Svizzera antiproibizionista?

La nuova frontiera del turismo delle droghe? Dopo l'Olanda potrebbe essere la Svizzera. Dove sarebbe ora di piantarla sostengono gli irriducibili dei cannabinoidi. Con una legge di iniziativa popolare è stato indetto un referendum “per una politica ragionevole e che protegga efficacemente i giovani”. In concreto prevede una modifica della Costituzione con la depenalizzazione di acquisto e coltivazione in vaso per uso personale della cannabis.
Un referendum voluto dall'ala antiproibizionista per dare allo Stato il monopolio nella vendita di marijuana.
Ecco quello che sognano i cultori della ganja, termine sanscrito per definire la sostanza preferita da Bob Marley, e variante della sostanza assunta dalla tribù dei devoti ismailiti Assassin prima di commettere gli omicidi politici (hashish),così come avviene per altre droghe illegali: come alcol e tabacco, protestano i promotori.
Anche a livello terapeutico, come antidolorifico, la cannabis potrebbe apportare dei benefici, sostengono molti medici. Dibattito serrato anche Oltremanica, infatti, il governo britannico vuole rivedere la classificazione delle droghe, trasferendo la cannabis dalla classe "c" (leggera) alla "b" (pericolosa). Ma la comunità scientifica locale è insorta.
Di tutt'altro tenore il fronte del no, che obietta: "La marijuana costituisce la porta di ingresso verso sostanze bene più pesanti". Se la proposta passerà la Svizzera, anche se lo Stato porrà in essere una serie di misure di contenimento, potrebbe diventare l'isola di depenalizzazione al centro di un'Europa più rigida. Insomma di quanti sono alla ricerca dello "sballo" perduto. L'ala più tradizionalista è contraria a qualsiasi tipo di equiparazioni e alla banalizzazione dello spinello. A favore dunque di una società che metta al bando l'uso delle sostanze stupefacenti.
In Italia, secondo recenti aggiornamenti normativi, il decreto Fini-Giovanardi, i limiti quantitativi di principio attivo contenuto entro i quali si commette un illecito amministrativo comportante le relative sanzioni (convocazione dal prefetto che può concludere il procedimento con un formale invito a non fare più uso della sostanza, sospensione della patente di guida, del documento d'identità valido per l'espatrio, del porto d'armi o del permesso di soggiorno per motivi di turismo, ovvero divieto di conseguire tali autorizzazioni) sono fissati nella quantità di 500 ml di Thc, il principio attivo della cannabis, superati questi si prefigura il reato di spaccio. Reato punito con 1-6 anni di reclusione per piccole quantità e 6–20 anni di reclusione in caso di grosse quantità oppure coltivazione. Diverse sentenze della Cassazione mantengono orientamenti contraddittori più progressisti per la coltivazione di piantine di marijuana e per chi appartiene alla religione di Ras Tafari , mentre in altri casi più punitivi per la coltivazione.
In Gran Bretagna la cannabis è illegale: la pena massima per i possessori è di 5 anni. In Francia, uso e possesso sono puniti fino a un anno di carcere. Il Portogallo riconosce il possesso, in buona sostanza, ma viene considerata illegale la vendita. Stesso metro in Danimarca. Chi consuma non viene incriminato. Prevista la pena di sei anni per il possesso. In Belgio sia il consumo che il possesso sono illegali. Linea ambivalente per l'Irlanda: fino a due anni per il possesso, mentre il consumo non è incriminato. La Spagna è più libertaria con sanzioni amministrative per possesso e uso in pubblico.
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