da un chilo di oppio si producono 100 grammi di eroina pura. Se sotto i talebani la raffinazione avveniva fuori dai confini nazionali (Triangolo d’oro, Pakistan e Iran in testa), oggi i laboratori sono dentro il Paese. Producono dai 70 ai 100 chili di eroina al giorno. Sono sulle colline a sud-est di Jalabad (a ridosso del confine con il Pakistan) e nei distretti di Acheen e Adal Khel (provincia di Nangahar). Nella sola area di Sangeen, secondo ufficiali britannici, ce ne sono più di 150. L’Afghanistan è diventato un Paese dove guardando dalle colline le vallate di alcune province, l’estensione della coltivazione di oppio è paragonabile a quella dei vigneti in molte regioni italiane. E proprio come avviene in Italia per la stagione della vendemmia, in primavera la raccolta attira braccianti da ogni parte del Paese.

In Afghanistan la raccolta dell’oppio è già iniziata. Le grandi piogge primaverili lasciano credere che nei rapporti Onu dell’anno prossimo vedremo un nuovo record di produzione. Nella sola provincia di Helmand si coltiva il 40 per cento di tutto il papavero afgano, con una produzione di 150 chilogrammi a ettaro. L’aumento della produzione ha già fatto scendere i prezzi, passati dai 100 dollari dell’anno scorso agli 80/90 di oggi. I talebani controllano gran parte dell’area e gli scontri e i bombardamenti con le forze Isaf sono quotidiani. Due tentativi di distruzione delle piantagioni non hanno dato i risultati sperati. Da poco, su pressione delle Nazioni Unite, ne è iniziato un terzo. Ma gli ostacoli da superare sono due. Primo. Se da un lato le Nazioni Unite stimano che il 50 per cento del Pil afgano è rappresentato dall’oppio, l’economia del Paese è interamente controllata dall’esterno. Il presidente Karzai viene da tutti definito il «sindaco di Kabul» e il contrabbando di droga aumenta sempre di più. Anche per la difficoltà, come in Iraq, di controllare i 5.800 chilometri di confini. Secondo. La corruzione e la connivenza del potere sia con i talebani che con i narcotrafficanti. «Rappresentanti del governo e signori della guerra sono pesantemente coinvolti nella produzione e nel traffico illecito di oppio e stanno trasformando il nostro Paese in un narco-Stato» ha dichiarato il ministro dell’Interno al quotidiano Kabul Times. Aggiungendo che, pur non potendo fare nomi, il suo ministero «ha raccolto prove sufficienti per dimostrare che funzionari del governo, compresi ufficiali dell’esercito e della polizia, sono implicati nel narcotraffico».

Conoscono nomi e cognomi, sia di chi è implicato direttamente che di chi offre protezione in cambio di denaro, ma «solo in pochi casi siamo riusciti a intervenire e arrestarli». Operazioni che probabilmente vengono condotte solo contro personaggi diventati scomodi e pesci piccoli. Inoltre, precisa il ministro, «a Kabul stiamo arrestando moltissimi trafficanti, ma questo avviene solo per un motivo: perché lo smercio di oppio grezzo o lavorato sta assumendo dimensioni tali da non riuscire più a rimanere invisibile». E se alcuni ritengono che la soluzione sia nella conversione della produzione di oppio da illegale a legale, per la produzione di morfina per le terapie del dolore, il capo dell’Unodc Costa la cestina subito come «irrealistica», spiegando che «sul mercato illegale rende tre volte di più, e in ogni caso con la produzione dello scorso anno il mondo starebbe bene per cinque anni». Continueremo quindi a vedere in tutto il mondo e ancora per molto gli effetti di questa rigogliosa agricoltura.

di Alessandro De Pascale
LEFT - AVVENIMENTI

Badu Badu

Per Oz e la sua anima cool, very cool .. non ho tempo per scrivere ne per leggere i Post ed i relativi commenti porca putt.. mi stò facendo la fotocopiatrice.. mentre ascolto del buon sound.. a dopo.. Buon ascolto

Erykah badu - Nsj festival 07.06

M 'é finito il toner...

Allora, alle prese ancora con le fotocopie, considerate che IO ODIO LE FOTOCOPIE.. mi é appena finito il toner, e devo farne ancora 3.500. E' ufficiale, Pirulo, sei un malsano jettatore .. mannaggia a te..


Cypress Hill Insane in the Membrane

mercoledì 6 giugno 2007

Andai dentro la notte illuminata


Ho scritto questo articolo un po' di tempo fa: è stato pubblicato sul Secolo d'Italia venerdì 6 aprile, il libro era appena uscito (romanzo che mi è piaciuto moltissimo). Lo ripropongo qui e adesso perchè l'autore, Giancarlo Liviano D'Arcangelo - un ragazzo di grande talento e sicuro futuro - ha appena dato vita ad un blog che vi invito a visitare: Notte illuminata.




Dall’ascesa al tonfo in poco più di un lustro, la parabola dei reality show volge al basso. Sembra trascorso un secolo da quando questo format fece la sua trionfale irruzione nei palinsesti, salutato come la strepitosa novità che avrebbe modernizzato la televisione. Una vera e propria rivoluzione annunciata con enfasi. «Alla lunga il cambiamento si vedrà. La tv parruccona anni ’80 è vecchia, non attira nessuno. Si andrà sempre più verso il reality show, c’è bisogno di qualcosa che ci emozioni, che sembri vero». Le parole, gorgoglianti di entusiasmo e risalenti all’ormai lontano 2001, sono di Daria Bignardi, rigorosa conduttrice delle prime due edizioni del “Grande Fratello”.Il cambiamento, in effetti, si è visto. E non si è fatto neanche attendere troppo. Ma non è stato in meglio. Tanto da far saltare sulla sedia persino un indecisionista come Claudio Petruccioli. Il presidente del cda Rai non ha mostrato dubbi: la causa principale dell’imbarbarimento della nostra televisione, la madre di tutte le volgarità che ne caratterizzano buona parte della programmazione, è proprio il reality. E quel che ne consegue: eserciti di star improvvisate - presunti famosi, nullafacenti, aspiranti veline e selvaggi cowboy della porta accanto - che da anni occupano militarmente ogni spazio televisivo. Rivoluzionario finché si vuole, ma il più delle volte di una noia mortale. La ricetta di Petruccioli è la purga: eliminare i reality per «evitare ricadute anche su altri programmi, con ospiti, riprese e personaggi che ne trasferiscono impronta e stereotipi, diffondendo conformismo e iterazione». La conclusione non lascia scampo: «Se la scelta dell’alt ai reality verrà fatta, sarà possibile migliorare la qualità dei ‘contenitori’, soprattutto quelli pomeridiani». Insomma, se fino ad ora una comparsata non s’è negata a nessuno, popolando i programmi di opinionisti improbabili e starlette spigliate, c’è il rischio di tornare a fare televisione di qualità. O, perlomeno, trasmissioni capaci di fare audience. Perché i numeri parlano chiaro, ammesso che i telespettatori possano essere considerati tali. Salvo eccezioni, i reality fanno flop. Tra uno sbadiglio e l’altro, lo zapping ci ha portato altrove, nonostante la buona volontà di conduttori ipervitaminici dall’apprezzabile energia. Svanita la spontaneità delle prime esperienze, i reality hanno smesso di raccontare la società e il fenomeno sembra destinato a soccombere. Di qui l’amletico dilemma: la fase propulsiva è definitivamente alle spalle o si tratta piuttosto di ridurne dosi e reinventarne contenuti? Sta di fatto che a contendersi gli Oscar del piccolo schermo - in palio nel Rose d’Or Festival, che si terrà a Lucerna dal 5 al 9 maggio - tra le dieci nomination indicate dalla giuria, non c’è un solo prodotto italiano nella categoria reality. Forse perché è più economico adattare format altrui piuttosto che crearne di originali, ma uno sforzo andrebbe fatto, se si vuole offrire una chance al genere.Reggono solo le corazzate:“GF” e “Isola dei famosi”. E c’è da scommettere che anche “Un, due, tre, stalla”, il nuovo show di canale 5 condotto da Barbara D’Urso, partito con risultati poco incoraggianti, nelle prossime settimane vedrà impennarsi lo share. Perché? E’ stato affidato alle cure di Maria De Filippi, sacerdotessa della televisione italiana, capace di trasformare in oro quel che tocca, l’unica a non essere neanche sfiorata dalla crisi.Solo una persona, anzi, un “personaggio” potrebbe fare meglio di lei: Alvin Nathan Muggeridge, il trentatreenne anchorman che ha condotto il più grande reality show mai concepito da mente umana, il “Golden Death”, la morte dorata in diretta, lo spettacolo televisivo del secolo, che la sera di Natale ha tenuto inchiodati davanti allo schermo un miliardo di telespettatori in tutto il mondo. No, non l’avete perso. Non l’avete (ancora) letto. Perché Alvin è solo il geniale frutto della fantasia di un giovane scrittore esordiente, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, il cui primo romanzo - in libreria il prossimo 14 aprile (Andai, dentro la notte illuminata, Pequod, euro 15) - racconta senza intellettualismi e moralismi e con una scrittura visionaria, paradossale e godibile, il salto nel vuoto cui sembra destinato in maniera irreversibile il mondo della televisione. Salto nel vuoto, dal traliccio più alto del Golden Gate di San Francisco, che aspetta anche Alex, il giovane protagonista (da VillaFranca, trasposizione letteraria della pugliese Martina Franca), insieme agli altri concorrenti: «Sei prototipi di sconfitti, reclutati tra miliardi di sconfitti, disposti a buttarsi in mare in diretta televisiva interplanetaria ed è questo il miracolo di misticismo postmoderno che sta per realizzarsi nella semitotalità dei salotti intercontinentali». Sei uomini che rimettono il loro destino nelle mani del televoto, pronti a morire per quattrocentomila dollari.«Questa è gente che vuole passare alla storia» annuncia Alvin presentandoli al pubblico. E l’unico accesso possibile per chi non ha né arte né parte, è la tv. Ne è consapevole anche Alex che - nonostante sia l’unico ad avere una vita e una storia ordinaria, gli altri sono un texano condannato alla sedia elettrica, una coppia di sposi ossessionati dalla tv, un evirato e un malato di aids - è «pronto a morire per rinascere nell’immaginario delle generazioni future. Sarò più alto, sublime, saggio e bello come un dio greco». Perché la tv ha il potere magico di modificare la realtà nel momento stesso in cui dovrebbe testimoniarla, a partire dalle persone che in essa si affacciano.Testimonial dell’evento tre personaggi “reali” magistralmente ridisegnati da D’Arcangelo: un Saddam Hussein bonario e sornione, applaudito dal pubblico nella sua veste di ospite televisivo normalizzato, una Céline Dion elegantissima e soprattutto lei, Paris Hilton, che fingerà di suicidarsi lanciandosi per prima dal Golden Gate. «Il salto della Hilton doveva servire per convogliare sullo show l’attenzione del pianeta. Sarebbe stata l’apriscatole dell’interesse mondiale».Su tutti campeggiano la figura e il pensiero di Alvin, «il figlio di Dio o forse Dio in persona» e la sua incrollabile fede nel potere della televisione:«La telecrazia è la vera forma di governo delle società avanzate. Niente è più democratico della tv. Raggiunge chiunque, nessuno escluso. Tutela le minoranze. Più un nucleo sociale è indifeso, più la televisione offre protezione. Parifica ricchi e poveri. In tv tutti fanno le stesse cose e hanno gli stessi desideri. Uguaglianza nei diritti, equa distribuzione e welfare. Non sono questi i capisaldi della democrazia?»Alvin, a modo suo, è un patriota, un soldato catodico: «La guerra fredda è stata vinta non grazie alla bomba atomica. Che stronzata. Ce l’avevano anche i russi e la Cina. Il socialismo reale su questo pianeta è stato debellato da Fonzi. I telefilm hanno demolito il comunismo. Sul piano del sex appeal non c’era paragone. Ricordi meglio l’approccio storico-materialista di Marx o i telefilm? Sono stati distribuiti in tutto il mondo. Si è creato una specie di effetto domino. Hanno divulgato un modello culturale comprensibile a tutti. Niente progresso o cazzate varie come grandi sistemi. A tutti è stata venduta l’illusione che fosse semplicissimo conseguire il minimo indispensabile per essere felici. Persino un ciccione ributtante, proprietario di una misera ferramenta, come papà Cunningham poteva permettersi una moglie graziosa e devota, un benessere decoroso, dei figli responsabili e una familiare da quindicimila dollari».E anche il razzismo è stato sconfitto dalla televisione: «E’ stato abbattuto quando si è capito che i negri erano un bel mercato per beni di prima e seconda necessità. Erano già addomesticati a desiderare lo stile di vita dei bianchi. Lasciarli poveri era del tutto antieconomico. Il boom dell’integrazione razziale è Arnold. Negri che potevano vivere come califfi con bianchi straricchi che li adottavano come figli propri. E tutto grazie al liberalismo occidentale, alla solidarietà che consegue alla ricchezza generalizzata e ai benefici del libero mercato». L’ultima grande potenza mondiale – sentenzia Alvin - sono gli States, ma non per le ragioni comunemente addotte. «Perché hanno Elvis Presley e Marilyn Monroe. Con la loro morte hanno creato la percezione ipersimbolica dell’eterna giovinezza, la stessa che cercate voi concorrenti».Scansiamo un equivoco, quello di D’Arcangelo non è un “instant book” sui reality, scritto frettolosamente per cavalcare l’onda dell’attualità, ma rappresenta, semmai, una divertente quanto mirata allegoria del mondo della televisione nel suo complesso, un lavoro lungo e meticoloso. Classe ’77, Giancarlo, oltre a dimostrarsi un romanziere di talento, è un addetto ai lavori. Studioso di mass media, ha lavorato a lungo in tv.A Giancarlo chiediamo quanto ci sia di autobiografico nel libro? E ci spiega: «Molto, ma non in senso stretto, è la biografia delle mie piccole ossessioni, c’è soprattutto il mio punto di vista sul materialismo della realtà e il rapporto con l’irrealtà indotta dei reality, determinata da scelte di casting studiate affinché i partecipanti possano interagire e sviluppare dinamiche precostituite. Quello che è più preoccupante, però, è l’omologazione verso il basso del linguaggio televisivo in senso lato».E, spontaneamente, ci viene anche da chiedere se è davvero così terribile vivere a Martina Franca, tanto da votarsi al suicidio televisivo?«Se è per questo Martina - spiega D'Arcangelo - è una delle prime città nella classifica europea dei suicidi – ride – ma è l’amore per il mio territorio e il dispiacere per le occasioni perse, e non sto parlando della mancata apertura di un McDonalds, ad avermi fatto scrivere questo libro».
Ma c'è anche qualcos'altro da chiedergli: ti senti uno scrittore impegnato o un narratore puro? Te lo chiedo perché sembra una questione di importanza fondamentale per la maggior parte dei critici…Lui confessa: «Vorrei essere un corsaro. Non è importante se le storie sono inventate o nascono dal vissuto degli autori, il più delle volte sono un mix, l’importante è non perdere di vista l’attualità».

Winter

Sono mitragliato da mille pensieri che arrivano da ogni dove.... Come se non bastasse oggi mi tocca decidere a se vendere o meno la mia automobilina. Oggi infatti mi si è materializzata davanti una bambolina che si è innamorata della mia macchina (non ha voluto neanche vederle le altre 35 che ho sul piazzale), quindi mi chiedo cosa fare? Non sò, intanto fuori piove, fa freddo, e nella mia testa è inverno.

I BAMBINI DI OGGI GIOCANO COSI'...



Cavolo non puoi mettere un bambino di 8 anni di fronte ad un 50 pollici con dolby digital ed una PS3. Crescerà sicuramente in malomodo.
Pensate ad un mio futuro figlio che ascolta i Pan Sonic, gioca con la PS3, ed utilizza un Mac per suonare...Potrebbe diventare un malato come me.....No, No. Non è possibile questa cosa....

Buon Pomerggio ... pioverà o non pioverà per 15 munuti anche oggi ?




"Devo credere in un mondo fuori dalla mia mente, devo convincermi che le mie azioni hanno ancora un senso, anche se non riesco a ricordarle. Devo convincermi che, anche se chiudo gli occhi, il mondo continua ad esserci.....allora sono convinto o no che il mondo continua ad esserci?....c'è ancora?.....sì. Tutti abbiamo bisogno di ricordi che ci rammentino chi siamo, io non sono diverso..........Allora, a che punto ero?"

Good Morning Ghosts

Buongiorno amici. Oggi voglio cominciare con una dedica a Pirulo, confidando che torni ad inserire qulche perla delle sue, ed a Nico, che si trova molto lontano, in Venezuela, inserendo questo video, girato dalle sue parti, che ci avvicina al suo sport preferito, il Free Climbing, prima che partisse. Un saluto ad Oz che ci osserva silenzioso, a Forrest che non ha argomenti da postare ( spero tu abbia chiarito.. ) a Fabio Tyson che sembra star meglio, a Miasma, Gioggio ed Alesanta che stanno a Formentera, a Benag e alla sua terra ( .. la partenza per Arbatax é vicina ), a Roberto ed alla sua bella selezione musicale, un in bocca al lupa Roby A.A. per il suo nuovo articolo e un bacione alla mia Paoletta che stà comodamente sdraiata su di una barca lungo le coste siciliane, a lavorare. Infine un grazie ai numerosi visitatori che quotidianamente ci vengono a trovare. Welcome, have a nice day..


Patagonia Video: Sonnie Trotter Climbs First Free Ascent